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La mente può davvero conoscere se stessa?

di Luciano Peccarisi - Novembre 2008

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Le credenze della coscienza

L'uomo però con le sue idee ha costruito un mondo di credenze non derivate geneticamente ma acquisite. Richard Dawkins (18) sostiene che gli organismi sono robot che portano a spasso i geni, sono loro che saltando da corpo a corpo sono i veri immortali. Oggi però accanto al replicante genico ve n'è un altro che ha prevalso sulla terra: il meme, un’idea vincente che va avanti nei linguaggi e nelle menti e che usa come medium gli uomini che parlano e si trasmettono le idee. I termine meme è descritto nell'Oxford English Dictionary come “elemento di una cultura che può ritenersi trasmesso da un individuo ad un altro con mezzi non genetici, soprattutto attraverso l’imitazione”. Anche i memi, come i geni, sono immortali se sono vincenti. Se qualche gene del corpo di Socrate si aggira tra di noi, anche il meme (nella mente del primo che l’escogitò) ad esempio della ruota continua ad esistere, benché i primi fruitori sono morti da un pezzo.
I memi, come ricette culturali, dipendono “da questo o da quel mezzo fisico per continuare ad esistere (non hanno alcun potere magico); ma possono saltare da un mezzo all’altro, essere tradotti da un linguaggio all’altro, o da un linguaggio ad una figura, da una figura ad una pratica, e così via” (19)
L’uomo è l’animale per eccellenza che copia (un po’ simile è la scimmia). Infatti ”fra i gruppi tribali sopravvissuti, la fabbricazione d’arnesi di pietra, la tessitura, le tecniche di pesca, la costruzione di tetti di paglia, fucinatura e l’arte di accendere il fuoco o cucinare sono state tutte apprese per imitazione” (20). Proprio come l'evoluzione dei geni ha creato ciò che di naturale sta intorno a noi, quella memetica ha prodotto ciò che di artificiale ci circonda. Introdussi il termine meme alla fine di un libro, altrimenti parso interamente dedicato a celebrare il gene egoista come l’essenza e il fine ultimo dell’evoluzione. Ma è il replicatore, qualunque aspetto esso prenda, la vera unità della selezione. Dopo il successo dei geni ecco allora che nell'uomo ” entravano in scena i memi” (21) logica di base diventa sempre più raffinata fino a raggiungere le vette più alte della fisica e della matematica che, insieme alla musica, è una lingua comune a tutti. L’evoluzione per selezione ha trasformato la materia inerte in tutte le straordinarie forme di vita che conosciamo. Oggi trova nella cultura umana un nuovo formidabile concorrente. Un cervo, un lupo o un’aquila nascono con un’intelligenza e una conoscenza ereditata e solitaria. L’uomo invece è capace, grazie ad un’intelligenza collettiva e connettiva, di sviluppare dopo la nascita una conoscenza originale. Leidee, all’inizio poche, sono diventate i milioni di volumi conservati nelle biblioteche e i miliardi in circolazione. L’evoluzione delle idee si rivelò capace di spezzare la rigidità dei vincoli naturali e realizzare uno speciale mondo artificiale, di fantasia, d’arte e d’invenzione. L’uomo ha stravolto in solo diecimila anni, la natura nata milioni d’anni prima.
Io che parlo, frutto di questa rivoluzionaria evoluzione, posso guardarmi dentro e farmi la domanda: chi sono? Quanto capisco di me, è però un'altra cosa. Sono oggi l’esito finale di una lunga storia, partita dalla semplice sensibilità ed interazione esterna e non posso certo ripercorrerla all’indietro solo con l’introspezione. La scienza da risposte poco interessanti alla mia sensazione di esistere. Parla di centri cerebrali capaci di sintetizzare, integrare ed unificare, lobi limbici, amigdale, lobi frontali,  zone motorie e sensitive, nuclei del linguaggio, reti della memoria. Assomiglio ad una scimmia ma sono nato in un mondo fatto di film, televisione, discorsi, dibattiti, libri, musica e non come le scimmie di alberi, prede, combattimenti, fughe e burroni. Gli animali non sanno di esistere, forse è per questo che in loro anche se c'è la paura del predatore non c'è l'angoscia della morte immaginata. Nessun animale è religioso o racconta la propria vita, segue la moda o fa sport, sembrano sereni. Per Freud siamo guidati dall’inconscio e la coscienza è solo un iceberg, i processi psichici sono di per sé inconsci e che “di tutta la vita psichica sono consce soltanto alcune parti e alcune azioni singole” (22). Con l’introspezione non otteniamo alcuna comprensione precisa dei moti interiori, delle sorgenti dell’ansia, dell’angoscia o di quella leggera euforia che a volte ci prende: ci sfugge l’origine degli stati d’umore e del significato che diamo alle cose. Le emozioni e i sentimenti a volte ci soggiogano. Non vorremmo odiare qualcuno o amarlo, invece sembra che qualcosa quasi ci costringa. Arrivano di forza i sogni, a dispetto della nostra volontà. Desidereremmo invece che venissero più spesso quelli impulsi di creatività e quelle intuizioni magiche tanto difficili da cogliere Per Cartesio siamo due sostanze; una res cogitans che pensa (la mente) ed una res extensa (sostanza estesa, materia), che ci trasporta materialmente a passeggio.Forse siamo una medaglia a due facce. Un metodo di ricerca inventato da noi stessi, la scienza, ha dato sorprendenti risultati, per la puntualità e la precisione di questo tipo di pensiero. Nuove conoscenze, scoperte, applicazioni e progressi tecnologici hanno innalzato il benessere e la comodità degli uomini. Le scienze umane, le religioni, le arti non hanno fatto altrettanto, e del resto non era quello il loro compito, ma hanno aumentato le persone istruite, coltivato i sentimenti e riempito il tempo libero.

 

Coscienza e libertà

Se siamo il prodotto del linguaggio e della cultura, dov’è allora la libertà? In cosa consiste il libero arbitrio? Forse siamo tutti macchinette prefabbricate e non ce ne rendiamo conto. Si è dimostrato che quando credete di decidere, in realtà la vera decisione, che è avvenuta invece in modo inconscio nel vostro cervello (ca. 300 millisecondi prima). Il massimo che possiamo fare è forse intervenire con qualche potere di ‘veto’. In questo caso allora, noi saremmo l’insieme delle due parti “ sia quello che parte da dentro, sia colui che mette il veto “ ? (23). Gli eventi mentali, dicono alcuni, sono individualmente identici a eventi fisici (fisicalismo: tutto ciò che è reale è fisico), ma è difficile ridurre il mentale al fisico. Forse sono solo due descrizioni che necessitano un vocabolario diverso. C’è chi immagina per noi, a differenza dagli animali, una mente estesa che dipende non solo dal cervello come negli animali ma da una miriade di supporti esterni (primo tra tutti, il linguaggio) da lui stesso creati, che influiscono sulla nostra vita. La percezione del tempo ad esempio, con orologi, calendari e memorie scritte non è più quella scandita dagli orologi interni dell’antico cervello primitivo animale. “ In noi entra in funzione la neocorteccia che ne dà una dimensione più estesa, fino a comprendere la nostra fine e ciò si ripercuote sullo stato d’animo e sull’umore di base che non è più quello attento, ma sereno animale, ma ha uno sfondo d’inquietudine specificamente umano” (24). Come disse  William James: “Nell’accezione più ampia possibile il di un uomo è la somma totale di tutto quanto egli PUO’ definire suo, non solamente il suo corpo e le sue facoltà psichiche, ma i suoi vestiti e la sua casa, sua moglie e i figli, i suoi antenati e i suoi amici, la sua reputazione e le attività lavorative, le proprietà terriere e i cavalli, lo yacht e il conto in banca (…) Se queste cose crescono e prosperano, egli si sentirà trionfante; se perdono d’importanza e svaniscono, si sentirà abbattuto, non necessariamente con lo stesso grado d’intensità per ogni singola cosa, ma sostanzialmente allo stesso modo per tutto” (25)
 Bisognerebbe scardinare e difendere l’irriducibilità del mentale senza ricorrere a barriere fra scienze umane e scienze della natura. Le strutture mentali innate s’intersecano indissolubilmente con quelle apprese e costruite durante la nostra storia. Rimane il problema “ammesso che non si provi niente ad essere un neurone, perché, in che modo, in virtù di quali fenomeni o leggi di natura, si dovrebbe provare qualcosa ad essere qualche miliardo di neuroni?” (26). Il soggettivo e l’oggettivo tendono a rimanere separati. “Il dualismo è così radicato nel nostro linguaggio che parliamo ordinariamente del “mio cervello” o del “mio corpo”, come se “io” fossi separato dai “miei” organi” (27).

Quant’è difficile allora conoscersi “ conoscere se stessi è davvero un’utopia”? (28).

 

   Luciano Peccarisi

 

 

Luciano Peccarisi - Il miraggio di “conosci te stesso”. Coscienza, linguaggio e libero arbitrioLuciano Peccarisi è medico di famiglia, specialista in Neurologia. Vive e lavora ad Ostuni (Br). Si interessa di coscienza e del rapporto mente-cervello.
E' autore del recente libro: Il miraggio di “conosci te stesso”. Coscienza, linguaggio e libero arbitrio, edito da Armando, Roma, 2008.
"II testo intende inserirsi nell'attuale tendenza ad avvicinare le materie scientifiche al grande pubblico ed è un invito al dialogo tra le diverse discipline. Viene qui proposto un confronto immaginario tra i più grandi studiosi, neuroscienziati, psicologi, linguisti, filosofi, antropologi, ipotizzando confronti, polemiche e dialoghi mai avvenuti sui rapporti tra biologia e comportamento umano".

 

 

Di Luciano Peccarisi in questo stesso sito:
- La rubrica d'Autore: Riflessioni sulla Mente

e gli articoli:

- Ma che cos’è la coscienza?
- L’Anima e la sua faccia

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Altre Riflessioni


NOTE

18) Dawkins R. (1976) The Selfish Gene, Oxford University Press, trad. it. Il Gene Egoista, la parte immortale di ogni essere vivente, I ed. Oscar saggi 1995, Mondadori, Milano

19) Dawkins R. (2006) The God delusion, Bantam Press, Londra, trad. it. 2007, L’illusione di Dio: le ragioni per non credere, Mondadori, Milano, p. 374

20) Dawkins R. (1998) Unweaving The Rainbow. Science, delusion and the appetite for  wonder, trad. it. L’Arcobaleno della vita. La scienza di fronte alla bellezza dell’universo, 2001, Quark, Oscar Mondatori, Milano, pp. 271-275

21) Blackmore S. (1999) The Meme Machine, trad. it. 2002, La Macchina Dei Memi. Perché i geni non bastano, Instar Libri, Torino, p. XXV-XXVI

22) Freud S. Introduzione alla Psicoanalisi. Prima e seconda serie di lezioni, P. Boringhieri, Torino, trad. it. 1978, pp. 22-23

23) Libet B. (2004) Mind Time. The Temporal Factor in Consciousness, trad. it. 2007, Mind Time. Il fattore temporale nella coscienza, Cortina, Milano, pp. 37-91

24) Peccarisi L. (2006) A favore della mente estesa, in Sistemi Intelligenti, XVIII, n. 2, Agosto, p. 323

25) LeDoux J. (2002) Il Sé sinaptico, R.Cortina ed., Milano, 2002, p. 19

26) Di Francesco M. (2000) La coscienza, Laterza, Roma-Bari, p. 7

27) Blackmore S. (2005) Consciousness. A Very Short Introduction, OxfordUniversity Press, trad. it. 2007, Coscienza, Codice edizioni, Torino, p. 6

28) Peccarisi L. (2008) Il miraggio di “conosci te stesso”. Coscienza, linguaggio e libero arbitrio, Armando editore, Roma, p. 17

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