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Riflessioni sulla Mente

Riflessioni sulla Mente

di Luciano Peccarisi -  indice articoli

 

Pensieri umani

maggio 2014

  • Il cervello come un computer

  • Tre pensieri


Che gli esseri umani pensino con questo particolare tipo di pensiero, non era scontato. Infatti, solo noi pensiamo in questo modo, ad esempio riflettere su noi stessi e angosciarci.  Abbiamo perso la condizione di ‘serenità’ animale, di coloro cioè che non sanno. Che non si pongano nemmeno la possibilità di un eterno nulla. Agostino è arrivato a dire che gli uomini preferirebbero la dannazione al loro definitivo annullamento. Perché noi, e non gli altri esseri viventi, siamo capaci di avere pensieri che ci portano tanto avanti nel tempo, fino agli orizzonti più lontani e ai confini misteriosi del pensabile stesso?

 

Oggi la prevalenza degli scienziati risponde perché siamo, da questo punto di vista, dei computer più raffinati. Siamo macchine organiche più complicate degli animali e delle piante, e, ancora forse per poco, anche dei computer. Gli animali pensano?  Chiunque ha un cane o un gatto in casa non ne dubita. Ma le macchine possono pensare? All’origine del pensiero c’è qualche tipo di meccanismo? Questa domanda se la pose all’inizio del secolo scorso Alan Turing e alla fine descrisse in modo teorico l’architettura di una macchina universale, che è stata il prototipo del computer di oggi. Essa prevede una base fissa l’Hardware, un Programma (il Software) che fornisce le informazioni iniziali al sistema, e una Memoria che si può riempire di dati.  Come vedete è evidente l’analogia con il Cervello cioè la parte fissa, il Genoma quale programma operativo dell’organismo e la Memoria umana in grado di immagazzinare i dati della vita. Il computer può funzionare da solo o può connettersi alla rete, aumentando le sue potenzialità. E così il cervello, può rimanere isolato e pensare esclusivamente ai fatti suoi, oppure essere in contatto e comunicare con il resto del mondo.

 

Il cervello come un computer

Ma il computer ha un pensiero? Immaginate di assistere a una partita di scacchi in cui vedete solo le mosse, alla fine uno vince, alzate il sipario e scoprite che un giocatore è in realtà Deep Blue, il famoso computer che sconfisse il campione del mondo Kasparov. Ambedue pensavano alle mosse da fare. L’essere umano faceva ricorso all’esperienza, all’immaginazione di strategie e alle mosse da prevenire, alla sua memoria. La memoria del computer era stata riempita di partite di grandi campioni e delle strategie migliori usate fino allora, unita alla velocità di calcolo. Nel primo era stata la natura a fornire gli elementi utili, al computer era stato il programmatore. Ma alla fine tutti e due pensavano. Pensavano alla mossa migliore da fare. In questo senso il pensare non è altro che eseguire una funzione: agire scegliendo, tra le possibilità che abbiamo in repertorio, quella che ci sembra migliore. L’umano dunque pensa come un computer, almeno nel gioco degli scacchi. Ma il computer pensa come l’essere umano? No, l’umano non è solo cognizione, è anche emozione perché ha un corpo. E il corpo suda, trema, batte forte il cuore, gli viene un nodo in gola. Beep Blue non esultò, e quando vinse, rimase indifferente. Forse solo quando si potranno costruire computer con cellule artificiali sensibili, si potrà avere un computer con un corpo. Ma anche il solo pensiero cognitivo è ancora difficilissimo da riprodurre, se non per particolari e specifiche funzioni, come quella di giocare a scacchi.

 

Tre pensieri

Non abbiamo, infatti, un solo pensiero ma ne abbiamo almeno tre. Il pensiero di base, di fondo, comune a quello degli animali.Compare già nel feto come onde elettriche e dura tutta la vita, di giorno e di notte nei sogni, al pari dell’attività elettrica del cuore. E’ un pensiero di cui non siamo consapevoli, a volte ci salva la vita, per esempio facendoci scansare di colpo se udiamo un forte rumore alle spalle; o salva la vita agli altri, quando ci fa frenare di colpo, se un bambino attraversa improvvisamente la strada, prima che noi ne siamo consapevoli in modo cosciente.  E poi appunto il pensiero consapevole, più lento, metodico, ci fa ragionare con più calma e vagliare con ponderazione le situazioni, ci fa scegliere. Qui le immagini viaggiano in modo più regolare e cadenzato, una dietro l’altra, come su di un’autostrada dove dei lavori in corsa fanno mettere tutti su di un’unica corsia. E’ in questo secondo tipo di pensiero che si è inserito il modo di pensare tipicamente umano dopo l’invenzione del linguaggio. Con la nascita del pensiero verbale nasce un pensiero ancora più lento e scandito, fatto di parole. Lo usiamo quando vogliamo essere precisi ed essere capiti dagli altri, infatti, questo è usato nella comunicazione pubblica e non in quella privata in cui possiamo pensare in modo disordinato. E’ con questo tipo di pensiero che l’essere umano ha fatto uno scatto in avanti, lasciando indietro tutti gli altri. Le parole che esprimono immagini e concetti, possono essere dette o scritte, e soprattutto possono essere manipolate. Possono costruire nuovi concetti, nuove immagini, anche non esistenti in natura: un elefante giallo. E’ nata così la creatività del pensare umano. La precisione con cui pensieri e immagini possono essere ritagliati con le parole, e combinati in nuovi concetti, permette la scienza. E’ esplosa la trasmissione e l’evoluzione del pensiero e perciò si è formata la cosiddetta cultura, con i vantaggi e gli svantaggi che conosciamo.

 

      Luciano Peccarisi

 

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