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Riflessioni sulla Mente

Riflessioni sulla Mente

di Luciano Peccarisi -  indice articoli

 

I vestiti bizzarri del sonno: i sogni

Luglio 2009

  • Stranezze notturne

  • Immagini e parole

  • La realtà inventata

  • Parole e patologie

  • Parole e cervello

  • Conclusioni

 

sogniI sogni rivestono d’immagini, e a volte di suoni e colori il sonno. Ogni notte ci visitano, che ritornino in mente quando ci svegliamo o se non li rammentiamo più. E ogni notte, salvo qualche sogno ricorrente, cambiano. Sogni simili, che ci accomunano in quanto specie umana, e sogni che sono solo nostri, individuali. Nessuno ha dato una spiegazione convincente del perché esistono, e perché sono spesso così bizzarri. Se è vera l'ipotesi che tale bizzarria non c'è negli animali, la causa deve essere ricercata in una caratteristica umana. Ed il fatto che l'uomo sia un animale parlante è senz'altro la più tipica. Che le parole arricchiscano la fantasia nella vita cosciente è risaputo, che sconvolgano quella inconscia e creino sogni bizzarri, è quello che sosterrò qui.

 

Stranezze notturne

Gli antichi pensavano che i sogni provenissero dalle divinità, altre sono oggi le ipotesi in campo, nessuna però sembra render conto di tutti gli aspetti del sogno. Il sogno, come si potrebbe pensare, non è direttamente dipendente dal ricordo. Negli animali scosse muscolari, di corsa, lotta, mugolii hanno fatto ipotizzare che tali comportamenti siano collegati a episodi vissuti. Tuttavia è difficile che sognino altro al di fuori della loro esperienza. Invece noi nel sogno possiamo intrattenerci a parlare con un cane vestito da donna, volare su di un’astronave su Marte o scalare con le pinne ai piedi il monte Bianco. Lo stupore sorge solo nella veglia, e ne ridiamo, perché durante il sogno tutto è normale. Come se, dopo una vita ordinata, con un pantalone fosforescente, la bandiera italiana a giacca, una papalina, calzini alle mani e con una pipa dietro l'orecchio, andassimo in giro, come se nulla fosse.

 

Immagini e parole

Il neonato possiede un'attività intrinseca ed è capace di rappresentarsi il mondo anche in assenza di input provenienti dall’esterno. Un cieco congenito possiede immagini mentali e può sognare, ha per ereditarietà una banca dati di immagini utilizzata per preservare la specie.
Le immagini che vediamo sono lucide illusioni fabbricate dal cervello e, infatti, quando siamo ubriachi, drogati, stanchi, sono meno chiare e a volte distorte. La mente cosciente sarebbe costruita con un vocabolario fatto di immagini ma, nel caso dell'uomo che parla possiede un trasformatore di immagini in parole. Con le parole costruiamo metafore.
"La civiltà" dice Ferdinando Pessoa "consiste nel dare a qualcosa un nome che non è il suo, e poi sognare sul risultato... Un amore è un istinto sessuale, però non amiamo con l'istinto sessuale, ma presupponendo un altro sentimento. E quella supposizione è ormai, in effetti, un altro sentimento" (1).

 

La realtà inventata

Il neonato umano nasce diverso perché è l'unico che ha la capacità di trasporre immagini in parole e viceversa. Possiede schemi di immagini mentali fondamentali di svariate modalità sensoriali, tattili, uditive, visive, olfattive che si attivano man mano che si relaziona con il suo ambiente. Il ruggito della leonessa è musica per le orecchie del leoncino, a differenza di tutti gli altri della savana. Gli sguardi e soprattutto le parole della madre sono musica per le orecchie del bimbo, l'unico che comincia prestissimo la lallazione (quel caratteristico balbettio, tipo allenamento linguistico).
Noi traduciamo i pensieri in suoni articolati orali e scritti, e portiamo la conoscenza nel contenitore stabile ed economico di un termine.
Tutte le immagini e i concetti (o quasi) vengono etichettati, se ne formano poi altri in base ai precedenti e tutto può essere facilmente memorizzato. La realtà è costruita attraverso i linguaggi. Per quanto le abitudini, il senso comune, le istituzioni della cultura, nella quale siamo nati ci paiano naturali, esse sono il frutto di un processo storico di costruzione sociale della realtà. Non è affatto strano allora che questo essere unico, con un cervello capace di costruirsi una sua realtà peculiare, non si costruisca poi dei sogni anch'essi specificamente umani.

 

Parole e patologie

Il linguaggio si è posizionato nell'emisfero del cervello dominante che nella maggior parte dei casi è il sinistro. Numerose ricerche sulla schizofrenia puntano, “ proprio in una parte mediale del lobo temporale sinistro come focus di un'anomalia di sviluppo” (2). In questa malattia c'è un sintomo caratteristico: l'insalata di parole; forse il risultato di una traduzione da un’insalata di immagini. L'anatomia funzionale dei sogni, della parola e della psicosi sembrano coincidere. D'altra parte nel Compendio di psicoanalisi (1938) Freud aveva già ipotizzato il sogno come una psicosi di breve durata e oggi numerosi ricercatori affermano che il cervello che sogna “ potrebbe essere un utile modello sperimentale per le psicosi” (3).
Anche la sindrome di Gilles de la Tourette coinvolge le parole e pare si avvantaggi degli stessi farmaci della psicosi. Fu descritta nel 1885 riportando casi come quello della marchesa di Dampierre, nobildonna parigina famosa nei salotti per le sue parolacce oscene. Le imprecazioni in questa sindrome sono tipiche ma, curiosità, non nei giapponesi, il cui impianto culturale e linguistico prevede ben poche oscenità.

 

Parole e cervello

Il cervello è solo il più raffinato anello di una lunga catena e possiede in sé, come abbiamo detto, la capacità di rappresentarsi il mondo. Vedere immagini non dipende quindi solo dalla percezione esterna, ciò che chiamiamo realtà è una specie di sogno ad occhi aperti, “l'illusionista è la natura stessa, tramite il lavoro della selezione naturale” (4).
Nell'uomo è stata postulata l'esistenza oltre al sistema di codifica non verbale e per immagini anche di un sistema di codifica verbale, in cui l’informazione può essere rappresentata indipendentemente (5).
Il non verbale contiene informazioni per generare immagini mentali che corrispondono in genere a oggetti naturali o a schemi di comportamenti innati, quello verbale è potenziale e deve maturare. I due sistemi sono interconnessi; possiamo ad esempio rappresentaci la casa al mare mediante un’immagine o possiamo descriverla a parole. La descrizione verbale di un oggetto può suscitare l’immagine corrispondente o un’immagine può suscitare la descrizione. La nostra mente può manipolare le immagini mentalmente e, con le parole può costruire immagini inverosimili, come elefante giallo con ali. Nel sogno forse stimoliamo anche il processo che codifica le parole ed evochiamo perciò le immagini. Il sogno bizzarro è probabile che possa nascere perciò solo dentro le strutture mentali di un animale parlante.

 

Conclusioni

Forse i diversi stadi del sogno influenzano le varie tipologie del sogno, dalle semplici immagini ridondanti, idee fisse o banali che si ripetono, al sogno cosiddetto lucido “che caratterizza talvolta il sogno, ovvero il rendersi conto di stare sognando” (6), fino al lungo sogno con trama complessa (forse solo della fase REM del sonno).
Stimoli ascendenti in partenza dalla base del cervello possono coinvolgere sia aree limitate sia zone più ampie del cervello. Nella memoria vi sono scene o proposizioni complesse, anche se parziali, sia della memoria ancestrale che recente, di quella episodica o semantica. Nei depositi della specie, quelli più remoti, quando l'uomo predato doveva stare molto attento, si trovano aree cerebrali con incisa indelebilmente la paura. La paura in effetti “si ritrova più frequentemente nei sogni che nello stato di veglia” (7). La memoria semantica è una memoria necessaria al linguaggio, può essere considerata come un lessico mentale che organizza le conoscenze (8), in altre parole, la memoria semantica contiene le conoscenze sul mondo in forma organizzata.
Il cervello è fatto per mettere un ordine nella testa e dispone le immagini secondo una certa logica della realtà, ma nel sonno lo fa come il computer quando cerca di tradurre una lingua straniera, non tenendo conto del contesto. I sogni dell'uomo provengono anche dal risultato di un processo di trasposizione inversa, dalle immagini alle parole; ma le parole sono ambigue, condensano concetti, metaforizzano, alludono ed è così che la scena filmica diventa paradossale. Così le immagini senza contesto non possono essere coerenti. Vengono legate forzatamente e noi le sperimentiamo come bizzarre.
L'uomo sogna spesso scene lunghe e strambe, situazioni ridicole o, soprattutto, drammatiche, e sono state le parole che hanno reso il suo cervello diverso dal resto del mondo animale sia nella veglia che nel sonno. Nel sogno si uniscono le due illusioni quella della coscienza da sveglio e di quella onirica.
“Sognare è creare, perché durante il sonno, che è metà dell'esistenza, si danno appuntamento la gestazione della vita e l'annuncio della morte. Portale privilegiato in cui si stringono la mano i due estremi dell'origine e della fine (9).

 

     Luciano Peccarisi

 

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NOTE
1) Pessoa F. trad. it. 2001, Il libro dell'inquietitudine, U.E.Feltrinelli, Milano, p.77
2) Ropper A.H., Brown R.H. (2005) “Adams e Victor”, Principi di Neurologia, 2005, trad.it. 2006. McGraw-Hill Milano, p.1429
3) Scarone S., Manzone M.L., Gambini O., Kantzas I., Limosani I., D'Agostino A., and J. Allan Hobson A.J. (2008) (The Dream as model for Psychosis: An Experimental Approach Using Bizarress as a Cognitive Marker, Schizophr. Bull. 34: 515-522
4) Humphrey N.K. (2006) Seeing Red. A Study in Consciousness, trad.it. 2007, Rosso. Uno studio sulla coscienza, Codice, Torino, p. 23
5) Paivio, A., Yuille, J.C., Madigan, S.A. (1986) Concreteness, imagery and meaningfulness values for 925 words. Journal of Experimental Psychology Monograph Supplement, 76,3, part 2
6) Occhionero M. (2009) Il Sogno, Carocci, Roma, p. 30
7) Frith C. (2009) Inventare la mente, come il cervello crea la nostra vita mentale, Cortina, p. 69
8) Tulving E. (1972) Episodic and semantic distintion, in Organization ofmemory, a cura di E.Tulving e W. Donaldson, New York, Academic Press, p. 386
9) Carlos Fuentes, dalla lectio magistralis in occasione del Premio internazionale Vallombrosa Gregor von Rezzori, 22-5-2009

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