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#11 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 27-06-2007
Messaggi: 297
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Cause e processi.
Quel che scrive il Craveri, citato dal nostro Vanlag:
"Il processo, se ebbe davvero luogo, fu celebrato esclusivamente dall’autorità romana, con l’imputazione a Gesù di agitatore politico o almeno di personaggio suscettibile di divenire pretesto ed occasione di qualche tumulto in città", è senz'altro vero: solo il prefetto di Giudea aveva il diritto di spada, cioè di condannare a morte, e dunque solo egli poteva instruire un processo legale, secondo le leggi vigenti, che erano quelle stabilite da Tiberio Giulio Cesare, il quale teneva l'imperio proconsolare in quegli anni. Tuttavia, se consideriamo la questione proposta dal nostro Socrate: "in questi giorni che preparano alla Pasqua, spesso mi chiedo (ammessa la verità storica della figura di Cristo) chi principalmente abbia avuto interesse a far condannare Cristo alla crocifissione, se gli Ebrei del Sinedrio (con a capo i farisei ) oppure se si sia trattato di una specie di complotto dei Romani", dobbiamo investigare non tanto chi abbia celebrato il processo legale, perché questo è indubitabile, quanto piuttosto chi abbia reputato che Cristo fosse pericoloso per sé o per la sua fazione. E veramente, se è probabile che Ponzio Pilato, temendo tumulti, abbia giudicato opportuno, anzi necessario estirparne la causa, sia che l'accusato predicasse solo un rinnovamento della religione avita sia che meditasse anche eversioni dell'ordine civile; non è improbabile che, dinanzi al tribunale del prefetto, l'accusa sia stata deferita dai sacerdoti e dai principi dei Giudei, o perché essi fossero fedeli alle tradizioni e stimassero il reo empio e sacrilego, o perché, paventando che Cristo volesse farsi duce d'una ribellione contro i Romani, volessero prudentemente prevenire il sospetto d'averlo favorito, ovvero anche per ambedue le ragioni. In somma, mi pare difficile supporre che, in una città tanto frequentata e turbolenta, qual era Gerosolima nel tempo della festa Giudaica più solenne, il prefetto abbia potuto eleggere il perturbatore del giorno e condannarlo alla pena capitale, affinché fosse d'esempio a tutti, senza l’aiuto alacre dello stesso popolo Giudeo o, al meno, d'una fazione potente. Del resto, se sono veridiche le narrazioni circa i casi di Paolo di Tarso, non altrimenti accadde a lui, accusato dinanzi al prefetto di Giudea, Porcio Festo, dai Giudei di Cesarea, e dinanzi al proconsole d'Acaia, Anneo Gallione Novato, dai Giudei di Corinto: la vera causa di tutto erano ancora i dissidii tra Giudei novatori e Giudei conservatori, i Romani essendo solo spettatori armati, pronti ad usare la spada per mantenere la pace nelle provincie, ma infastiditi dalle risse per numi esterni. Anakreon. |
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#12 (permalink) | |
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Ospite abituale
Data registrazione: 12-03-2005
Messaggi: 388
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Riferimento: Quale possibile "verità" sul processo a Gesù?
Citazione:
La condanna a morte era decisa dai romani giusto …..ma … Forse non sai che coloro che venivano condannati alla morte in croce ….non venivano flagellati .. La flagellazione portava ugualmente alla morte ….era anche quella una condanna a morte …. Ora perché Gesù è stato prima flagellato e poi crocefisso ? Credo che a questo proposito la versione che abbiamo visto nel film di Mel Gibson sia la più attendibile ….. Dire che nei vangeli ci siano contraddizioni è aria fritta …..ormai è stra risaputo…. I vangeli NON sono testi storici……sono libri di fede per chi già crede. Ciao Flavio |
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#13 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 27-06-2007
Messaggi: 297
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Pene e flagelli.
Caro Flavio,
così la flagellazione come le verghe non erano per sé pene capitali, ancorché, se inflitte a uomini non molto robusti, potessero facilmente apportare la morte. Tuttavia era consuetudine flagellare il condannato alla croce, affinché il supplizio non durasse per troppo tempo: un corpo, già debilitato dal flagello, non sarebbe sopravvissuto per molti giorni appeso alla croce. Nel caso singolare, non è inverisimile che il prefetto di Giudea abbia irrogata la flagellazione, quale pena per il sospetto che il reo fosse stato fomite di tumulti tra la plebe e, quindi, dimostrata l'accusa d'empietà e sacrilegio, abbia deliberata senz'altro la condanna capitale per sospensione alla croce. Non dimentichiamo che il culto del dio venerato dai Giudei era, nell'imperio del popolo Romano, religione lecita e, dunque, gli atti perpetrati contro quel nume e contro le cose, gli uomini ed i riti a lui sacri, erano stimati sacrilegii dalla legge Romana: i magistrati erano per ciò tenuti a concedere azione di legge a chiunque proponesse l'accusa ed a reprimere il delitto. Per altro, se è vero che il titolo del crimine, applicato alla croce fu, in lingua Greca e Latina: "Gesù Nazareno, re dei Giudei", è lecito congetturare che Ponzio Pilato abbia proceduto piuttosto per il delitto di maestà diminuita del popolo Romano, che per quello d'empietà o di sacrilegio contro il nume avito dei Giudei. Ma i due crimini non erano poi molto lungi uno dall'altro, se consideriamo che il perturbare, perpetrando atti sacrileghi ed empii, un popolo soggetto all'imperio del popolo Romano, era anche un diminuire la maestà stessa del popolo Romano, il quale, in virtù del suo primato e della potestà dei suoi magistrati, assicurava la pace, la pietà e la religione di tutti. Anakreon. |
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#14 (permalink) |
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Nuovo ospite
Data registrazione: 06-04-2008
Messaggi: 1
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Riferimento: Quale possibile "verità" sul processo a Gesù?
Ritengo che tutte queste discussioni siano fuori luogo. Infatti non è ammissibile giudicare storicamente una verità di fede. I Vangeli non hanno nessuna attendibilità storica, di conseguenza ogni possibile discussione è aria fritta.
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#15 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 27-06-2007
Messaggi: 297
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Verità e giudizii.
Caro Duce dei Mantovani,
il giudizio, dinanzi al tribunale d'un magistrato, non è una verità rivelata: dunque se ne può opportunamente disputare. Altro è stabilire quanto, di ciò che circa quel giudizio i libelli Cristiani riferiscono, sia vero e quanto sia stato distorto dalla venerazione verso il reo; ma questo è l'ufficio d'interpretazione proprio dello storico e del filologo, che vale per qual si voglia narrazione che tratti di qual si voglia caso umano: non gli antichi solamente usavano ampliare, diminuire, mentire, accecati dall'odio o dall'amore. Anakreon. |
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