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di Monica Casalini   indice articoli

 

Iside: la dea Cobra

Febbraio 2012

 

In questo articolo non parlerò di Iside come divinità, bensì dell'iter mitologico da cui ha preso vita e come si è sviluppato nei millenni.

 

Iside: la dea CobraLa figura di Iside che conosciamo attraverso la storia egizia è soltanto l’ultima piccolissima parte di una lunga dinastia di dee maestose e misteriose.

Dobbiamo risalire indietro nel tempo e nello spazio, fino al delta predinastico, dove un primigenio cobra di sesso femminile divenne la divinità più alta e venerata. Il suo nome era Wadjet, la Dea Cobra. Nell’antichità il serpente era l’animale totemico delle dee, poiché il loro continuo cambiar pelle era inteso come la capacità di morire e rinascere e quindi di generare la vita, proprio come fanno le donne. Ecco perché in ogni mito antico le divinità femminili sono quasi sempre associate ai rettili. Nella mitologia egizia, inoltre, il geroglifico del cobra significa proprio “Dea”.

Wadjet fu la primissima idea di divinità femminile; la leggenda narra che nacque fra le canne del delta del Nilo fluttuando fra i loti e la sua prima rappresentazione fu semplicemente quella di un serpente cobra.

Ma, come ogni divinità che accompagna fedelmente i mortali, anche lei col tempo acquisì una storia e un’iconografia più complesse. Iside: la dea CobraLa sua immagine cambiò molte volte: prima divenne un cobra alato, con le ali tipiche delle figure celesti più alte, quelle divinità che traggono origine dalla forza della Kundalini, la quale si erge dal basso della spina dorsale e sale fino alla testa, ricordando proprio un serpente.

Successivamente la sua figura cambiò passando prima per un cobra che tiene il disco solare fra le sue spire oppure in testa; e poi per una donna alata con il corpo serpentiforme dalla vita in giù.

Iside: la dea Cobra Infine, divenne quella bellissima dea nera che conosciamo tutti: sinuosa, con una mano che tocca il proprio seno a simboleggiare la fonte di vita che lei stessa è, alata o seduta su di un trono, ma sempre con il disco solare quale corona regale e un serpente in testa, all'altezza del terzo occhio: è la kundalini che si dispiega e dona il risveglio del potere.

 

Anche il nome subì parecchie trasformazioni: da Wadjet divenne Ua Zit (serpente divino), per poi divenire Auset, Sothis (ovvero Sirio) e infine Isis. Quest’ultimo nome significa “trono” e sottintende il trono divino sul quale siede Horus, figlio di Iside.

Con il passare dei secoli alcune leggende si sono mescolate e confuse, così da generare storie in cui Auset è la figlia di Iside. Un’altra leggenda invece ci spiega come nacque la scrittura: fu Ua Zit che irrigidendo il proprio corpo di serpente si trasformò in uno stiletto di bambù per fissare i glifi sul papiro.

 

   Monica Casalini

 

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