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Vecchio 18-04-2002, 20.31.08   #1 (permalink)
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mercati morali

E' possibile attribuire un eticità della ricchezza? E' possibile che l'accumulo di capitale senza lo sforzo-lavoro sia moralmente giustificato? Se la logica del profitto è quella imperante, è ovvio che i giudizi di valore sono attinenti solo a ciò che genera maggior introito, ed è altrettanto scontato che questo modo di vedere le cose, produca una coevoluzione tra le norme da adottare e i giudizi morali a cui attenersi. Tra libertà di agire e libertà di conseguire, o meglio tra autodeterminarsi e autorealizzarsi, l'uomo è costretto a muoversi, modificando comportamenti fino ad assumere atteggiamenti che hanno nelle regole del mercato la sola ragion d'essere. Nel sociale è accaduto che questa visione relativiastica dalle libertà, abbia confuso le omissioni del mercato con il suo malfunzionamento, la solidarietà con l'assistenzialismo. Ammesso e non concesso che esista, e sia applicabile, un etica della finanza, sicuramente dovrebbe avere come teorema fondamentale la relazione tra doveri e conseguenze. L'importanza di questo non può non passare attraverso la riscrittura delle norme di comportamento delle imprese, che dovranno tener conto dei mercati negli aspetti globali. Avvalersi di normative nazionali quando il mondo è transnazionale, è meccanismo obsoleto e lesivo della libertà del singolo e dei mercati stessi. La responsabilizzazione e l'educazione, fanno parte di una deontologia della globalità, dalla quale non possiamo più prescindere se vogliamo proporre idee e non slogan.
alessandro
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Vecchio 22-04-2002, 10.04.36   #2 (permalink)
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Non c'è altra soluzione.

Quello che dici è vero e profondo. Io credo che in questo particolare momento della nostra storia tocchi al mercato trovare un’etica e ripristinare una serie di valori funzionali all’uomo. Un mercato dove sia in vigore la legge del più furbo o del più forte non genera necessariamente profitto o maggior benessere.
Lo sfruttamento degli altri fino al loro annientamento è un meccanismo di stampo “vittoriano” che non ha più ragion d’essere in un mondo che sta globalizzandosi e tutti noi dobbiamo prendere coscienza che non possiamo fare altro che lavorare per un sistema più equo. I dinosauri saranno coloro che non sapranno evolvere in questo senso, o almeno io la vedo così.
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Vecchio 22-04-2002, 12.29.01   #3 (permalink)
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Addendum

In altre parole se “logica del mercato” deve essere che sia almeno etica e morale e che gli imprenditori non siano faccendieri, filibustieri, o mafiosi riciclati. Quando poi l’uomo deciderà di ridare il primato all’intelligenza che si esprime attraverso sistemi in grado di piegare il mercato ai bisogni del singolo e non viceversa, allora l’umanità riprenderà il suo cammino dal punto in cui l’aveva lasciato.
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Vecchio 23-04-2002, 15.57.41   #4 (permalink)
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Sono conscio che la discussione potrebbge prendere un altra piega, ma la domanda è troppo stimolante. Dove secondo te si è interroto il cammino?
ciao
ale
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Vecchio 23-04-2002, 16.23.26   #5 (permalink)
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Mah

Alessandro, forse si è interrotto col fallimento dell’ideologia marxista che ci aveva fatto sperare che un mondo più giusto fosse possibile.
L’esagerato revanscismo del mercato probabilmente è una reazione a quell’ideologia che, secondo me, non era completamente sbagliata in se ma fu sbagliata nella sua applicazione. Ora per reazione stiamo buttando via il bambino assieme all’acqua sporca.
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Vecchio 23-04-2002, 16.25.29   #6 (permalink)
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Addendum

Benché il male abbia radici molto più profonde.

Cmq. se non rispondo fino al 30 è perché sono in ferie (senza p.c. of course) ......
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Vecchio 24-04-2002, 07.08.30   #7 (permalink)
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Secondo me le radici dovremmo cercarle più lontane, comunque ne parliamio al tuo ritorno. Buon divertimento
alessandro
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Vecchio 30-04-2002, 10.13.13   #8 (permalink)
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sul male.

Alessandro mancando io di chiavi di interpretazioni certe sul problema umano, (le radici del male), sono aperto a tutte le ipotesi e le tesi.

Per la verità ho una mia tesi che indica nelle religioni, (soprattutto le religioni monoteiste), se non l’origine, quanto meno un fattore di enfasi del male.
Già 2000 anni fa il paganesimo romano e l’ellenismo greco esprimevano culture e società molto più evolute, vivibili e tolleranti di quanto non fosse il monolitico ebraismo arroccato attorno al culto di un “dio” unico e nazionale.

Oggi sappiamo che quei culti e credenze derivanti a loro volta da culture ancestrali di origine egizia e mesopotanica arrivarono fino a noi grazie a Paolo di Tarso che portò in occidente le idee e gli insegnamenti di quella setta ebraica che era il cristianesimo originario.
Non si capisce come mai, civiltà più progredite ed evolute, cedettero al fascino ed alle promesse di una religione che invece di farci evolvere ulteriormente ci portò indietro di migliaia di anni lasciandoci alfine con un gran disordine intellettuale e con promesse inevase.

Mi sembra di capire che tu hai una tua tes sulle origini del male e davvero mi piacerebbe leggere il tuo pensiero.
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Vecchio 02-05-2002, 15.50.26   #9 (permalink)
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radici e altre storie

Non ho mai creduto molto alle radici, ma ritengo il male un aspetto della manifestazione. La sperimentazione della realtà include la possibilità del male, l'esperienza non sarà mai tale se il male non è presente. Lo stato di purezza è una ricerca interiore, un viaggio all'interno delle costruzioni etiche individuali. Il male non abita in basso, come il bene non dimora in alto. Evolversi è solamente continuare a relazionarsi con l'altro, equilibrarsi è farlo da una posizione di parità di diritti. L' analisi sul monoteismo che conduci è condivisibilissima, ma non tutte le responsabilità sono da imputarsi al messaggio paolino, se Paolo avesse compreso gli insegnamenti del messaggio originario avrebbe tramandato ben altro. Comunque non ti dovresti stupire più di tanto per quanto riguarda lo schema intellettuale che conduce al tutto attraverso l'uno, dovremmo cercare chi invece ha impedito il procedimento inverso...
alessandro
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Vecchio 02-05-2002, 20.35.01   #10 (permalink)
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Fuori topic ma cmq. interessante.

Beh certamente la manifestazione comprende anche il male, ma a mio avviso l’uomo ha un tantino esagerato. E’ vero in natura c’è anche il male, e spesso è molto crudele ma…. in nessun caso, in natura, il male si assolutizza come succede nell’essere umano la cui intelligenza diventa mero strumento a difesa dell’ego.

Nella mia concezione quella difesa estrema di un “io individuale” contro tutte le evidenze logiche e sensoriali è il “male” che ci porta ad aberrazioni tutte umane come per esempio i genocidi o comunque tutti gli stermini di massa di altri esseri umani.

Tu hai spostato la domanda attraverso la bella perifrasi che mostra l’uomo ambire al tutto per se stesso invece di usare l’intelligenza per conseguire se stesso attraverso il tutto.

E la domanda risorge impellente….. Chi ha impedito quello che tu chiami il procedimento inverso?
__________________


Ma io sono fiero del mio sognare di questo etrno mio incespicare.... fare l'amore, tirare tardi, la fantasia .....

da "Quattro stracci" di Francesco Guccini
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