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La Misura

Di Isabella Di Soragna - Ottobre 2016

 

 

Un giorno in autostrada, distrattamente rimugino su persone e vicende da risolvere: sto per sorpassare un grosso camion e osservo l’immensa insegna che copre la parte sinistra del mezzo.  L’iscrizione è: MIRAGE. ECCO LA RISPOSTA!

Quest’osservazione in apparenza banale, mi ha fatto capire che sia il Buddha sia il Cristo, i quali sono rimasti in meditazione per giorni e giorni in eremi o nel deserto, hanno dovuto subire le “tentazioni di Mara (maya) e di Satana (dualità)” che facevano loro credere ad una falsa libertà e al miraggio che invece erano. Solo “vedendo” chiaramente questo, hanno potuto essere davvero liberi, oltre la libertà, oltre la “misura” da cui tutto sembra dipendere.

Allora mi chiedo: da dove nasce una “misura”? Da un punto, da un INIZIO.  Questo punto, da cui si può iniziare a misurare, è deciso da un “concetto” di spazio e di durata. Se il punto è assente, ma solo un’imposizione momentanea della mente, anche il resto è relativo a quella immaginazione e quindi non è reale. Se si PARTE DALLO ZERO, (che è “assenza di”) anche le cifre che da esso derivano, sono necessariamente inventate. Perciò non è preciso dire che tutto è un’immaginazione, un’illusione, ma si tratta invece di vedere con chiarezza che se non c’è un inizio, non può nemmeno esserci né uno svolgersi, né una fine e quindi la causalità, su cui si basa la nostra vita, non trova posto. Il nesso causale presume una causa prima, o un inizio, una continuità e un finale. Pertanto la nascita è anch’essa un punto deciso arbitrariamente dalla mente (è un po’ l’uovo o la gallina?): è l’ovulo della bisnonna o lo spermatozoo di Adamo e/o... di chi prima di loro? Parliamo pure del Big Bang: se c’è stato, ci dovevano essere prima di esso elementi che potevano esplodere. Ecco perché la creazione era spesso rappresentata come un serpente che si morde la coda. Il cane o il gatto ogni tanto ci provano ancora senza risultato.

Se l’atomo non è percepito e quindi “misurato” è sparso ovunque e da nessuna parte in particolare: solo al momento dell’osservazione può materializzarsi. Einstein considerò la materia come energia. Si potrà poi dire che la materia è fittizia poiché dipende da una percezione cosciente che si rivela anch’essa apparente, poiché anche l’osservatore è una supposizione e peraltro… introvabile!

Inoltre poiché ormai è assodato che lo spazio-tempo è solo un concetto relativo o una convenzione e che inoltre se non vi è fondamentalmente un osservatore, (quel punto iniziale che si rivela fittizio) - tranne soltanto “un’idea” di esso - è naturale che anche l’osservato si dimostra un’illazione.

Non solo non vi sono “altri’’, quindi tutto è me stesso, ma anche quel puntolino che credevo di essere e che si era allargato al cosmo intero e che pareva osservare da una distanza …è evaporato. Ogni tanto sembra ritornare, ma ormai la bugia è stata scoperta!

Quando si va al cinema, prima c’è il buio totale, in seguito s’illumina lo schermo, su cui appaiono e si muovono personaggi che coinvolgono l’osservatore il quale - come nel sogno - è totalmente avvinto e desidera sapere “come se la caverà l’eroe?” Piange, trema, ma poi (spesso) c’è il bel finale. Si accendono le luci e tutto svanisce come per incanto. Così è la vita, già girata e contenuta nel minuscolo USB, la bobina-concepimento-io-sono che, messa in moto, rivelerà la lunga sceneggiata e che non puoi cambiare, anche se lo credi, ma solo assistervi e… sperare J.

Da 0 a 100 anni (tempo apparente) si dà importanza a un senso-io che è inventato e non c’era mai stato e può sparire in una frazione di secondo. Come quando si rompe il televisore o si accende la luce nella sala cinematografica.

Anche quando mi addormento profondamente, tutto scompare. Un leggero movimento crea lo spazio del sogno, poi emergono echi della giornata, ricordi frammentari che si traducono in avventure, discorsi, guerre e amori, catastrofi e banchetti gioiosi. Un forte rumore mi sveglia all’improvviso e un altro mondo riappare: emerge da memorie conservate nelle cellule, ma se la memoria è svanita, come in certe malattie, mi apparirà come un nuovo sogno. Lo stesso avviene nel neonato il cui universo è ancora confuso e non delimitato da elementi spazio-temporali, concetti ecc.

La memoria – ormai i più grandi scienziati lo confermano – è un sistema cibernetico che dall’atomo (anche l’elettrone possiede già memoria)  all’elefante e alle galassie cerca costantemente (anche se il processo è inconscio e lo si chiama felicità) di ritrovare la memoria assoluta dell’equilibrio integralmente potenziale e iniziale: quel potenziale… Assoluto che possiamo solo (concettualmente) definire ZERO. E non solo dicono che Tutto è solo un “grande pensiero” (James Jeans) ma  che “Il vuoto fluttua in maniera aleatoria tra essere e non-essere… e secondo la scala quantica il  vuoto è PIENO!” Queste sono anche le esatte parole di Nisargadatta Maharaj che certo non aveva nozioni di fisica quantica come Basarab Nicolescu! Inoltre ci si domanda: L’uomo sarà davvero un giorno definitivamente scomparso? O piuttosto si sarà finalmente totalmente “Realizzato”(anche se lo è già, ma è sommerso da strati mentali fuorvianti)?

Se in un sogno notturno io apparissi e venissi a raccontarti che non è reale il fatto che stai precipitando in un burrone, non ci crederesti no? Lo stesso dicasi, in questa allucinazione costante, se ti dico che è un’ illusione credere che ti stai dissanguando per una ferita mortale.  Questo non significa che devi per forza morire dissanguato - a meno che  sia nello script - ma  il tutto fa parte di un film già girato, da accettare com’è, appunto perché è solo un film. Un lungometraggio che parte da un’idea che sembra esistere, ma è solo un’apparenza, una nuvola che si dissolve al primo alito di vento. Se lo vedi senza incertezze, ne sei già fuori, come uno spettatore distratto. Anche se al cinema vedi il tuo eroe preferito che rischia di essere tradito, non puoi farci nulla, se è già impresso nel film. Sogni lunghi, corti, ripetitivi, sempre e solo ologrammi di un punto immaginario che si ripete a dismisura: un evento durante la gestazione si rivela il nucleo di malattie e crisi future, false memorie soppresse e dimenticate, ma che l’unità sempre soggiacente vuol riunire e sciogliere.

Stanislav GROF, con i suoi numerosi esperimenti su pazienti, ha potuto sempre verificare che vi erano in ogni  problematica seria un riferimento ad una fase della gestazione e della nascita.

Tsunami, eruzioni vulcaniche, terremoti erano vissuti in una particolare fase del parto. Il senso d’imprigionamento, di blocco senza uscita e di soffocamento, era un’altra fase. Le ultime forti contrazioni uterine determinavano una fase di atroci e sanguinose battaglie. La nascita vera e propria, invece, un senso di liberazione totale. Quella del ricordo della vita fetale nel liquido amniotico era invece un’esperienza di benessere totale, estasi ecc. Tutto questo poi si rifletteva sotto infinite sfaccettature nella vita dell’individuo, ma soprattutto quella fase in cui più si era sentito “bloccato’’. Ripeteva all’infinito sia un senso di prigionia sia di maltrattamenti, fino ad arrivare alle catastrofi naturali nella “cosiddetta’’ vita vera. Se riusciva, sotto l’effetto sia dell’LSD sia poi con la respirazione olotropica accelerata, a rivivere accogliendolo il punto doloroso estremo, questo si ripercuoteva favorevolmente nella vita quotidiana, eliminando situazioni ripetitive di stress spesso inspiegabili altrimenti.

Il filo dello spazio e del tempo sembra snodarsi in giorni o millenni, ma è immaginario. Se questo non solo è compreso, ma verificato nei dettagli, che cosa succede? Allora tutto scompare come una grande gigantesca o infima fantasmagorica messinscena senza scopo o realtà, pur manifestandosi ancora sulla nostra cinepresa-schermo gigante. Quello che rimane?  “L’Ignoto”: quello che siamo prima del concepimento, durante e adesso – poiché il tempo è scomparso - e che, come una fata morgana o illusionista esperto, produce quel sogno che si spezza parzialmente durante il sonno profondo e poi definitivamente quando il respiro ci lascia. Un teatro magico,  ma inconsistente, che ci  fa soffrire o diverte per un po’ e poi  lo abbandoniamo perché non ci crediamo più. Anche il NULLA non potrà mai più farci paura, anch’esso è solo un’idea che fa parte del conosciuto e del sogno.

 

Da “LE ALI DEL DESIDERIO”
– tradotto dal film in tedesco di  Wim Wenders:

 

Quando il bambino era bambino,
se ne andava a braccia sospese,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozza il mare.

 

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

 

Quando il bambino era bambino
su niente aveva un'opinione,
non aveva abitudini,
sedeva spesso con le gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.

 

Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
perché io sono io, e perché non sei tu?
perché sono qui, e perché non sono lì?
quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
la vita sotto il sole è forse solo un sogno?
non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo
quello che vedo, sento e odoro?
c’è veramente il male e gente veramente cattiva?
come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare,
e che, una volta, io, che sono io,
non sarò più quello che sono?

 

Isabella Di Soragna

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