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Ordine naturale e super-ordine mondializzato

Di Antonio Saccoccio - Ottobre 2013

 

Una delle tante belle e buone parole con cui hanno sempre provato a bloccare innovazioni, rivoluzioni e avanguardie è stata l'"ordine". Dietro questo termine si sono mascherati e si mascherano in realtà quasi tutti i tentativi di bloccare ogni umanissima aspirazione alla libera espressione di se stessi. Il bisogno di mettere ordine nella realtà caotica in cui viviamo è una naturale aspirazione dell'uomo, una sua naturale tendenza a "razionalizzare" (mi si passi il termine) il mondo. Ciò che non hanno ben compreso (o che fanno finta di non capire) coloro che oggi, in questi primi decenni del XXI secolo, continuano a proclamare l'assoluta necessità di ordine è che una questione è imporre un ordine, l'altra cosa è cercare e trovare un ordine. Imporre un ordine è una questione unicamente di potere, cercare un ordine ha a che fare, invece, con la conoscenza. Il problema sta ancora una volta nella volontà da parte di alcuni di trovare soluzioni valide per tutti e a cui tutti si dovrebbero adeguare. Ci si lamenta della massificazione, della globalizzazione, del conformismo e dell'omologazione, e al tempo stesso si ritiene che sia l'ordine a mancare. "Non c'è più ordine" - si sente dire - "È un caos ovunque!". La realtà è assai diversa. Di ordine ce n'è e pure troppo. Ma è un ordine violento, totalmente negativo, quell'ordine imposto che può solo creare quegli effetti di omologazione di cui tanto ci si lamenta. Quando l'intero sistema educativo e mediale è fortemente centralizzato e in mano a pochi individui che impongono il loro ordine al mondo, bisogna fare in modo che quell'ordine sia immediatamente demolito. È piuttosto naturale che gli strumenti che controllano l'opinione pubblica (scuola e mass-media) siano propensi a un ordine maggiore, dato che per ordine si intende il "loro" ordine. L'ordine è per loro uno strumento di potere, non è uno strumento di conoscenza. Ciò che non si vuole capire è che l'ordine imposto non è una conquista, ma una sconfitta per ogni essere umano. Il super-ordine imposto a masse sterminate di individui è una semplificazione imbecille. L'unico ordine a cui naturalmente si tende è un ordine innanzitutto cercato da ogni individuo in modo differente e unico, e successivamente contrattato con gli altri esseri umani. Ogni gruppo tende ad organizzarsi assai meglio da solo di quanto faccia ubbidendo ad ordini esterni al gruppo stesso. Quando l'intera esistenza corre ormai dominata da un super-ordine artificialmente imposto e subito allo stesso modo da decine di milioni di individui, bisogna combattere quell'ordine in ogni modo, bisogna procedere costantemente alla distruzione di quell'ordine, nato su basi contrarie al libero sviluppo della nostra umanità, nato per impedire ogni pura ricerca individuale. L'esigenza di ordine che sente ogni individuo non è la sottomissione a un ordine stabilito da altri. Possiamo decidere di obbedire, in fin dei conti, solo se non sappiamo comandare a noi stessi. Ma nessuno ha il diritto di decidere a priori che la quasi totalità degli individui è incapace di trovare il proprio ordine nel mondo, e nessuno ha il diritto di dare loro ordine e ordini. Purtroppo è ormai quasi globalmente condivisa l'abitudine a questo regime ordinato da pochissimi per tantissimi. Un regime che, si badi bene, è causa, non frutto dell'omologazione, che è infatti cresciuta a dismisura con la diffusione della scuola di massa e dei media di massa. Ecco perché il primo obiettivo di ogni avanguardia contemporanea è quello di inserire virus all'interno delle istituzioni educative e comunicative. E simultaneamente decentralizzare ogni cosa (istituzioni, media, etc.), con il fine di favorire l’auto-organizzazione comunitaria. Solo in questo modo si potrà combattere l'odioso pernicioso super-ordine (ormai mondiale e totale, mondializzato e totalitario) in favore dell'ordine naturaliter umano a cui tutti da sempre tendiamo.

Antonio Saccoccio
http://liberidallaforma.blogspot.com


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