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Non c’è più il futuro di una volta. Quale uomo nel XXI secolo d.C.?

“Condurre la propria vita in modo da realizzarsi: questo mi sembra il massimo risultato raggiungibile per un essere umano” Ibsen

Cosa è il bene? Seneca rispondeva: la conoscenza; e il male? L’ignoranza.

Secondo Socrate praticare il bene è un affare; se l’uomo non lo persegue è solo perché non ha la minima idea di dove si trovi il bene, pertanto non è malvagio ma ignorante. Per Eraclito chiunque prova un piacere più volte di seguito rischia di assuefarsi, ma non colui che ha scelto il sapere come obiettivo di vita, perché non ha confini: è come un mare senza fondo solcato da un’infinità di domande. Grazie alla cultura, pur essendo mortali, abbiamo la possibilità di conoscere, quindi di rivivere le vite di coloro che ci hanno preceduto, così come potremo continuare a vivere in coloro che ci seguiranno. (Giusto per confondere ulteriormente le idee… e andare a rileggersi la Bibbia) Cioran sintetizzò che Adamo ha preferito l’albero della conoscenza a quello della vita barattando l’eternità con il sapere e c’è da rallegrarsi del fatto che la storia non abbia alcun senso. E, per complicarle ancora, qualora non lo siano al punto giusto, “la storia crea l’illusione di un corso universale e provvidenziale degli avvenimenti, quindi contribuisce a smorzare le energie vitali dell’individuo, volgendolo al passato e con ciò precludendogli la proiezione verso il futuro e la creazione originale” Nietzche. Il massimo piacere, l’edonismo radicale, non è mai stato coincidente con la teoria del vivere bene, come trova espressione nei grandi maestri di vita della Cina, India, Vicino oriente e dell’Europa. Forse solo il filosofo Aristippo (IVsec a C) è l’eccezione fino al XVII sec. Il pensiero comune ai grandi maestri è la ricerca dell’essere, il rifiuto della modalità dell’avere, laddove l’avere si riferisce alle cose mentre l’essere si riferisce all’esperienza. “Beati i poveri in spirito” Matteo, V, 13. Potremmo approfondire il concetto con Eckhart “E’ povero l’uomo che nulla desidera, nulla sa e nulla ha”. Il Buddha considera l’avere, la bramosia, la proprietà come causa di sofferenza non già di gioia per l’uomo. Non dovremmo essere incatenati alle cose che possediamo in quanto verrebbe limitata la nostra libertà e l’aspirazione ad essere; l’uomo vivo e attivo dovrebbe essere come un recipiente che ingrandisce mentre lo si colma, così che mai sarà pieno. Per Freud l’orientamento al possesso si manifesta nel periodo che precede il raggiungimento della piena maturità ed è patologico qualora divenga permanente. La via verso l’essere consiste nel penetrare sotto la superficie e nell’affermare la realtà. Si pone soltanto nel qui, ora (hic et nunc); la modalità dell’avere soltanto nel tempo: passato, (denaro, terra, fama ecc.) presente e futuro (questa persona avrà un futuro). “Meno si è e meno si esprime la propria vita; più si ha e più è alienata la propria vita” Marx. Ogni manifestazione dell’essere: la gioia, l’amore, l’intuizione della verità ecc non si verifica nel tempo ma nell’hic et nunc. E’ l’eternità, vale a dire “atemporalità” non tempo prolungato all’infinito. Sant’Agostino invita a cogliere l’eternità nell’istante. Nella modalità dell’avere, la propria felicità risiede nella superiorità sugli altri, nel proprio potere e, in ultima analisi, nella capacità di conquistare, depredare. Secondo la modalità dell’essere, la felicità consiste invece nell’amare, nel condividere, nel dare, nel creare (Fromm). L’avere si riferisce alle cose, e le cose sono fisse e descrivibili. L’essere si riferisce all’esperienza, e l’esperienza umana è in via di principio indescrivibile. Ad essere pienamente descrivibile è la nostra persona, vale a dire la maschera che ciascuno di noi indossa l’io che presentiamo. Al contrario, l’essere umano vivente non è una morta immagine, e non si presta a venire descritto come una cosa anzi non può essere descritto e compreso in alcun modo. Soltanto nel processo del mutuo, vivente rapporto, io e l’altra persona possiamo superare la barriera che ci separa, nella misura in cui entrambi partecipiamo alla danza della vita. La modalità dell’essere si può spiegare con questo esempio: un vetro azzurro appare tale quando la luce lo attraversa, perché esso assorbe tutti gli altri colori, impedendo loro di passargli attraverso; noi lo definiamo azzurro perché non trattiene le vibrazioni cromatiche azzurre quindi non ci riferiamo a ciò che il vetro possiede, ma a ciò che emana. Mentre l’avere si fonda su alcunché che l’uso diminuisce, l’essere viene incrementato dalla pratica. “Il roveto” ardente che non viene consumato dalle fiamme è il simbolo biblico di questo paradosso. Ciò che si spende non va perduto, ma al contrario va perduto ciò che si conserva. Come si diventa veri uomini? Dove sta la vera gioia? Come si conosce la realtà? Tante domande si sono posti gli uomini cercando altrettante risposte; quindi continuiamo a cercare.

Secondo molti studiosi la natura umana è estremamente malleabile.“Gli uomini, in universali, iudicano più agli occhi che alle mani; perché tocca a vedere a ognuno, a sentire a pochi. Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se” Machiavelli (es. controllo della socialità sfruttando le potenzialità di un fenomeno complesso quale la festa secoli addietro). Oggi la pubblicità impiega migliaia di miliardi di dollari per influenzare la natura umana ed in politica è di vitale importanza agire su di essa (come far diventare gli asiatici un popolo di nuovi consumatori?): “La propaganda è per la cosiddetta democrazia quello che è il randello per uno stato totalitario” Noam Chomsky. Una “buona” propaganda mira a separare le persone tra loro, isolarle tenerle incollate davanti alla televisione, renderle passive, “educarle” al consumo, (il mondo dell’industria è un’organizzazione spontanea per tramutare ciò che ogni uomo ha in ciò che desidera, senza tenere assolutamente conto dei suoi desideri Wicksteeded) mira ad evitare che si occupino della gestione della ricchezza pubblica. Negli usa dal 1983 al 1998 il 50% del surplus della ricchezza creata è andato a vantaggio dell’1% (yes 1%) delle famiglie più ricche ed il 90% di quella stessa ricchezza è andato a beneficio del 20% delle famiglie più benestanti secondo una ricerca di Wolf. L’1,3% più ricco delle famiglie Usa guadagna quasi quanto la metà più povera della nazione: c’è stata una controrivoluzione tale che la struttura dei redditi è tornata ad essere quella del 1913, cosi che la classe media si restringe sempre più assediata da un oceano di lavoratori poverissimi e da una ristrettissima plutocrazia. Negli anni 80 la fame nel mondo è diminuita ovunque, con due eccezioni: l’Africa subsahariana e gli USA. Tra il 1985 e il 1990 la fame negli USA è aumentata del 50% e gli analfabeti sono circa 50 milioni. La ricchezza non si è spostata verso il sistema sanitario, l’istruzione ecc, ciò nonostante tutto si è svolto senza rivoluzioni, la gente ha continuato a guardare il basket ed a vivere in uno stato di confusione. (La massa si crea laddove prima non c’era nulla. Molti non sanno perché si trovano lì, eppure vengono attratti da una forza superiore. Canetti). In venti anni la gente invecchia; ci si scorda di Reagan, di Fanfani, Craxi, Andreotti, della guerra fredda ecc; altre generazioni si fanno avanti e la storia continua. La gente ha guardato per venti anni questi soggetti alla televisione, con la stessa attenzione di oggi. Tutto questo è un esempio del “successo” registrato dalla propaganda. Secondo Bouldin si può perfettamente concepire un mondo dominato da una dittatura invisibile nel quale tuttavia siano state mantenute le forme esteriori del governo democratico; per controllare gli uomini occorre manipolare i loro istinti ed emozioni e non correggere il loro modo di ragionare. Le nostre motivazioni, idee e credenze consce sono un miscuglio di false informazioni, preconcetti, passioni irrazionali, razionalizzazioni, pregiudizi, sul quale galleggiano brandelli di verità dando la sicurezza, per quanto illusoria, che l’intera mistura sia reale e vera. L’attività pensante tenta di organizzare questa cloaca d’illusioni secondo le leggi della logica e della plausibilità e si suppone che tale livello di consapevolezza rifletta la realtà; è questa la mappa di cui ci serviamo per dirigere la nostra vita. In effetti è repressa la conoscenza della realtà, di ciò che è vero. L’inconscio viene determinato dalla società.

Al contrario qui si rivolge un invito a vivere cercando l’autorealizzazione dell’uomo, la sua gioia. Consideriamo quindi la televisione come uno dei tanti strumenti per capire la realtà destinando piu tempo a noi stessi: riappropriandoci della nostra esistenza “Non rinviamo niente a domani: chiudiamo ogni giorno il bilancio con la vita. Il difetto maggiore dell’esistenza è di essere sempre incompiuta e che sempre se ne rimanda una parte. Chi dà ogni giorno l’ultima mano alla sua vita, non ha bisogno di tempo; da questo bisogno nascono la paura e la brama del futuro che rode l’anima. Non c’è niente di piu triste che chiedersi quale esito avranno gli eventi futuri; se uno si preoccupa di quanto gli resta da vivere o del come, è agitato da una paura inguaribile. Come sfuggire a questa inquietudine? In un solo modo: la nostra vita non deve protendersi all’avvenire, deve raccogliersi in se stessa, chi non è in grado di vivere il presente, è in balia del futuro. Ma, quando ho pagato il debito che avevo con me stesso, quando ho ben chiaro in testa che non c’è differenza tra un giorno e un secolo, posso guardare con distacco il susseguirsi dei giorni, degli eventi futuri e pensare sorridendo al succedersi degli anni” Seneca. E ancora con Camus “Ti dirò un grande segreto: non aspettare il giudizio universale, ha luogo ogni giorno”. Unica è la via – insegnata dal Cristo, dal Buddha, dagli stoici dal Maestro Eckhart ecc. per il superamento effettivo della paura della morte, ed essa consiste nel non aggrapparsi alla vita, nel non sperimentarla come un possesso. Proseguendo nell’intento di fornire spunti di approfondimento si offre un’ennesima citazione “nasce un’idea e una struttura, un’istituzione per l’idea (la chiesa, ecc). Poi nel tempo sparisce l’idea e rimane l’istituzione” Soros.

Se guardiamo gli animali, questi si sviluppano grazie all’istinto, sono ontologicamente determinati secondo l’essenza che è stata data loro, in base alla quale non possono essere altro da ciò che si trovano ad essere cioè un cavallo diventerà sicuramente un cavallo. Il “grande miracolo” dell’uomo consiste nell’essere colui che si autocostruisce, colui che in larga misura è l’artefice di sé medesimo (Reale). L’istinto consente ad un ragno di fare la tela per nutrirsi, se la distruggiamo lui la fa nuovamente, se si distrugge per centinaia di volte il ragno impazzisce. Nel topo esiste l’istinto sessuale, nella scimmia non lo troviamo più, è subentrato qualcos’altro. Più alto è il livello raggiunto da un animale nel processo evolutivo, tanto meno il suo comportamento è determinato da istinti filologicamente programmati. Nell’uomo la determinazione istintuale ha toccato il proprio minimo, non troviamo istinti cosi definiti pertanto è estremamente malleabile, al posto degli istinti ci sono dei conglomerati di riflessi ereditari, apprendimenti autogeni e culturali nel comportamento motivato, nella scelta dei fini. La cultura e l’apprendimento (la televisione, la strada, gli amici, la scuola, il lavoro, un viaggio, ecc.) sovrastano questa residua tendenza innata. Da una ricerca fatta in america sembra emergere che i genitori, per quanto si sforzino di incidere sull’educazione dei figli, riescano ad influire su di essa con un’efficacia inferiore al 50%, il resto è rappresentato da tutto ciò che ci circonda, dalla vita quotidiana: dalla società. Di  fatto le tecniche della psicoanalisi e le altre terapie del profondo, salvo che per la “ricerca dell’identità” possono essere intese come miranti a realizzare il difficile compito di scoprire, attraverso le sovrapposizioni dell’apprendimento, dell’abitudine e della cultura, gli eventuali residui istintuali essenziali alla natura umana e debolmente manifesti. Una “cura” in uso fra gli antichi indiani d’america, nei rari casi in cui un uomo era poco adattato, oggi diremo depresso, (infelice della propria condizione di isolamento), consisteva in un “viaggio” fra le montagne che poteva durare alcune stagioni. In tal modo si regredisce temporaneamente ad una vita più semplice. Ogni giorno si deve solamente cercare di mangiare, dormire, ripararsi dalle insidie dell’ambiente. Si gratificano, così, i bisogni fondamentali gerarchicamente più bassi, tagliando con i fattori che nella tribù evidentemente producevano danni. Tutto ciò aiutava questa persona che tornava a suo piacere dalle montagne diversa e migliorata.

Se un gatto diventa un “vero gatto“ grazie agli istinti, perché si possa essere pienamente uomini cosa occorre? Ci sono migliaia di biblioteche dedicate all’argomento; qui si vuole solo accennare agli effetti della gratificazione dei bisogni fondamentali sullo sviluppo della persona, definendo quindi la natura umana anche psicologicamente. Secondo Maslow l’uomo ha dei bisogni fondamentali istintuali, comuni in ogni parte del mondo, che, se non gratificati, provocano danni allo sviluppo della personalità e non consentono all’uomo di ambire all’autorealizzazione. La sua teoria della motivazione umana (la motivazione è la ricerca di una gratificazione dei bisogni) individua dei bisogni, prevalentemente inconsci e li pone in una scala gerarchica.

1) Bisogni fisiologici. Sono i più prepotenti. Un essere umano privo di tutto: di amici, di amore ecc. sente la fame, il freddo, la paura dell’ambiente più di ogni altra cosa. Siccome l’individuo è un tutto integrato (il cibo soddisfa la fame di Mario Rossi o dell’indigeno australiano) e non la fame del suo stomaco, questo personaggio sogna roba da mangiare, ricorda cibi, immagina l’ultimo pranzo si commuove per cose riguardanti il cibo, percepisce e desidera solo il cibo. Il paradiso per lui è un posto dove si mangia e basta. Il nostro amico pensa che, se trova cibo a sufficienza, sarà sempre felice e non avrà bisogno di altro. Per lui la libertà, l’amore, il vestito, i temi filosofici sono cose che non hanno importanza. Quando quest’uomo si è sfamato, in realtà compaiono da soli, automaticamente, in lui altri e più alti bisogni.

2) Bisogno di sicurezza. Quando i bisogni fisiologici sono stati gratificati abbastanza bene emerge il bisogno di sicurezza, stabilità, dipendenza, protezione, libertà dalla paura, dall’ansia, dal caos. Bisogno di ordine, di legge. Il bambino in queste condizioni manifesta in faccia la sua paura; ad esempio un tuono, un animale feroce oppure dei dolori acuti inducono a guardare il mondo in modo diverso. Tutto diventa oscuro, viene l’angoscia: in breve ha bisogno di protezione e di conforto. Il bambino preferisce un mondo sicuro, ordinato predicibile dove non accadano cose incontrollabili, inaspettate e rischiose: in ogni caso desidera i genitori. L’adulto desidera un sistema di protezione, di leggi ecc, che eviti di vivere come nel vecchio Far West. Una società dove si proceda pacificamente, senza scosse, al riparo dagli animali feroci, dalle temperature eccessive dai criminali dalla tirannide, dove sia possibile avere un lavoro, dei risparmi, una pensione per la vecchiaia. Per un curdo il paradiso è un posto dove non esiste la tortura e atrocità nei confronti dei familiari. Alcuni adulti nevrotici nella nostra società sono per molti versi come il bambino insicuro, pieni di desiderio di sicurezza, sebbene nel bambino la cosa sia più palese. Il gusto della persona sana  per ciò che è nuovo, sconosciuto nel nevrotico è minimo. Come l’uomo sazio non pensa più alla fame così l’uomo sicuro non si sente più in pericolo. Spesso certi nostri discorsi si concludono con un accomodante “basta la salute”, in realtà l’uomo inconsciamente, senza sapere il perché ambisce subito al bisogno superiore: è perfettamente e umano.

3) Bisogno di appartenenza. Se i primi due bisogni sono abbastanza soddisfatti emergono il bisogno di affetto, di appartenenza, di amore. Adesso la persona sentirà acutamente come prima non avveniva l’assenza di amici, di una moglie o dei figli. Desidera relazioni di affetto, un posto nel gruppo o nella famiglia e può umanamente dimenticarsi di quando era affamato o disprezzava l’amore come qualcosa di non necessario. Adesso sente il dolore della solitudine dell’assenza di amici. Spesso si sottovalutano gli effetti deleteri che hanno sui bambini l’eccessiva mobilità imposta dall’industrializzazione, la mancanza di radici, il venire strappato  dalla propria casa, famiglia, amici, vicini, l’essere un estraneo, uno di passaggio e non uno del posto.

Il concetto dell’essere è un importante argomento filosofico; un aspetto fondamentale è il concetto di processo, attività e movimento quale costituente dell’essere. L’idea che l’essere implica mutamento, vale a dire che l’essere è divenire, ha avuto i suoi massimi e più decisi assertori agli esordi ed al culmine della filosofia occidentale: in Eraclito e in Hegel. Le strutture viventi possono esistere soltanto se mutano, trasformazione e crescita sono qualità inerenti al processo vitale. La conoscenza ha inizio con la demolizione delle illusioni, con la de-lusione (Ent-tauschung in tedesco). Conoscere non significa essere in possesso della verità, bensì andare sottolo strato esterno e tentare criticamente e attivamente di avvicinarsi sempre più alla verità. “Scuotersi dal sonno”, svegliarsi sono gli inviti al popolo ebraico, a rendersi conto che i suoi idoli sono null’altro che opera delle sue mani, null’altro che illusione. Gesù afferma: “La verità vi farà liberi”. Il concetto di autoconoscenza di Freud si fonda sull’idea di distruggere le illusioni (razionalizzazioni) per assumere consapevolezza della realtà inconscia. Il carattere comune è la umana salvezza e la consapevolezza che la conoscenza non è la certezza della assoluta verità bensì il processo autoaffermativo della ragione umana.

Il mondo orientale aveva elaborato già mille anni prima che Omero raccontasse le avventuro di odisseo, il suo modello di eroe: si tratta di Gilgamesh, il leggendario sovrano di Uruk, un eroe che è tale perché, dopo aver peregrinato per tutto l’orbe conosciuto ed aver fatto innumerevoli e meravigliosi incontri, raggiunge quella conoscenza di sé che lo porta finalmente alla pace interiore e all’accettazione della sua natura mortale. Anche Ulisse rappresenta l’umanità nel suo complesso, con le sue angosce, desideri, ansie ed aspettative. Quando Dante interroga Ulisse si nota che è un uomo alla continua ricerca della “conoscenza”, per la quale è disposto a rimettersi in viaggio anche dopo aver raggiunto Itaca, con una moglie fedele che lo ama, un vecchio padre che ha bisogno di lui e un figlio in tenera età.

La mentalità ebraico cristiana, annunciando una terra promessa e una patria ultima, ha fatto della nostra anima un’anima orientata a una meta che vive l’inquietudine dell’attesa e del tempo che la separa dalla meta. Anche l’anima dei laici è orientata escatologicamente ( negli obiettivi che si pongono, nelle mete ecc.)  Che ne è dell’intervallo tra l’inizio e la fine? Che ne è del “viaggio”! per chi vuol arrivare? Per chi mira alle cose ultime del viaggio ne è nulla. Le terre che attraversa non esistono; egli viaggia per arrivare non per viaggiare. Così il viaggio muore durante il viaggio. L’escatologia religiosa e la progettualità laica inaugurano un viaggiatore che tratta i luoghi che incontra come luoghi di transito, tappe che lo avvicinano alla meta agognata, la patria ritrovata, la vita realizzata la stabilità raggiunta. L’attesa del Regno aveva ridotto la vita a interregno, a terra di nessuno prima delle cose ultime anche se in quella terra di nessuno trascorre poi la nostra vita. Affrancarsi dalla storia come progresso verso una meta significa abbandonarsi alla corrente della vita, non più spettatori, ma naviganti e in qualche caso, come l’Ulisse dantesco, naufraghi. Il viaggio che salva sé stesso cancellando la mèta inaugura allora una visione del mondo che è radicalmente diversa da quella dischiusa dalla prospettiva della meta che cancella il viaggio. Nel primo caso si aderisce al mondo come a un’offerta di accadimenti dove si può prendere provvisoria dimora finché l’accadimento lo concede, nel secondo caso si aderisce al senso anticipato che cancella tutti gli accadimenti che, non percepiti, passano accanto agli uomini senza lasciar traccia, puro spreco della ricchezza del mondo. Rinunciando a dominare il tempo, iscrivendolo in una rappresentazione del senso, l’anima del viaggiatore che ha rinunciato alla meta sa guardare in faccia all’indecifrabilità del destino rifiutando quei cascami della speranza irradiati da un destino risolto in benevola provvidenza.

 

“La via del fare è l’essere”
Lao-Tse

 

“Ci sono due cose cui tendere nella vita:
ottenere ciò che si desidera ed esserne felici.
Soltanto il più saggio degli uomini può raggiungere la seconda”
L.P. Smith

 

“La verità non è data dai sensi ma dalla ragione; così la vera felicità è data dalla virtù che libera dalle passioni. E’ il sapere a farci conoscere ciò che è necessario per la propria liberazione dalle passioni:
per essere uomo, per essere razionale. Sapere = virtù, malvagi si è solo per ignoranza. Conosci tè stesso per dominare le passioni, per capire cosa occorre per essere uomo:
cerca l’uomo che è in te ed essere felice”.
Socrate

 

Per imparare ad essere saggi, forse, occorre proseguire in questa bellissima ricerca ogni giorno, senza paura di cambiare le nostre radicate convinzioni.

“Solo i grandi sapienti ed i grandi ignoranti sono immutabili”
Confucio


Marco Biagioli - 2005

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