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L’anima degli esseri senzienti

di Guido Dalla Casa - Aprile 2009
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Studi recenti

I brani che seguono sono riportati dall’articolo “Minds of their Own – Animals are smarter than you think” (La loro mente – Gli animali sono più intelligenti di quanto crediate) di Virginia Morell, pubblicato sul numero di marzo 2008 del National Geographic, sulla cui copertina l’articolo è annunciato con il titolo “Inside Animal Minds” (Nella  mente animale). Alcuni pezzi sono riportati dalle didascalie delle foto dello stesso articolo, curate da Jennifer S. Holland.

L’articolo è una sintesi dei risultati di trent’anni di studi sulla mente, sul comportamento e sulle capacità di apprendimento di molti esseri senzienti non-umani da parte di Irene Pepperberg ed altri scienziati. La Pepperberg iniziò il suo progetto nel 1977: si portò in laboratorio un pappagallo africano di nome Alex con l’intento di insegnargli la lingua inglese.

 

“Quando la Pepperberg cominciò a dialogare con Alex, che è morto a 31 anni lo scorso settembre, erano molti gli scienziati che credevano che gli animali non fossero in grado di pensare. Gli animali erano macchine, robot, programmati per reagire in modo elementare a stimoli esterni, ma non erano in grado di pensare né di provare emozioni”.

 

Ancora trent’anni fa, dopo quasi due secoli che conoscevamo l’Unità della Vita e  sapevamo qual’è la posizione della nostra specie nel mondo naturale, erano diffuse idee simili! Ma leggiamo qualche brano dell’articolo:

 

“Alex contava, riconosceva colori, forme e dimensioni, aveva un’elementare nozione del concetto di zero”.
“Per Alex le mele hanno un sapore simile alle banane, ma somigliano alle ciliegie; così si è inventato questo nome: ci-nana”.
“Gli scimpanzè, i bonobo e i gorilla sono capaci di apprendere il linguaggio dei segni e di utilizzare simboli per comunicare con noi. Il bonobo Kanzi porta con sé una lavagna piena di simboli che gli permette di “parlare” ai ricercatori, e ha inventato, per esprimersi, nuove combinazioni simboliche”.
“Azy (un orango) ha una ricca vita interiore. Cognitivamente gli oranghi sono sullo stesso piano delle scimmie africane, e in certi compiti le superano. Oltre a comunicare i suoi pensieri con i simboli di una tastiera, Azy mostra anche una “teoria della mente” (cioè comprende il punto di vista di un altro), e fa scelte logiche che dimostrano una notevole flessibilità mentale”
“Le pecore, come i primati, sanno riconoscere facce diverse (circa 50 pecore e 10 umani) e le ricordano per due anni”.
“Oggi un ampio numero di studi indica che l’intelligenza è una dote flessibile, e le sue radici nel mondo animale sono estese e profonde”.
“Non siamo i soli a saper inventare, a pianificare le nostre azioni, ad avere un’immagine di noi stessi; e neppure i soli a mentire e ingannare”.
“L’intelligenza è un albero dalle mille ramificazioni: non ha un tronco unico che punta solo nella nostra direzione”.
“Dotati di un grosso cervello e agili tentacoli, i polpi sanno bloccare le loro tane con delle rocce, e si divertono sparando acqua a bersagli come bottiglie di plastica o ai ricercatori”.
“Kanzi, un bonobo, da piccolo ha imparato a comunicare spontaneamente osservando gli scienziati che addestravano sua madre. A 27 anni, questo bonobo “parla” grazie a più di 360 simboli di tastiera, e capisce il significato di migliaia di parole dette a voce. Kanzi sa formulare delle frasi, eseguire nuove istruzioni, e fabbricare strumenti di pietra, cambiando tecnica a seconda della durezza del materiale. Crea strumenti come quelli dei primi umani”.
“Le ghiandaie sanno ragionare: sapendo di essere ladre, spostano le provviste di cibo se un’altra ghiandaia le osserva; pianificano i pasti futuri, e nel fare provviste tengono conto dei bisogni futuri piuttosto che della fame del momento”.
“I delfini hanno ottima memoria, estro creativo e capacità linguistiche; sono versatili, sia dal punto di vista cognitivo che comportamentale. Hanno un grande cervello generalista, proprio come noi. Modificano il proprio mondo per rendere possibili nuove cose”.

 

E’ anche evidente che si ragiona sulle medie, e che il più intelligente dei bonobo ha (o è) più mente-psiche-spirito del meno dotato degli umani.

 

Posizione della nostra specie in Natura

La visione ideologica che ci fa credere unici e diversi cioè inconfondibili e migliori di tutti gli altri esseri viventi sul pianeta, è solo un curioso delirio di grandezza.    Fabio Ceccarelli

 

La posizione antropocentrica, che dà valore a qualunque cosa solo in funzione umana, è la più diffusa nella nostra cultura. Invece una visione del mondo biocentrica assegna “valore in sé” a tutte le entità viventi, una visione ecocentrica dà valore a tutte le entità naturali e alle loro relazioni.  Gli umani, le loro culture, le relazioni fra di esse, sono entità naturali, e quindi anch’esse degne di “valore in sé”.

L’uomo sta alla Natura come la parte al Tutto, come un tipo di cellule sta all’Organismo psicofisico di cui fa parte. Un gruppo di cellule ha maggior “valore in sé” se lo si vede come parte integrante di un Organismo di quanto ne abbia se considerato isolato.

Dare un valore “in sé” a tutte le entità naturali e alle relazioni che le legano vuol dire attribuire un profondo significato alla Vita e al mondo, accettarne e comprenderne la spiritualità immanente.

Gran parte delle posizioni attuali della cultura occidentale derivano dalle religioni che si sono originate nella regione medio-orientale ed hanno invaso il mondo, spesso con la violenza, diffondendo ideologie mostruosamente antropocentriche. Le istituzioni che le rappresentano continuano quest’opera: a parte le amenità sul concetto di “anima”, anche sul piano pratico si agitano non poco per quattro cellule surgelate (purché umane) e non dicono una parola sulle spaventose sofferenze inflitte a tanti esseri senzienti o sulla distruzione degli ecosistemi.

Il pensiero materialista non ha cambiato nulla mantenendo l’uomo “al centro” attraverso una specie di “merito selettivo”, che gli ha conservato l’esclusiva mentale-spirituale.

 

L’evoluzione dei sistemi complessi

E’ abbastanza noto che la spaccatura cartesiana fra mente e materia ha ricevuto un duro colpo dal principio di indeterminazione, formulato da Werner Heisenberg nel 1927. Con la successiva interpretazione di Copenhagen, sostenuta soprattutto dal fisico danese Niels Bohr e sempre confermata negli esperimenti successivi, il mondo energetico-materiale appare sempre più inconsistente senza una presenza mentale.

Il fisico Erwin Schroedinger era arrivato alle stesse conclusioni di Heisenberg per altra via ed era riuscito a formulare l’equazione differenziale che porta il suo nome, che rappresenta entità molto evanescenti, ma tuttavia è ancora in grado di descrivere l’andamento nel tempo di qualcosa, anche se solo di un’onda di probabilità.

Successivamente lo studio dei sistemi ha portato a togliere anche questa tenue  prevedibilità. Infatti, studiando i sistemi complessi, si è visto che, durante l’evoluzione del sistema, si manifestano biforcazioni-instabilità, cioè punti oltre i quali il sistema prende una via assolutamente non prevedibile, neanche in linea teorica, sulla base di eventi nel mondo energetico-materiale: il sistema sceglie la via che prenderà successivamente. In altre parole si manifestano fenomeni mentali, o, se volete, comincia a manifestarsi una mente-psiche-spirito, il che non significa necessariamente una coscienza.

Gli scienziati meccanicisti-materialisti se la cavano dicendo che il sistema prende a caso la via successiva alla biforcazione. Si ha la sensazione che la parola caso, come al solito, sia un’etichetta messa a tutto ciò che non conosciamo.

Non abbiamo alcun motivo di nessun genere per dire che si tratta di una scelta se il sistema complesso è il cervello umano e di un caso se si tratta del cervello di un passerotto o del ganglio nervoso di un cefalopodo o dell’evoluzione di un termitaio.

C’è sempre un orizzonte temporale oltre il quale il comportamento del sistema è assolutamente indefinibile. Per usare un esempio preso dalla meteorologia: “Il battito d’ali di una farfalla nella campagna inglese può provocare un ciclone nei Caraibi”, da cui la denominazione di effetto-farfalla data alla conseguenza di una biforcazione in questo tipo di processi.

Non si tratta della nostra incapacità o impossibilità di conoscere tutte le variabili, ma della natura intrinseca dei fenomeni. Nelle biforcazioni-instabilità si manifesta un processo creativo:  In questo quadro, la creazione non è più avvenuta in un momento remoto del passato, ma è un processo continuo.

 

Il libero arbitrio   
L’idea tradizionale, propria delle istituzioni religiose nate nell’area medio-orientale e di una corrente della scienza, è che l’uomo sia dotato di libero arbitrio, mentre il resto del mondo naturale (compresi tutti gli altri animali!) sarebbe soggetto alle rigide leggi fisiche. Un’altra corrente della scienza “ottocentesca” (il determinismo) non lascia alcuna libertà a nessuno.

Come abbiamo visto, secondo una corrente attuale del pensiero scientifico-filosofico c’è qualche segno di libertà in tutti i processi naturali: ci sarebbe un po’ di libero arbitrio ovunque, anche se in quantità diverse.

Ogni entità naturale, ogni processo, ogni sistema complesso, ha un suo grado di libertà. Solo la “quantità” di tale facoltà è diversa da caso a caso. Secondo la visione detta “del cane al guinzaglio”, tutte le entità (noi compresi)  hanno un guinzaglio, più o meno lungo, in mano alle forze sistemiche, che non sono soltanto fisiche o energetico-materiali, ma anche mentali. Per usare un’espressione di Bateson:

 

“…Se volete, potete chiamare Dio le forze sistemiche.”

 

Il cane può talvolta far cambiare completamente direzione a chi tiene il   guinzaglio, se a un bivio si dirige da una parte piuttosto che dall’altra.

Solo come esempio, il grado di imprevedibilità che si manifesta in diverse comunità di insetti, di mammiferi o di uccelli, non è molto diverso da quello dei gruppi umani. Inoltre le società di molte specie sono notevolmente strutturate.

Comunque, se c’è qualche differenza fra umani e altri animali, è di natura quantitativa. L’uomo è un animale: anche l’etica deve tenerne conto quando si occupa degli altri esseri viventi, e senzienti.

 

Conclusioni

Forse non sono necessarie le considerazioni sopra esposte: è sufficiente avere un cane come amico, o leggere questa intervista a Konrad Lorenz.

 

…  Ho conversato a lungo, su questi argomenti, con Konrad Lorenz, padre dell’etologia moderna. Alla domanda se anche gli animali siano consapevoli, con il tono passionale e affascinante che lo distingue, risponde: “Nessuna persona seria dovrebbe dubitare di questo. Sono pienamente convinto, dico pienamente, che gli animali hanno una coscienza. L’uomo non è il solo ad avere una vita interiore soggettiva”. E aggiunge che l’uomo è troppo presuntuoso, troppo preso di sé. Naturalmente, dice ancora il grande scienziato, il fatto che gli animali abbiano una coscienza “solleva dei problemi”. Forse l’uomo ha paura di fare altri passi in questa logica: riconoscendo una vita interiore agli animali, sarebbe costretto a inorridire per il modo con cui li tratta.

Lorenz mi ha parlato anche dell’infallibilità con cui gli animali conoscono subito le intenzioni di chi sta loro di fronte. Ma non c’è bisogno di scomodare tanta autorità, per commentare l’episodio del gorilla in questione. Solo una mente rozza o malata di dogmatismi, potrebbe dubitare delle buone intenzioni dell’animale. E i cani di Vienna, compresi quelli di Lorenz, non sono mai minacciosi per istinto o perché capiscono che la gente li ama e non farebbe loro mai del male?

In fondo l’etologia va confermando quello che Giordano Bruno aveva intuito con il suo genio filosofico, e cioè che tutti gli esseri viventi sono fenomeni diversi di un’unica sostanza universale. Traggono dalla stessa radice metafisica e la loro differenza è quantitativa non qualitativa o, per usare il linguaggio di Kant, fenomenica non noumenica. L’intelletto, che serve a intuire la relazione delle cose tra di loro, è comune, sia pure proporzionato ai bisogni, a tutti gli esseri viventi. Questo insegnano i grandi pensatori, a incominciare da Schopenhauer, e questo sostiene, in ultima analisi, Lorenz.

Sarebbe pura cecità considerare l’uomo come qualche cosa di completamente avulso dal resto del regno animale. La scoperta che gli animali mentono - per esempio i gracchi alpini e corallini, ma Lorenz mi ha parlato anche di altri animali - e quindi sono capaci di astrazione ha fatto cadere perfino il dogma che solo l’uomo avesse la facoltà di riflettere in abstracto.

La filosofia occidentale è troppo impregnata di teologia. Lo riconosceva perfino Nietzsche, che pure parlava e predicava come un prete capovolto. Il male è già all’inizio: “Crescete e moltiplicatevi, e popolate la terra, ed assoggettatevela, e signoreggiate i pesci del mare e i volatili del cielo, e tutti gli animali che si muovono sulla terra.”  Signoreggiate, cioè opprimete, tormentate e uccidete tutti gli altri esseri viventi: parla così, un Dio? E non poteva anche risparmiarsi queste parole, dopo aver creato un essere malvagio come l’uomo? Lorenz, sia pure dopo una disamina di carattere storico, definisce “satanico” un simile comandamento.

Quale penoso contrasto con le sublimi parole che Buddha rivolse al suo cavallo quando lo lasciò libero: “Và! Anche tu, un giorno, sei destinato al nirvana”.

Questo episodio faceva tremare di commozione Schopenhauer e Wagner, ma non impressiona minimamente la corteccia cerebrale dei nostri filosofi-teologi. A loro è più congeniale Cartesio, che considerava gli animali delle semplici macchine.

Vicino a Lorenz si respira meglio sia scientificamente che moralmente. Proprio perché ha scandagliato come nessun altro la vita interiore degli animali, sa anche quale responsabilità morale questo comporti…    (Anacleto Verrecchia, La Stampa, 8 settembre 1986)

 

Guido Dalla Casa

Guido Dalla Casa (Bologna, 1936), Ingegnere Elettrotecnico, ha svolto l’attività di dirigente dell’ENEL nelle aree tecnica e commerciale della distribuzione. E' docente presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini, corso di Ecologia Interculturale. Tra le sue pubblicazioni: L’ultima scimmia, 1975; Ecologia Profonda, 1996; Inversione di rotta, 2008; Guida alla sopravvivenza, 2010; Ambiente: Codice Rosso, 2011; L'ecologia profonda. Lineamenti per una nuova visione del mondo, Mimesis Edizioni, 2011.

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