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Archiviazione digitale: uno scenario altamente inquietante

Di Riccardo Rossi Menicagli
Maggio 2016

 

L'ultimo secolo di esclusiva, corposa produzione ed accumulazione "cartacea" delle informazioni è ormai trascorso da sedici anni, dinnanzi a noi verosimilmente rimangono altri dieci, venti, forse al massimo trent'anni in cui, con meccanismo ed approccio a scemare (fino infatti alla sua completa scomparsa), saranno ancora archiviati dati, informazioni, mediante documenti cartacei e per tramite di mano soggettivamente umana, con il rigore e l’onestà che descrive professionalmente bene la grande parte delle persone dedite all’attività di archiviazione, ma anche con gli arbitrari indirizzi di contestualizzazione e di interpretazione delle fonti che da secoli connotano tale attività. Queste caratterizzazioni positive e negative di catalogazione che con immediati riflessi interpretativi ci hanno tormentato o ci hanno edificato, a seconda dei vari punti di vista, in ogni caso ci hanno abituato alle verità storiche, anche le più sgradevoli, ma pur sempre, ripeto composte e catalogate da mano e mente umana (mano e mente umana che abbiamo quindi da sempre un po' chimericamente sperato fosse pregna della necessaria e sufficiente onestà intellettuale atta e soprattutto adatta ad assolvere a codesto delicato compito).

 

Poi nel breve svolgersi dell'arco temporale che ho precedentemente indicato la tecnologia digitale chiuderà definitivamente il sistema di archiviazione cartacea e consoliderà altrettanto definitivamente il propagarsi del sistema archiviante digitale (fenomeno peraltro già ampiamente e progressivamente in atto).

 

La dematerializzazione della registrazione del dato, dell'informazione, della fonte storico/archivistica proietterà in una dimensione illiquida ma estremamente vulnerabile lo stesso avvenimento (sì una dimensione illiquida e non liquida, come troppo facilmente si associa la quasi virtualità dell'esprimersi, del comunicare attraverso mezzi informatico/digitali, utilizzando quindi una forma che è veramente molto liquida con fini di apparente contrapposizione, ma di fatto rischiando altresì di dolosamente assecondare, accompagnare una staticità invece omologante, staticità in cui in realtà, volendo soffermarsi solo sulle società occidentali, siamo già sprofondati, siamo già in società fortemente statiche, omologate e dunque illiquide). Ma torniamo agli avvenimenti da archiviare: essi perciò saranno oggetto di una descrizione dai contorni e confini appunto magmatici, in preda ad una tecnicamente facile, continua, sempre possibile e convulsa rivisitazione, rivisitazione potenzialmente schiava della contemporaneità nel suo continuo evolversi sociale, culturale e ahimè, politico.

 

La storia nel suo aspetto temporale non troverà più pace, non troverà più un suo fissarsi storico/archivistico nello svolgersi del tempo.

 

Il veloce sedimentarsi del sistema di archiviazione digitale e della tipologia della consultazione documentaria che ne conseguirà, sarà infatti particolarmente rigido, particolarmente omogeneizzabile ed omologabile, e parimenti, elemento ancora più destabilizzante, sarà particolarmente manipolabile (la facilità di manipolazione nel tempo dei documenti in formato digitale raggiungerà rapidamente apici incredibilmente inquietanti...).

 

Ma perché lo scenario che si prospetta lo possiamo ritenere così fortemente inquietante e destabilizzante?
Perché dobbiamo ignorare gli innegabili vantaggi dell'era digitale in termini di salvaguardia dall'usura fisica nel tempo del documento cartaceo?
Perché non dobbiamo considerare preminenti i vantaggi di lettura paleografica, per esempio del documento antico, che l'approccio digitale innegabilmente procura?
Ripeto il precedente quesito nonostante quest'ultimi citati vantaggi: perché lo scenario digitale al momento attuale rimane in prospettiva così palesemente e fortemente inquietante e destabilizzante?
Il perché è presto detto: bisogna, è doveroso immergerci di realismo e considerare che l'archiviazione digitale sarà un sistema di archiviazione "ideale" per il sistema di filtro, controllo ed a seconda delle situazioni e delle congiunture geopolitiche (che purtroppo anche in occidente si annunciano nuovamente all'orizzonte), un sistema altamente manipolabile. Un sistema che potrebbe essere quindi facilmente basato appunto sulla manipolazione sistematica e sistemica delle informazioni immagazzinate.
E così un giorno che ci appare non molto lontano da noi, più che la consultabilità di un documento cartaceo e/o digitale, molto più che nel passato e nel recente passato, bisognerà poterne affermare con perentoria certezza l'integrità iniziale e successiva, ed addirittura la "vera" esistenza fisica del documento e dei fatti o dati che ne discendono.
Tale certezza di esistenza costituirà l'ultimo possibile baluardo contro la gestione mistificante di situazioni, informazioni, avvenimenti rilevanti per la collettività; fenomeno negativo che ribadisco è già in forma strisciante in atto.
Sarà la "custodia cartacea" e/o della "stesura digitale primaria non modificabile" in prospettiva la principale attività nel futuro degli Archivi di Stato, con il potenziamento della sicurezza tecnologica rispetto a sistemi di archiviazioni digitali in continua, quasi burrascosa evoluzione tecnica e che infatti talvolta (incredibile ma vero) già, questi sistemi, non dialogano più tra di loro, in un continuo superarsi di linguaggi e contesti informatici.
Sarà poi pure il potenziamento della vigilanza interna e la verifica dell'adeguatezza deontologica dei dipendenti preposti a questi compiti, uno degli aspetti fondamentali da evolvere e curare, come infine, ma non da ultimo nella scaletta delle priorità che si annunciano, bisognerà curare il versante importantissimo della vigilanza digitale dall'interno verso l'esterno e  principalmente dall'esterno verso l'interno.
Ovvero, soffermandosi sul meccanismo più rilevante e cioè esterno/interno: la consultabilità digitale potrà avvenire con mezzi di collegamento informatici esterni all'Archivio, di cui però l'Archivio dovrà essere tecnicamente e culturalmente in grado di controllarne sempre la giustificazione, la motivazione e la possibile canalizzazione del fine successivo (quest'ultimo aspetto nei limiti di ciò che sarà oggettivamente riscontrabile), dando o negando, in base alla valutazione di queste prerogative, il consenso all'accesso digitale alle fonti ed informazioni medesime archiviate.
Dunque meglio attrezzarsi per tempo, il futuro digitale e non solo, inesorabilmente incombe.

 

Riccardo Rossi Menicagli

(Sorvegliante all'Archivio di Stato di Firenze)

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