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di Luca Fucini   indice articoli

 

Riflessioni sul Gran Maestro Giuseppe Garibaldi

Febbraio 2008
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Giuseppe GaribaldiCome ricordato dallo stesso Garibaldi nelle sue ‘Memorie’, l’ ‘Eroe dei due Mondi’, da ragazzo, aveva imparato a navigare con il Capitano Angelo Pesante di San Remo ed a quest’ultimo doveva quel suo primo viaggio, dai connotati tutti ‘iniziatici’, nel Mar Nero, esperienza indelebile di memoria gioventù.
Da Pesante sentì parlare dell’Uruguay, paese con il quale il capitano sanremese aveva stabilito dei traffici commerciali e dove poi si recò Garibaldi  a combattere come rivoluzionario. (1)
Proprio a Montevideo, nel 1844, il futuro Generale venne iniziato massone in una loggia indipendente denominata “L’Asilo de la virtud”, in seguito viene affiliato nella loggia “les Amis de la Patrie”, sempre nella capitale uruguayana, all’obbedienza del Grande Oriente di Francia, “regolarizzando” così la sua iniziazione. (2)
Nel 1850 frequenterà a New York i lavori dei fratelli americani, ed a Londra, nel 1854, non mancherà di muovere gli attrezzi dell’Arte Reale.
A Palermo verrà consacrato al grado di maestro massone e sempre nel capoluogo siciliano, nel 1862, verrà elevato dal quarto al trentatreesimo grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, assumendo la guida del Supremo Consiglio scozzesista palermitano.
Due anni più tardi, verrà eletto Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, la cui sede era stata trasferita da Torino a Firenze, e prezioso fu il suo “diretto intervento per attribuire alla massoneria unità e potere determinante nella vita del paese tra il 1864 ed il 1869. (3)
Secondo Garibaldi, evidentemente profondo conoscitore dell’operazione napoleonica di unificazione del territorio italico anche attraverso la costituzione, a Parigi, di un Supremo Consiglio di Rito Scozzese Antico ed Accettato, con il compito di riunire le varie obbedienze massoniche del nord e del sud Italia, la lotta per completare l’unificazione nazionale e quella per riunire le varie obbedienze massoniche dovevano andare all’unisono e quasi sovrapporsi.
La massoneria, per il Generale, costituiva l’unico organismo dotato di una pur labile articolazione su base nazionale, doveva rappresentare lo strumento di aggregazione di tutte le forze progressiste italiane, per le quali, in quel momento, l’obiettivo assolutamente prioritario era rappresentato dalla lotta per la liberazione di Roma.
Proprio a sancire questo suo intento ecumenico e conciliatorio Garibaldi, nel giugno 1867, pur conservando la carica di gran maestro del Consiglio scozzesista palermitano, accettò la nomina a gran maestro onorario del Grande Oriente d’Italia che gli venne conferita dalla Costituente massonica di Napoli. (4)
Scriveva il Gran Maestro nel 1872: “Io credo che siamo tutti d’accordo nel riconoscere il profondo malcontento di tutta Italia – malcontento per cause economiche, politiche e morali; nell’ammettere che, per toglierlo, tutti gl’interessi debbano essere rappresentati nel governo della cosa pubblica; nel volere pertanto il voto universale e l’abolizione del giuramento, a ciò che tutte le opinioni abbiano un voto in Parlamento; nel volere soppresse le guarentigie; tolto il culto ufficiale ed indivisa la sovranità dello Stato; rimaneggiato il sistema tributario a ciò che paghi solamente e progressivamente chi ha; rotta la centralizzazione e avviato un sistema di verace decentramento; armata la nazione per essere in grado di liberare le province irridente; arati e bonificati i due quinti del territorio italiano, incolto o paludoso, fecondandolo con i 115 milioni dei beni ecclesiastici invenduti; utilizzati a pro dei poveri i 1500 milioni di Opere pie, in gran parte goduti dagli amministratori, dai frati e dalle oblate; guarita, con tutti i rimedi che ispira l’affetto e suggerisca la scienza, la gran piaga della miseria; proporzionata l’autorità del potere legislativo e dell’esecutivo; e per ottenere questi risultati è necessario rivedere lo Statuto; insufficiente e inferiore ai nuovi bisogni della patria, a ciò che essa si regga non con una carta largita trent’anni addietro ad una sola provincia, ma posi e stia sovra un patto nazionale. A me pare che queste siano le principali idee sulle quali non corra divario fra noi. Principiamo col far trionfare quella che le contiene tutte e dalla quale tutte deriveranno, il suffragio universale e l’abolizione del giuramento”. (5)
Nel 1872, Garibaldi aveva rilanciato con estrema lucidità quello che sarebbe divenuto il principale progetto dei suoi ultimi anni di vita e il testamento ideale che egli avrebbe lasciato alla sinistra italiana post-risorgimentale: l’idea cioè di riunire in un fascio comune tutte le correnti della democrazia, tutte le forze impegnate nella diffusione dei valori della cultura laica, della libertà, del progresso, di un riformismo che accettava di muoversi all’interno del quadro istituzionale vigente, pur non rinunciando alla prospettiva di cambiamenti più radicali in un lontano futuro.
La Massoneria doveva farsi promotrice di questo progetto e fornire il collante ideologico e organizzativo di cui esso necessitava per essere coronato dal successo.
“Perché tutte le associazioni italiane tendenti al bene – si domandava nel 1873 – non si affratellano e non si pongono per amore d’indispensabile disciplina sotto il vessillo democratico del Patto di Roma? [….] La più antica e la più veneranda delle società democratiche, la Massoneria, non darà essa l’esempio di aggregazione al fascio italiano? Le società operaie, internazionali, artigiane, ecc. non portano esse nel loro emblema la fratellanza universale, quanto la Massoneria? Formate il fascio, adunque, repubblicani ringhiosi; stringetevi intorno al Patto di Roma”. (6)
Garibaldi, sempre fedele ai principi della Libera Muratoria, mantenne la carica di Gran Maestro ad vitam del Grande Oriente d’Italia, e nel 1881 accettò di diventare Gran Ierofante, ricoprendo il grado 97° del Rito riformato di Memphis e Misraim.
Per comprendere quale fosse l’atteggiamento del Generale nei confronti della Libera Muratoria, ci aiuta Aldo A. Mola: “Per Garibaldi ‘massoneria’ significò fratellanza di uomini liberi praticanti una ‘religiosità’ personale (rispetto di sé e degli altri), al di fuori di qualsiasi imposizione dogmatica o dottrinaria: compresa quella dei ‘catechismi’ positivistici, materialistici, ateistici recitati ai margini delle logge della Comunione massonica regolare italiana e spesso trionfanti in quelle irregolari. Anche per Garibaldi l’identificazione tra massoneria e programma nazionale risultò necessaria solo nel breve periodo della fondazione unitaria e della lotta contro la reazione. Essa era però destinata a risolversi in una più vasta identità: quella tra ‘nazione’ e ‘l’umanità’, quando lo Stato fosse giunto a esprimere (anziché conculcare) le libertà individuali, superando la condizione di ‘legge’ quale limite e costrizione ereditata dal passato.
Garibaldi conferì alla massoneria un compito più direttamente politico riconoscendole la facoltà di dirimere i conflitti tra governi nella solidarietà tra i popoli. Si colloca in quello spazio l’apparente contraddittorietà tra il pacifismo di Garibaldi, il suo sogno di un’umanità definitivamente avviata alla costruzione delle ‘magnifiche sorti e progressive’, e la sua  onnipresenza ovunque risultasse in gioco l’indipendenza di un popolo o affiorasse un conflitto tra libertà e reazione. Si comprende pertanto quali ragioni spingessero Garibaldi e i suoi seguaci dall’America Meridionale all’Italia, dalla penisola alla Polonia e poi nel groviglio dei moti liberali della penisola iberica, nei Balcani, a Creta come, nel Novecento, nelle Argonne e ove ancora il nome e i simboli di Garibaldi vennero elevati a insegna delle guerre di liberazione nazionale”. (7)
Dopo la sua morte, i massoni italiani invocheranno il Generale spesso, conservandone la memoria e alimentando il mito di duce e liberatore, simbolo di quell’internazionale che voleva essere il raggiungimento di valori universali, e non ‘globali’, dell’umana comunione.

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NOTE

1) Luca Fucini, LA MASSONERIA NEL PONENTE LIGURE, op. cit.

2) Aldo A. Mola, GARIBALDI VIVO, op. cit.

3) Aldo A. Mola, GARIBALDI VIVO, op. cit.

4) Aldo A. Mola, STORIA DELLA MASSONERIA ITALIANA, op. cit.

5) Aldo A. Mola, GARIBALDI VIVO, op. cit.

6) Aldo A. Mola, GARIBALDI VIVO, op. cit.

7) Aldo A. Mola, GARIBALDI VIVO, op. cit. pag. 220.

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