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Riflessioni sulla Mente

Riflessioni sulla Mente

di Luciano Peccarisi -  indice articoli

 

Passioni di morte

novembre 2015

  • Esseri inumani

  • Neurobiologia

Ascoltando le interviste dei terroristi islamisti è evidente la discordanza tra due parti della mente che dovrebbero invece essere accordate. Tra la parte intellettiva, del ragionamento, della logica, della proprietà di linguaggio, delle espressioni comuni, e invece la parte emotiva. Quella delle passioni, quella terribile stragista a costo di auto sopprimersi. Una dissociazione tra la volontà spinta dalla e-mozione, chiamata così perché fa muovere, porta all’azione, e la tesi portata avanti che appare fuori di testa. Una sorta di schizofrenia lucida. Una dissociazione dagli esiti a volte drammatici, tuttavia non è l’unica. Altre dissociazioni sono innocue e quindi inosservate. Ci ingozziamo di cibo aspettando una carestia che non arriverà mai, andiamo a vedere film che ci riempiono di tensione o di orrore, ci infiliamo in relazioni pericolose amorose che ci mettono nei guai, ci buttiamo col paracadute che per fortuna quasi sempre si apre, e tante altre imprese. Come se ci fosse un’alterata corrispondenza tra la fonte delle nostre emozioni nella storia evoluzionistica e gli obiettivi. Una volta era una corrispondenza armonica, oggi però appare squilibrata. La mente ci ha tenuto in contatto con aspetti della realtà, con gli oggetti, gli animali e le persone, con cui i nostri antenati hanno avuto a che fare per milioni di anni, elaborando e raffinando le intuizioni giuste. Ma in un mondo culturale e tecnologico recente le nostre emozioni, legate gli scopi, ai sensi d’esistenza, rischiano di trovarsi in alto mare.  In molti campi non ci sono più comprensioni spontanee, abbiamo perso gli strumenti mentali per afferrare intuitivamente. Anzi le intuizioni e le emozioni primitive possono trasformarsi in nuovi sentimenti e passioni, deviate su altri obiettivi. I due grandi istinti che muovono il mondo animale sono il sesso, per moltiplicare i propri geni, e l’aggressività per difendere la prole. Sono fortissimi, noi oggi antropologicamente le chiameremmo “passioni”. Quando fanno a botte fra loro per le femmine, sono incuranti perfino del pericolo di predatori, che infatti spesso ne approfittano. E una madre difende i piccoli fino alla morte. Oggi la forza che spinge dal versante sessuale si è trasformata in “amore”; e si sa quanto è matto e cosa si commette per esso. E quella aggressiva in odio, basta avere le motivazioni giuste per dargli un senso. I motivi per dare valore all’aggressività nelle moderne società di mercato, capitaliste e di consumo, dove al centro di tutto c’è il successo, la moneta, la competizione e l’esibizione, non mancano certo.  Se l’odio si salda con fantasie e promesse sovrannaturali organizzate, scattano le tragedie.

 

Esseri inumani

I terroristi che fanno le carneficine non sono esseri umani. E allora che cosa sono? Anche loro hanno una testa, parlano come noi, a volte si esprimono perfino bene. Sembrano uguali a noi, tuttavia ognuno di noi ha un concetto di realtà diverso, anche se la maggior parte si sincronizza su quello prevalente, storico, convalidato; definito razionale. Quello più o meno condiviso da tutti. Rimaniamo sgomenti davanti a un giovanotto che mitraglia a caso gente innocente, si fa esplodere in aria o taglia la testa di un suo simile. Sembra che manchino le idee giuste per capire; non c’è nemmeno possibilità di vendetta perché quelli si ammazzano da soli. Non aspettano di vedere il risultato delle loro azioni, non si godono il risultato che hanno immaginato come esito finale, e che hanno perseguito con tanta foga. Perciò non comprendiamo. Sono fuori dal nostro quotidiano ragionare. Eppure gli atti singoli compiuti da gente che chiamiamo ‘mostri’, come uccidere bambini, gettare acido in faccia, entrare in classe e sparare all’impazzata, non sono così rari. Sono classificati cervelli malati. Se invece i ‘mostri’ seguono una certa logica, società segrete, capacità d’azione, allora non capiamo più; non pensiamo ai tradizionali cervelli malati. Come se il cervello può ammalarsi mentre la mente (anima) essendo un’entità senza corpo, non può.  Chi conosce, o a che fare con affetti da ‘paranoia’ o da ‘deliri’ vari, resta stupito davanti a una mente ‘sana’ di un cervello malato. Mi capitò una volta di parlare con un ricoverato che sembrava normale: ragionavamo tranquillamente. Incuriosito, domandai al medico; mi rispose: chiedigli dell’Inghilterra e di chi è veramente. Quello mi raccontò un’incredibile storia: contattato a Roma da emissari della regina fu portato a Londra e, essendo il vero e unico figlio discendente, fu incoronato Re d’Inghilterra. Sono fenomeni mentali che trovano riscontro in circuiti cerebrali lesionati. Nel cervello plastico moderno in cui le sinapsi cambiano e si modificano ogni secondo, nuovi circuiti si creano e si stabilizzano. Ciò succede nel singolo in seguito a riorganizzazioni da patologie cerebrali, sia nei gruppi organizzati e chiusi. Può avvenire come esito finale di pressioni psicologiche. Nella storia si creano episodi sociali che formano cervelli deliranti.  Nei greci che s’immolarono alle Termopili per salvare Atene, nei trecento giovani e forti massacrati dai “lazzeroni” partenopei, tanto per dire. Ma anche in quelli in cui la cappa occidentale, che li domina da secoli (ci sono circa 800 basi americane a guardia di ciò) crea aspirazioni mitiche. In politici amanti del potere incitano all’ideale del "grande stato arabo islamico", spezzettato dagli occidentali. Il delirio è come l’amore; è cieco, non segue una logica, ha una sua ragione ed è incoercibile. Prende tutta la personalità, specie del cervello giovane, è una convinzione sovrumana che non ha ostacoli. Il delirio se s’innesta su una religione, è esplosivo.

 

Neurobiologia

Itzhak Fried, dell’Università della California in un articolo sostiene che la trasformazione d’individui non violenti in assassini seriali è caratterizzata da una serie di sintomi che definiscono una condizione comune, che chiama Sindrome E (dove E sta per evil). Si tratterebbe di una “frattura cognitiva” tra la corteccia prefrontale, coinvolta nel pensiero razionale e nel processo decisionale, che smette di prestare attenzione ai segnali provenienti dalle regioni più primitive, l’amigdala, e va in tilt. Etienne Koechlin ha eseguito esperimenti e scansioni cerebrali in cui si sono illuminate le regioni laterali e mediali della corteccia prefrontale e del sistema limbico, area antica del cervello che elabora gli stati emotivi sostiene che è normale, e non patologico, che il cervello superiore ignori i segnali che provengono dalle aree primitive. Se l’idea di Fried è corretta le persone che uccidono, sperimentano una reazione viscerale la prima volta, ma si desensibilizzano rapidamente. E Patrick Haggard, di Londra, utilizzando scansioni cerebrali afferma che c’è qualcosa nell’essere costretto che produce una diversa esperienza dell’agire, come prendere le distanze dell’evento spiacevole. L’antropologo Scott Atran, del Michigan, afferma che la ricerca dovrebbe concentrarsi meno sul perché le persone decidono di compiere atti estremi, e di più su ciò che li attira a unirsi a organizzazioni estremiste, i giovani hanno bisogno di un sogno, sia pure fuori dalla grazia di Dio.

Anche nell’amore si combinano carognate enormi, a volte stragi d’innocenti. Il cervello come una macchina truccata, può subire una tale metamorfosi da essere irriconoscibile da quello originale e trasformarsi in uno stragista; quello stesso che magari  tempo prima giocava a pallone sotto casa. Un volta stabilizzato ogni tipo di delirio diventa possibile, anche il più efferato. La soluzione è eliminare la fonte che li genera, quelli che li utilizzano, quelli che soffiano sul loro fuoco e li riattizzano quando si stanno spegnendo. Il problema è che vi è una guerra d’interessi: di soldi, di potere, di dominio, di egoismi, che frena soluzioni. E che provoca una guerra sul campo: la terza guerra mondiale di cui parla il Papa. Noi ci andiamo di mezzo ma il nocciolo del problema non sono i deliranti, immersi nella loro realtà delirante . “Ma io ti dico, Winston, che la realtà non è qualcosa di esterno, la realtà esiste solo nella tua mente, in nessun altro luogo”. (George Orwell, 1984)

 

      Luciano Peccarisi

 

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