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Quanto costano i vostri mariti?

Considerazioni sull’amore nell’era della religione economica

Di Antoine Fratini - Maggio 2013

 

Antoine Fratini lavora da oltre quindici anni come psicoanalista, è Vice Presidente dell'Associazione Psicoanalisti Europei e membro attivo dell’Accademia Europea Interdisciplinare delle Scienze. Egli ha scritto nel 1991 il saggio Vivere di fumo (Book Editore, Bologna) sul rapporto tra adolescenza e uso di stupefacenti leggeri, nel 1999 il saggio Parola e Psiche (Armando, Roma) sul collegamento tra gli indirizzi linguistico e archetipico in psicodinamica e decine di articoli su riviste e siti italiani e stranieri. Poeta e artista, egli ha fondato assieme all’Associazione Culturale C.G. Jung di Fidenza il Movimento per l’Arte Naturale, corrente artistica basata sul pensiero junghiano, e le sue poesie compaiono sui maggiori siti del settore. La sua ultima pubblicazione: Psiche e Natura, fondamenti dell'approccio psicoanimistico, Zephyro Edizioni, 2012.

 


Quanto costano i vostri mariti?

Considerazioni sull’amore nell’era della religione economica

 

L’economia tratta dei bisogni materiali, mentre la religione si occupa delle esigenze dell’anima. Pertanto, sovrapporre la prima alla seconda, come ho proposto nel mio La religione del dio Economia (CSA Editrice, 2009), potrebbe sembrare una forzatura. Confesso che tale impressione in certi momenti non ha risparmiato del tutto nemmeno il sottoscritto. Il che è comprensibile, dato che appartengo a questa società, ne frequento quotidianamente gli ambienti, le persone e ne ricevo costantemente gli input dai media. Eppure, a distanza di anni, dopo ulteriori esperienze di vita e riflessioni, devo dire che le stesse considerazioni, pur nella loro radicalità, mi sembrano ancora lontane dal rendere il grado di possessione economica che investe l’uomo e la donna moderni.

Solo poche eccezioni riescono, grazie a capacità critiche sopra la media, a creare una distanza rispetto alla propria cultura di appartenenza e agli archetipi sottogiacenti. Per questo non mi aspetto una condivisione diffusa delle mie tesi e affermazioni. I sentimenti che, logicamente, ne derivano sono di grande solitudine e impotenza. E’ come convivere con la visione di una umanità che si dirige diritto verso il baratro. Solo che qui non si tratta di un film al quale potere assistere da spettatore, perché quella umanità comprende anche me, i miei cari e tutto quanto di bello, di buono e di commovente Madre Terra ha saputo produrre in milioni di anni. Viene voglia di abbandonare la nave al suo infausto destino di Eroe Tragico, tentando di fare scelte alternative che valgano solo per sé, ma nuotare controcorrente può rivelarsi estenuante. Il sistema produce vortici la cui potenza è atta a risucchiare anche gli animi più ardui. Come è triste assistere quotidianamente alla inesorabile scomparsa dell’anima, alla degradazione quasi entropica delle cose sacre, alla disparizione del senso di armonia con la Natura! Come è deprimente accorgersi del progressivo declino di un amore che sembra avere irrimediabilmente perso la “A” maiuscola! Oggigiorno, non si può essere amati per quello che si è, ma unicamente per i propri averi e/o la propria parvenza, la quale partecipa sempre alla liturgia dei significanti del dio Danaro. Potrei avere l’animo più nobile e sensibile di questo mondo, potrei essere un nuovo John Merrick senza nemmeno l’handicap di dovere nascondere il viso deforme, ma nessuno mi amerebbe veramente per questo se, assieme, non vi aggiungessimo ingredienti come il successo e un certo potere economico. Tutt’al più potrei essere usato come spalla consolatrice, ma non desiderato come oggetto d’amore.

Oggigiorno, l’amore raggiunge al massimo la forma del compromesso tra le autentiche esigenze dell’anima e quelle di Economia. Un equilibrio così delicato e fragile da rischiare l’annientamento ogni secondo che passa, ogni scansione prodotta dalle tempeste del sistema. Chi vive per scelta in maniera umile non viene percepito come un animo che tenta di percorrere l’antica via dell’essenzialità alla ricerca di qualche briciolo di animistica saggezza, ma viene giudicato uno “straccione” privo di dignità per sé stesso e di amore per il prossimo. Anche se il suo cuore potrebbe rigurgitare d’amore per la vita. Quanti, tra manager, ingegneri e professionisti dediti all’etica del lavoro si cullano nella illusione di essere migliori di altri per l’entità del loro reddito, mentre in realtà dispongono di meno tempo, sono meno liberi e più sfruttati del più povero degli indigeni! A tale proposito, il grande comico Coluche, che i francesi ricordano volentieri per il suo impegno sociale, le sue immortali battute di spirito nei confronti del mondo della politica e la sua candidatura alle presidenziali, cercò di scalfire l’etica del lavoro già abbondantemente messo in crisi, per la verità, da grandi menti del passato come per esempio lo scrittore Anatole France e il nobel per la filosofia Bertrand Russell. Ma pochi sono in realtà coloro che possono dire di avere capito il senso profondo di quella famosa battuta pronunciata da uno dei suoi personaggi più brillanti, il clochard: “ridete, ridete (di me), io sarò anche un clochard, ma vi posso garantire che l’ultima persona che mi ha visto lavorare non è più tanto giovane!”. Anni fa citai quella battuta a una di quelle donne di oggi, psicologa e professionista in carriera la cui supponenza faceva credere di essere particolarmente intelligente perché, tra corsi e sedute, aveva molto lavoro. La sua reazione fu solo un tentativo di comprensione caduto nel vuoto di un silenzio che rende piuttosto bene tutta la distanza che separa l’homo economicus dall’anima.

L’amore oggi, come per tutte le merci, si conta. Tanto che nascono nuove espressioni che un tempo sarebbero state al massimo solo pensate, del tipo: “quanto costa tuo marito?”, “quanto vale il tuo amore? Essendo spesso l’ingenuità accompagnatrice della verità, il Piccolo Principe di Saint-Exupéry si meraviglia e al contempo si lamenta perché i grandi contano sempre tutto, gli anni, i parenti… Io rimango sbalordito nel vederli quantificare l’amore delle persone, di accostare la voce di quella antica musa al rumore dei quattrini. Eppure, basterebbe la sola razionalità per capire che, dato che per il ricco offrire doni preziosi non costa molto, solo il povero può dimostrare il proprio amore mediante il danaro. Tuttavia, proprio perché povero, non può farlo. D’altronde, come ho dimostrato nell’opera sopraccitata, essere poveri non garantisce l’autenticità e non può nemmeno assicurare il vero amore. Questo perché non è tanto questione di averi, quanto di atteggiamento. Il povero che anela agli stessi valori del ricco può essere altrettanto posseduto e quindi inaffidabile di quest’ultimo. Solo da parte di una persona realmente umile ci si può legittimamente aspettare il vero amore. Chi ama veramente, anziché ingrossare sé stesso, si priva di sé stesso. Pertanto, solo se privandomi del mio danaro mi privo di me stesso posso collocarmi nell’Amore. Il danaro, e questo vale anche per qualunque tipo di rapporto amorevole, non potrà mai sostituire il tempo, la dedizione, la condivisione profonda… fino al sacrificio di sé per l’altro.

Questa analisi sull’amore nell’era del dio Economia è chiaramente parziale e fa volutamente astrazione dei motivi più profondi dei legami amorosi, proprio perché parlare e, ancora di più, fare esperienza dell’Amore rimane impossibile senza operare prima una depossessione dal daimon economico.

 

   Antoine Fratini

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