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L’impermanenza ci salva

 

Sono dell’idea che niente succeda mai veramente per caso, ed ogni cosa prova che ognuno procede per diventare ciò che è: questo è il senso profondo della nostra vita. Per questo, nel corso della vita, dobbiamo fare i conti con molte cose; dobbiamo misurarci con meccanismi mentali e comportamentali che non ci appartengono, per realizzare quel miracolo di unicità e irripetibilità che ognuno rappresenta.
Ma poi, perché devo partecipare al tormentato percorso di crescita spirituale, per la loro realizzazione, di altri individui? Perché si inseriscono nei miei pensieri e con meccanismi proiettivi aizzano odi, rifiuti, paure e vendette? Potrei in una parola semplice, "sbattermene"; potrei ignorare queste persone… insomma, è chiaro che io vivo in una comunità, in un "condominio" molto arruffato, ma è giusto che i "condomini" mi rigettino addosso le loro idiosincrasie per sentirsi meglio? Loro?

Ma allora queste persone, come interferiscono con la nostra vita? Con la nostra crescita? Bisognerebbe interrogarci sulla teoria che ci vede come un unico organismo collettivo. Tenuto conto che facciamo tutti parte di un Tutto, io piccola cellula, vorrei mantenermi sano in questo organismo in disfacimento; vorrei che la trasformazione diventasse trascendenza: che si potesse attuare una metamorfosi che ci porti ad una umanità nuova. E’ possibile?
Penso di sì: accettando l’impermanenza come principio base della nostra vita, sapendo che possiamo fluire e muoverci con le circostanze eternamente mutevoli della vita. Penso che sia possibile essere "nel mondo, ma non del mondo"; con la consapevolezza che siamo disponibili a "morire" al momento presente, lasciando che gli altri "muoiano" intorno a noi. Essere disposti a "morire" qui, vuol dire essere disposti ad affrontare il fatto che il tempo e gli altri cambiano, se ne vanno, crescono non riuscendo mai del tutto ad essere all’altezza delle nostre aspettative.

Ecco che anche "loro", quelli che ci "importunano", allora trovano una funzione: misurano la nostra quantità di accettazione dell’impermanenza. Dovremo essere poi in grado noi di ritrasmetterla a loro. L’impermanenza è quello che ci salva.

 

Giorgio Boratto
www.boratto.it
http://boratto.blogspot.com/

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