LettereOnLine - Raccolta di lettere inviate dai visitatori
Tu… mi regali un sorriso ?
di Pietro Mastandrea
Destreggiandomi con la perizia di un lupo di mare in una navigazione a vista fra gli insidiosi fondali di internet, evitando accuratamente di arenarmi in paludosi siti, mi sono imbattuto in questa richiesta e in questa foto.
Ho letto la richiesta ed ho osservato la foto; un attimo solo, quel tanto necessario a suscitare, anzi, ad imporre, riflessioni dalle quali troppo spesso si fugge per viltà o per senso d’impotenza, o solo perché non si è abbastanza fortificati per guardare oltre quella realtà che ci fa comodo vedere. Cosa dire di questa foto e di questa richiesta ? O meglio, da cosa iniziare ? Questo sguardo che scava dentro, che sonda nel profondo di ogni animo non ancora totalmente anestetizzato, non concede vie di fuga, né alibi, né foglie di fico dietro cui nascondere vergogne e sensi di colpa.
E allora la riflessione si fa strada con prepotenza costringendo ad osservare la realtà attraverso quegli occhioni imploranti che racchiudono tutta la tristezza del mondo, seppure ignari (ancora) dei mali dell’umanità; e quel che vedo è mostruoso. E cerco d’immaginare quegli stessi occhi dopo averli vissuti i mali dell’umanità, dopo averli subiti; e quel che mi appare è ancora peggio. E allora le domande si accavallano, si inseguono, e la ragione vacilla in un vortice di tutti i sentimenti e gli stati d’animo vissuti nei miei 57 anni. Cosa ti riserva il futuro, piccolo? Cosa stanno progettando, cosa stanno costruendo per te i grandi e i “potenti” della terra? Fra dieci anni, quando avranno perso il candore dell’innocenza, cosa esprimeranno i tuoi occhioni? Rassegnazione? Amarezza? Delusione? O solo odio per una umanità sull’orlo del baratro, decisa a insozzare ogni residua purezza prima di trascinare ogni cosa nel più nefando dei destini?
Il tuo ditino inconsapevolmente inquisitore mi carica del peso insostenibile d’indefinite colpe, di un fardello morale di cui non riesco a liberarmi, di una croce che, potendolo, non esiterei a riconsegnare al Nazareno. Perché vedi piccolo, io non posso regalarti un sorriso! Vorrei tanto poterlo fare, credi, ma non mi è consentito. Io posso solo comprarlo un tuo sorriso, magari ad un prezzo stracciato, di concorrenza, di svendita; ma sarà un sorriso più triste dei tuoi occhioni, un sorriso di momentanea riconoscenza, forse, di temporanea gratitudine per un atto di pietà evanescente che concede alla tua esistenza di condanna già scritta un attimo impalpabile di tregua. Io compro un tuo sorriso che non scalda il cuore ma che, non potendo far meglio, comprerò tutti i mesi; ma non nell’illusione di tacitare una coscienza il cui unico pregio è quello d’essere immune ai narcotici del consumismo. Mensilmente mi sarà recapitato il tuo sorriso che ritirerò con lo stesso timore con cui ritirerei il conto esorbitante per un lusso che non potrei permettermi; e mensilmente rivivrò la stessa angoscia e lo stesso indefinito malessere esistenziale. Io compro il tuo sorriso ma … ti prego, non farmelo pesare oltre il dovuto.
Tu piuttosto, tu che non hai vincoli di falsa moralità, tu che non conosci ipocrisia, che non ti sei ancora scavato una tana nella quale cercare inutile riparo dall’egoismo, dall’avidità e dalle umane meschinità, tu che puoi, ti prego
regalaci un sorriso !
Regalaci un sorriso che abbia il sapore del perdono, un sorriso che sappia infondere un po’ di pace e di speranza nei cuori dilaniati dall’egoismo di questa umanità.
Ciao piccolo, ti auguro tutta la serenità e la forza interiore di cui avrai bisogno per sopravvivere.
Pietro Mastandrea - Roma
giugno 2004
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