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Riflessioni sulla Mente

Riflessioni sulla Mente

di Luciano Peccarisi -  indice articoli

 

Global-Mente

ottobre 2011
Di Elisabetta Polatti

 

Elisabetta Polatti, laureata in Pedagogia presso l’Università Cattolica di Milano è docente di lettere nella scuola media di un piccolo centro turistico della provincia di Sondrio, perviene alla scrittura quando, stanca dell’isolamento culturale, si apre al web. E’ presente dal 2009 su Facebook con un’intensa produzione di note e scambi con numerosi amici. Grazie a questa finestra sul mondo, Elisabetta ha potuto tessere una ragnatela di rapporti umani e di scambi spirituali che l’hanno portata poi nel giugno 2011 a presentare al salone del libro di Torino, per il gruppo editoriale Bonanno, il suo libro “Il volo delle gru verso le Esperidi” A&B editrice, con prefazione dell’amico antropologo Alessandro Bertirotti, suo primo estimatore e sostenitore sul web. I suoi interessi spaziano dalla poesia all’antropologia della mente, dalla psicologia alla antropologia del sacro.

 

Global-Mente

 

Global-MenteSolo dalla consapevolezza della propria ignoranza nasce la spinta a cercare ipotesi da condividere.

 

Vorrei concentrare la vostra attenzione sulla mente. Spesso gli studiosi, gli scienziati hanno sezionato questa realtà cosi complessa e sfuggente ad ogni quantificazione e definizione esatta e inconfutabile andando a sondare precipuamente la sua neurofisiologia e le articolazioni con cui si manifesta. Oggetto cardine  di numerosi studi, di indirizzo diverso, sono state  le diverse funzioni che la mente assume quando è impegnata in un compito. Si è parlato allora di funzione emotiva, funzione cognitiva, funzione relazionale, affettiva, categoriale e quant’altro. Questo approccio  settoriale e analitico ha però messo a nudo un aspetto nevralgico su cui molti spesso sorvolano e che comunque rimane ancora oggetto di studio e controversie e che a mio giudizio, è centrale. Che cos’è  che unisce tutte le funzioni tipiche della mente?

In altre parole cos’è la mente? E’ la somma delle sue funzioni che si attivano grazie ad un corredo neurofisiologico dato tout court, o è una realtà che supera i dati parziali, che non si esaurisce in essi? Abbiamo conoscenza che questi studi settoriali sono spesso finalizzati ad un uso pratico- diagnostico in vari settori della vita: nella scuola, nel lavoro, negli aspetti della vita di relazione con  applicazioni molteplici. Penso ad esempio all’uso di test per la valutazioni dell’intelligenza e delle abilità, test che sottoposti a  verifica mostrano una efficacia discutibile in quanto i risultati non sono confermati dalla realtà e quindi spesso non risultano essere  significativamente predittivi. Penso ai test d’impostazione americana, sul QI o a quelli che vengono somministrati nelle ammissioni ai corsi di laurea, a  quelli utilizzati per l’orientamento scolastico o per l’assunzione in un’azienda. Queste batterie di test sono stati calibrati per indagare le funzioni  logico spaziali, quelle logico matematiche e verbali, cioè concentrano l’attenzione sul pensiero razionale logico andando a testare anche, con la cultura generale, la sfera della memoria che però, nella maggioranza dei test, è considerata come un recipiente in cui pescare dati e informazioni secondo processi poco significativi in quanto rispondenti ad un immagazzinamento di tipo nozionistico. Questi test non indagano se non in maniera marginale, le funzioni dell’emisfero legato alla creatività all’intuito, all’emozioni,  all’insight. Questa parte fondamentale sfugge all’indagine delle batterie a risposta multipla perché richiederebbe una modalità di somministrazione, un contenuto e una  codificazione dei risultati completamente diversa. Qualora si volessero indagare queste funzioni si dovrebbero strutturare situazioni tali per cui il  soggetto è inserito in un gruppo e in ogni caso deve affrontare un compito, assumere  un ruolo, deve reagire ad una situazione imprevista, deve cioè essere stimolato da un problema a cui deve rispondere con le migliori strategie tenendo conto delle variabili date e del contesto in cui opera, avere una buona padronanza del e consapevolezza delle sue competenze.

La realtà ci dice che la scienza ha percorso strade e sentieri dove ogni ricercatore ha perlustrato un settore e parrebbe che si sia giunti a credere, sommando i singoli spezzoni, che la mente sia il risultato delle funzioni indagate – Fortunatamente il problema mente non si è certo esaurito e sono molti coloro che hanno una visione diversa che io condivido, e indagano la mente come realtà globale.

Ci sono tanti tipi di intelligenza visibili in alcuni settori, assenti in altri, ma la mente è qualcosa che va aldilà delle funzioni per questo trovo molto interessanti gli studi che si focalizzano proprio sulla mente.  Il prof. Alessandro Bertirotti è uno fra quelli che, non solo ha indirizzato la sua riflessione sulla  mente, ma ne ha fatto il focus dei suoi studi. Dalla lettura dei suoi libri:   La mente cerebrale, La mente ama ed altri, si evince  che la realtà mente è caratterizzante l’uomo, la sua visione e la sua produzione nel mondo.  Per questo essa è l’argomento cardine di una antropologia cognitiva che si caratterizza per i continui rimandi alla  neurofisiologia, alla dimensione del divenire e del perfettibile.

La mente è un insieme di elementi fisiologici attivati dall’energia relazionale che li attraversa. Grazie ad essa, noi creiamo il mondo degli oggetti, delle esperienze, il mondo delle ipotesi e delle teorie e, cosa importante, il mondo delle relazioni e degli affetti.

E’ sorprendente osservare come  nel momento in cui la mente crea queste cose all’esterno, nello stesso tempo si auto-crea ampliandosi modificandosi evolvendo. A livello neuronale cioè si creano nuove connessioni ed è quindi ipotizzabile che si abbiano delle variazioni anche a livello neuronale. Questi  cambiamenti evolutivi fanno ben sperare nella infinite possibilità della mente umana che, divenendo, acquista nuove consapevolezze di sé e della realtà che la circonda -  In una  prospettiva futuribile. Questa affermazione convalida l’importanza, per le progressive messe a punto, delle relazioni che essa intreccia con il sociale e l’affettivo e come ogni aggiustamento, ogni riprogrammazione, possa ripercuotersi a livello neuronale.

L’ambiente esterno viene portato alla mente mediante un’esperienza-relazione  il cui cardine è l’affettività. L’amore crea la spinta energetica a porre in essere le diverse funzioni tese  a cercare nuove direzioni in grado di fornire risposte vere e accettabili ad un problema. L’identità, il chi sono è uno status dinamico che rispecchia la configurazione della nostra mente in rapporto all’interno, alla memoria di breve, medio e  lungo termine, alla sfera del profondo e all’esterno che è continuamente sollecitato da continui stimoli e domande. Da questo interscambio energetico nascono nuove interconnessioni  e strutture che rendono la nostra mente capace di soluzioni prima impossibili. La domanda e la ricerca della risposta  imprimono alla mente uno slancio creativo. A questo proposito, trovo molto interessante la tesi: “la mente ama”, sostenuta da  Alessandro Bertirotti. Nel linguaggio comune solitamente si pensa  al  cuore e , sentire questa affermazione, titolo del suo ultimo lavoro, d’acchito può lasciare un poco  perplessi ma, ad un’analisi più attenta, si comprende che la radice da cui scaturisce è notevole. In pratica, ci fa osservare Alessandro, tutto ciò che spinge la mente ad agire, a creare, a svilupparsi e addirittura ad auto crearsi  strutturandosi secondo schemi che presentano permanenze, fissità  e plasticità, è l’interazione affettiva, la relazione. La mente, neppure a livello di struttura neurofisiologica è una realtà chiusa ma è un laboratorio in cui l’esterno costruisce l’interno e viceversa. Attraverso l’esperienza, attraverso le conferme o gli errori, la mente crea una rete di relazioni significative con cui costruisce, analizza, comprende e ipotizza nuove possibilità e nuove visioni. Si potrebbe dire con una metafora, che  l’amore è il combustibile per eccellenza , è l’ energia che mette in moto i meccanismi della nostra mente quelli che ci spingono a cercare, a superare ostacoli, a cercare il senso, a orientare le nostre scelte a crearci dei modelli, a spingerci oltre l’apparenza e fare di un’idea una realtà concreta. La mente quindi, mettendo ad essere ciò che non è ancora, si connota come   creatrice di sé stessa ma anche del mondo.

La mente esiste come autocoscienza, come pensiero, memoria, come trasmissione di corredi genetici anche dopo che il corpo è morto. Questo lo possiamo accettare, anche solo per il fatto che tutto ciò che l’uomo ha prodotto nel mondo degli oggetti, delle teorie, delle ipotesi dell’arte, della scienza, come frutto della mente, sussistono come oggettività ormai indipendenti dal corpo-mente in cui sono state concepite. Anzi potremmo dire che la mente, con tutte le sue diverse manifestazioni, persistendo, come seme, anche nelle generazioni successive è una spirale aperta proiettata dall’origine, nel mistero, nell’infinito ed è immortale. Mi piace, a questo proposito, la citazione riferita da Bernardo di Chiaravalle: “Noi siamo come dei nani sulle spalle dei giganti” dove i giganti stanno per  il pensiero che ci ha preceduto e noi, i nani, siamo i nuovi polloni che, radicati in ciò che è stato, proiettiamo nuovi rami flessibili verso nuovi orizzonti. Una fogliazione e ramificazione secondo linee discontinue e continue che si espande nello spazio e nel tempo di una mente che fiorisce in  originalità e singolarità ma nella quale convergono forme universali in quanto  spesso le singole menti nel percorso di ricerca, trovando dei terreni comuni, sono andate a convergere creando teorie o ipotesi riconosciute funzionali alla conservazione e allo sviluppo armonico della vita. Queste teorie, che portano avanti un certo tipo di sviluppo della scienza e della tecnica, sono il risultato dello sforzo  amorevole di  tante menti singole, che lavorando in sinergia, spingono avanti il presente verso  un futuro pensato in maniera globo centrica. Una mente che sa abbracciare dunque è globo centrica come dice Alessandro.

Oggi si parla tanto di globalizzazione nel bene e nel male. Attraverso i mass-media, attraverso la caduta delle frontiere, si ha la consapevolezza che i problemi dell’uomo sono interconnessi e che  non ha più senso parlare di singolarità. Se si parla di globalizzazione della società non vedo perché non si debba parlare anche di una mente globale. Una mente globale che, ed è molto interessante questo, supera gli individualismi, le spinte soggettive tipiche di una mente singola, per trovare delle convergenze su di un piano  etico conservativo ed evolutivo… Da più parti  sta emergendo la consapevolezza che l’uomo non è un dominatore ma un essere strettamente legato al ritmo biologico, al ritmo della natura, che ogni uomo, ogni cultura è connessa con un’altra. Le scelte fatte da un governo si ripercuoto su quelle di un altro e qualora siano sbagliate, penso ad esempio ai numerosi stupri sull’ambiente, alle scelte aggressive e imperialistiche di molti  governi in campo economico, non ricadono solo sul singolo paese responsabile, ma si irraggiano a livello globale e spesso ricadono con effetto boomerang, su chi le ha messe in atto: un soggetto che, essendo così centrato su proprio egoistico benessere, non ha saputo vedere le possibili ritorsioni delle stesse, conseguenze del tutto prevedibile in un’ottica globocentrica.

Mi pare quindi di grande rilievo da un punto di vista antropologico, porsi secondo tale prospettiva dove la  mente, abbracciando il reale, tiene conto della complessità e quindi si muove per cercare soluzioni vere ed eticamente condivise. Sviluppare l’aspetto creativo della mente, nel senso di  creare dei ponti fra le persone per una  solidarietà umana, sarà l’obiettivo e lo scenario a cui la scienza, l’educazione, le religioni, l’arte, l’economia, la politica, dovranno necessariamente tendere per una prospettiva di vita sostenibile.

 

   Elisabetta Polatti

 

L'infinito è una potenzialità dell' esistente che la mente umana proietta nel non ancora esistente, ma pure possibile, per continuare ad esserci.

 

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