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Lasciare la presa
di Diego Pignatelli

Non abbiamo idea di quante prospettive si possono aprire in un sottile fascio di luce. Non abbiamo idea del filo che lega l'immortalità dell'esistenza.
L'uomo, un complesso e delicato organismo biologico, un intricato sistema di archetipi universali, è da sempre impigliato nel dilemma dell'esistenza.
Vuole darsi una spiegazione su di essa ed è in estenuante conflitto con se stesso. Un conflitto che ha radici profonde e sprofonda fino alle immotivate paure ed alle sorgenti più remote dell'irrazionale.
Nessuno fino ad ora ha dato mai una spiegazione esaustiva alla vita, nessuno ha mai cercato di sollevare i dubbi che ci perseguitano. E questo perché il problema della vita non è solo un elemento di natura spirituale ma di un quid di natura psicologica.
Il mio tentativo non è quello di chiarire la natura psicologica dell'uomo, (che sarebbe più semplice per gli specialisti del settore), quindi, il tentativo è quello di dare una mia interpretazione, e lasciare ogni altra domanda agli addetti ai lavori.
Mi auguro comunque che il lettore mi segua senza alcun preconcetto nei riguardi di questo o quello.
La vita è una selezione di eventi. Il nostro organismo è selettivo, è frammentato.
La nostra vita non ci è data per scelta ma ne siamo involutamente immersi. Siamo emotivamente coinvolti in questo flusso ininterrotto di eventi e non ci sono garanzie di riuscita. Siamo in gioco.
Ad un livello di consapevolezza, nessuno lo sa ma ognuno fa finta di giocare. Solo il bambino però rispetta le regole del gioco poiché è un tutt'uno con esso, mentre l'adulto se ne separa. Scatta nell'adulto uno strano meccanismo. Sente in qualche modo che non è più egli che gioca. In altre parole l'adulto non può più trastullarsi con il suo giocattolo. E qui iniziano i guai.
Per l'adulto sorge l'attaccamento, quello stato di estasi che aveva sentito fino a quel momento gli viene negato. Il giocattolo non può essere posseduto,la vita non può più essere posseduta.
La lotta allora è ossessionata da un senso di frustrazione cronica perché come è come se cercassimo di fare una cosa impossibile come tenere le montagne facendo a meno delle valli.
Le emozioni non sono più le stesse. Siamo in preda alla contrazione.
Viviamo la vita contratti. All'origine del problema, possiamo notare che c'è proprio la contrazione che permane di continuo. Solo alcuni individui possono liberarsi da questa contrazione. Sono per usare una parola sanscrita gli jivan mukta, i liberati in vita.
La contrazione può manifestarsi sotto varie forme, una di queste è la contrazione egoica.
L'autocoscienza ed il senso dell'io ingenera questa contrazione. Una contrazione a due facce. Da un lato ci sono le passioni con tutto il loro involucro di emotività e dall'altro ci sono il torpore e l'oblio.
Abbiamo paura di affrontare l'oblio, quel quid che non ci dà certezze.
La contrazione è una sorta di emozione bloccata. Come non possiamo stringere i denti più forte che possiamo così non possiamo neanche guardare le nostre emozioni fino in fondo. Abbiamo questo delicato strumento che è l'emozione, ma non sappiamo come usarlo. Il più delle volte siamo usati dalla stessa emozione perché è come tenere per le mani un bicchiere d'acqua stracolmo. A questo punto è l'emozione che possiede noi. Le contrazioni allora diventano pruriti che diventano spasmi, che diventano altre piccole micro-contrazioni.
La contrazione è a due facce. Forse non stiamo molto distanti dall'uomo di Kierkegaard. Forse siamo avvinti da una trappola di aut-aut.
Il problema è che non ci sappiamo spingere con le emozioni fino in fondo. Non apriamo mai tutti i nostri organi ricettivi. Non apriamo mai i nostri occhi, il nostro cuore, i nostri sensi, i nostri nervi. Non lo facciamo mai con tutto noi stessi. E questo perché non è nelle nostre possibilità. Quando eravamo bambini sapevamo come farlo, sapevamo come giocare al nostro gioco preferito.
Adesso però è diverso. Siamo continuamente annoiati ed il gioco ha quasi smesso di interessarci.
La componente emotiva diventa sempre più incontrollabile mentre il gioco dell'aut-aut è in atto.
Abbiamo paura di non riuscire a guardare fino in fondo le nostre emozioni e forse il più delle volte è per questo che andiamo da un analista.
Guardare le emozioni fa paura, perché è come rimanere sommersi da un vortice o da un ondata, o da una tempesta. Abbiamo da un lato le emozioni con tutti i loro affluenti negativi e positivi, il passato emozionale del nostro vissuto che non riusciamo a far emergere e dall'altro abbiamo il presente con i suoi eventi e la sua dura realtà dei fatti.
Poi c'è il futuro, che comprende le nostre aspirazioni, le promesse e l'attesa.
L'attesa è l'intervallo. L'intervallo psicologico che non ci fa vedere il passato ne ci fa vivere il presente.
L'idea di inseguire il passato, con i suoi ricordi, ci alletta, ma poi abbiamo paura di finirci troppo dentro e di perderci in un lasso di tempo ormai remoto. Allora vorremo avere la garanzia di non perderci e perciò rimaniamo ancorati al presente. Lo stesso sentimento di voler evadere però dal presente, ci ancora ancora di più. Abbiamo paura di perderci in qualche remoto universo spazio ultra-temporale. Vedete allora come tutta la struttura della paura è nel tempo?
Il tempo è ciò che ingenera la paura. Siamo così risaliti alla fonte primordiale della paura: Il Tempo.
La paura del tempo ci fa stare con un piede nel futuro ed uno nel passato mentre il presente ci scivola via sotto le gambe a nostra insaputa. Potrebbe mai finire questa paura che è insita nella struttura del pensiero umano e nel tempo? Chiedetevelo.
Il pensiero è ciò che alimenta il tempo. Il pensiero però vuole anche allontanarsene, vuole prenderne le distanze ed in quella distanza si isola da tutto. In quella distanza c'è la paura.
Questa transizione, quest'intervallo psicologico, è la Paura.
Così abbiamo paura della paura stessa. Abbiamo paura dell'intervallo che va dalla certezza all'incertezza.
Perché noi siamo quell'intervallo. Siamo un fascio di ricordi che sprofondano nell'abisso. E forse è questo il motivo per cui non viviamo. Se non ammettiamo più di essere un fascio di ricordi. Se ci abbandoniamo alle nostre paure e guardiamo negli occhi la paura, il mostro dell'oblio, cosa succede? Provatelo.
Vi sentite di non esistere vero? Sentite di essere assenti. Non siete stimolati da niente. Ebbene, in quell'assenza, voi state vivendo! State vivendo perché non esistete e dal momento che non esistete non può accadervi nulla!
Chi può turbare la non esistenza di qualcosa? Nessuno.
Finché esistevate, il pensiero era concentrato su di voi e vi faceva da recinto protettivo ma ora non siete troppo concentrati su voi stessi, non pensate ad agire. Agite e basta. Quindi siete attivi e dinamici. Siete vivi! Vivete nella non attesa del futuro e nella non rincorsa del presente. Il che vuol dire che siete maturi per vivere.
Vedete come l'uomo ha messo in moto il pensiero, e ne è diventato succube.
Il pensiero, colonna portante e mistificante di tutta la nostra tradizione, ha fallito! La non-esistenza è la chiave dell'esistenza, l'esistenza è la chiave della non-esistenza.
Non si possono risolvere problemi di natura psicologica se non si comprende questo concetto.
A questo punto il wu-wei taoista, ci potrebbe essere molto più familiare. Anche se proveniente da una tradizione ben diversa dalla nostra come quella Cinese, il wu-wei, letteralmente, il non fare, il non agire, il non pensare, offre un insight preziosissimo. Un monito a lasciar andare che è forse il nostro più principale ostacolo nell'osservare la vita. Il wu-wei è diretto, non è un precetto ma una sfida. Una sfida contro i più infidi nemici. La sfida dell'uomo contro il tempo e il pensiero, contro le paure che questi ci relegano, contro le ansie, le follie. A questo punto non ci resta altro che lasciare la presa. Lasciamo la presa e viviamo.

         Diego Pignatelli - settembre 2005

Una crisi dove affanniamo una continua lotta.
La vita, avvolta da sempre nel buio mistero della
morte è l'unica roccaforte a cui ci teniamo stretti.

 

 

Diego Pignatelli è autore su Riflessioni.it della rubrica:
Riflessioni sulla Psicologia Transpersonale

Altri suoi articoli nel sito
- Alan Watts - La magia dell'impercettibile
- Krishnamurti - L'intelligenza della compassione.
- Sindrome da Kundalini
- Shiva
- Tantra - La Mistica dell'Universo

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