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I mass-media: dalla stampa al computer

Di Domenico Caruso - Aprile 2012

 

La comunicazione riveste un ruolo importante nel regno animale e si manifesta con gesti e voci per noi, a volte, poco comprensibili. Anche l’uomo non è stato estraneo al fenomeno prima di perfezionarsi nell’uso della parola. Soltanto con il linguaggio, esteso alle varie forme d’arte, egli ha potuto meglio esprimere idee, concetti ed emozioni per mantenere i contatti con l’ambiente.

Il linguaggio, affermatosi pare fin dall’homo sapiens, ha segnato il passaggio dall’animalità all’umanità.

«Il dominio della parola è immenso. Tutto questo, però, comporta, da parte del parlante, la capacità effettiva, non solo potenziale, di parlare, richiede l’osservanza di determinate regole e condizioni ed esige, soprattutto, la presenza di una comunità della comunicazione, all’interno della quale le parole ritrovano un loro significato, accettato convenzionalmente e riconosciuto e fatto proprio dai parlanti». (1)

I mezzi di comunicazione si distinguono in orizzontali (se bidirezionali, come il telefono), verticali (se monodirezionali, come la stampa - il cinema - la radio e la TV), reticolari (quando rivolti a tanti, come Internet), sincroni (se simultanei, come telefono e TV), asincroni (se accadono in tempo diverso, come stampa e posta elettronica).

La nostra società non potrebbe sussistere senza la comunicazione finalizzata al conseguimento del benessere e al superamento dell’ansia. Il rapporto con gli altri costituisce un bisogno imprescindibile, più che un piacere. Con il trascorrere dei secoli e con l’avanzare della tecnologia, i mezzi espressivi hanno raggiunto un traguardo notevole. L’informatica, in particolare, ha mutato i nostri comportamenti e lo stile di vita. Ciò non ostante, la lettura rimane ancora lo strumento migliore per lo scambio di notizie e opinioni. In passato di grande importanza si è rivelata l’invenzione della stampa, avvenuta nei secoli XIV e XV. Il primo europeo a utilizzare i caratteri mobili della tipografia è stato il tedesco Johann Gutenberg e con la nuova tecnica nel 1455 è nata la prima Bibbia.

Ma occorre giungere all’Ottocento perché la scoperta, prima a carattere artigianale, si estendesse a un vasto pubblico che ne giustificasse l’impiego.

L’epoca degli amanuensi e dei copisti - persone addette alla scrittura e alla copiatura dei libri - ha ceduto così il passo al più flessibile, rapido ed economico mezzo di comunicazione.

Il sociologo canadese Marshall McLuhan (1911-1980) ha osservato che, con la stampa a caratteri mobili, si è compiuto il passaggio dalla cultura orale a quella alfabetica. Nella prima la parola è forma viva e naturale, nella seconda acquista significato mentale legato al passato. La tecnologia operata da Gutenberg ha dato origine all’era moderna.

Nel periodo in cui McLuhan aveva ideato il villaggio globale anch’io, riferendomi agli strumenti di divulgazione, ho sostenuto:

 

«La stampa, illustre media, ha influito e influisce sulla formazione del cittadino, anche se ci rendiamo conto che oggi vive un momento particolare, per l’ambito che occupa, per il tipo di informazione che dà, per il pubblico che interessa. Ma chi legge il quotidiano con quale spirito lo fa? Con quale preparazione? Che cosa in effetti legge? Come si presenta l’articolo? Quale linguaggio usa il giornalista? Le domande richiederebbero molte risposte, ed ogni risposta - ovviamente - abbraccerebbe uno studio complesso […] Si può dire, comunque, che chi legge lo fa con superficialità, senza il tentativo di analizzare ciò che legge e di decodificare la notizia. […]  Una lettura superficiale non consente, fra l’altro, di considerare la distassia, la plurivalenza, l’omonimia, l’antinomia, la paronimia, la plurivocità». (2)

 

Il giornalista, per una corretta informazione, dovrebbe attenersi alla regola aurea delle cinque W, iniziali di altrettante parole inglesi che stanno per: who (chi), what (che cosa), when (quando), where (dove) e why (perché) dell’accaduto.

E’ il caso di scomodare il Divino Poeta per un giudizio: proprio lui, che dal saggio Virgilio viene esortato a rivolgersi alle anime in modo conciso e intelligente: «… Parla, e sie breve ed arguto» (Purg. XIII, 78).

Ed ecco un esempio classico tratto dai primi versi della Divina Commedia:

 

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.

 

(A trentacinque anni mi trovai in una selva oscura, perché era stata smarrita la via del bene).

 

Lo stile giornalistico dev’essere semplice, ordinato e possibilmente di una prosa fiorita come quello dei grandi inviati del passato (Baldini, D’Annunzio, Montanelli e altri) che hanno alternato l’attività di scrittori o poeti con la cronaca.

Il potere della buona stampa è venuto meno col diffondersi della televisione, che ha sostituito il flash al ragionamento critico della notizia facendo credere reale (a chi non è preparato) ciò che è soltanto virtuale.

Negli anni Settanta ho sostenuto: «La televisione è, indubbiamente, il cardine essenziale delle comunicazioni di massa. Viviamo nel periodo in cui l’immagine è innalzata sul trono più alto, mentre la parola si è seduta parecchi gradini inferiori. Nella nostra epoca comunichiamo soprattutto attraverso le immagini, tanto da giungere ad una sorta di fotografia persino sfocata pur di presentare un aspetto particolare del mondo che ci circonda. La parola, cioè, viene racchiusa in un’area sempre più limitata, mentre l’immagine diventa universale. E la televisione, che si avvale appunto dell’immagine, dispone di una forza penetrativa che non teme confronti». (3)

Dal 1954, anno in cui sono state effettuate in Italia le prime trasmissioni televisive, le nostre abitudini sono cambiate. Il rapporto di tipo medianico con la TV può arrecare gravi conseguenze. Si indeboliscono le relazioni umane, si viene meno al dialogo, le ore della giornata sono scandite dal mezzo audiovisivo. I bambini trascorrono davanti al teleschermo molto tempo prezioso, sottraendolo ai giochi e alla compagnia dei coetanei. Una volta i programmi si presentavano abbastanza istruttivi ed educativi, oggi invece prevalgono quelli volgari e i reality show che influenzano lo stile di vita del pubblico adulto. La presentazione di modelli negativi può indurre i giovani ad assumere atteggiamenti nocivi verso la società. Spesso la TV si pone al servizio degli uomini politici per vendere la loro immagine o propone con la pubblicità il consumismo come una conquista dell’eldorado.

In un’intervista del 1971, Pier Paolo Pasolini  (1922-1975) così rispondeva a Enzo Biagi: «Le parole che vengono dalla televisione cadono sempre dall’alto, anche le più vere. E parlare dal video è sempre parlare ex cathedra, anche quando c’è un mascheramento di democraticità». Fra i pregi della televisione, il più importante è quello di informare quanto accade nel mondo oltre che di rendere accessibile a tutti la conoscenza di argomenti storici e scientifici.

McLuhan già affermava che: «L’influenza della TV ha modificato tutte le aree dei rapporti umani con le sue strutture in profondità dall’arte al divertimento».

Occorre utilizzare il mezzo informativo con cautela e sentire più voci per cogliere la verità senza finzioni. L’insistenza nei telegiornali, con affermazioni e smentite, sugli stessi episodi di cronaca nera - amplificati da servizi successivi - non è da tutti condivisa. Siamo, inoltre, bombardati da una pubblicità poco controllata che esige prudenza e discernimento nella scelta degli svariati prodotti. Comunque, è sempre l’utente a padroneggiare il telecomando: premendo un pulsante si può evitare pure di vedere il gossip, le vicende intime delle persone famose, le scene di violenza. La televisione, che avrebbe dovuto rappresentare una finestra sul mondo, si rivela più spesso un mondo a sé stante.

La nostra Costituzione sancisce che: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti naturali e inviolabili dell’uomo, fra i quali: il diritto ad esprimere liberamente la propria opinione in qualsiasi forma e con qualsiasi strumento…» (Art. 2). Ogni cittadino è libero - pertanto - di esporre le sue idee sulle informazioni ricevute attraverso i programmi televisivi o radiofonici, ma può servirsi dello stesso canale? Fortunatamente, il progresso scientifico ha rivoluzionato il mondo.

La visione planetaria di Padre Ulderico Pasquale Magni (1912-2011) ha superato il villaggio globale di McLuhan. Si sono dilatati il telefono, il telegrafo ed ogni altro mezzo di trasmissione col filo e si è passati alla civiltà senza filo: dall’homo faber si è pervenuti all’homo solaris.

Il computer e Internet hanno compiuto il loro ingresso trionfale in ogni settore della vita civile, permettendo ad ognuno di poter scegliere secondo le proprie inclinazioni e il proprio senso di responsabilità.

Vent’anni or sono un nostro giovane ha scritto:

 

«Riguardando i vecchi film di fantascienza, una delle prime cose che mi colpisce è la diversa visione che gli scrittori avevano dell’evoluzione dell’elettronica. In tutti era presente la figura del robot pseudo-umano e sentimentale, mentre nessuno aveva neppure lontanamente immaginato quanto l’elettronica e i computer sarebbero diventati parte integrante del nostro modo di vivere. Questo è un esempio di come la scienza abbia oltrepassato la fantascienza, deludendone però le aspettative più profonde. Una macchina in grado di pensare e di fare scelte autonome è da sempre il sogno di molti, ma il trascorrere del tempo sembra rendere sempre meno raggiungibile questo traguardo». (4)

 

Nel sommario preposto al titolo di quel servizio si specifica: «Il cervello umano non ha un processore e dei chip di memoria, ma si presenta piuttosto come una struttura omogenea; ed è probabilmente questo il vantaggio delle reti neuronali rispetto ai sistemi tradizionali».

Il fisico e filosofo Albert Einstein (1879-1955) ha dichiarato: «Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l'ha già creata». Lo stesso illustre personaggio aveva intuito che: «Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno».

 

Domenico Caruso
Pubblicato sul mensile "La Piana" di Palmi-RC - Anno XI, n.3 - Marzo 2012

 

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NOTE

1) Rocco Pititto, La comunicazione  difficile - Psicologia del linguaggio e della comunicazione - Ed. La Scuola, Brescia, 2000.

2) Da Calabria 2000 - Mensile - Anno III, n. 8 - 1974 - Lamezia Terme/Roma - Servizio di D. Caruso: Mass media e ricettori - La stampa.

3) Da Calabria 2000, citata, Anno III, n. 9 - 1974 - D. Caruso: Mass media e ricettori - La televisione.

4) Rocco Caruso, Intelligenza artificiale - Rappresentazione della conoscenza - Dal mensile: Computer programming - Ed. Infomedia - PI, Anno III, n.20 - Dicembre 1993 - (All’autore è stata dedicata la copertina).

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