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di Alessandro Martire  - indice articoli

 

Le origini dei nativi delle praterie

Maggio 2011
Di Alessandro Martire
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La vita sociale

 

Tipi - La vita socialeOgni Nazione era a sua volta suddivisa in piccole bande o clan i quali potevano essere costituiti da gruppi familiari estesi o da gruppi senza rapporti di parentela. Generalmente questi clan si riunivano per le cacce al bisonte durante l’autunno ed in primavera e sempre per l’annuale danza del sole in estate.
Il gruppo viveva nel classico Tipi (la famosa tenda a forma conica) o nelle abitazioni permanenti fatte di corteccia di albero, adatte in special modo ai gruppi etnici stanziali e non nomadi. Anche questi gruppi stanziali durante gli spostamenti usavano il tipi.
Appunto il tipi con tutti i suoi accessori rappresentava il modo più adatto per viverci durante i frequenti spostamenti. Poteva ospitare fino ad otto persone ed anche una sola donna poteva montarlo in soli 15 minuti e smontarlo in 5. Ogni oggetto familiare veniva impacchettato in speciali sacche fatte di pelle di bisonte. Un intero accampamento poteva mettersi in marcia in soli 20 minuti caricando tutto il materiale su delle slitte costituite da due pertiche legate in punta e completate da pali trasversali e trainate o da cani o da cavalli.
Il tipi in inverno era facilmente riscaldabile con poca legna in estate si potevano arrotolare i suoi lembi creando delle piacevoli correnti di aria che rinfrescavano gli occupanti.
L’effetto prodotto da un campo indiano di notte era fantastico: i tipi illuminati all’interno dal fuoco che ardeva sembravano gigantesche lanterne e le decorazioni esterne risaltavano producendo immagini indimenticabili.
Le nazioni nomadi che seguivano le mandrie dei bisonti erano soggette a frequenti trasferimenti del campo e gli spostamenti generalmente avvenivano all’interno dei propri confini di caccia; potevano scoppiare delle battaglie intertribali per un certo territorio più ricco di selvaggina rispetto ad un altro, ma dobbiamo sempre precisare che le battaglie fra Nazioni non ebbero mai quegli effetti devastanti che le guerre avevano in Europa nella stessa epoca.
Sebbene la carne del bisonte rappresentasse il principale nutrimento, i Nativi delle pianure nella loro dieta, utilizzavano anche mais selvatico, bacche, frutta selvatica, ed altre verdure commestibili che crescevano spontaneamente come il “timpsila” una specie di patata che nasceva nelle praterie. Vari tipi di selvaggina erano parte integrante della dieta come i cervi, le antilopi, i fagiani, i galli di prateria etc.
Il pesce non era frequentemente utilizzato tranne che da certe nazioni come tra i Mandan ed altri che vivevano vicino alle coste o nelle regioni dei grandi Laghi.
Alcune Nazioni utilizzavano anche la carne del cavallo e del cane.
Il luogo per erigere un villaggio veniva attentamente scelto, sempre vicino ad un fiume, ben protetto da colline, facilmente difendibile e dove ci fosse stato un buon pascolo per i cavalli del villaggio. La disposizione dei tipi era circolare con l’entrata rivolta verso est ogni gruppo familiare disponeva il tipi uno vicino all’altro ma ciò non rappresentava una rigida regola.
Per la scelta del luogo dove erigere il nuovo campo vi erano persone direttamente incaricate e con grande esperienza. Un capo infatti si distingueva tra la sua gente anche in relazione a questo tipo di scelte. Ogni Nazione aveva delle caratteristiche proprie nell’erigere il campo ad esempio, un campo vicino all’acqua e lontano dalla foresta era sicuramente Lakota; un altro invece nella prateria, ma vicino alla foresta poteva essere Cheyenne od Arapaho; un campo situato in uno spazio aperto ma all’interno di una foresta era probabilmente Kiowa o Comanche.

In primavera i tipi erano riparati e ne venivano costruiti dei nuovi, grazie alle pelli ottenute con la caccia di primavera, mentre con le pelli ormai vecchie ed affumicate dei tipi le donne producevano gambali e mocassini.
Quando gli uomini non erano occupati nelle due principali attività: la caccia e la guerra, si dedicavano alla costruzione e riparazione delle armi ed ad un approfondimento della ricerca spirituale oltre che all’importante ruolo dell’insegnamento ai giovani.
L’estate rappresentava il fulcro della attività spirituale con lo svolgimento delle principali cerimonie.
All’inizio dell’autunno venivano organizzate massicce battute di caccia al bisonte che potevano essere svolte o da gruppi familiari organizzati fra loro o dall’intera tribù.
In autunno le donne erano indaffarate in varie attività sociali, quali la preparazione della carne da seccare ed affumicare per l’inverno, la lavorazione della pelle per fare vestiti, mocassini, borse, bambole per i figli piccoli, e la raccolta di grandi quantità di legname per avere il combustibile per l’inverno.
Gli uomini spesso impegnati in scorribande contro altre tribù, lasciavano il campo per settimane intere.
L’uomo bianco, in special modo al tempo in cui i Nativi furono rinchiusi in riserve, riteneva che queste popolazioni fossero composte da fannulloni buoni a nulla. La realtà era ben diversa perché tutti gli individui erano pienamente coinvolti nel buon andamento della vita sociale ed ognuno doveva rispettare delle regole, non scritte, ma fortemente impresse ormai nel codice comportamentale di ogni nativo. Nessun ruolo era più importante di un altro e la sopravvivenza di un gruppo dipendeva dalla abilità e dal coraggio nonché dall’ onestà di ogni singola persona.
All’arrivo della stagione fredda veniva spostato il campo estivo verso il luogo prescelto per svernare, dove il gruppo sostava fino al mese di aprile. Il campo invernale era considerato dai Nativi della prateria come la vera casa. In questo periodo, infatti, cessate la caccia e le battaglie, ci si preparava ad affrontare la nuova stagione. Un momento quindi di meditazione e di riflessione per i futuri piani e per gli spostamenti dell’intera tribù.
In questa stagione tribù amiche si riunivano formando così campi invernali immensi a causa dei vari gruppi composti dalle diverse Nazioni.
Gli anziani discutevano e ricordavano le vecchie battaglie e le vecchie cacce ed istruivano i giovani e spesso giocavano d’azzardo. Antiche storie venivano narrate la sera intorno ai fuochi, e così facendo gli anziani tramandavano ai giovani tutta la cultura e la storia del loro Popolo. I giovani così facendo, conoscevano e ricordavano tutta la storia della loro Nazione e diventavano loro stessi i portatori ed i futuri insegnanti della cultura tradizionale.
Anche il modo di trasmettere l’antica tradizione seguiva dei canoni ben precisi che dovevano essere appresi nel giusto modo per essere poi trasmessi alle future generazioni.
Le donne svolgevano in inverno una serie di attività importantissime, erano continuamente indaffarate nel preparare vestiti, riparare i tipi eventualmente lacerati, insegnare alle figlie i compiti della donna, spiegare loro i riti sacri attraverso i quali sarebbero divenute vere donne. Dovevano preparare il cibo e le scorte per i mesi più duri, ricamare con aculei di porcospino i vestiti e ciò richiedeva enorme pazienza ed anche un discreto senso estetico.
Diversamente da ciò che spesso i bianchi hanno pensato della donna Nativa, essa non era una schiava, bensì il completamento essenziale dell’uomo. Spesso alla moglie venivano anche chiesti consigli.
La monogamia era la regola ma, talvolta, l’uomo poteva avere più mogli e ciò naturalmente richiedeva che l’uomo avesse la capacità di mantenerle con i figli, quindi doveva avere grande abilità di cacciatore e doveva essere un grande guerriero per essere capace di difendere il proprio gruppo familiare.
Gli uomini non potevano sposarsi sino a quando non avevano raggiunto una certa maturità, come aver contato un colpo (cioè l’aver toccato un nemico in battaglia o con la lancia o con il particolare bastone da colpi senza però averlo ucciso) o aver partecipato ad una scorribanda procurandosi numerosi cavalli, o aver preso parte ad una caccia al bisonte o ad una spedizione di guerra, provando così il loro valore.
I matrimoni dovevano avvenire fra appartenenti a clan diversi, impedendo così nascite all’interno di uno stesso gruppo familiare.
Se una moglie tradiva il marito in alcune tribù come i Piegan ed i Piedi neri era possibile arrivare fino a sfigurarle il volto.
Nell’inverno, spesso gli adulti insegnavano ai giovani come fare armi e ornamenti sacri, inoltre istruivano teoricamente sulle tattiche che avrebbero poi applicato in primavera ed estate sia nella caccia che nelle razzie di cavalli contro altre tribù.

 

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