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Note sulla Realizzazione

Di Isabella Di Soragna - Ottobre 2015

 

La Realizzazione c’è sempre, è INDIVISIBILE, dunque INCONOSCIBILE. Per “conoscerla” si separa il soggetto che conosce da quello conosciuto.
Non ci sono "realizzati”, perché non esistono più “persone”, ma la Realizzazione si manifesta totalmente sempre: in apparenza - sembra - solo per pochi che la vivono consapevolmente senza l’illusione della molteplicità. Quindi il “realizzato” è un concetto illusorio come il "concetto’’ di Assoluto. Siamo ‘’Quello’’, inconsciamente o meno, ma non ci sono "realizzati”, lo si dice solo per  poterlo comunicare. E se c’è comunicazione attraverso i concetti c’è logicamente divisione, misura, falsità.
Sapere = dividere. Se conosco, oggettivo “qualcosa” quindi divido e creo un’illusione. Ecco perché  è giusto dire: “Non so nulla’’, perché questa è la suprema ultima verità.
Si usano concetti per INDICARE il + e il -, ma sono le due facce della STESSA MEDAGLIA.
L’Io-sono, il senso di essere, fa parte del ‘’cibo-corpo’’ ed è falso, ma “VESTE L’INVISIBILE” che altrimenti non potrebbe manifestarsi, ossia essere “conosciuto”, tuttavia l’Assoluto invisibile  rimane intoccabile e immutabile. Esso non nasce e non muore ed è Quello che siamo sempre. Purtroppo ci identifichiamo a quanto ci hanno insegnato, a un piccolo essere che passa la vita ad inventarsi “altri e altro” e quindi a crearsi problemi e sofferenza.
Se vediamo un film in cui avvengono scene di orrori e guerre o di luoghi paradisiaci e esseri angelici, proviamo emozioni, ma sappiamo che è un film che scorre su uno schermo neutro, il quale non è toccato né da quelle scene né da quei personaggi: esso accoglie e lascia andare, rimanendo uguale e immobile. E noi rimaniamo spettatori della “proiezione”, ma poi ci dimentichiamo di quanto abbiamo visto. Lo stesso dicasi di quanto succede al risveglio la mattina. Il proiettore (io-sono) si accende e proietta sullo schermo-spazio - creato dalle cellule nervose - il contenuto del film interno, (memorie, sensazioni, desideri  a cui sono state incollate etichette o meglio concetti) dimenticandosi che quanto vede o percepisce, è solo costantemente farina del proprio sacco. Sono soltanto il gioco di vibrazioni e interferenze già contenute nel suo proiettore in cui vi è già tutto il film. ORA. Dal concepimento alla morte.
In effetti si è scoperto che al momento del concepimento vi sono già tutti gli elementi potenziali  custoditi dai genitori e vissuti in quel preciso momento e che poi prenderanno forma. In seguito, prima della nascita, la forma si concretizza sempre meglio nel ventre materno e le varie vicende del parto e le reazioni connesse del feto lo dimostrano bene:  le fasi della nascita  si ripeteranno in mille modi simili, durante l’arco della vita futura. Il tutto è reso poi più concreto e percepibile a partire dai due o tre anni, quando  il sistema psicosomatico  e l’apprendimento dell’io-sono-il tale si fa strada. La foto-gomitolo del concepimento poi potrà dipanarsi nell’apparente spazio-tempo, creato dal sedicente individuo che continua eternamente a…guardarsi allo specchio, mentre crede di vedere “altro da sé”. La schizofrenia è iniziata.  Ci si arrabbia o si gioisce grazie ad un’immagine allo specchio che muovendosi crea l’impressione di molteplicità, durata e località. In realtà si ripete all’infinito in mille sfumature(qui e ora) il momento del concepimento, dato che lo spazio-tempo è creato dal sistema nervoso. L’immagine nello specchio è noi stessi, non sono due facce diverse. Ci dimentichiamo che è uno specchio e costruiamo una favola piena di avventure, ma dimentichiamo che ci appartengono. Nel nostro specchio-gomitolo proiettiamo genitori, vicini di casa, avventure, notizie politiche, serie televisive come se fossero “esterne” e ci auto-ipnotizziamo in esse.
Se la nostra immagine interna si rivela inesistente o un’illusione ottica, anche il resto segue. Niente “io”, niente mondo. Pur continuando ad osservarlo attraverso il  sistema psicosomatico, non ne siamo più illusi.
Lo dimostrano i temi astrologici (anche numerologici) che mostrano come al momento della nascita il gomitolo inizia a srotolarsi e pur restando ferme le energie-base del concepimento e del parto si attivano i riflettori che illuminano qua e là nel tempo (illusorio) il processo vitale con le varie tendenze e memorie. Se si potessero osservare con esattezza le configurazioni al momento della fecondazione dell’ovulo, si avrebbero conferme certe del programma.  Ma comunque il tema è sempre lo stesso: prima, durante e dopo.
È infatti interessante verificare quello che le persone dicono di amare o odiare o quello che giudicano o le persone che frequentano, perché sono solo le loro ombre e pur credendo di vivere cose assai diverse non fanno che reagire a se stessi e ripetere inconsciamente lo stesso identico schema pre-natale.
Ecco perché si dice che il saggio non vede differenze e pur non diventando uno zombi insensibile,  osserva tutto il film con amore, ma lo lascia girare senza intervenire in modo diretto.
Se c’è un vetro trasparente  a volte rischi di sbatterci la testa e non lo ‘’vedi’’, ma se  lo colori di vari colori , lo vedi e lo tocchi…è un po’ come  incollare delle immagini di uccelli sul vetro trasparente per evitare che gli uccelli vi sbattano contro. Così l’Assoluto prende la veste dell’io-sono per mostrarsi e dal quale prendono origine tutti gli ‘’abiti’’ possibili per essere visti, sentiti ecc. ma in definitiva “non È” quella forma, è immutabile e sempre presente (SENZA PASSATO, PRESENTE O FUTURO) e senza le tre forme: coscienza, veglia, sonno.
Quest’idea non è nuova: sono stati girati dei film in cui il personaggio principale era diventato invisibile e per mostrarsi … doveva mettersi un cappotto!
I concetti velano l’Invisibilità, la oggettivano in milioni di colori, ma servono anche ad aiutare a “smascherare” le falsità e le illusioni. Farne uso nel quotidiano non significa identificarsi ad essi.
Nell’Assoluto non può esserci un‘’testimone’’ perché non vi sono più né soggetti né oggetti (divisione-maya). Né essere né non-essere… altrimenti  SI RICADE NELL’OGGETTIVAZIONE.
Affermando “IO (-sono)” si assume la soggettività assoluta della Realtà invisibile e indivisa, ma ci si identifica erroneamente al mantello,  in realtà si crea sia un osservatore fittizio (a cui ci si aggrappa come ad una inutile ciambella) sia un ‘’oggetto’’ da contrapporre, ricadendo nell’illusione.
“Tutto è Dio” dicevo da bambina e nella solitudine, dunque implicitamente, non esistevo come ‘’essere separato da Lui”… poi il catechismo, l’educazione, la scuola hanno rovesciato la certezza e creato l’imbroglio.
Il fisico moderno ha “scoperto” che, SENZA OSSERVATORE, LA MATERIA (l’atomo) NON ESISTE. Pochi l’hanno integrato, mentre la maggior parte degli scienziati continuerà ad agitarsi sull’origine, sul Bosone o il Big Bang: NON lo troveranno mai, o meglio troveranno sempre quello che pensano o credono di essere, in quell’istante eterno. Come dimostrato, potranno solo…osservare il proprio senso di essere. Come il cane che morde l’osso fino a far sanguinare le sue mandibole e così crede di mangiare qualcosa!
SENZA SENSO DI ESSERE (osservatore) Né CORPO Né MONDO. Il sonno profondo ne è una dimostrazione in cui tutto scompare, dato che la fabbrica d’ immagini è momentaneamente sospesa, ma non ne usciamo spaventati, anzi. La paura sorge se ci sentiamo separati, indifesi: nella sconfinata totalità che siamo la paura non ha posto. E questo lo siamo non solo nel sonno profondo, ma in ogni istante della veglia e del sogno. Solo che lo dimentichiamo!
Al risveglio la mattina riappare il senso di essere che si rivela in ultima analisi solo il primo concetto, quindi un’astrazione. Da questa idea nascono tutti gli altri derivati mentali: il corpo e il mondo sono sensazioni momentanee dei cinque elementi, solidificate da pensieri e memorie. Farne uso, certo, ma senza identificarsi, significa essere al di qua, prima(dentro o dopo) o meglio da nessuna parte.
In definitiva: il corpo, il mondo, sono proiezioni del film interno e sono creati dall’immaginazione, come le stelle e i corpi celesti del firmamento che lo...rendono visibile. Lo spazio è nella cattedrale, nella capanna, ma se queste sono distrutte lo spazio non cambia!
Insomma l’Assoluto invisibile si diverte a mandarci la sua “Pubblicità” ma noi la confondiamo col prodotto vero!!!
Come fa il nostro apparato psicosomatico a percepire la realtà oggettiva? A partire dai due o tre anni, il bambino, dopo essersi confuso in modo quasi allucinatorio con quanto sembra circondarlo,  inizia a creare uno spazio e una durata in cui gli oggetti sembrano stagliarsi.  Lo spazio avvolge l’oggetto, non ne è mai distinto, e il tempo fa sì che l’oggetto possa essere visto in sequenza lineare non solo per una frazione di secondo, poiché altrimenti la mente non potrebbe coglierlo.
Lo spazio-tempo quindi è inventato dal sistema nervoso per dar forma al film e noi ne siamo completamente avvolti e avvinti, mentre la memoria lo cementa con abitudini e reazioni. In realtà tutto accade simultaneamente in un gioco di riflessi, come nell’acqua. È nota la famosa immagine del tempio costruito all’interno con infiniti specchi, in cui un uomo entra con una lampada e si vede in mille posture diverse, mentre un cane entrato per caso inizia ad abbaiare e ringhiare ad ogni singola immagine di sé e ne muore di fatica!! Quest’ultima immagine ci ricorda il gioco delle proiezioni della nostra ‘’ombra’’, qualità o difetti, con cui la nostra immagine conscia non s’identifica, ma che non va persa, anzi ci ritorna amplificata e peggiorata dal cosiddetto ‘’esterno’’, finché non la ringraziamo e la integriamo. La collera diventa depressione (collera contro di sé) l’aggressività diventa paura, l’eccitazione diventa ansia ecc. Il fuori e il dentro (solo concetti) mostrano la costante unità dell’io-sono che prende tutte le forme, ma non è mai diviso. L’apparente molteplicità è solo immaginazione dovuta alla falsa divisione iniziale: io - tu - voi.
Una donna che da tempo meditava con rigore, ebbe la visione di un cane furioso che le si avventava contro. Folle di paura smise di meditare, senza accorgersi che proprio la meditazione era riuscita finalmente a rivelarle  quanto  aveva soppresso da tanti anni: la sua volontà di vivere e affermarsi  si era infine rivelata e poteva sciogliere il nodo depressivo che la tormentava. Di esempi simili ce ne sono tanti.
L’essenziale è tornare indietro, retrocedere, come consigliavano Ramana Maharshi e Nisargadatta Maharaj. Entrambi non si consideravano “persone”, ma solo megafoni nella piazza dell’illusione e che chiedevano a tutti di dimenticare per vivere la Realtà senza appigli esterni o meglio morire prima di morire.
Realizzare profondamente che non siamo mai nati, ma siamo solo apparizioni fugaci nel cinema del tempo, significa inchinarsi e sparire come ombre al crepuscolo prima della notte.
“L’ignoto è ciò che siamo” - diceva U.G. Krishnamurti: questa frase riassume tutti i lunghi discorsi e invece di spaventarci ci dà un senso di infinità libertà. Anzi ci mostra che siamo sempre… oltre la libertà.

 

Isabella Di Soragna

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