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Giovanni Paolo II e Papa Francesco in Calabria

Di Domenico Caruso - Agosto 2016

 

 

Sarebbe superfluo aggiungere altro al fiume di commenti e all’emozione universale che la scomparsa di Giovanni Paolo II suscitò il 2 aprile 2005.
Tuttavia, sento la necessità di rendere la mia testimonianza ed esprimere un modesto pensiero di riconoscenza al “Grande” che con la sua presenza onorò la Calabria.
Ancor prima di visitare la Regione, egli manifestò il suo legame con Paola, patria del Santo Fraticello che a somiglianza del Redentore amò il prossimo più di se stesso e che viene considerato il maggiore taumaturgo della storia cristiana.
Ricorrendo il VI Centenario della nascita del Santo, si annuncia anche la visita di Papa Francesco a Paola. Per la seconda volta, dopo il 21 giugno 2014 a Cassano Ionio, proseguono le sorprese di Bergoglio che nell’anno della “Misericordia” dovrebbe tornare nella nostra Regione.
Papa Wojtyla, dopo la sua venuta a Reggio dell’ottobre 1984, ci convocò a Roma.
E poi, il 12 giugno 1988, concludendo il XXI Congresso Eucaristico Nazionale nel nostro capoluogo di provincia, s’interessò dei gravi ed annosi problemi meridionali.
Nel discorso del 1° giugno 1985 Giovanni Paolo II affermò:
«Voglio sperare, che voi non mancherete di rileggere la storia religiosa della vostra Regione, che ha accolto il messaggio cristiano fin dal primo secolo, alla luce splendente dei Santi calabresi che hanno forgiato generazioni di cristiani secondo lo spirito del Vangelo e della Croce di Gesù Cristo. Come non rievocare alcune figure emblematiche che ebbi occasione di venerare nel corso della mia visita: S. Nilo e S. Bartolomeo, illustri rappresentanti del Monachesimo Cenobitico; S. Bruno, che diede impulso in Calabria al Monachesimo Certosino, fondando quella splendida Certosa, che ancora porto davanti al mio sguardo; S. Francesco di Paola, il Santo dell’umiltà e della carità, sempre vicino al cuore della gente!
Gli alti esempi di questi Santi luminosi e sempre attuali devono costituire uno stimolo costante per quella animazione cristiana e sociale della Calabria, oggi non meno dei tempi passati, bisognosa di uomini e donne che sappiano testimoniare con coraggio l’impegno per una rinascita spirituale».
Ed ancora, così ribadì il concetto:
«Ma, i Santi calabresi, soprattutto San Francesco di Paola, non hanno disatteso l’impegno sociale, anzi non hanno lasciato occasione per porsi a servizio e a sollievo dei poveri, dei deboli, dei malati. Oggi il problema sociale, che tocca la Calabria, va sotto il nome più vasto di “questione meridionale”. Si tratta dei problemi riguardanti le differenti condizioni di vita delle popolazioni meridionali e quelle più specificamente calabresi, gli aspetti relativi alla vita morale e religiosa, ed alla coerenza nei comportamenti privati e pubblici, le preoccupazioni sociali relative alla disoccupazione, specialmente quella giovanile e intellettuale, ed il problema di fondo di un più vasto ed omogeneo sviluppo economico, che riguarda non solo la Calabria ma tutte le Regioni del Mezzogiorno d’Italia».
Proseguì all’analisi degli impegni, che ogni buon cattolico avrebbe dovuto assolvere per la nostra rinascita e che si sarebbero concretizzati nel pieno rispetto dell’uomo: un chiaro esempio egli lo dimostrò con la sua condotta personale.
A prescindere da ogni singolare coincidenza e certo che sia stato un premio divino, devo constatare che Carlo Wojtyla tornò alla Casa del Padre proprio il 2 aprile, ricorrenza di S. Francesco di Paola! Ad attenderlo in Cielo vi era dunque, fra i tanti Beati, il nostro taumaturgo che durante la sua lunga vita fu al servizio dei poveri e dei lavoratori a quei tempi vittime delle angherie dei baroni locali.
Le mie occasioni d’incontro e le corrispondenze col “Grande” Papa furono diverse, ma mi soffermo a qualche momento significativo.
L’amore filiale verso la Madonna di Giovanni Paolo II («Totus Tuus ego sum») era così profondo da consacrarLe l’anno 1987, al fine di ricondurre al Suo Cuore Immacolato di Madre il mondo inquieto.
Anch’io, sensibilizzato dall’eccezionale evento e perché mi sono sempre sentito vicino alla Santa Vergine (sono nato il 25 marzo di un Giubileo straordinario), inviai al Sommo Pontefice copia del mio lavoro «Maria nel Vangelo e nella pietà popolare calabrese».
La risposta non si fece attendere.
Il 14 marzo 1987, l’Assessore Mons. G. B. Re della Segreteria di Stato del Vaticano mi comunicò: «E’ pervenuta al Santo Padre la cortese lettera che Ella, con delicato pensiero, Gli ha indirizzato in data 2.03.1987, a cui era unita in dono una sua apprezzata pubblicazione. Sua Santità mi incarica di manifestarLe sinceramente riconoscenza per il gentile omaggio e per i sentimenti di filiale venerazione che l’hanno suggerito, mentre di cuore Le impartisce la Benedizione Apostolica, propiziatrice della divina assistenza su di Lei e sui familiari».
Nell’estremo messaggio ai fedeli del marzo 2005, in cui si ricorda che “è l’amore che dona la pace”, il Papa sottolineò: «La solennità liturgica dell’Annunciazione ci spinge a contemplare con gli occhi di Maria l’immenso mistero di questo amore misericordioso che scaturisce dal Cuore di Cristo. Aiutati da Lei possiamo comprendere il senso vero della gioia pasquale, che si fonda su questa certezza: Colui che la Vergine ha portato nel suo grembo, che ha patito ed è morto per noi, è veramente risorto. Alleluia!».
E sulla sua semplice bara di cipresso, l’8 aprile 2005, fu impressa la sigla mariana.
La presenza del Papa - nel 1990 - fra le miserie e le ingiustizie partenopee, come pure la sua coraggiosa denuncia della carenza di strutture e di servizi pubblici, stimolò i miei alunni a svolgere spontaneamente un proficuo lavoro di gruppo.
Al termine scrissero al Vicario di Cristo: «Santo Padre, siamo gli alunni di 5^ A della scuola elementare di S. Martino, in provincia di Reggio Calabria, e desideriamo esprimere la nostra riconoscenza per la Vostra nuova visita nel Meridione.
I problemi di Napoli sono gli stessi nostri problemi, frutto di un secolare abbandono, di contrasti, ipocrisia e incomprensione.
La loro soluzione si presenta molto difficile poiché è compito essenziale dello Stato modificare il sistema di operare nel rispetto dei diritti di ogni cittadino.
Diversamente pure chi compie il proprio dovere finirà con l’essere umiliato e sfruttato.
Noi crediamo nella grande autorità della Vostra parola che potrà scuotere gli animi tiepidi e l’indifferenza generale, invitando tutti a collaborare alla rinascita della nostra tormentata società.
Le marce per la pace e le strette di mano, senza un perdono sincero ed un’autentica testimonianza di fede, si riducono a pure formalità.
I nostri giovani migliori sono costretti ad abbandonare la Terra d’origine, anche dopo una vita dedicata agli studi, per le ingiustizie sociali e le raccomandazioni che favoriscono chi s’impone con la violenza e chi è legato ai carri politici.
Soltanto il pieno rispetto dell’uomo e un’effettiva e onesta occupazione potranno riscattarci dai soprusi e dalla barbarie.
Noi non vogliamo alcuna forma di assistenzialismo, ma chiediamo la valorizzazione della tenace laboriosità della nostra gente.
Gradiremmo che fedeli e religiosi diffondessero meglio l’esempio sublime dei Santi calabresi, come S. Francesco di Paola e i Servi di Dio don Francesco Mottola e Padre Gaetano Catanoso, come pure di quanti hanno sacrificato la loro esistenza per l’amore del prossimo.
Certi che il buon seme da Voi generosamente sparso troverà un terreno pronto ad accoglierlo e che produrrà quindi copiosi frutti, chiediamo l’Apostolica Benedizione».
Il 29 novembre 1990 l’Assessore Mons. C. Sepe della Segreteria di Stato del Vaticano rispose: «Cari alunni, il Santo Padre ha accolto con sincero gradimento la lettera che Gli avete indirizzato il 16 novembre corrente, per esprimergli sentimenti di devoto affetto.
Nel manifestarvi la Sua riconoscenza per tale attestato di ossequio, Egli augura a ciascuno di voi prosperità e gioia nel quotidiano esercizio dell’amore verso Dio e verso il prossimo, e di cuore vi impartisce la Benedizione Apostolica, che volentieri estende ai vostri familiari, all’insegnante ed a tutte le persone che vi sono care.
Anch’io vi invio il mio saluto, auspicando ogni bene nel Signore».
Appare evidente come i problemi del passato siano ancora di viva attualità!
Alla beatificazione di Papa Wojtyla, avvenuta il 1° maggio 2011, anche noi calabresi ci siamo mobilitati per rendergli il dovuto omaggio.
Per quanto riguarda l’attuale Pontefice, ecco di seguito le mie composizioni.

 

 

Lodi per Papa Francesco

 

A Papa Francesco

 

Papa Francesco, vero difensore
delle virtù che il Poverello addita,
voi siete stato scelto dal Signore
perché la Chiesa sorga a nuova vita.

 

Dei giovani rubato avete il cuore
a risvegliarlo da pietà sopita:
eletto v’hanno già con gran fervore,
felici di seguir l’aspra salita.

 

O Santo Padre, dentro il vostro petto
il dramma degli oppressi voi serbate
in cerca di giustizia e della pace.

 

Da buon samaritano con affetto
il misero a sanare vi chinate,
mentre c’è gente perfida e mendace.

 

 

Grazie, Papa Francesco!

 

Dall’Argentina è giunto il nuovo sole
al posto dell’emerito tedesco,
il cambiamento non è di parole:
v’è la figura di Frate Francesco.

 

La gente dice: - E’ quello che ci vuole
a render degni del divino desco
e risvegliare chi dormire suole:
Grazie di tutto, a lei Papa Francesco! -

 

Il successor di Pietro in questa Terra
vuol ricordare che il divino amore
è apportatore di giustizia e pace.

 

Venga bandita ormai l’odiata guerra
e si coltivi la speranza in cuore:
poca favilla e poi la grande face!

 

 

Vieni, Francesco, in Calabria!

 

Papa Francesco, la Calabria aspetta
che tu la venga presto a visitare:
è gente coraggiosa, gente retta,
depositaria di memorie care.

 

Se da lontano a vivere è costretta
per l’opportunità di lavorare,
poi senza protestare e senza fretta
s’impegna l’onor nostro a riscattare.

 

Vieni Francesco, ti faremo festa,
a Paola c’è l’altro fraticello
che si distingue per l’amor fecondo.

 

Non è la forza, né la lancia in resta,
a fare trionfare ciò ch’è bello:
può solo la bontà cambiare il mondo!

 

P.S. - La suddetta composizione è stata scritta molto prima dell’annuncio della visita del Papa in Calabria.

 

 

Come Francesco

 

E’ giunto da lontano immantinente
l’altro Francesco, nuovo servitore:
Papa Bergoglio, l’astro rifulgente
nel nostro tempo iniquo e corruttore.

 

Accanto sempre all’egro e all’indigente
accesa ha la speranza in ogni cuore
poiché nell’uomo è Cristo sofferente,
Onnipotente e nostro Redentore.

 

- Francesco, il mondo intero v’è vicino
e prega che possiate rinverdire
la dolorosa ascesa della Croce. -

 

E’ segno certo del voler divino:
- Senza malizia si può ben capire
che solo il Papa è veritiera voce! -

 

 

Dov’è Francesco?

 

Si dice: - A Santa Marta c’è Francesco. -
Si dice: - Andate in cerca fra i barboni! -
Ai derelitti ha preparato il desco,
per tutti ha pronte nuove riflessioni.

 

Dire la sua virtù io non riesco
ed umilmente chiedo: - Mi perdoni! -
L’operato del Papa ha del fiabesco
perché rende i fedeli tanto buoni.

 

Francesco è dentro il cuore della gente,
che lo Spirto di Dio ama e consola
quando si segue la diritta via.

 

Colui che d’ogni male già si pente
Bergoglio invita alla materna scuola
della Beata Vergine Maria.

 

 

   Domenico Caruso

 

 

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