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Riflessioni sugli anni settanta
di Davide Riccio

Anni '70: Giocare negli anni ‘70 - terza parte
Avevamo però molti giocattoli che della televisione, in un modo o nell’altro, facevano le modeste, ma pur sempre eccitanti veci, come il teatrino per le marionette, che costruivamo anche con materiali poveri e di recupero... continua


Anni '70: Giocare negli anni ‘70 - seconda parte
Giocare negli anni ’70 voleva anche dire suonare. Come per il francese “jouer” e per l’inglese “to play”, finalmente le due parole coincidevano anche in Italia. Fu allora che apparvero i primi strumenti musicali giocattolo che andavano un po’ più in là del tamburo e il sonaglio per l’infante o il flauto dolce scolastico... continua


Anni '70: Giocare negli anni ‘70 - prima parte
Negli anni ’70, e soltanto sul finire di quel decennio, apparvero i primi giochi elettronici in Italia. Oggi la Play Station e il personal computer consentono di giocare un’infinità di giochi sempre diversi. Allora, nelle case, non erano ancora arrivati i personal computer... continua


Anni '70: Fate largo, arriva la nuova 500… “LOVE”
La 500 è stata pur sempre la prima macchina in assoluto che io abbia mai guidato -in uno spiazzo campestre, all’età di quindici anni, con a fianco mia sorella, la proprietaria, ad impedirmi per eccesso di preoccupazione di passare anche solo alla seconda, controllando lei stessa l’acceleratore a mano!... continua


Anni '70: Lo Stereo 8 e la quadrifonia. Dalla monofonia all'olofonia.

Gli anni ’70 furono una decade di grande interesse popolare intorno al miglioramento della qualità di registrazione e di ascolto della musica. Tutti, bene o male, appassionati o meno, si aveva un’idea dell’importanza e del significato dell’alta fedeltà... continua


Anni '70: L’auto accessoriata.
Se oggi attrezzare con accessori e ammennicoli vari un’automobile può essere considerata una faccenda di pessimo gusto, negli anni ’70 dotare la propria auto dei più svariati, a volte inutili accessori, era un fatto del tutto normale, assai comune... continua


Anni '70: Dal piacere di Carosello alla pubblicità coatta
Carosello iniziava alle otto e mezzo di sera, dopo il Telegiornale del primo canale, presentato dalle signorine Rai come una vero e proprio programma. Che il Carosello abbia fatto storia, lo rivela anche la sua presenza nelle enciclopedie: rubrica di pubblicità trasmessa tutti i giorni dal 3 febbraio 1957 al 1° gennaio 1977... continua


Anni '70: Il flexi-disc
Suonati da fonografi monofonici, fonovaligie o ”mangiadischi” (quest’ultimo era un nome ad un un programma puntualmente rispettato dal prodotto, per i danni che quella scatoletta da subito riusciva a produrre), i dischi duravano quel che potevano durare... continua


Anni '70: Il monoscopio
C’era una volta, fino agli anni ’80, il monoscopio… Oggi, abituati ad una televisione che trasmette 24 ore su 24, alla disponibilità di mille canali nostrani e internazionali, via cavo e decoder, satellitari, on demand, tematici, via Web (per non dire delle televisioni sperimentali di quartiere o perfino di condominio) e... continua

 

Anni '70: Ridateci il dirigibile!
Il dirigibile ha sempre esercitato un grande fascino, e credo non soltanto su di me. Prima ancora che questo fascino fosse da me intellettualizzato attraverso la conoscenza della storia dei dirigibili, dalle imprese di Umberto Nobile e le vicende della Tenda Rossa alla catastrofe dello Zeppelin Hindenburg, dai Led Zeppelin... continua

 

Anni '70: Prisencolinensinainciusol... o l'amore universale.
Da bimbo già mi piaceva l’inglese ma, primi rudimenti a parte, non sapevo ancora parlarlo, né tanto meno capirlo. Ciò nonostante, pensiero magico del bimbo, credevo fermamente di essere perfettamente in grado, se non di capirlo, quanto meno di poterlo parlare... continua


Anni '70: Le Canotte a rete.
Tra i miei ricordi degli anni ’70, vi è quello delle magliettine a rete. Il mio amico Aldo ne portava sotto la sua camicia, asseriva che tenessero più caldo delle normali magliette, perché la traforatura tra la pelle e la camicia fungeva da “camera d’aria” in cui si sviluppava e si tratteneva il calore del corpo... continua

 

 

Biografia
Davide Riccio è nato a Torino, l’8 maggio 1966. Diplomato operatore turistico ed educatore professionale (le future Scienze dell’educazione), vive a Torino, dove svolge da vent’anni l’attività di educatore in ambito socio-assistenziale e psichiatrico. Ha per altro lavorato nell’ex Ospedale Psichiatrico di Collegno negli anni di trasformazione e chiusura dell’ex O.P. dopo la Legge Basaglia.
Chitarrista, polistrumentista e cantante autore di genere eclettico, attualmente sta esplorando e studiando il Theremin e il didgeridoo (di quest’ultimo, una sua intervista a Claudio Ricciardi, ex Prima Materia, è stata inserita nella nuova edizione del libro “L’albero che canta”, testo fondamentale su questo strumento aborigeno australiano).
Ha suonato e inciso dischi fin dalla seconda metà degli anni ’80. Una selezione antologica di suoi brani si può ascoltare su:
www.vitaminic.it/artist/dacio
www.vitaminic.it/artist/davicias
www.vitaminic.it/artist/nuovamusicarurale

Tra gli ultimi lavori si segnalano quelli per la produzione Pezzente di Marino José Malagnino  (copertine confezionate a mano e rese diverse una dall’altra) e ottimamente recensiti, tra cui “Poesia sonora – Poesia con creta” e “Musica per NO film – Bestiario Musicale” con le interferenze del musicista elettronico  Luca Pagani ed altri. Prossimamente usciranno un suo lavoro di functional music (musica funzionale) per suonerie di cellulari e per la segreteria telefonica (Suonerie d’autore), ed una partecipazione a una compilation di musiche per non strumenti (brani di musica realizzati con strumenti inventati dai vari autori o con oggetti di varia natura).
Nel 2006 è uscito “L’Orfeo concluso”, poema multimediale di canzoni e recitazione su soundscapes elettronici, noise, sinfonici ed altro con musiche proprie e di Ashtool, Paolo Veneziani, Marco Barluzzi, All Scars Orchestra, Volvox degli olandesi Fckn bstrds, il francese Ripit (Nyko Esterle) ed altri (Into my bed rec./Unamusica).

Nel 2007 è uscito “Wrong or right of forty”, l’album, della durata di 80 minuti, è composto da 15 brani in lingua inglese ai quali hanno dato il loro contributo importanti protagonisti creativi dell’underground elettronico e sperimentale italiano e americano, non solo musicisti, ma anzitutto autori e fautori di progetti musicali personali. I brani (Creative Commons), registrati all’Om Sweet Om di Davide Riccio e riequalizzati c/o il Minirec di Torino, possono essere scaricati anche in formato .mp3, del tutto gratuitamente, all’indirizzo www.vitaminic.it/artist/dacio (ove sono presenti per altro due out-takes inedite).

Ha scritto poesie e racconti che ha pubblicato fin dal 1985 su antologie e riviste sparse. Numerosi i siti internet che ospitano i suoi lavori.
Ha pubblicato in e-book una biografia dell’omonimo Davide Riccio, più noto come David Rizzio (1533-1566), torinese trapiantato a Edimburgo, musicista e segretario personale di Maria Stuarda brutalmente assassinato in una congiura di palazzo capeggiata dal re di Scozia Henry Darnley. A lui sono state attribuite numerose tra le più belle arie tradizionali scozzesi (incluso “Auld Lang Syne” a noi più noto come “Valzer delle candele”). Di David Rizzio, Riccio ha curato anche una un disco, interpretando tutte le arie a lui attribuite.

Ha scritto il romanzo “La banca dei Reincarnati”, giunto quarto classificato ad un concorso promosso da Lankelot – edizioni Del Catalogo in collaborazione con End (Edizioni non deperibili). Ha appena pubblicato “Povertissement”, antologia di 81 poesie dal 1992 ad oggi (Genesi Editrice, prefazione di Sandro Gros-Pietro).
Insieme a Luca Avenati, Andrea Pontillo e Alessandro De Caro, è stato tra i fondatori del Gruppo Factory, gruppo aperto attivo tra il 1998 e il 2000, reading di poesie su musiche e spettacoli multimediali propri (cd e libro rimasti inediti e intitolato “Factory’s”, che a suo tempo interessò Aldo Nove per la collana inVersi/Bompiani, poi precocemente sospesa).In passato è stato ufologo ricercatore e inquirente per il C.U.N. (Centro Ufologico Nazionale).
Dal 1998 è stato “prolifico” giornalista free-lance per il settimanale La Val Susa, per il quotidiano Torino Sera e per il mensile Oblò con sede a Livorno, occupandosi di cultura in genere (libri, Web, teatro, musica, ufologia e divulgazione di scienze, storia, costumi e misteri). Da due anni scrive per alcune web-zines (Kult Underground, Il Porto Ritrovato ed altre) e si occupa prevalentemente di articoli ed interviste a gruppi musicali e musicisti od altri artisti emergenti o già affermati, ma dell’underground italiano ed internazionale, con particolare attenzione alle avanguardie e al rock indipendente. Nell’ultimo anno ha iniziato a occuparsi occasionalmente di copywrite pubblicitario come libero professionista per una nota agenzia milanese.

Ha fondato una propria etichetta discografica “Unamusica”, di cui sta curando un prossimo sito nel Web in forma di Net label.

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