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di Alessandro Martire  - indice articoli

 

Le origini dei nativi delle praterie

Giugno 2011
Di Alessandro Martire
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Le qualità personali

 

Le qualità personaliAvendo a grandi linee chiarito il tipo di vita sociale dei Nativi delle pianure, si può facilmente comprendere come una persona adottando quel modello sociale e di vita quotidiana avesse in sé il senso della libertà, della gioia, del piacere di vivere la vita in tutti i suoi molteplici aspetti, rimanendo costantemente legato all’importantissimo equilibrio ed all’armonia esistente in tutto il creato. In questo spirito i Nativi delle pianure ebbero il periodo di maggior importanza che durò fino al 1875 circa.
Dopo quello sociale il secondo importantissimo aspetto della vita dei nativi delle praterie riguarda la profonda sacralità che si rifletteva su qualsiasi attività sia generale che personale, tre, fra le sette virtù del Popolo erano particolarmente importanti e cioè: LA CARITÀ - LA TOLLERANZA - LA GENEROSITÀ, che venivano costantemente seguite definendo il tipo dell’ organizzazione sociale oltre alle loro principali caratteristiche personali.
Spesso l’uomo bianco ha descritto queste Popolazioni come esseri selvaggi, pagani ed anche animali, non riuscendo a comprendere che il modello Europeo di società, di civiltà, carità cristiana, indirizzo economico-industriale, era completamente sconosciuto a questi Popoli ed assolutamente inadatti alla loro visione dei rapporti tra gli uomini e del rapporto col mondo circostante. La loro SPIRITUALITÀ (da non considerare mai una religione), era basata su principi completamente diversi da quella dei bianchi, tanto che al contatto di queste due culture si ebbe un inevitabile scontro e una progressiva distruzione di quella che in termini di “forza”, e prepotenza risultò essere la meno potente.
Col contatto con l’uomo bianco, anche la cultura dei nativi venne in parte inquinata. I nativi non erano pronti ad affrontare una civiltà come quella che proveniva da oltre oceano. Possiamo portare come esempio esplicativo che nessun nativo aveva mai cercato di inventare un oggetto che misurasse il trascorrere delle ore e del tempo, perché non ne aveva bisogno. I loro ritmi di vita erano basati sul movimento del sole per la giornata, e con quello degli astri e delle stagioni per il generale trascorrere del tempo. Non avevano necessità di rincorrere il tempo perché i loro ritmi più lenti permettevano loro di avvicinarsi ad ogni aspetto della vita con calma, così da comprendere i valori esistenti nel loro habitat.
Il nativo era parte di tutta la natura, alla stessa stregua di tutti gli altri esseri. Non era ad essi superiore e non aveva il “diritto divino” di sottometterli ed utilizzarli a suo piacimento. La stessa caccia che per l’uomo bianco era da sempre un piacere, uno sport privo di rispetto verso gli animali, per il Nativo era uno degli aspetti più sacri della sua vita.
Tra i Nativi la “menzogna” era una cosa gravissima e poteva avere conseguenze pesanti. Con l’uso della “sacra pipa” si era vincolati a dire sempre la verità. Il cannello in legno rappresentava anche l’esigenza di dire sempre il vero in modo diretto. Per ciò ogni Nativo era molto attento a parlare per non rischiare mai di dire qualcosa che, in seguito, si sarebbe potuta dimostrare inesatta. Il furto era completamente sconosciuto all’interno di un villaggio ed ognuno lasciava i suoi averi personali nella propria tenda senza il minimo timore di essere derubato. Se qualcosa veniva trovata e non se ne conosceva il legittimo proprietario, l’oggetto era portato ad una persona incaricata la quale camminando all’interno del villaggio annunciava che qualcuno aveva perso un oggetto di proprietà, dando così modo di ritrovare il proprietario della cosa smarrita.
Accettato il principio di base che il nativo aveva in sé il senso della difesa propria e dei componenti del clan, egli non esitava ad impossessarsi delle proprietà dei nemici.
L’ospitalità era sacra; il cibo era continuamente diviso fra tutti. L’amicizia che iniziava dai primi anni di vita era sacra, ed in battaglia un amico non esitava a dare la vita per salvare l’altro. Si possono citare le parole di Tom Newcomb uno scout del Generale Miles il quale affermò...: “non ho mai visto gente così gentile, ospitale, e generosa in tutta la mia vita... questi Sioux sono davvero straordinari”.
Il profondo rispetto per gli anziani, per i genitori, e l’autocontrollo erano comuni a tutti.
I litigi nel campo o all’interno del gruppo familiare erano rari; i giovani obbedivano senza esitazione ai genitori ed ai leaders del campo, alle organizzazioni che controllavano il campo. Talvolta le liti potevano avere un finale particolarmente grave come la distruzione dell’altrui proprietà ed anche l’uccisione del rivale, ma ciò accadeva assai raramente.
Se avveniva un omicidio, l’uccisore poteva essere a sua volta ucciso dalla “polizia dell’accampamento” o allontanato per sempre dal villaggio.
Anche un capo, se uccideva un membro del villaggio anche solo per difesa personale, poteva averne conseguenze gravissime perdendo la fiducia e la credibilità della sua gente, e poteva essere lasciato in disparte, il che rappresentava sicuramente una delle punizioni più dure.
Per ogni cosa che veniva fatta era necessario rispettare comportamenti codificati, perfino nella spartizione del cibo, atto nel quale vigeva la norma del rispetto per gli anziani.
Ad esempio ai giovani veniva detto di non mangiare le parti tenere del bisonte… “altrimenti le gambe si sarebbero indebolite e sarebbero diventate altrettanto tenere...”. Ciò perché le parti morbide della carne dovevano essere offerte agli anziani che naturalmente avevano più problemi di masticazione rispetto ai giovani.
La parte più calda della tenda era riservata agli ospiti, ed era il posto d’onore. Un nativo non avrebbe mai attraversato lo spazio che vi era fra una persona ed il fuoco, senza avere prima chiesto il permesso ed essersi scusato per aver interrotto il flusso di aria calda.
Quando un ospite arrivava, non lo si importunava con domande, lo si lasciava tranquillo in silenzio in modo che potesse... “prendere il respiro”, prima gli veniva generalmente offerta la sacra pipa e dopo egli parlava nel più assoluto silenzio di tutti i presenti e non veniva interrotto MAI sino a quando non diceva le parole... “ho finito” oppure.... “ho detto”.
Fra parenti spesso il genero si indirizzava alla suocera attraverso un altra persona e non direttamente, per rispetto, ma tale regola non era di osservanza assoluta. La regola prevedeva anche che il proprio nome non venisse pronunciato in presenza di altre persone, e ci si rivolgeva agli altri usando le parole: padre-madre-cugino-fratello-zio-zia, etc.
La pulizia personale era importantissima. Non curanti delle stagioni, i Nativi erano soliti lavarsi in un corso d’acqua sia la mattina che la sera. I bagni purificatori erano eseguiti quotidianamente da tutti e le saune oltre ad avere scopo igienico rappresentavano uno dei più importanti riti sacri dei Nativi. Anche la cura dei capelli era importante: sia gli uomini che le donne si pettinavano i capelli quotidianamente con pettini in osso, e spesso utilizzavano del grasso animale per proteggerli e lucidarli.
Il digiuno era una pratica comune, come l’allenamento alla corsa per molte miglia in tutte le stagioni. Anche il nuoto era molto considerato.
La lealtà e la responsabilità erano anch’esse virtù importantissime. Ogni bambino riceveva insegnamenti severi su come comportarsi sia nei confronti della sua famiglia che dell’intero villaggio sia per il bene di tutti che del proprio.
Le razzie di cavalli e le battaglie intertribali erano essenziali per mantenere un equilibrio fra le diverse tribù, e la gloria che un capo poteva riportare per una delle azioni citate era intesa come espressione di responsabilità di un soggetto verso il proprio villaggio.
L’orgoglio era un sentimento molto forte nella personalità dei Nativi, il profondo rispetto verso madre terra era insegnato ai giovani sin dai primi anni di vita; come si insegnava loro a pregare e ringraziare per le gioie ed i benefici che quotidianamente ricevevano dalla terra e da tutto il creato. Il volo degli uccelli era paragonato al volo che un giorno lo spirito di ogni uomo avrebbe fatto, ed il vento era considerato il respiro del “grande padre” che spargeva la vita per il mondo.

 

Alessandro Martire

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