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Vecchio 28-01-2008, 08.34.49   #1
oroboros
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Può il dubbio definire la Certezza?

Non sono affatto meravigliato del tono che facilmente s'instaura quando si parla di certi argomenti che, oltre a non prestarsi con agilità al dialogo, hanno in sé la tendenza a dover contrapporre l'ego delle individualità che si apprestano a definire la convenienza che questo stesso ego si addolcisca, nell'universalità dalla quale deriva. Così si assiste all'opporsi di ipotesi che cercano di descrivere la Certezza. Ora deve essere chiaro a tutti che l'unica cosa che conta è la verità, ma non quella che verifica quanto sia vero che siamo un'accozzaglia di persone che tentano di convincersi vicendevolmente. Noi tutti siamo detentori di verità parziali e relative, la somma delle quali compone la verità totale che è nell'equilibrio perfetto, ottenuto dalla somma dei disequilibri parziali. Le nostre verità imperfette, quindi, a quella Verità devono tendere, e i nostri io dovrebbero scansarsi di lato se davvero hanno la retta intenzione di essere disponibili alla comprensione. Ma ciò che è Conoscenza non arriva attraverso la somma delle ricerche individuali, perché non è di un ordine individuale e non è una piccola verità, zoppa dei suoi principi. Questa è la difficoltà insormontabile che vanificherà tutti i nostri sforzi di capire anche una briciola del Mistero inestinguibile della Conoscenza del Sé. Non ci sono esercizi e non c'è un modo migliore di un altro per conoscere. Qualsiasi sforzo si faccia, sempre ci si ritroverà a ruotare entro i confini del nostro ego, mentre il vero conoscere esce da quell'ego. Ho letto che è opinione comune che quando qualcuno afferma di essere un risvegliato dà, nello stesso tempo, la prova di non esserlo.
Ora capirete tutti che è la solita questione di lana caprina. Se qualcuno parla di ciò che non conosce, quindi, voi considerate che conosca; quando un altro afferma di esperire questo conoscere di cui tratta... lo si dovrebbe vedere come fosse un folle gasato (a volte è purtroppo anche così). La questione, è piuttosto evidente, si riferisce esclusivamente al garbo del dover essere modesti per non urtare sensibilità già emozionate dal loro esser sensibili ai problemi dell'egotismo che le caratterizza. Se la modestia è falsa, quale valore può avere superiore a quel garbo di cui ho appena detto, mi chiedo? Come si può pensare di discutere di una realtà che non si conosce, se non per aver letto da qualcuno cose delle quali non si hanno gli strumenti per sapere se sono state vissute e conosciute perfettamente? È talmente ovvio ed evidente che se faccio affermazioni sull'iniziazione devo, necessariamente, essere stato iniziato, e se parlo dei principi universali è perché li conosco perfettamente. Altrimenti sarei un imbroglione o un falso modesto che, partendo col piedino da ballerina, vorrebbe sconvolgervi l'esistenza dall'alto della sua dirompente personalità. Niente di tutto questo, invece, sta accadendo, per quello che mi riguarda. Io non indico la via, troppe ce n'è perché io conosca quella giusta per ognuno di voi, io non vi faccio fare i piegamenti sull'asse dello Spirito, tantopiù credendo che nemmeno sia chiaro cosa si intenda per Spirito. Molti di voi, ho notato, ancora lo confondono con l'anima o la psiche. Altri, addirittura, pretendono l'esoterismo essere una sorta di materialismo delicato e trasparente. Non è mia intenzione fare ordine nelle concezioni di nessuno, voglio solo mettere in discussione punti di vista superficiali che si credono centrali. Perché il problema è questo. Qui ci sono individui che spacciano il loro sapere come fosse un loro sapere, quando, invece, il vero conoscere mai è individuale. Quello che io conosco perfettamente, e in modo assoluto, non è il mio sapere, perché la verità la si può guardare, raramente anche capire, viverla è ancora più difficile, mai la verità può essere invenzione o scoperta individuale. Perché questa Verità è totale e universale e figlia dell'unico Padre che è il Mistero dell'Assoluto.
Devo aggiungere altro: la dialettica ha le sue proprie regole e non è pensabile che si opponga al dire di qualcuno che, in modo esplicito, parla di principi universali, che sono al centro del conoscere iniziatico, si opponga a questo argomentare, dicevo, il dileggio che squalifica a priori senza opporre almeno la questione di cosa siano questi principi o, meglio ancora, di descriverne altri, di principi, che siano più sensati di quelli appena negati. Nessuno può pensare che il conoscere non si appoggi a principi e che sia una sorta di cannocchiale di Gardaland, che osserva senza sintesi comprensiva. Non c'è, al momento, un'altra ragione perché io stia qui con voi ora, se non quella di darvi un'esemplificazione di almeno uno di questi principi universali dei quali ho accennato prima, per via generale.
Principio universale del movimento, che è generato dal susseguirsi di squilibri che cercano armonia in nuovi e più stabili equilibri, è un principio che non può muoversi a sua volta, senza avere come conseguenza l'arresto di tutta la vita che dal movimento deriva. Questo principio del movimento non è quindi sottomesso al cambiamento, perché è causa di quel cambiamento e, come anche sono le cause nei confronti dei loro effetti, nella manifestazione relativa,non può essere modificato dai suoi effetti, allo stesso modo che il fuoco non può bruciare il calore che lo genera. Questo è uno dei principi universali (universale perché legifera la manifestazione tutta, ma non Assoluto, essendo già affermato e operante nella dimensione del riflesso) abbastanza semplice da osservare, e consente di chiarire che la Conoscenza di cui è portatrice l'iniziazione è il riconoscimento assoluto di tutti i principi universali che discendono dal principio primo, Il Quale è la prima affermazione del Mistero insondabile che sta al Centro di ogni realtà. Vi prego di meditare su questo detto Sufi che bene esprime il senso del Mistero e della Certezza iniziatica:
La Certezza è come l'infinità interna del Mistero la quale non può esaurirlo.
Buona giornata a tutti.
oroboros is offline  
Vecchio 28-01-2008, 12.56.35   #2
Mirror
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Riferimento: Può il dubbio definire la Certezza?

Dubbio e certezza sono le due faccie di una falsa moneta che chiamerei conoscenza egoica.
Queste due facce si sostengono, sono complementari: il dubbio può solo sussistere come contraltare alla certezza e viceversa.
Ma entrambi sono forme concettuali dualistiche... fondamentalmente presuntuose.
Il Vero sta nello Silenzio mentale: stato della Coscienza che trascende sia la certezza che il dubbio.
Da quel Silenzio opera la Sapiente ignoranza, la Grazia misteriosa e ineffabile che tutto può.
Parlare di certezza, per me, è ancora una sciocca pretesa o illusione dell'ego erudito, che non ha l'umiltà
e il coraggio di ammettere e Accettare il Mistero dell'Esistenza.

Citazione:
Non c'è, al momento, un'altra ragione perché io stia qui con voi ora, se non quella di darvi un'esemplificazione di almeno uno di questi principi universali dei quali ho accennato prima, per via generale.

Pazienza. Ce ne faremo una ragione.

Mirror is offline  
Vecchio 28-01-2008, 13.15.08   #3
oroboros
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Riferimento: Può il dubbio definire la Certezza?

Non è, per me, importante la vostra reazione, soprattutto quando questa non è frutto di una calma riflessione, come nel tuo caso, Mirror. Rileggiti, con pazienza e apertura, tutti i miei post, che è meglio. Sapevo di non farvi un regalo, parlandovi chiaro. Ma quello che dovevo dire l'ho detto e, come ho già spiegato, non sono entrato nel forum per capire. Il mio momento finisce qui, lasciandovi abbastanza materiale per riflettere, ma ricordatevi che riflessione indica inversione di ciò che è riflesso. Questa è la trappola dell'esistenza, quando vissuta in modo inconsapevole. Ci tengo a precisare che io non sono un maestro, e che il Padre non mi ha assegnato la funzione di insegnare ad alcun allievo. Il mio, nei vostri confronti, non è stato un insegnamento, ma solo una messa in guardia molto importante. Purtroppo riservata, forse, a nessuno di voi. Spero che non sia così. Auguri a tutti e state forte e bene.
oroboros is offline  
Vecchio 28-01-2008, 13.15.51   #4
daniele75
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Riferimento: Può il dubbio definire la Certezza?

Il dubbio che definisce la certezza??
No non può,se potrebbe sarebbe un illusione della mente pensante che si convince di tale risultato.
La mente universale é l'unica invariata,priva di certi concetti e riflessioni della realtà illusoria percepita dalla mente pensante che rapresenta la superficie dell'oceano (mente originale-universale).L'unica certezza(utilizzo il termine per comodità d'uso) é intuita dal cuore,dal corpo,dall'anima.Quando si intuisce la verità si può intravedere una certezza che rende il corpo-mente vivo e pulsante di verità,"felicità"(uso il termine solo per paragone).
é molto difficile spiegare il mio punto di vista,spero di aver reso l'idea-
daniele75 is offline  
Vecchio 28-01-2008, 14.16.02   #5
oroboros
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Riferimento: Può il dubbio definire la Certezza?

Allo scopo di non concedere ai fraintendimenti, come quelli che si sono ingenerati con la confusione tra Certezza assoluta e certezza relativa, posto questo mio ultimo scritto (per il forum, certo, mica voglio morire stasera). Risaluto cordialmente, e per l'ultima volta [ state tranquilli... ... ], tutti.

Sul rapporto tra Conoscenza e intelligenza

Quando si parla o scrive di senso e significato, il rischio che questo sia interpretato attraverso l’ottica di una superiorità del punto di vista, dal quale si estraggono teorie, è necessariamente forte e inevitabile. Si tratta, ogni volta, della giusta tendenza dello “spirito critico” a stabilire la natura e la posizione del punto d'osservazione che focalizza l’ampiezza e la profondità dell'orizzonte osservato e che determina, attraverso l’analisi, la sintesi dell’argomentare. Questo procedere è valido quando il punto d'osservazione si trova sulla circonferenza e deve essere giustamente chiamato "punto di vista", poiché ha un correlativo che si situa sul lato opposto della stessa circonferenza. In questo caso, l'orizzonte osservato da ciascun punto di vista, per quanto vasto, sarà sempre incompleto e l’analisi dispersiva prevarrà sulla sintesi concentrativa. La possibilità che è riservata all'intelletto individuale, mediato dal suo situarsi in un punto d'osservazione relativo è, per questa ragione, riservata al piano del relativo, e quindi mai esaustiva e completa. Il senso di superiorità o d'inferiorità delle visuali che compongono questa dialettica è, a sua volta, relativo e quindi opinabile e soggetto a modificazioni. La superiorità, dell’una o dell’altra delle visuali impegnate nel confronto, sarà decisa dal grado di prossimità che ognuna di loro ha alla sintesi centrale dalla quale proviene la loro ragione d’esistere e di dibattere.
Non si può parlare di superiorità relativa tra due visuali, quando una delle due osservazioni non proviene da un punto di vista, ma proviene dal centro della circonferenza. Questo Centro (uso, per semplificare, il simbolismo spaziale e geometrico) costituisce la sintesi e, nello stesso istante, l'origine della ragione d'essere di tutti i punti di vista situati sulla superficie, che sono il risultato dell'irradiamento delle potenzialità di questo stesso Unico Centro, nella molteplicità relativa che ne deriva. Dal Centro, l'orizzonte che si apre alla vista, interiore come il Centro stesso, è totale. Il Centro non è un punto di vista, ma è "il punto di vista" perché non ha un antagonista in opposizione. E non è variabile, quindi è immobile nel rapporto con la sua circonferenza. In questo caso diventa impossibile parlare di "superiorità", perché a osservare non è l'intelletto individuale, ma l'Intuito sovra-individuale e non relativo, quindi "immediato" e non “mediato” dalla mente. Questo intuire superiore partecipa della natura Universale dell’Intelletto che domina il Centro ed è, per così dire, il “canale” attraverso il quale fluisce l’Ispirazione. Questo è l’Intelletto della Conoscenza senza limite espressa dallo Spirito. Esso non è sottomesso allo spazio e al tempo e si esprime, nei confronti dell'intelletto mediato, col senso dell'Eterno che obbliga l'intelletto relativo, sua espressione nella manifestazione e che noi chiamiamo “intelligenza individuale”, a ragionare per Principi. Il Principio Universale è, per Sua natura Uno, ma dirama le sue conseguenze negli altri Principi che lo seguono, e che hanno un grado di relatività maggiore man mano che discendono a creare la realtà totale, prima del "non essere" e poi dell'essere. Essere del quale noi sperimentiamo un piccolissimo spicchio nel dominio che, nella presente esistenza, ci è dato vivere. Non si deve parlare di superiorità di coloro che hanno stabilito una, più o meno, intensa relazione con il loro Centro rispetto a coloro che ancora non l'hanno fatto, per molteplici ragioni. Questo Centro, essendo Universale, è lo stesso per ognuno e, per tutti, rappresenta il legame e l'eredità che deriva dal Sacro che sovrasta ogni limitazione. Ogni individuo ha i suoi modi e tempi per vivere questa relazione col proprio Centro immobile e non può decidere il momento per farlo. Può solo prepararsi a questo. Non è una questione di "cultura". Anzi, spesso la cultura ostacola l'esperienza del Mistero, perché la nega a priori.
Chi si è sottomesso alle esigenze del proprio Centro si trova così all'inizio di una nuova vita e di una visione diretta della vita e delle sue leggi, a misura del grado che gli è proprio, il quale si eleva all'elevarsi del sacrificio del proprio io. La correlazione che si stabilisce tra l’Intelletto Universale e quello individuale è diretta solo nell’ultimo caso appena descritto e la sua profondità ed elevazione sono date dal livello d’armonia in cui si trovano a convivere l’intelligenza, il sentimento e la volontà. L’appartenenza di una visuale al piano orizzontale dell’esistenza e dell’altra al punto centrale di questo stesso piano dove passa la verticale, sede dell’Ispirazione proveniente dalla “Volontà del Cielo”, rende improponibile il confronto e impedisce che ci si possa chiedere se un iniziato sia o no più "intelligente" di un altro individuo che deve ancora aprire gli occhi dello Spirito che dorme in lui. Quando si è stabilita una comunicazione diretta col proprio Centro, questo Centro utilizza, per esprimersi nei limiti del relativo che purtroppo ne snaturerà l'Essenza, l'intelligenza individuale che trova e che spetta all'individuo migliorare continuamente, insieme alla propria capacità di amare e di volere. Si deve anche affermare, per inversione, che siamo noi che dormiamo nello Spirito che tutto avvolge. Noi siamo in Lui e Lui è in noi. Resta da dire che, di là dal "sapere", quando si è tutti su una barca e si deve aiutare qualcuno che, caduto fuori sta annegando, chi si butta in acqua per farlo è "superiore". Qualsiasi sia il suo grado di conoscenza relativa, a meno che, questa Conoscenza non sappia, ma stavolta con Certezza Assoluta, che è meglio non farlo.
oroboros is offline  
Vecchio 28-01-2008, 14.55.15   #6
Noor
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Riferimento: Può il dubbio definire la Certezza?

Il tuo Testamento sul forum,oroboros,la dice lunga:un bel Trattato su ciò che è Superiore (e perchè mai...quasi a giustificarsi?).
Banalità espresse con belle parole: preferisco le banalità con parole semplici,anzi sono la mia specialità!

Che dire...
Chi viene a "salvarti" ha altro "Corpo ",umiltà,leggerezza..
Questo è proliseitismo ben travestito da verità..
Uno dei tanti,infiniti mascheramenti dell'ego..

Buona vita amico..
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Vecchio 28-01-2008, 14.55.17   #7
Mirror
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Riferimento: Può il dubbio definire la Certezza?

Citazione:
Originalmente inviato da oroboros
Non è, per me, importante la vostra reazione, soprattutto quando questa non è frutto di una calma riflessione, come nel tuo caso, Mirror. Rileggiti, con pazienza e apertura, tutti i miei post, che è meglio. Sapevo di non farvi un regalo, parlandovi chiaro. Ma quello che dovevo dire l'ho detto e, come ho già spiegato, non sono entrato nel forum per capire. Il mio momento finisce qui, lasciandovi abbastanza materiale per riflettere, ma ricordatevi che riflessione indica inversione di ciò che è riflesso. Questa è la trappola dell'esistenza, quando vissuta in modo inconsapevole. Ci tengo a precisare che io non sono un maestro, e che il Padre non mi ha assegnato la funzione di insegnare ad alcun allievo. Il mio, nei vostri confronti, non è stato un insegnamento, ma solo una messa in guardia molto importante. Purtroppo riservata, forse, a nessuno di voi. Spero che non sia così. Auguri a tutti e state forte e bene.

La mia, caro Orobos, non è stata una reazione ma una semplice risposta che, noto, non è stata nemmeno preso in considerazione. Comunque, non c'è problema... anche per me non è importante la tua reazione.
Grazie lo stesso per il tentativo d'indicarci qualcosa che ritenevi utile ed interessante per qualcuno di noi, della messa in guardia...
Io ti ho letto con attenzione... e ti rileggerò, se sarà il caso. Inoltre sono disponibile al confronto e dialogo e non capisco l'atteggiamento di chi sente superiore, infastidito dal trovarsi di fronte a punti di vista diversi, pur se convergenti...
Per il resto, se senti di lasciare questo spazio di discussione perchè non gratificante le tue aspettative, auguri di Buon Viaggio anche a Te e stammi bene. Sarai uno dei tanti che è transitato qui credendo di depositare una verità che, gli ignari di tale dono, non hanno saputo accogliere con la dovuta gratitudine.

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Vecchio 28-01-2008, 16.52.55   #8
maxim
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Io veramente non capisco e sono d’accordo con Nexus pertanto rinnovo i complimenti a Oroboros per la schiettezza e la grinta dei suoi scritti.

In questo forum assisto continuamente ad attacchi “zitelleschi” nei confronti di qualcuno solo perché non sta dicendo le solite cose che ormai ho imparato a memoria anch’io (prima o poi finirò per crederci ).
Ma insomma…è mai possibile che non ci sia la capacità di leggere e comprendere o perlomeno tentare di comprendere e ci si scagli addosso al primo che invade le vostre certezze?

Chiedo cortesemente all’autore di rimanere un po’ in compagnia delle zitelle per spiegare, magari in sintesi, come la sua parte di verità relativa è riuscita comunque a trarre un’immagine di un assoluto.

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Vecchio 28-01-2008, 17.40.25   #9
crepuscolo
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Citazione:
Originalmente inviato da oroboros
Allo scopo di non concedere ai fraintendimenti, come quelli che si sono ingenerati con la confusione tra Certezza assoluta e certezza relativa, posto questo mio ultimo scritto (per il forum, certo, mica voglio morire stasera). Risaluto cordialmente, e per l'ultima volta [ state tranquilli... ... ], tutti.

Sul rapporto tra Conoscenza e intelligenza

Quando si parla o scrive di senso e significato, il rischio che questo sia interpretato attraverso l’ottica di una superiorità del punto di vista, dal quale si estraggono teorie, è necessariamente forte e inevitabile. Si tratta, ogni volta, della giusta tendenza dello “spirito critico” a stabilire la natura e la posizione del punto d'osservazione che focalizza l’ampiezza e la profondità dell'orizzonte osservato e che determina, attraverso l’analisi, la sintesi dell’argomentare. Questo procedere è valido quando il punto d'osservazione si trova sulla circonferenza e deve essere giustamente chiamato "punto di vista", poiché ha un correlativo che si situa sul lato opposto della stessa circonferenza. In questo caso, l'orizzonte osservato da ciascun punto di vista, per quanto vasto, sarà sempre incompleto e l’analisi dispersiva prevarrà sulla sintesi concentrativa. La possibilità che è riservata all'intelletto individuale, mediato dal suo situarsi in un punto d'osservazione relativo è, per questa ragione, riservata al piano del relativo, e quindi mai esaustiva e completa. Il senso di superiorità o d'inferiorità delle visuali che compongono questa dialettica è, a sua volta, relativo e quindi opinabile e soggetto a modificazioni. La superiorità, dell’una o dell’altra delle visuali impegnate nel confronto, sarà decisa dal grado di prossimità che ognuna di loro ha alla sintesi centrale dalla quale proviene la loro ragione d’esistere e di dibattere.
Non si può parlare di superiorità relativa tra due visuali, quando una delle due osservazioni non proviene da un punto di vista, ma proviene dal centro della circonferenza. Questo Centro (uso, per semplificare, il simbolismo spaziale e geometrico) costituisce la sintesi e, nello stesso istante, l'origine della ragione d'essere di tutti i punti di vista situati sulla superficie, che sono il risultato dell'irradiamento delle potenzialità di questo stesso Unico Centro, nella molteplicità relativa che ne deriva. Dal Centro, l'orizzonte che si apre alla vista, interiore come il Centro stesso, è totale. Il Centro non è un punto di vista, ma è "il punto di vista" perché non ha un antagonista in opposizione. E non è variabile, quindi è immobile nel rapporto con la sua circonferenza. In questo caso diventa impossibile parlare di "superiorità", perché a osservare non è l'intelletto individuale, ma l'Intuito sovra-individuale e non relativo, quindi "immediato" e non “mediato” dalla mente. Questo intuire superiore partecipa della natura Universale dell’Intelletto che domina il Centro ed è, per così dire, il “canale” attraverso il quale fluisce l’Ispirazione. Questo è l’Intelletto della Conoscenza senza limite espressa dallo Spirito. Esso non è sottomesso allo spazio e al tempo e si esprime, nei confronti dell'intelletto mediato, col senso dell'Eterno che obbliga l'intelletto relativo, sua espressione nella manifestazione e che noi chiamiamo “intelligenza individuale”, a ragionare per Principi. Il Principio Universale è, per Sua natura Uno, ma dirama le sue conseguenze negli altri Principi che lo seguono, e che hanno un grado di relatività maggiore man mano che discendono a creare la realtà totale, prima del "non essere" e poi dell'essere. Essere del quale noi sperimentiamo un piccolissimo spicchio nel dominio che, nella presente esistenza, ci è dato vivere. Non si deve parlare di superiorità di coloro che hanno stabilito una, più o meno, intensa relazione con il loro Centro rispetto a coloro che ancora non l'hanno fatto, per molteplici ragioni. Questo Centro, essendo Universale, è lo stesso per ognuno e, per tutti, rappresenta il legame e l'eredità che deriva dal Sacro che sovrasta ogni limitazione. Ogni individuo ha i suoi modi e tempi per vivere questa relazione col proprio Centro immobile e non può decidere il momento per farlo. Può solo prepararsi a questo. Non è una questione di "cultura". Anzi, spesso la cultura ostacola l'esperienza del Mistero, perché la nega a priori.
Chi si è sottomesso alle esigenze del proprio Centro si trova così all'inizio di una nuova vita e di una visione diretta della vita e delle sue leggi, a misura del grado che gli è proprio, il quale si eleva all'elevarsi del sacrificio del proprio io. La correlazione che si stabilisce tra l’Intelletto Universale e quello individuale è diretta solo nell’ultimo caso appena descritto e la sua profondità ed elevazione sono date dal livello d’armonia in cui si trovano a convivere l’intelligenza, il sentimento e la volontà. L’appartenenza di una visuale al piano orizzontale dell’esistenza e dell’altra al punto centrale di questo stesso piano dove passa la verticale, sede dell’Ispirazione proveniente dalla “Volontà del Cielo”, rende improponibile il confronto e impedisce che ci si possa chiedere se un iniziato sia o no più "intelligente" di un altro individuo che deve ancora aprire gli occhi dello Spirito che dorme in lui. Quando si è stabilita una comunicazione diretta col proprio Centro, questo Centro utilizza, per esprimersi nei limiti del relativo che purtroppo ne snaturerà l'Essenza, l'intelligenza individuale che trova e che spetta all'individuo migliorare continuamente, insieme alla propria capacità di amare e di volere. Si deve anche affermare, per inversione, che siamo noi che dormiamo nello Spirito che tutto avvolge. Noi siamo in Lui e Lui è in noi. Resta da dire che, di là dal "sapere", quando si è tutti su una barca e si deve aiutare qualcuno che, caduto fuori sta annegando, chi si butta in acqua per farlo è "superiore".


Quando si parla o scrive di senso e significato, il rischio che questo sia interpretato attraverso l’ottica di una superiorità del punto di vista, dal quale si estraggono teorie, è necessariamente forte e inevitabile. Si tratta, ogni volta, della giusta tendenza dello “spirito critico” a stabilire la natura e la posizione del punto d'osservazione che focalizza l’ampiezza e la profondità dell'orizzonte osservato e che determina, attraverso l’analisi, la sintesi dell’argomentare. Grande!!

Resta da dire che, di là dal "sapere", quando si è tutti su una barca e si deve aiutare qualcuno che, caduto fuori sta annegando, chi si butta in acqua per farlo è "superiore".Qualsiasi sia il suo grado di conoscenza relativa, a meno che, questa Conoscenza non sappia, ma stavolta con Certezza Assoluta, che è meglio non farlo.


praticamente se non riconosce questa superiorità è meglio lasciarlo annegare.

Mi piace.

Ho letto quasi tutto ciò che hai scritto e mi sono davvero divertita, certa che anche tu ti sia divertito a scrivere queste cose felice di conoscerti
crepuscolo is offline  
Vecchio 28-01-2008, 17.47.12   #10
Noor
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Riferimento: Può il dubbio definire la Certezza?

Citazione:
Originalmente inviato da maxim
Io veramente non capisco e sono d’accordo con Nexus pertanto rinnovo i complimenti a Oroboros per la schiettezza e la grinta dei suoi scritti.

In questo forum assisto continuamente ad attacchi “zitelleschi” nei confronti di qualcuno solo perché non sta dicendo le solite cose che ormai ho imparato a memoria anch’io (prima o poi finirò per crederci ).
Ma insomma…è mai possibile che non ci sia la capacità di leggere e comprendere o perlomeno tentare di comprendere e ci si scagli addosso al primo che invade le vostre certezze?

Chiedo cortesemente all’autore di rimanere un po’ in compagnia delle zitelle per spiegare, magari in sintesi, come la sua parte di verità relativa è riuscita comunque a trarre un’immagine di un assoluto.

A me sembra invece di capire questi "coupe de foudre " che ogni tanto osservo nei vari forum..
Non vedo chi ha attaccato chi..tuttalpiù c'è qualcuno che si è attaccato già nell'aver deciso di andare via...
Capisco maxim che tu abbia bisogno ancora di compagnia..
e vedo che chiedi cortesemente..
Auguri.
NB Non dispiacerebbe anche a me che orobouros rimanga ,potrebbe venir utile a tutti..anche a se stesso..
Noor is offline  

 



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