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Riflessioni sull'Ottava di Michele Proclamato

Riflessioni sull'Ottava

di Michele Proclamatoindice articoli

 

Il testimone del Tempo   novembre 2009
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Il testimone del Tempo“Michele perché non scrivi un articolo sul Tempo?”.
Mi è stato rivolto quest’invito, estremamente gravoso direi, ed io che ho fatto?
“Ho accettato”.
Ho accettato, pentendomene immediatamente, anche perché questa è una sfida persa a priori. Lo sapete il motivo, no? Ebbene, se non lo sapete ve lo dico io:
”SULLA TERRA NESSUNO SA COSA SIA IL TEMPO”.
Vi chiederete, quindi, perché tale domanda sia stata rivolta a me ed obbiettivamente, dovrei rispondervi che, chi vi scrive per capire l’evolversi della storia umana, ma soprattutto i suoi ”presunti” misteri, da anni ha abbandonato Presente, Passato e, probabilmente, Futuro. Quindi, probabilmente, vorrete conoscere come tutto ciò sia potuto succedere ed io dovrò affrontare un dilemma fatto di sedicimila caratteri, (più le relative quattro, cinque, sei foto) i quali pur essendo un meraviglioso prestito spazio-temporale ai miei studi, difficilmente mi permetteranno di sintetizzare il motivo per cui, oggi, posso permettermi di dire che fra una Preghiera di un Nativo Americano, una Cattedrale Gotica, un Ufo, un Cerchio nel Grano, un Colibrì, una Stella ed un Cubo non c’è: nessunissima differenza.
E sapete perché? Perché a volte il sentire umano è talmente grande e potente da abbandonare ogni relatività materiale, ogni ostacolo scientifico e, seguendo “L’amor che tutto move”, capisce, apprende, soprattutto intuisce senza sapere, che DIO, (quello vero), mai ha smesso di “sussurrarci” come “Lui” CREA.
E quando ciò “DEVE” avvenire, tutto può parlarci. Qualsiasi cosa intorno a noi può dischiudersi, aprirsi, per bisbigliare…: ”il Tempo, cerca nel tempo “IL” padre androgino di qualunque cosa“.
E così tutto avviene, tutto cambia, tutto ricomincia anche e soprattutto attraverso l’anticamera del verbo divino: IL SIMBOLO. Poco importa, quindi, chi siete, dove siete, cosa fate, il simbolo sarà la chiave per parlare con l’Universo e grazie a lui anche un oggetto astruso e fino ad un attimo prima lontano dalla vostra vita, potrà trascinarvi in un lontanissimo passato, dove tutto è iniziato e mai è finito.
Non ci credete? Lo so è difficile crederlo, lo è persino per me, quindi non mi resta che raccontarvi nient’altro che la: verità!

 

Le parole di pietra

Anch’io sono stato messo a dura prova dalla vita, dolorosamente, come a tanti succede, e non nascondo che i problemi economici siano stati spesso, anche per me, insormontabili, ma tutto avrei potuto immaginare, meno una bramosia come quella che mi colse pochi anni fa che, inconoscibile, con una forza ed una pertinacia insolente, mi costrinse a stare a naso in su, per ore e ore, nella presuntuosa convinzione che un oggetto mi potesse parlare.
Rosone CollemaggioEbbene sì, cari signori, per mesi e mesi ho osservato un Rosone, il più bello del mondo, sicuro che nelle sue braccia avrei trovato le risposte ad una vita diventata ormai senza senso. E mentre tutto intorno a me cambiava, crollando, io ero lì, solo, in silenzio, lontano dal mondo, lontano da tutti, rapito da quei raggi mandalici, convinto ed oltraggiosamente consapevole di come al suo interno si celasse una storia ed un sapere a me per primo ignoti. Non lo sapevo, ma quello fu il modo in cui una parte di me lasciò il posto ad un nuovo essere, ad un nuovo sentire, ma soprattutto a nuove speranze. Imparai, in quell’occasione, come l’Intuito, per certi individui, sia l’unico modo per “sapere” e capii come il destino si fosse servito del mio “momento” peggiore, per concedermi un dono. Un dono che da allora mai mi ha abbandonato.
Quindi, per la prima volta, in una frazione di secondo, dopo interminabili osservazioni, afferrai come quel meraviglioso costrutto medievale potesse parlare. Sì, finalmente compresi le sue parole “numeriche” e mentre, ancora stordito, mi rendevo conto di come qualcuno avesse ridato vita e verbo a quella raggiata pietra secolare, ancora non sapevo che la mia vita, da quel momento, mai più sarebbe stata come prima. Improvvisamente, il rosone centrale di Collemaggio, all’Aquila, dopo settecentoventi anni, mi raccontò come, nelle sue pieghe, si nascondesse un raffinatissimo fenomeno assiale terrestre, oggi, da pochi conosciuto come: Precessione degli Equinozi, un fenomeno dall’immensa durata “Temporale“.
Stavo perdendo il mio lavoro, i miei amici, forse il rispetto della mia famiglia e, fra l’ilarità di tutti, l’unica mia vera preoccupazione era quella di penetrare il vero significato di tale informazione, fortemente voluta da un piccolo eremita passato tristemente ed ingiustamente alla storia come Papa Celestino V. Ormai era troppo tardi per fermarmi, ero entrato attraverso una “delle porte del Tempo” e mai più sarei ritornato. Sempre più velocemente le false leggi di causa ed effetto dell’umano fare, furono sostitute da nuovi codici comportamentali dettati da un organismo ben più grande di quello umano, ora era la sincronicità a dettare le mie scelte e le mie amicizie, mentre i SEGNI indicavano luoghi e tempi di azione. Libri, centinaia di libri all’inizio, cercarono di spiegare un fenomeno unico della mente umana: l’Intuito ed il relativo processo analogico. Quindi, prima lentamente, poi sempre più velocemente, iniziai la mia corsa verso una verità ancora oggi parziale, ma sicuramente intensa, entusiasmante, forse unica. Mi resi conto, infatti, di come, molto spesso, le DATE scelte dal famoso eremita per caratterizzare i suoi eventi papali, non fossero state scelte casualmente, ma appartenessero senza dubbio allo stesso sistema numerico Precessionale, regalatomi dalla sua basilica.
Incredulo, ritrovai gli stessi riferimenti a livello Longitudinale in tutti i luoghi ”impossibili” e millenari presenti sulla Terra, consuetudine numerica questa, rispettata persino da tutta la letteratura sacra e mitologica del mondo. E, mentre non capivo il perché di una tale mole di “indagini”, destinate a diventare “studi”, presi atto del fatto che l’uomo, a livello fisiologico, rispetta intervalli assiali tipicamente terrestri. Morale: affastellavo entusiasmanti domande su domande senza la parvenza della pur minima risposta.

 

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