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Sulla Coscienza di Astro Calisi
Coscienza e responsabilità.

Un argomento di solito ignorato dagli autori che cercano di ricondurre la mente agli ordinari processi fisici del cervello, considerati sostanzialmente analoghi all'attività di elaborazione svolta dai comuni computer, è quello della responsabilità.

Cosa rende responsabile una persona, ossia, cosa fa sì che un individuo possa farsi carico, di fronte ad altri, delle conseguenze di una sua determinata scelta o azione? E, soprattutto, cosa fa sì che una persona venga, da altri, ritenuta responsabile delle conseguenze del suo agire?

La responsabilità implica in primo luogo consapevolezza da parte dell'individuo: consapevolezza dei possibili esiti della sua iniziativa. In primo luogo, la responsabilità è strettamente legata all'autonomia dell'individuo, alla sua possibilità di esercitare, almeno entro certi limiti, quello che viene comunemente definito libero arbitrio. Non si considera responsabile una persona che non sia consapevole di ciò che fa, ovvero che non sia capace di rappresentarsi in qualche modo il significato e i possibili effetti del suo comportamento [1]. La coscienza costituisce quindi un presupposto irrinunciabile affinché si possa attribuire una responsabilità a qualcuno.

Proviamo ora a trasferire questo discorso su una macchina, che possiamo anche immaginare molto perfezionata e perfino capace di migliorare le proprie prestazioni in seguito all'esperienza [2]: può una macchina di questo genere venir considerata "responsabile" (allo stesso modo in cui tale termine si applica agli esseri umani)? Può essere ritenuta "colpevole" per eventuali danni arrecati ad altri?

La risposta non può che essere negativa, poiché la macchina non è consapevole delle finalità del proprio agire, né tantomeno libera. Essa opera in base alla sua organizzazione interna, ai suoi programmi; anche se è capace di agire in maniera appropriata di fronte a una certa gamma di situazioni per le quali è stata progettata, lo fa in maniera del tutto automatica e senza la minima traccia di comprensione. La macchina è determinata: non può comportarsi in altra maniera rispetto a quella effettivamente posta in atto.

La differenza è fatta dalla coscienza. Ciò significa che ad essa va attribuito il potere di liberare l'individuo dalla cieca necessità del determinismo, fornendogli un certo grado di autonomia. Ma se è così (e non può essere altrimenti se crediamo nell'esistenza del libero arbitrio), allora la coscienza non può essere considerata un mero prodotto degli ordinari processi nervosi che hanno luogo nel cervello. Anche essi sono infatti determinati, perché soggetti alle medesime leggi, universali e necessarie, che regolano gli eventi fisici del mondo che ci circonda.

      Astro Calisi - febbraio 2006

NOTE
(1) Detto in un altro modo, per usare un termine giuridico oggi forse abusato, non si può considerare responsabile delle proprie azioni una persona che "non sia in grado di intendere e di volere".
(2) Le macchine progettate per modificare le proprie modalità operative in base agli esiti delle operazioni precedenti sono in genere controllate da reti neurali. Tali macchine sono organizzate in modo che lo scostamento tra i risultati effettivi e quelli di un modello ideale a cui la macchina fa riferimento si traduca in un segnale che va ad agire sui valori di connessione dei nodi che costituiscono la rete neurale stessa.

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Suggeriamo inoltre: Ma che cos’è la coscienza? di Luciano Peccarisi

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