LettereOnLine - Raccolta di lettere inviate dai visitatori
Io, Me, e l'Universo
di Massimo Mazzucco
Siamo tutti cosi uguali, proprio perche convinti ciascuno di essere cosi diverso da tutti gli altri, cosi unico, cosi irripetibile, cosi indispensabile.
E' commovente come osserviamo allibiti un universo che non riusciamo minimamente a comprendere, ma nello stesso tempo ci riteniamo ciascuno nel pieno centro del medesimo.
Né sembriamo in grado di fare diversamente. Ci è molto difficile, infatti, distaccare i nostri occhi da noi stessi, e nemmeno la presenza continuata di altri accanto a noi, che facciano costantemente la stessa cosa, ci permette di fare quello scatto necessario a vedere il tutto un pò più da lontano.
Proviamo piuttosto, nel vedere quanto "l'altro" non si accorga di essere molto più piccolo di ciò che crede, una forma silenziosa di compassione per lui. Ma per noi il problema non si pone in nessun modo, né mai si porrà.
Questo vale anche, ad esempio, per il fatto di avere ragione nelle mille discussioni che affrontiamo ogni giorno. Parlo di quella diffusa sensazione - condivisa da tutti noi, ovviamente - di essere intimamente convinti di essere ogni volta nel giusto.
Sappiamo tutti benissimo che, a rigor di logica, le nostre chance, in ciascun caso, non possono essere superiori al 50 per cento, ma non ci sfiora nemmeno per un istante il sospetto di essere capitati, proprio quel giorno, nel quadrante negativo di quella fastidiosa roulette statistica.
Per noi esce sempre il rosso, per un'infinità di volte consecutive, ma la cosa ci appare del tutto naturale.
Anche nel confronto religioso, ad esempio, sappiamo benissimo che "c'è un solo dio", e che quindi le probabilità statistiche che il "suo" sia quello giusto sono esattamente come le mie. Ma sappiamo anche con certezza assoluta che questo non è il caso, e che a sbagliare sia lui.
Per quanto posti costantemente di fronte alla misura di noi stessi, riusciamo ad adottare ogni volta un filtro magico che in qualche modo ci permette di differenziarci dal nostro essere fisico, oggettivo, esteriore, a favore di quello interiore, chiaramente soggettivo.
Ma cos'è, allora, questo "interno"? Che cos'è che ci permette di sentirci così sicuri rispetto agli altri, e così importanti rispetto al tutto, nonostante l'abbondanza di indizi che ci indica l'esatto contrario?
Massimo Mazzucco
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