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Una favola moderna
Sulla Scienza e sull’uomo

Di Antonio Principe
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  1. Premessa

  2. Sulla Scienza e sull’uomo: qualche critica

  3. Economia e Scienza immemore di sé

  4. Comunicazione e Scienza

  5. Alla ricerca della pozione magica (un breve cenno)

  6. Conoscenza come utilità

  7. Sintesi(?), conclusioni ed altre amenità

3. Economia e Scienza immemore di sé

Uno dei miti più sottili che ormai si sono imposti, come ben evidenziato dal filosofo Hans Jonas [5], a livello delle società, è quello che ogni scoperta scientifica debba necessariamente portare ad un proprio sviluppo tecnologico immediato. Ripeto che non la Scienza in sé, in quanto espressione tra le più elevate del bisogno umano di conoscenza, ma il suo essere dominata dalla logica dell’economia di mercato, fa sì che tenda verso una «dimenticanza di se stessa» e ne parlo con affetto come fosse una persona cara, ma che ha smarrito se stessa nel darsi al mondo moderno. È proprio lei il povero soggetto della nostra favola che nel mezzo del cammin della sua vita, si ritrovò per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita... e la selva la nominerem come «economia».

Oggi infatti le logiche del capitalismo e della finanza, hanno fatto sì che le scoperte, le conoscenze abbiano acquisito un proprio potere d’acquisto: tutto si muove secondo chi più «accumula» sapere, conoscenza e dunque chi controlla e gestisce la fruizione del sapere ha un enorme potere nelle sue mani; il sapere, quell’atto dell’intelletto libero da logiche e scopi e fine a se stesso, intrinseco alla natura umana e direi la vera anima della Scienza, si è ridotto ad essere conoscenza come mezzo per alimentare la produttività, il progresso infinito teorizzato dagli economisti. Quel puro atto di conoscere, che alimenta la ricerca di base in tutte le Scienze, sta venendo soppiantato dall’atto di accumulare sapere solo in vista della propria «utilità», della propria spendibilità nell’economia di mercato; in questo senso dico che la Scienza si sta dimenticando pericolosamente di se stessa ed in questo senso affermo perciò che se sinora, sino a poco tempo fa, ha contribuito a liberare l’uomo, pensiamo al secolo dell’Illuminismo, ora sembra stia entrando purtroppo a far parte organicamente, invece, di un modo di procedere che è contrario ed opposto allo stesso Illuminismo.

A voi stessi potranno venire in mente tanti esempi che evidenziano quanto sto dicendo ovvero che una scoperta, quella che diventa subito ad ampi titoloni sui giornali la «scoperta del secolo» è tale proprio perché porterà con sé cambiamenti quasi immediati ed epocali e dunque in questa ottica la Scienza ha smarrito se stessa in quanto si confonde con la tecnologia, e questa è una chiara deriva di tipo «economico» poiché la tecnologia è piegata ad essere il braccio operante della società moderna, così come l’esercito è il proprio braccio armato. Ed in primis gli scienziati, nessun altro può farlo per loro, dovrebbero assumersi la grande responsabilità di comunicare e divulgare con coscienza i propri risultati e di educare anche i giornalisti a fare il loro mestiere di corretti informatori. Inoltre a nulla vale semplicemente “informare” la gente e bombardarla con nozioni, fatti e cifre, come avviene sotto gli occhi di tutti e questa è una delle tante regole della nuova aristocrazia «dominante»: una valanga di informazioni sterili, scollegate tra loro, dunque non «fruibili» veramente, ma che abbiano il potere d’indurre la gente a credere che ogni cosa che si proporrà avrà sicuramente più di un fondo di verità, anche se lì per lì pare assurda, come le «pillole per la timidezza» o quelle per l’intelligenza, chiara aberrazione della genetica i cui diretti e primi responsabili sono i genetisti, per pubblicità e per racimolare un po’ di fondi per le ricerche.

Tutto ciò è, secondo me, ancora una volta un sintomo della conoscenza intesa come preda dell’economia, un qualcosa dunque non da capire, da comprendere, che possa trasformare, arricchire le proprie categorie mentali e la visione del mondo, ma semplicemente conoscenza da accumulare in sempre minori intervalli di tempo, poiché la finanza non si ferma di certo e chi rimane indietro in questa competizione all’accumulo sterile di informazioni, risulta un semplice perdente, un «ignorante» o peggio un irrazionale romantico che anela ad un passato che non più può essere, così a volte gli «amici della scienza» etichettano semplicemente le critiche verso di essa, senza nemmeno curarsi di rifletterci veramente; rispondono automaticamente, come nella migliore tradizione di individui piegati ad un ben preciso scopo ovvero quello di diffondere e rafforzare quella che sta diventando la nuova «ideologia» dominante, ormai la spina dorsale del progresso umano, ovvero il pensiero ed il procedere scientifico. Tali individui si sorprendono quasi che si possano portare così tante critiche verso il proprio credo; è lo stesso meccanismo che vi ho spiegato a proposito del pazzo, all’inizio di queste mie farneticazioni, che spero alla fine assumano la parvenza di una favola organico.

 

4. Comunicazione e Scienza

Comunicazione e divulgazione scientifiche, attualmente penose, carenti e di scarsa qualità, sono loro che invece dovrebbero coinvolgere l’individuo, appassionarlo, senza martellarlo di contenuti, quanto fornirgli degli stimoli per capire la realtà che lo circonda, facendo sì che criticamente sviluppi nuove modalità mentali per guardare la realtà, per decostruirla, spiegarla, prevederla e dunque per adattarsi meglio ai cambiamenti delle società e del mondo; tutto questo potrebbe la Scienza ed una efficace comunicazione del suo sapere, libero dalle logiche dell’accumulazione del profitto, che oramai hanno invaso ogni strato della nostra vita, potrebbe far sì che la gente possa conoscere la passione, la ricerca, gli ideali che guidano, nel mio pensiero utopico, «gran parte» degli scienziati nel loro lavoro.

La misura con cui si valuta invece la scienza e con cui essa viene dunque percepita a livello della società e del pubblico è quella di produrre tecnica, di fornire applicazioni, di fornire conoscenze spendibili velocemente sul mercato dalle aziende per competere tra loro e tra gli Stati per fare altrettanto. Ma il punto fondamentale di questa discussione è che questa percezione è una deformazione della Scienza e degli scienziati come dei tecnici e tecnocrati, una deformazione molto pericolosa. Gli addetti ai lavori stessi hanno talmente imparato bene quale sia il fascino del potere, che fornisce indubbiamente la loro posizione, che abilmente indossano i panni di questa nuova elite dominante, il cui mito e dogma principale è che «la conoscenza è razionale e vera solo se è utile».

Ed inoltre come spiegare ai nuovi «fedeli» della Scienza, che vorrebbero combattere le derive irrazionali, mitologiche, le superstizioni «rimanenti» delle nostre società, che sono proprio anche loro che contribuiscono ormai ad alimentarle? Senza rendersene conto, questo mi pare assodato, osservando i commenti e le analisi dei «fedeli». Non si combattono le superstizioni e le chiare deformazioni della realtà, con cui gente criminale specula, imponendo a propria volta le proprie analisi alle menti del pubblico, non è un modo efficace questo per comunicare la Scienza, come già detto in precedenza, non è neanche informazione, quanto, in virtù dei metodi utilizzati, costituisce indottrinamento, e con questo termine intendo una imposizione del sapere in modo non critico e non libero, ma secondo norme proprie della coercizione e della violenza, secondo una delle regole di questa nuova aristocrazia dominante, come detto, di cui stiamo andando a tratteggiare i contorni; tutto ciò non fa che alimentare le superstizioni e le derive a-scientifiche, come reazione a queste violenze! Non è con il Cicap, con Piero Angela oppure con la diffusione delle attuali riviste scientifiche che si giungerà ad una società e mentalità più critiche, più coscienti di loro se stesse, più libere ed aperte, in cui i contenuti della Scienza saranno diffusi per ciò che nell’essenza rappresentano e potranno aiutare ad affrontare le questioni che ci pone la realtà; di contro non si faranno che alimentare le lotte tra le opposte ideologie e fazioni e sappiamo quanto deleterio sia stato nei secoli e nei millenni questo atteggiamento, come lo vediamo purtroppo molto bene ancora oggi.

Gli Stati Uniti d’America, prima ed incontrastata potenza scientifica e tecnologica, sono all’«avanguardia» anche per quanto riguarda forme di bigottismo e credenze superstiziose di demoni, angeli e quant’altro; inoltre proprio l’attuale presidente George W. Bush, di confessione metodista tra le miriadi che esistono negli States, pare abbia fatto capire in pubblico [6] che alcune sue decisioni, come d’altronde la sua presidenza, siano emanate direttamente da Dio. Non so, questo potrebbe già bastare per lo meno a porre dei leciti dubbi sull’efficacia dell’indottrinamento, non solo scientifico, come metodo d’educazione e di informazione delle masse e della società per la loro liberazione dalle «superstizioni», come invece pretenderebbero alcuni «acuti» pensatori, che di scientifico hanno solo l’etichetta che loro stessi si appiccicano addosso, anche se con quella si qualificano al pubblico ed in virtù di quella pretendono rispetto e riverenza degna di «sacerdoti», in grado di imporre e discriminare la bontà dalla malvagità ed il vero dal falso.

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NOTE

[5] Hans Jonas – “Il principio responsabilità. Un’etica per la società tecnologica”  - Einaudi, per molti spunti di riflessione in più sui temi discussi.
per iniziare: http://www.filosofico.net/jonas.htm#n34

[6] su alcune «divine» esternazioni di George W. Bush, attuale presidente (uscente) degli USA:
http://www.korazym.org/news1.asp?Id=11245
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/10_Ottobre/07/bush.shtml

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