LettereOnLine - Raccolta di lettere inviate dai visitatori
Spunti di Riflessione
di Marco Biagioli e Maria Cristina Galli
Fortior ex adversis resurgo.
"Fortior ex adversis resurgo" vale a dire “Risorgo più forte dalle avversità”. E’ il motto della scuola di fanteria e cavalleria di Cesano di Roma, un posto dove i militari creano difficoltà e insegnano a risolverle. Ma che significa “risorgere”? La parola resurrezione deriva dal tardo latino resurrectione (m) derivato di resurgere cioè risorgere vale a dire tornare in vita, rifiorire, ricomparire e, in linguaggio figurato, “uscire da una situazione disperata”, essere restituiti a una nuova vita; resurrezione come rinascita, rinnovamento, cambiamento. “Non vi è un fattore più efficace di un’altra persona per rendere vivo a un uomo il mondo; oppure per disseccare la realtà in cui egli dimora, con un’occhiata, un gesto, un’osservazione” Goffman
Con tale termine il cristiano intende abitualmente la resurrezione alla fine dei tempi ma, per estensione, si comprende anche il rivivere, il riapparire tanto che è un sinonimo di rinascita. Quando in confessione si riceve l’assoluzione, cioè dopo il sacramento della penitenza, viviamo una sorta di resurrezione, la nostra vita riprende la giusta strada.
Crescendo, con il progredire dell’esperienza, si diventa più saggi, più accorti; noi rinasciamo perché siamo cambiati, rifioriti, ravveduti. Nel momento in cui usciamo dalle situazioni più disperate, di sofferenza, di patimento, dolore, ansia, depressione, noi resuscitiamo e il nostro spirito ne esce fortificato, più nobile: non siamo più quello che eravamo prima.
“Nulla sa più di fiele del soffrire, nulla sa più di miele dell’aver sofferto; nulla di fronte agli uomini sfigura il corpo più della sofferenza, ma nulla di fronte a Dio abbellisce l’anima più dell’aver sofferto” Eckhart.
La figura di Cristo incontra la degenerazione causata dal male, la assume su di sé attraversando la galleria oscura della passione e della morte: egli, però, con questa solidarietà estrema depone nel limite umano una scintilla della sua divinità che esplode nella luce della resurrezione, cioè della ri-creazione del mondo e dell’umanità in una nuova dimensione ove, come dichiara il libro dell’Apocalisse,”non ci sarà più morte, né il lutto, né il lamento, né l’affanno, perché le cose di prima sono passate”. Bellow non esitava a identificare nella sofferenza “l’unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito”.
“Se il chicco di grano caduto a terra non muore, resta solo; se invece muore, porta molto frutto”. Gesù è un chicco di grano: deve abbandonare la sua forma, rinunciare a se stesso, vuotare se stesso, prendere aspetto di schiavo, salire sulla croce, entrare nella morte, vincere la morte e il peccato; quindi risorgere in una spiga, o in una moltitudine di spighe, mostrando che l’antichissimo ciclo della metamorfosi si compie, con angoscia sovrumana, anche nel Figlio di Dio.
L’esperienza del negativo promuove la ricerca del senso della vita e rafforza noi stessi, così come la malattia, il dolore; non la felicità, sul cui senso nessuno si è mai posto domande.
Quando è stata l’ultima volta in cui ho pensato: “mi sembra di tornare a vivere?” Forse quando è finito un fidanzamento fallimentare? O quando si è guariti da una malattia? Oppure di ritorno da un viaggio? In fondo viaggiare non è raggiungere una meta, ma esporsi all’insolito (partire è un po’ morire). Un libro ha il potere di cambiarmi? Un mio vecchio professore mi diceva: “se vuoi capire la tua ragazza, i tuoi amici, i tuoi genitori e te stesso, leggi Shakespeare”. Aveva ragione. Fiennes. “La lettura è una forma di amicizia, la più sincera, perché con i libri non ci sono convenevoli. Se trascorriamo la serata con loro è perché ne abbiamo veramente desiderio” Proust
Ci sentiamo diversi dopo aver pregato? “Se, come dicono gli antichi, pregare è come respirare, inutile chiedersi perché si prega” Kierkegaard. È una necessità, un bisogno di trascendenza. “Denken ist danken” Heidegger pensare è ringraziare. “Pregare è pensare al senso della vita”, Wittgenstein. La preghiera è lotta col mistero, “lottò con l’angelo, vinse e implorò la grazia” Osea. Si prega anche per travasare i propri sentimenti e portarli a un livello di abbandono.
Essere disposti al cambiamento, in ogni fase della vita, sfidando la paura del nuovo, è un modo per seguire un percorso verso la maturità e la saggezza.
“Dio non ci protegge da ogni dolore ma ci sostiene in ogni dolore” Kung
Marco Biagioli - 2005
Altri spunti di riflessione
|
|


