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Lettera agli Spirituali sulla verità e sull'Equilibrio Evolutivo

di Giancarlo Braido - Ottobre 2009
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Cari amici,
dopo aver percorso una certa parte del proprio percorso di vita, ogni persona ritiene di aver avuto sufficienti insegnamenti dai suoi simili e dalla vita in generale da poter trarre delle conclusioni e ritenere tali conclusioni conseguenti ad un buon grado di consapevolezza raggiunto.
Per quanto mi riguarda, ritengo di poter trarre alcune di queste conclusioni.

 

Studio e Meditazione

Innanzitutto dobbiamo riconoscere la limitatezza ed ignoranza umana e quindi il bisogno di utilizzare strumenti che ci aiutino a superare tale condizione. Ne deriva quindi che lo studio è una parte fondamentale per la costruzione ed evoluzione della persona. Tutta la vita deve essere destinata allo studio, non svolto per dovere, ma bensì per piacere. Lo studio deve essere la logica e naturale conseguenza di un continuo bisogno di completamento, di ricerca di risposte e di apertura verso il non conosciuto.
Ma lo studio di per se non è sufficiente.
Ricordate? “Studiare senza meditare è inutile. Meditare senza studiare è pericoloso”.
Tutto ciò che viene assimilato mediante lo studio deve, infatti, far parte di quel “tempo in cui si va oltre“, il tempo della meditazione. Lo studio, gli insegnamenti, ciò che impariamo dagli altri, le proprie esperienze sono i materiali di base, la meditazione è la propria abilità a realizzare ciò che viene realizzato si chiama consapevolezza.

 

Assenza di verità

Una consapevolezza che si acquisisce nella propria vita solo dopo che sia trascorso un certo tempo è che la verità non esiste.
Questo è un importante aspetto da considerare. Rivoluzionario nelle sue potenzialità, qualora divenga consapevolezza di massa e non rimanga come è ora sapere di pochi.
E’ il vero concetto sul quale si deciderà l’evoluzione del genere umano.
E’ la demolizione del piedestallo sul quale è posta la poltrona del Potere, di ogni forma esso sia e di ogni mascheratura sia vestito.
La ricerca di una definizione possibile di verità è stata da sempre questione che non ha fatto dormire filosofi e pensatori.
Esistono le teorie più banali, che in sostanza non fanno altro che cercare una scorciatoia per togliere di mezzo un argomento così spinoso.
Ad esempio, la teoria corrispondentista vede la verità come corrispondenza con la realtà. Così, un'affermazione è vera solo quando esprime degli stati di cose presenti nel mondo.
Molto comodo, ma assolutamente insoddisfacente!
La teoria della coerenza vede la verità come coerenza all'interno di un certo insieme di affermazioni o, più spesso, di convinzioni. Per esempio, la convinzione di una certa persona è vera solo quando essa è coerente con tutte (o con la maggior parte) delle altre sue convinzioni.
Basta quindi che uno sia coerente con se stesso perché ciò che dice sia vero? Mi sembra piuttosto potenziale megalomania anziché verità.
La teoria del consenso, sostiene che la verità è ciò che mette d'accordo (o lo farà nel prossimo futuro) le opinioni di certi gruppi specifici, quali ad esempio gli studiosi competenti in un certo ambito (ad esempio gli scienziati).
Come dire che è vero ciò che viene passato per vero dalle parti interessate a far credere che quanto detto è vero! Sembra un giochetto tra amici.
Il pragmatismo valuta la verità in base all'utilità delle conseguenze pratiche di una certa idea. Un'idea è vera, in altri termini, se, mediante le idee e gli atti che ci suscita, è capace di guidarci senza intoppi da un'esperienza ad un'altra.
Quindi è qualcosa di strumentale e mutevole, da utilizzare di esperienza in esperienza.
Mi sembra già una definizione un po’ più onesta delle precedenti.
Il costruttivismo sociale sostiene che la verità è costruita dai processi sociali, e che essa rappresenta la lotta di potere all'interno di una comunità.
Quindi essendo i processi sociali in continua evoluzione anche la verità si conforma continuamente a questi processi ed ai rapporti di potere che si creano.
Anche questa definizione è abbastanza realistica.
C’è chi poi ha proposto che la verità possa èssere definita come corrispondenza alla realtà, ma ricordando che la verità o la falsità di una proposizione può essere stabilita solo tramite l'accordo degli esperti.
Esperti? Quindi realtà e verità possono èssere definite solo dagli esperti? Siamo nelle loro mani? Ho l’impressione che qui ci stiamo arrampicando sugli specchi!

 

Vi sono comunque altre più oneste definizioni di verità, che meno si lasciano prendere dal voler dare delle inesistenti certezze.
Secondo Heidegger la verità non esiste, se non come “ri-velazione”, cioè qualcosa che si fa vedere nascondendosi nuovamente.
Per Kierkegaard la verità umana è qualcosa che è in continuo progredire, e un essere umano non può scoprire la verità separatamente dalla soggettiva esperienza del suo proprio esistere, definito per i valori e la fondamentale essenza che consiste in ciascun modo di vita.
Nietzsche rigetta l’idea di costanti universali e dichiara che ciò che chiamiamo verità è solo una mobile armata di metafore, metonime e antropomorfismi. La sua veduta a riguardo è che l’arbitrarietà completamente prevale all’interno dell’umana esperienza: concetti originati attraverso un artistico trasferimento da stimoli nervosi in immagini; "verità" non è niente più che un’invenzione di stabilite convenzioni per meri pratici propositi, specialmente quelli di quiete, sicurezza e accordo.

 

Questo per quanto riguarda una visione laica della verità. Ma c’è anche chi affrontando il problema da una angolatura spirituale non impone un obbligo di fede.
Per Osho tutti i filosofi hanno avuto da pensare a riguardo della “verità”, ma pensare sulla verità è una cosa impossibile. Sia che la conosci o che non la conosci. Se la conosci non c’è necessità di pensarci. Se non la conosci come puoi  pensarci. Un filosofo che parla sulla verità é come un cieco che parla della luce. Se tu hai gli occhi, non pensi a riguardo della luce, tu vedi la luce. Vedere è un procedimento completamente diverso; è un prodotto della meditazione.

 

In definitiva, la verità non esiste. E’ qualcosa che si intravede, che si nasconde, che si può solo approssimare o, addirittura, che si inventa o che appartiene solo al mondo spirituale.
Questa è una conclusione a cui sono arrivati grandi pensatori del nostro tempo e dei tempi passati, ma a cui sono arrivati e arrivano anche semplici pensatori che dopo aver trascorso una parte della loro vita hanno assunto la stessa consapevolezza sulla base dell’analisi sia della storia personale che della storia dell’umanità.
Come siamo certi che la verità non esiste, siamo però altrettanto certi che esiste la sua continua ricerca.

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