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Riflessione misantropa sull'importanza della filosofia

Di Eleonora Vaiana - Febbraio 2013

 

L’ho sempre detto che se potessi tornare indietro forse filosofia non l’avrei scelta come indirizzo di studio.

La amo con tutto il cuore, per la libertà che ispira e per lo studio dell’uomo a livello intimo che comporta, ma una parte di me la odia: se non avessi scoperto la bellezza delle menti che sono vissute, probabilmente non avrei riflettuto così intensamente sul disgusto indotto da quelle che oggi vivono.

E non mi sarei ammalata di misantropia, anche se più che una ‘malattia’, la considero più una fedele alleata per la mia ispirazione artistica: ogni qual volta una persona va ad accendere il grande pulsante ‘misantropia’ presente in me, riesco a creare, soprattutto dal punto di vista artistico. Credo sia un appiglio per dimostrare a me stessa, in primo luogo, di non essere un qualcosa che io stessa odierei con tutto il cuore, di riuscire a creare qualcosa che mi dia uno stimolo per continuare sulla mia strada, a prescindere dal giudizio di bello o buono degli altri.

In particolare non riesco a sopportare il confronto tra ciò che si credeva ai tempi di Platone o Aristotele, e ciò che si crede oggi della filosofia: la filosofia è inutile.

È come dire che l’amore è inutile. Su che base possiamo dire che una cosa è inutile o meno? Da un punto di vista personale e assolutamente cieco, certo.

Ma filosofia non è ‘amore per la sapienza’, nel senso leggero che ci vogliono inculcare la prima volta che si sente parlare di questa scienza.

Filosofia, come sottolinea Platone, è tensione erotica e desiderio di conoscere. Per comprendere il significato di tensione erotica, è bene precisare la storia di Eros: come si legge nel Simposio, per bocca di Socrate dietro l’insegnamento di Diotima, Eros era figlio di Penia (mancanza) e Poros (espediente, ingegno). Eros dunque si trova a vivere in tensione tra due elementi contrastanti, in quanto grazie alla figura di Penia presente in lui dal punto di vista essenziale, è naturalmente portato a soffrire di una mancanza fondamentale da una parte, pur avendo i mezzi di colmarla dall’altra. È a metà strada tra il dio e l’umano, e riesce dunque a contemplare elementi divini, rimanendo però sostanzialmente umano.

In questo senso la filosofia è tensione erotica verso la conoscenza: si ha l’espediente per contemplare l’Essere, ma in quanto umani saremo sempre privati di qualcosa, ne vivremo sempre la mancanza e non riusciremo a colmare la nostra sete di conoscenza in quanto uomini.

In questo modo però mi si palesa in modo chiarissimo il motivo di questa benedetta misantropia: è ovvio, in quanto filosoficamente in tensione erotica verso la conoscenza, e con la testa fra le nuvole intenta a contemplare il mondo delle Idee, sono un dio. Ma, guardandomi intorno e vedendo gli sguardi denigratori degli uomini, vivo il sentimento della rabbia, che facendomi ribollire il sangue mi fa ricordare di avere un corpo al quale sono costretta a far riferimento. Sono in tensione fra l’alto e il basso, fra la perfezione divina e la stupidità umana, e mi incazzo.

Se penso all’importanza che Platone dava ai filosofi, i guardiani della polis ideale, mi incazzo ancora di più. I guardiani della città utopica e ideale erano educati in base alle proprie inclinazioni fin da bambini, studiavano fino alla terza età e solo raggiunto un livello eccellente, alternavano il governo della città allo studio, ogni cinque anni.

E oggi quando mia madre dice alle arpie che ha la sfortuna di conoscere, che sua figlia studia filosofia, tutte le dicono: “Ma a che serve? Ha fatto il linguistico, non era meglio se prendeva lingue?”.

A che serve? Veramente le persone giudicano più importante il benessere materiale rispetto al benessere intellettuale, alla conoscenza di sé, al vedere il mondo con mille paia di occhiali differenti? Ah beh, si spiega tutto l’odore di marcio presente in ogni parte di questo pianeta, dunque.

Ma allora che nessuno si lamenti per la crisi o per il fatto che non vi siano personalità a governarci degne, perché siete voi, in primis, i sofisti, i meschini che preferiscono il bene personale, il lusso e la ricchezza. Siete voi che avete scelto di vestirvi di sofismo e siete voi che avete dato il LA a questa orchestra sguaiata e fatta di dissonanze bugiarde.

Non date la colpa a nessun altro che a voi, che considerate la filosofia una cosa inutile in un mondo che ormai ‘va così’, che considerate stupidi coloro che puntano a una conoscenza sovrasensibile per vivere meglio con sé stessi e in armonia col mondo.

Siete voi la nota dissonante, cacofonica e sgradevole che irrompe nella mia orchestra, e siete voi quegli inutili.

Provate a guardare oltre il vostro naso, provate a guardare in su: le stelle cadenti non si fanno vedere solo a San Lorenzo, siete voi che non riuscite ad alzare la testa.

Lo sapevate?

 

Eleonora Vaiana

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