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Quale amore? Quale felicità?
di Domenico Pimpinella – luglio 2007

- Capitolo 4 - Ipotesi per una corretta individualità
Paragrafo 8 - Oltre l’arte
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Allorché l’intento dell’opera d’arte è quella di far scendere solo in parte l’emozione, trasdotta dalla razionalità, fin giù nella coscienza più profonda dell’altro, mentre l’altra parte cerca di fermarsi a parlare alla sua razionalità, allora l’arte assume le sembianze della prosa, della cinematografia, del teatro e così via. Mentre la poesia e la pittura sono le forme artistiche in grado di filtrare meglio delle altre per raggiungere il fondo della coscienza, per essere caricate di emozioni più pure, le sue sorelle sembrerebbero più adatte per trasmettere idee e concetti.

Possiamo ancora una volta illustrare questo ragionamento ricorrendo alla figura già vista e così modificata:

arte


Anche in questo caso, il punto di partenza, l’input, inizia dall’esigenza della conoscenza emotiva di mettersi in relazione profonda con gli altri individui per “concertare” in che modo possono essere intessuti i legami che dovrebbero portare alla realizzazione dell’unità autopoietica superiore.
Le necessità della soggettività, come abbiamo visto, sono invece di tutt’altro tipo.
Ma solo se la razionalità, che questa volta diventa parte in causa e non un semplice trasduttore, avverte l’esigenza di questi legami che può avviarsi un effettivo dialogo. Altrimenti, come si usa dire, ci sarà solo “un discorso tra sordi”. In tal caso, come si nota nella figura le frecce tendono a separare le due individualità che rimangono chiuse nelle loro intransigenti e incomunicabili aspettative egoistiche.
Riuscire ad andare oltre l’arte, quindi, dipende dalle possibilità della consapevolezza di allestire un’immagine convincente del futuro da realizzare tutti insieme. Un’immagine che deve convincere soprattutto quegli individui che oggi nella corsa all’egoismo si trovano davanti a tutti, convinti che continuando in questo modo si trovano già nell’unico paradiso possibile o che, comunque, prima o poi lo incontreranno sulla loro strada.
Questi individui detengono una quantità di potere enorme e possono decidere della sorte di milioni di uomini.
Non è che quelli che li seguono in questa pazza corsa verso il nulla non bisogna convincerli. Anzi, forse sono proprio questi, quelli che si trovano indietro, i meno abbienti, i derelitti, che, proprio per la loro condizione, hanno più convinzione che il paradiso sulla terra è davvero possibile inseguendo singolarmente un aumento illimitato di soggettività, assecondando fino in fondo il proprio egoismo.
La differenza è che questi ultimi sono come proiettili di fucile che possono essere fermati con poco, con una semplice lastra di acciaio, mentre i grossi calibri e davvero difficile arrestarli. Però chi ha il potere e magari se l’è conquistato rischiando grosso, facendo enormi sacrifici, è meno disposto a rischiare di perdere tutto, di vedersi superato da quelli che ora si trovano indietro. Per questo bisognerebbe mostrare loro una soluzione che possa davvero convincerli che valga la pena a dirottare la loro intelligenza sulla socialità, mostrando loro ben chiaro che si tratterebbe non della solita socialità che siamo abituati a “utilizzare”.
In questo sforzo titanico una sola mente non può certo bastare. Ce ne vorrebbero molte, capaci di fare a loro volta proselitismo.
E proselitismo in questo caso significa mettere in comunicazione gli strati più alti della conoscenza, preferibilmente dopo che ognuno si è impresso bene nella mente quello che occorrerebbe realizzare dentro se stessi.
Dopo avere eliminato la falsa socialità, e trasformato Dio, la divinità esterna in una socialità razionale, interna, che è l’unica religiosità veramente in grado di darci, per ora, un senso compiuto e soddisfacente, possiamo permetterci di stabilire un dialogo tra la nostra e le altre individualità, collegando tra loro le modalità conoscitive omogenee, sia tramite l’arte, l’estetica, lo scambio di emozioni; sia tramite il dialogo razionale elaborato dalla filosofia,  come mostrato nella figura seguente:

oltre l'arte


E’ questo il punto d’approdo a cui dovrebbe portarci un buon iter culturale. Arrivare a ad un tale soluzione è possibile e cercheremo di spiegarlo nel prossimo capitolo dove si parlerà delle differenze più significative tra le due tipologie conoscitive, emotiva e razionale, e dove verrà affrontata anche la scottante questione del  Libero Arbitrio.

 

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Bibliografia

Questo saggio è un testo in fieri, l’autore offre ai lettori l’occasione di partecipare alla sua composizione e quindi al suo sviluppo. Per proporre correzioni, miglioramenti o altro, scrivere a suggerimenti@riflessioni.it verranno presi in considerazione solo scritti sostenuti da valide spiegazioni.

(C) Domenico Pimpinella 2007, divieto di riproduzione anche parziale su qualsiasi supporto comprese pagine web senza l'esplicito consenso dell'autore.

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