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Riflessioni sull'Ottava di Michele Proclamato

Riflessioni sull'Ottava

di Michele Proclamatoindice articoli

 

Quando la Gioconda disse. 72   giugno 2011
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La Precessione Universale
Forse non tutti sanno che il “nostro” pianeta consuma una corsa assiale ellittica, in un arco di tempo millenario, pari a circa 25920 anni. Tale “anno”, definito platonico, esattamente come quello del nostro calendario, da sempre è suddiviso in 12 mesi, di 2160 anni ciascuno.
Ufficialmente, la scienza, oggi vede nell’attrazione Luni-Solare la motivazione di questo movimento che, in ogni caso, con precisione inoppugnabile, manifesta la sua “azione” ogni 2160 anni, all’Equinozio di primavera, nel momento in cui, in modo eliaco, il sole sorgendo, pone dietro di sé una nuova costellazione.
Oggi, siamo praticamente quasi usciti dalla costellazione processionale dei Pesci e stiamo entrando in quella dell’Acquario, ma ciò che dovrebbe interessare, soprattutto gli esperti del Genio toscano, è il meccanismo temporale posto alla base di questo movimento planetario. E’ accertato, infatti, che l’asse terrestre consuma la sua opera attraverso spostamenti pari ad un 1 grado, dei 360° celesti, ogni 72 anni.
Abbiamo quindi, il riferimento numerico in questione, “stranamente“, presente, all’interno di un sistema che, oggi posso sostenere senza tema, fisiologicamente non è solo celeste.
A mio avviso, questo avrebbe dovuto costituire il primo campanello d’allarme conoscitivo per gli esperti, nei confronti di un riferimento che definirei capace di tutelare non solo un “sapere“ completamente chiaro al Vinci, ma un insieme conoscitivo compatto ed inequivocabile, presente attraverso decine di applicazioni falsamente diverse in tutte le civiltà terrestri.
Ma, giustamente, devo procedere per gradi, al fine di sostenere la mia tesi.

 

La GiocondaHo parlato più sopra di fisiologia, poiché è chiaro all’ufficialità scientifica che, in media, i processi cardiaci, polmonari e circolatori umani, siano completamente asserviti a frazioni, o multipli, del numero della Gioconda (Fig.3). Di conseguenza, un minimo di coerenza vorrebbe l’essere umano, completamente asservito ai “tempi” terrestri, tempi facilmente influenzabili, come abbiamo visto, da rapporti celesti certi, nonché da comportamenti umani che, negli ultimi decenni, definirei poco edificanti.
Sto, quindi, sostenendo, l’esistenza di un chiaro rapporto fisico e non solo, fra un essere intelligente, come quello umano ed un essere celeste, e non solo, come la Terra, che, in questa occasione, sembra avere un ruolo nei confronti della presenza umana, capace di travalicare i suoi cicli annuali.
Mi verrebbe da aggiungere il “dire” di Giordano Bruno, che definiva i corpi celesti: Animali, cioè dotati di anima, ma sto cercando di mantenermi, pur sapendo di non poterci riuscire, in un alveo piuttosto pragmatico. Pragmatismo che vorrebbe l’aggiunta di una miriade di altri esempi fisiologici dedicati al 72, come, ad esempio, la massima angolazione raggiungibile da parte di un’articolazione, l’arco di tempo utile al totale ricambio dei tessuti del sistema intestinale, o il peso medio neo-natale, praticamente processionale.
Pragmatismo che si rivelerebbe inutile, se posto di fronte alla massa enorme di riferimenti storico-mitico-religiosi, del resto già individuati dall’accurato studio del Dott. Vinceti, nei quali il 72 ed suoi multipli, appaiono già da millenni, ovunque sulla terra, presso qualsiasi civiltà. Cosa peraltro appurata, con estrema precisione ed in tutte le sue sfaccettature, già nel 1969, grazie allo studio del Prof. Giorgio De Santillana, culminato nel suo famoso: “Il Mulino di Amleto”.
Ma per capire veramente ciò che si nasconde dietro il 72, e, di conseguenza, intuire le vere potenzialità conoscitive vinciane che dettarono il suo utilizzo, vorrei nuovamente porre l’attenzione sul rapporto esistente fra meccanismi celesti e fisiologia umana, perché è esattamente qui che si gioca ciò che ormai, oggi definirei una guerra, che ha visto l’immanentismo ed il panpsichismo perdenti, nell’ultimo secolo, ma assolutamente ancora vincenti ai tempi di Leonardo da Vinci, in pochi eletti come lui, in quanto figli di un sapere, numericamente presente su questo pianeta …da sempre.
Vorrei quindi mostrarvi come, in passato, un presunto fenomeno “locale“, come la Precessione, avesse invero proporzioni numeriche che potrei definire, galattiche. Sono, pertanto, costretto a portarvi in Egitto.

 

La Precessione Galattica
Ho premesso che la mia spiegazione sarebbe stata piuttosto articolata, poiché reputo necessari alcuni passaggi per sgombrare ogni dubbio sul vero significato del riferimento in questione, di conseguenza, vorrei prendere in esame un reperto astronomico noto ormai in tutto il mondo, come: “Zodiaco di Dendera”, la cui copia persiste tuttora nel tempio di Dendera.
Ritengo importante tale esame, poiché in questo caso specifico, il 72 assume una spiegazione, oltre che numerica anche, oserei dire, cosmica, pregna di un insieme di significati altri, che molta luce potranno portare sul modus vivendi e la forma mentis del Genio.
La GiocondaSinteticamente, lo zodiaco in questione rappresenta una visione cosmologica egizia appartenente al 57 dopo Cristo, in pieno periodo Tolemaico, quindi, ma la cui vera matrice ispiratrice, chiaramente, si perde nella notte buia della presenza umana su questo pianeta. Osservando con attenzione l’immagine (Fig. 4), si può notare una grande sfera centrale che contiene stelle, costellazioni e pianeti.
Essa racchiude 72 esseri, o corpi celesti, la cui vera differenza è unicamente riposta nel grado etico, dal quale dipende la relativa rappresentazione animica. Ora, all’esterno di tale visione è possibile notare, e qui sta la novità numerica, 12 esseri che, simili ad atlanti, sorreggono la “Via Lattea” egizia, con 24 possenti braccia.
Ebbene, numericamente, i 72 corpi celesti sono ricavabili da una somma numerica esterna, composta dai 12 corpi e dalle loro 24 braccia. Di conseguenza, un luogo a noi sconosciuto oggi, ma ben noto agli Egizi, costituito da 36 parti e posto all’esterno della realtà celeste, veicola una presenza numerica di tipo binario, pari a 72 unità.
Nuovamente ritroviamo, questa volta a livello galattico e per un popolo famoso per il suo sapere “alternativo”, lo stesso sistema numerico della precessione degli equinozi. In questo caso, però, essa viene vista, non come un fenomeno “locale”, come la nostra scienza presume, ma come il risultato di una collaborazione fra, se mi è permessa la definizione, due mondi: uno esterno a noi invisibile, ed uno interno, a noi oggi, oltremodo visibile, grazie ai nostri apparati tecnologici.
Sarebbe estremamente sciocco credere che gli egizi non sapessero contare, ma, soprattutto, pensare che, dei grandi osservatori come loro, non si rendessero conto che il numero di corpi celesti presenti durante le loro osservazioni sia di gran lunga superiore alla suddetta rappresentazione. Soprattutto, sarebbe tremendamente superficiale, non pensare che tale osservazione altro non sia che la rappresentazione di un sistema creante, numericamente codificato, nel quale la fisiologia precessionale viene utilizzata per predisporre la nascita di materiale stellare.
Sostanzialmente, qualcuno, attraverso un sistema simbolico ben preciso, a distanza di millenni, ancora è in grado di dirci che la creazione posta sulle nostre teste, attraverso le stesse leggi numeriche, non solo si manifesta, ma detta i meccanismi vitali di tutti gli esseri che contiene.
Di conseguenza, duemila anni fa, qualcuno diceva che l’uomo è ciò che l’Universo è.
E lo faceva attraverso i numeri, come anche Pitagora imparò, sottolineando che, attraverso passaggi dodecafonici ed intervalli musicali ben precisi, si arriva alla… natura, della quale Leonardo era tremendamente innamorato. Così come innamorato fu, fra mille cose, anche di musica, tanto da costruire lui stesso strumenti musicali.
Ma Leonardo andava oltre in tale comprensione animico-numerica della natura, la sua vera ispiratrice.
Per capirne il limite, Vi chiedo di osservare le direzioni segnate in rosso, dove hanno preso posto i 12 esseri. Sono OTTO e, senza nessun timore, mi sento di affermare che questo si rivela essere il cuore del suo sapere ”impossibile” che generò le sue scelte, anche numeriche.
Di conseguenza, e di nuovo, per capire “Lui”, è necessario, come dire, emigrare. Questa volta in Mesopotamia.

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