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Quel che deve accadere è già accaduto

di Pasquale Faseli  - settembre 2007


Come può l’uomo, che si trova all’interno dell’Universo, comprenderlo essendone nel contempo una parte, per di più infinitesimale. Se salgo su un monte e guardo il panorama non vedo me insieme al panorama ma solo il panorama. Chi coglie me e il panorama insieme, non posso essere io, ma uno che sta al di fuori di me e del panorama. Questa difficoltà oggettiva e razionale di comprendere l’insieme che ci ospita è stata da sempre superata con le religioni trasferendo a un Ente Superiore, definito di volta in volta secondo le culture e le conoscenze, la funzione sia della comprensione che della creazione del tutto. Per comunicare con questo Ente ed essere partecipe della comprensione Universale basta la fede, con la quale non ha ragion d’essere neppure la domanda: se Dio ha creato l’Universo, chi ha creato Dio?

Per quanto concerne le scoperte scientifiche, per le quali non si dice più che la mela cade perché è matura bensì perché c’è l’attrazione gravitazionale, al di là dell’utilizzazione pratica di esse non vedo quale altro apporto abbiano dato per la comprensione di ciò che sta al di fuori di noi. Mi pare che le frasi le azioni non svaniscono senza lasciar tracciapossiamo dichiarare cose che non faremo mai, ma quelle dichiarazioni produrranno un effetto, attribuite a Buddha, vissuto venticinque secoli fa, oppure nel principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio, del Vangelo secondo Giovanni, hanno lo stesso spessore intellettuale di alcune leggi della fisica odierne. Voglio dire che la teoria del Big Bang, o altre innumerevoli teorie sulla nascita dell’Universo, non hanno spostato di un millimetro il nostro punto di partenza lungo il cammino della comprensione di ciò che sta al di fuori di noi e le domande che si poneva Empedocle sono le stesse che ci poniamo noi. Partendo dal concetto di Fred Hoyle, secondo il quale noi siamo parte di una intelligenza unica, ciò di cui siamo certi è che ogni componente dell’Universo è collegato con tutti gli altri a formare questa unica intelligenza, e il collegamento è così universale che, come disse qualcuno, se tossisco a Beirut lo sentiranno fino a Racalmuto. Ma vorrei dire altro ancora. Ciò che partecipa a questa intelligenza unica non è l’uomo in quanto tale, ma i suoi componenti microscopici con tutti i legami chimici e fisici, a un livello così piccolo, infinitesimale, così lontano da noi, dove non ha alcun significato il concetto di essere vivente, e neppure il concetto del tempo che scorre. In quella dimensione non umana non ha senso parlare del prima e del dopo, e il tempo non è più come l’acqua che scorre nel fiume, che si distingue tra acqua che sta a monte e che deve ancora giungere, quella che ci sta innanzi che possiamo toccare e quella a valle che è acqua passata, il tempo è immobile come l'acqua del lago, e quel che deve accadere è già accaduto. Ognuno di noi ha potuto, almeno una volta, costatare il verificarsi, nei giorni successivi, di un evento percepito durante un sogno. Ciò fa presumere che qualcosa dentro di noi sa che il tempo non scorre ma è immobile e che la sua mobilità è frutto solo del nostro modo di pensare, derivato dall’istinto di sopravvivenza. Nessuno potrebbe vivere conoscendo anche il proprio futuro per cui ci rifiutiamo di conoscerlo e, quando casualmente lo percepiamo, lo rifiutiamo. Il tempo come entità immobile per l’uomo è un tabù.

In conclusione è impossibile comprendere l’Universo, e la sua intelligenza, standone all’interno, ma nello stesso tempo, dentro ognuno di noi, ogni nostro componente che partecipa alla formazione di questa intelligenza ne è consapevole. Ma non abbiamo con lui alcun rapporto per cui ci è impossibile recapitargli le nostre domande. Ci si può provare, ma non con le leggi delle fisica, bensì con la meditazione alla maniera di Siddharta. E infine, cos’è l’Anima, nella religione cristiana, se non il componente cosciente dell’Intelligenza Universale all’interno dell’uomo quale componente inconsapevole?

              Dott. Ing. Pasquale Faseli

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