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#1 (permalink) |
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Sii cio' che Sei....
Data registrazione: 02-11-2004
Messaggi: 4,131
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La Radice della Violenza
LA RADICE DELLA VIOLENZA
Interlocutore: Lei ha detto parecchie volte che l'atto di osservare, se è compiuto con molta attenzione, produce un cambiamento fondamentale nella psiche e nelle cellule del cervello. Ma si scopre che sono ben pochi coloro ai quali è veramente accaduto qualcosa del genere. In sostanza, abbiamo a che fare con una teorìa che a quanto pare non produce sempre dei risultati pratici ? Dott. KAUSHIK: Vediamo di scoprire quando funziona e quando non funziona l'atto di osservare. E perché accade che non funzioni. Facciamo un esempio: vi trovate di fronte ad una manifestazione di violenza e riuscite a placarla. Provate una sensazione di sollievo e accantonate il problema. Perché è questo che accade: un problema vi disturba, voi riuscite a risolverlo e appena se ne va la sensazione di sofferenza che quel problema vi procurava, voi lo accantonate, non lo guardate più. E' scomparso il motivo che poteva spingervi a indagare. Così non esaminate mai fino in fondo l'intera questione della violenza. Avete visto solo un aspetto della violenza, avete visto qualcosa che è solo un frammento di quel fatto che chiamate violenza, ma d'ora in poi quel fatto si ripresenterà sotto altri aspetti. Il problema si ripresenterà in altra forma e voi dovrete affrontarlo di nuovo da un punto di vista diverso. Credo si possa dire che certe manifestazioni superficiali di un problema possono cambiare molto rapidamente. Mentre quelle manifestazioni che ormai sono diventate abituali, in quanto hanno radici profonde nella psiche, non cambiano tanto facilmente. E il fatto che si ripresentino con insistenza mostra che non le avete capite fino in fondo. Ora la domanda fondamentale che dovete porvi è questa sì puo' guardare un problema con una attenzione talmente intensa che lo faccia sparire? Ci si può rendere Completamentente conto di un problema e di tutte le sue conseguenze? Interlocutore: Di solito noi vediamo solo la punta dell'iceberg. Come si fa a vedere tutto il problema ? Possiamo renderci conto di un problema nella sua totalità? Dott. KAUSHIK : Prendiamo la violenza. Che cos'è la violenza? Quando trattate male qualcuno, quando picchiate un animale, quando non rispettate una qualsiasi forma di vita, dite: "Sono violento". Se osservate questa violenza, se vi rendete conto del fatto che siete violenti, qualcosa può cambiare nel vostro modo di fare in relazione ad una determinata situazione. C'è un relativo cambiamento nella vostra violenza. Può darsi che smettiate di uccidere degli animali, di mangiare carne o di picchiare i vostri simili. Può darsi che smettiate di strappare per gioco delle piantine. Queste forme di violenza smettono di manifestarsi in voi. Vi siete resi conto di alcuni aspetti della violenza e qualcosa è cambiato. Certe forme di violenza non si ripresenteranno più. Ma la violenza è realmente scomparsa? Siete veramente arrivati a vedere la radice della violenza? Interlocutore : Se non si vede la radice della violenza, questa si rìpresenterà informe sempre più sottili? Dott. KAUSHIK : E quando si ripresenta, posso vedere qual è la radice della violenza? Interlocutore: Sembra essere l'esigenza di difendersi... Dott. KAUSHIK: Difendersi da che cosa? Interlocutore: Dalle idee che ho di me stesso... Dott. KAUSHIK : Questo significa che in me c'è una divisione. Devo difendermi dalle mie stesse idee! Chi sono io? Sono l'idea o sono qualcos'altro? Sono separato dalla mia idea? Quando ho un'idea creo immediatamente il suo opposto. Il fatto stesso di avere una idea e' il principio della violenza. Che cos'è un'idea? Perché, per esempio, mi faccio l'idea di come la gente dovrebbe trattarmi? Interlocutore : Perché non mi sento sicuro... Dott. KAUSHIK: Ma se non mi sento sicuro, il fatto che mi riguarda è la mia insicurezza e non che qualcuno mi manchi di rispetto. Allora devo scoprire che cos'è questa insicurezza, di che cosa ho paura? Siccome non mi sento sicuro, voglio la sicurezza che mi manca e mi faccio un'idea di che cosa sia questa sicurezza. Questa idea assume la forma di un'affermazione, che produce in me una reazione, che a sua volta innesca una serie di reazioni a catena. E quando comincia la violenza? Subito all'inizio, nel momento in cui non mi sento sicuro e pretendo sicurezza, oppure alla fine, quando si sono messe in moto tutte quelle reazioni a catena? La mia impressione è che la violenza abbia inizio nel momento stesso in cui cercate di creare l'opposto di quello che è. Non mi sento sicuro e voglio la sicurezza. Badate bene, non sto dicendo che la sicurezza non sia necessaria. La sicurezza è un bisogno fondamentale. Ma devo rendermi conto che nessuna idea potrà farmi sentire al sicuro. La sicurezza deve essere un fatto che scaturisce dalla vita. Avere un'idea della sicurezza significa continuare a rimanere nell'insicurezza. Interlocutore: La mente proietta un 'idea perché non è capace di vedere il fatto? Dott. KAUSHIK : Siccome non vedete il fatto, la mente si inventa un'idea che è l'opposto del fatto. Ma nel momento in cui create un'idea che è l'opposto del fatto, date inizio alla violenza. Non importa che non la vediate manifestarsi immediatamente nella vita esteriore; l'idea di quello che dovrebbe essere in opposizione a quello che è, è violenza in sé stessa. Interlocutore : Molte persone che sono qui sono di estrazione borghese e hanno vissuto in un ambiente sufficientemehte protetto. Tuttavia anche per loro può presentarsi il problema dell'insicurezza e l'idea conseguente che dovrebbe esserci sicurezza. Dott. KAUSHIK : Se siete cresciuti in un ambiente tranquillo e parlando di sicurezza intendete la sicurezza fisica, allora potete dire che la sicurezza per voi non costituisce un problema. Ma l'insicurezza è radicata nella psiche, non dipende semplicemente dalle condizioni ambientali in cui viviamo. Potete dire forse che in una famiglia della buona borghesia non capiti mai che padre e madre bisticcino? E che crescere in quell'ambiente sociale voglia dire essere circondati da comprensione e da affetto? Se la nostra esistenza non subisse alcuna minaccia, nessuno nascerebbe portandosi dentro il seme dell'insicurezza;un bambino non saprebbe nemmeno che cos'è l'insicurezza. Ma noi siamo il frutto di una società che vive nell'incertezza. Fisicamente possiamo anche sentirci al sicuro, ma psicologicamente non avviene altrettanto. Una persona ricca, che possiede milioni di dollari, vive tranquilla? Quando c'è l'inflazione o quando in borsa scende il valore dei titoli, quelli che posseggono milioni di dollari non sono molto preoccupati? Interlocutore: Beh, certo, anche loro non si sentono affatto al sicuro. Dott. KAUSHIK: Quindi l'insicurezza non dipende semplicemente dalle circostanze fisiche, materiali. Interlocutore: A me sembra che insicurezza e violenza provengano da qualcosa di ben più profondo. Ho l'impressione che la violenza scaturisca da un bisogno essenziale di sentirci vivi, perché fondamentalmente è come se noi fossimo separati dalla vita. Dott. KAUSHIK: Noi non sappiamo che cos'è la vita e non possiamo nemmeno sapere se siamo una cosa sola con la vita oppure se ne siamo separati. In teoria si potrebbe dire che se l'uomo fosse una cosa sola con la vita, non avrebbe paura né soffrirebbe per mancanza di sicurezza. Ma non so se sia mai capitato agli esseri umani di poter vivere liberi dall'incertezza e dalla paura. E senza questa libertà, se non siamo liberi dall'incertezza e dalla paura, se la sicurezza non diventa un fatto essenziale nella nostra vita, non potremo porre fine alla violenza. Noi non vediamo i fatti e così ci smarriamo nei desideri, nelle idee, in questo continuo movimento del pensiero. Ed è proprio il pensiero che crea il conflitto. Ma potetestare con i fatti e lasciar perdere le idee? La mente può rimanere con i fatti, può stare con quello che è ed esaminarlo a fondo? E che cosa significa esaminarlo a fondo? Quando osservate la vostra violenza, che cosa succede? La guardate attraverso le parole? Dite: "Ecco, questa è violenza" ? Oppure fate a meno delle parole? Interlocutore: Sento che c'è... Dott. KAUSHIK: Dove? Interlocutore: Nel mio corpo. Mi sento turbato, agitato. Dott. KAUSHIK: Avverto una sensazione. Ma questa agitazione, questa sensazione potrebbe essere solo un aspetto, potrebbe essere solo una manifestazione superficiale di qualcosa che si trova da qualche altra parte. Interlocutore: Ma non è importante che possa pensare che cosa sia ? |
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#2 (permalink) |
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Sii cio' che Sei....
Data registrazione: 02-11-2004
Messaggi: 4,131
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Dott. KAUSHIK: Userò il pensiero, l'intelletto, la memoria, tutto
quello che può fare luce sulla questione. Indagherò, scoprirò le cause, vedró tutto quello che la mente mi consentirà di vedere. Prenderò in considerazione tutto quello che so sulla violenza, tutto quello che conosco a proposito di questo fatto. E osservo anche la sensazione che si produce. Osservare significa tutto questo. Non potete vedere nulla direttamente. Solo se guardate un fatto, attraverso tutto quello che questo fatto comporta e cioè attraverso tutte le sue conseguenze intellettuali, fisiche, sociali, potete dire di vederlo in tutta la sua complessità. E quando lo vedete nella sua interezza, la mente si ferma, perché non può andare oltre, non sa più cos'altro pensare, non ha più nulla da osservare. Quando avvertite per un momento il desiderio di cambiare, potete osservarlo? Potete guardarlo senza cercare di modificarlo? Vi prego, fate attenzione. Sento che è necessario che mi liberi dalla violenza, dall'invidia, dalla gelosia, dall'avidità, dall'impulso a competere. Mi rendo conto che tutto questo sta distruggendo la mia vita, le mie relazioni con gli altri e con tutto quello che mi circonda. Vedo che bisogna cambiare e mi chiedo: come faccio a cambiare? C'è un solo modo che conosco: farmi un'idea di quello che vorrei e cercare di realizzarla. E questo comporta reprimere, lottare, sprecare un sacco di energia. La mia mente non conosce altro modo di procedere. In realtà non sa cosa fare per cambiare. Il bisogno di cambiare rimane, ma mentre osservo il fatto per capirlo a fondo, devo dimenticarmi del desiderio di cambiare. Lo metto da parte perché mi rendo conto che proprio l'ansia, la tensione che il desiderio di cambiare comporta, mi impediscono di osservare con chiarezza. Imparo a vedere, a definire quello che mi è necessario e poi lo metto da parte, smetto di pensarci. Allora, guardo un fatto fin dove posso, lo guardo attraverso l'esperienza che ne ho e la conoscenza che ho raccolto. E ad un certo punto non sono più in grado di andare oltre, non so più che cosa pensare. E qui il pensiero si ferma. La mente si calma, non più tormentata dall'agitarsi del pensiero. La mente è in contatto col fatto, è calma, in silenzio; e in questo stato di abbandono si espone ad un'energia immensa. Questa energia, quando si concentra, cambia completamente qualsiasi cosa. Se vedete sul serio tutte le conseguenze della violenza, potete sradicare dalla vostra psiche anche l'avidità, la gelosia, l'invidia. Con una sola operazione viene spazzato via tutto. Non solo scompare la violenza, ma anche ogni tentativo di muoversi per andare alla ricerca del contrario di quello che è. Proprio questo tentativo è conflitto è violenza, è avidità, è competizione. Chiamatelo come volete, ma questo tentativo non è altro che il desiderio di cambiare quello che è per trasformarlo in come dovrebbe essere. Quando capisco veramente che non ha senso il cercare di diventare qualcosa, di spostarmi da qui a lì, il tempo psicologico scompare dalla mia vita e vivo in un mondo senza tempo. E' questo l'unico vero cambiamento fondamentale. Interlocutore : Che cosa mi spinge a pretendere che la gente intorno a me cambi? Dott. KAUSHIK : Io vorrei cambiare e vorrei che anche tutto il mondo cambiasse. Non c'è niente di male a desiderare una cosa del genere, perché è una necessità inderogabile. Ma scopro che non è in mio potere cambiare me stesso o cambiare chiunque altro. Riconoscere questo fatto mi rende umile e con questa umiltà posso osservare come funzionano i meccanismi del cambiamento dentro di me. Io non sono separato dalla società, né la società è separata da me. Questo significa che se sono violento contribuisco ad aumentare violenza della società. E se io non cambio, anche se pretendo di cambiare gli altri, nessuno cambierà e la violenza potrà solo aumentare. Io vorrei che la gente intorno a me smettesse di essere violenta; vorrei che fosse gentile, affettuosa, mentre io continuo ad essere violento. Ma in questo modo io provoco continuamente coloro che mi circondano e li spingo alla violenza. Se però io cambio, allora può darsi che cambino anche coloro che mi stanno vicino. Si è creata una base per il cambiamento e tutte le persone che vengono in contatto con me devono affrontare la sfida pressante del cambiamento. Se voi cambiate, se giungete a capire e ad essere liberi, vi sentite responsabili di trasmettere, a chiunque voglia ascoltare, quello che avete scoperto. Quell'energia è universale per sua natura, non è qualcosa di personale, di individuale che solo pochi possono capire. Non è facile trasmettere quello che abbiamo capito, ma è possibile imparando l'arte di comunicare. Quando ci si rende conto che la sicurezza è necessaria per tutti, si mettono definitivamente da parte litigi e gelosie. Non ha molto senso dire che la razza umana è condannata semplicemente perché è violenta. Tutti siamo violenti, perché non ci sentiamo al sicuro. L'avidità, la smania di possedere derivano proprio da questa mancanza di sicurezza. Ma non ritengo che la violenza faccia parte della natura umana. La violenza è soltanto il modo in cui si esprime l'istinto di sopravvivenza, il bisogno di sicurezza. L'intera razza umana, nel suo sforzo per sopravvivere, sta solo manifestando quel principio di immortalità che porta in sé. Ogni forma di vita esprime questa essenza divina. Il bisogno di sicurezza è l'espressione di quella lotta per la sopravvivenza che si compie in ogni cellula del corpo. Anche il pensiero lotta per sopravvivere, pensa alla sopravvivenza, cerca di eternare se stesso. Tutto quello che il pensiero deve imparare, tutto quello che il corpo deve imparare, tutto quello che l'umanità deve imparare è che la sopravvivenza non si ottiene con la competizione e la violenza. La via che porta alla sicurezza è un'altra. Se arrivate a capire che siete una cosa sola con l'universo e che non c'è nient'altro al di fuori di questa unicità, nulla potrà più rappresentare per voi una minaccia. L'insicurezza scompare definitivamente quando si viene in contatto con questa energia assoluta. C'è sicurezza solo quando questa energia suprema entra nella nostra vita. R.P.Kaushik- La Lunga Notte dell'Anima - Aequilibrium |
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#3 (permalink) |
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A come Amore
Data registrazione: 02-02-2003
Messaggi: 2,263
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Re: La Radice della Violenza
"(interlocutore.)..A me sembra che insicurezza e violenza provengano da qualcosa di ben più profondo. Ho l'impressione che la violenza scaturisca da un bisogno essenziale di sentirci vivi, perché fondamentalmente è come se noi fossimo separati dalla vita."
".(dottKAUSHIK)..senza questa libertà, se non siamo liberi dall'incertezza e dalla paura, se la sicurezza non diventa un fatto essenziale nella nostra vita, non potremo porre fine alla violenza." Di certo la Libertà (con la L maiuscola) non ha germi di violenza poiché è nutrire è amore è creazione Perciò ha ragione l'interlocutore pienamente quando vede il legame stretto tra non-vita & Energie Distruttive Proprio per l'antico nocciolo che fromm ben sottolineava nei suoi discorsi Un uomo sano è un uomo che può Creare=Ovvero Amare Gyta
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! FIRMA PER SALVARE UNA VITA ! "L’indifferenza è il peso morto della storia. È la materia bruta che strozza l’intelligenza. " A. Gramsci |
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#4 (permalink) | |
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Sii cio' che Sei....
Data registrazione: 02-11-2004
Messaggi: 4,131
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Re: Re: La Radice della Violenza
Citazione:
Il tuo idealismo e' alla radice della violenza ![]() |
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#5 (permalink) | |
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A come Amore
Data registrazione: 02-02-2003
Messaggi: 2,263
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Re: Re: Re: La Radice della Violenza
Citazione:
Il mio idealismo è solo energia rafforzata Puoi spiegarmi meglio cosa intendi con questa affermazione? Gyta
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! FIRMA PER SALVARE UNA VITA ! "L’indifferenza è il peso morto della storia. È la materia bruta che strozza l’intelligenza. " A. Gramsci |
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#6 (permalink) | |
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Perfettamente imperfetto
Data registrazione: 23-11-2003
Messaggi: 1,782
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Re: Re: Re: La Radice della Violenza
Citazione:
Yam, se puoi e vuoi, esprimi con cura e attenzione (Upaya) questo delicato e importante "concetto" che vuoi comunicare a Gyta...e ad altri, forse, ampliandolo. ![]() ![]() |
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#7 (permalink) |
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A come Amore
Data registrazione: 02-02-2003
Messaggi: 2,263
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Nell'attesa preciso..
Post scriptum Per l'esattezza non mi sento "idealista" come tu affermi Semplicemente cerco, quando & come posso di essere costruttiva Non per altruismo ma per necessità d'amore ! traduco: Amare mi è NECESSARIO, perciò sono egoista.. Ma.. Non esistendo possibilità d'amAre senza automaticamente amAre! (e quindi amare "tutto") Poiché ciò che è fuori è in automatico in me e ciò che è in me è in automatico fuori di me ed in minimi termini la corrispondenza biunivoca esiste come qualità essenziale in un inesistente rapporto essendo solo (essenzialmente) sintesi totale (dello stesso!) p.s. vietato sparare ai forumisti ![]() Gyta
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! FIRMA PER SALVARE UNA VITA ! "L’indifferenza è il peso morto della storia. È la materia bruta che strozza l’intelligenza. " A. Gramsci Ultima modifica di gyta : 09-04-2005 alle ore 11.55.54. |
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#8 (permalink) | |
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Sii cio' che Sei....
Data registrazione: 02-11-2004
Messaggi: 4,131
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Re: Re: Re: Re: La Radice della Violenza
Citazione:
Lo spiega bene Kaushik nell'articolo....gyta...questo e' uno dei maestri preferiti di colei che hai amato tanto, leggilo attentamente. ![]() |
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#9 (permalink) | |
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Utente bannato
Data registrazione: 15-10-2004
Messaggi: 1,265
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Citazione:
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