Home Page Riflessioni.it

        DOVE IL WEB RIFLETTE!  16° ANNO

Menu sito

L'autoerotismoPregiudizi sul Sesso

di Davide Ragozzini   indice articoli

 

Incesto

Febbraio 2014

 

Con questo capitolo mi guadagnerò l’esilio dal pianeta.

Questo è l’argomento più delicato, più intrigante, più scandaloso.

È il tabù più grande che ci sia nella sessualità e forse anche tra tutti i tabù.

Tra gli aspetti della sessualità è quello che più di tutti è confuso con la violenza e/o con la pedofilia.

Parlare di incesto imbarazza chiunque, è un argomento che spessissimo viene soffocato perché costringe ognuno di noi ad immaginarci in situazioni e in atteggiamenti sessuali con i nostri parenti e famigliari.

Ma cos’è un tabù?

Abbiamo già sfiorato questo termine in altri capitoli ma ora vediamone il profondo significato perché quando si parla di incesto salta subito fuori il concetto di tabù e lo stesso succede al contrario, quindi i due termini sono strettamente collegati.

Dal dizionario - Tabù: cosa, oggetto o situazione che non si può nominare né toccare.

Wikipedia: In una società umana  un tabù  è una forte proibizione (o interdizione), relativa ad una certa area di comportamenti e consuetudini, dichiarata "sacra e proibita". Infrangere un tabù è solitamente considerata cosa ripugnante e degna di biasimo da parte della comunità.

La parola incesto arriva dal latino incestum che significa: non casto, impuro.

Si intende un rapporto sessuale o matrimonio fra due persone legate da uno stretto rapporto di parentela o consanguinei.

Le teorie di antropologi, psicologi, medici e sociologi per spiegare l’origine e le ragioni del tabù dell’incesto sono molte.

Attenzione: non viene ricercata l’origine dell’incesto, viene ricercata l’origine del tabù dell’incesto. Si cerca di averne una visione universale per tutte la razze umane e i diversi popoli nella storia, ciononostante, nei secoli e nelle diverse culture si sono sempre registrate alcune differenze ma in linea di massima è un comportamento non accettato dal genere umano.

In parallelo a questo fatto comunque ogni cultura ne ha sempre avuto a che fare e questa è una costante.

Da un punto di vista scientifico non sono ancora chiare le origini di questo tabù, sopratutto, coloro dai quali dovremmo avere delle risposte, dibattono tra loro per affermare le proprie teorie ma a fronte di questo, la cosa interessante è proprio che l’incesto sia un tabù.

Cosa significa? La società, in linea di massima, raggiungendo i vari gradi di evoluzione, abbatte, strada facendo molti tabù.

Quindi definire una certa tendenza comportamentale un tabù significa anche ammettere implicitamente che non siamo ancora pronti per accettare tale comportamento come normale o tollerabile.

Infatti quando si sente parlare di tabù, il verbo che accompagna per la maggiore questo sostantivo è: “abbattere”.

Per definizione, un tabù, è un qualcosa che prima o poi viene abbattuto.

Quindi se l’incesto è un tabù prima o poi dovremmo smettere di averne una visione così aberrante.

Nonostante questa semplice analisi, nella maggior parte degli stati “civilizzati” si arriva addirittura a punirlo con leggi che prevedono pene che arrivano fino alla reclusione.

Quindi si punisce senza sapere esattamente cosa sia l’incesto e perché si verifica, perché gli studi sono concentrati per lo più a capire l’origine del tabù e ancor più grave è che, appunto considerandolo un tabù per qualche ragione lo abbiamo fatto diventare anche un REATO, come ad esempio la pedofilia, anche se le pene sono diverse.

Una premessa importante: come abbiamo già visto, nella Bibbia l'incesto è molto presente. Abramo e la moglie Sara erano fratellastri, Lot si ritrova a giacere con le sue due figlie, Giacobbe e Rachele erano primi cugini ecc.

Ma un dato ancora più importante è che nella Genesi, Dio, avendo creato solo due esseri umani, l’intera discendenza, deve per forza passare attraverso rapporti incestuosi.

Nonostante ciò la Bibbia vieta espressamente l'incesto.

Forse qualcuno si è distratto un attimo?

Ad ogni modo questa contraddizione ricalca un po’ l’attuale modello attraverso il quale il diritto arriva a punire senza sapere esattamente l’origine di tali comportamenti su basi scientifiche solide e ancor più grave accomunandoli tutti ad atti di violenza e ancora senza tenere conto di eventuali condizioni soggettive.

Infatti con la parola incesto, erroneamente, si tende ad abbracciare univocamente almeno due concetti molto diversi tra loro: uno è il caso di rapporti tra consanguinei (che peraltro perde il suo effetto in modo drastico appena fuori dal rapporto tra fratelli, ovvero tra cugini) basati sulla violenza, il secondo è lo stesso ma in un contesto consensuale.

Molte volte parlando di incesto ci si riferisce a violenze familiari su minori e quindi a casi di pedofilia aggravati dal fatto che le vittime sono i figli o i nipoti o i fratellini. Ma questo è qualcosa di molto più grave di un incesto.
Ci sono profonde differenze.

Nel primo caso, ovviamente è la legge che deve intervenire e la “morale” se vuole può commentare; nel secondo caso, a mio avviso né la legge, né la morale dovrebbero intervenire.

Dove regna la consentaneità pura, consapevole, matura, dove le parti sono sicure che non ne trarranno nessun danno psicologico e affettivo, non più di qualsiasi altro rapporto definito “normale”, non vedo il motivo per il quale debbano intervenire la “morale” né tanto più la legge.

È ovvio, sempre parlando del secondo caso, che è comunque una situazione delicata: spesso le parti sono convinte di agire nel giusto per entrambi, nei confronti di se stessi e dell’altro ma a volte non è così e qualche problemino potrebbe emergere con il tempo o meglio, il tempo potrebbe essere  portatore di sintomi che ne testimoniano una problematica di base e preesistente già all’inizio dell’incesto.

In questi casi saranno i diretti interessati a porsi domande e a cercare un confronto, ne più e ne meno di come succede o dovrebbe succedere per tutte le altre patologie.

I blog sono stracolmi di domande, di confessioni e di racconti che veri o falsi che siano testimoniano il forte interesse e la forte eccitazione che deriva dall’argomento.

Come fantasia erotica è molto “gettonata” e questo dovrebbe farci riflettere visto e considerato che a livello di fantasia tutto è concesso anche da gran parte dei “moralisti”.

Forse le motivazioni e i contesti in cui si forma e avviene non sono poi così aberranti.

Mi sto riferendo alla dimensione priva di violenza.

In questo libro non mi occupo mai, in nessun caso, in nessun capitolo di violenza.

Se la cito è solo per far capire in che modo ne prendo le distanze, perché la violenza, in tutte le sfere in cui si manifesta, merita considerazione a parte e il sesso, in tutte le sue manifestazione più estreme, non deve mai essere confuso con essa.

La “morale” ha la pretesa di giudicare, senza tener conto delle importantissime condizioni individuali. L’attrazione, la chimica hanno regole che ancora in parte sono sconosciute alla scienza stessa, prendere posizioni in merito, sopratutto dai profani non è consigliabile; contribuiscono infatti a creare confusione, sensi di colpa e paure a chi si trova a vivere situazioni estreme senza averlo scelto e dalle quali comunque non è detto che ne traggano degli svantaggi o dei traumi, o almeno non solo quelli.

 

Vediamo da vicino le teorie che tentano di spiegare l’ORIGINE DEL TABU’ DELL’INCESTO.

L’antropologia sostiene che ai tempi delle prime organizzazioni sociali, si sentiva il bisogno di incrementare vincoli di parentela tra le varie famiglie assegnando loro una funzione sociale positiva e di rafforzamento al fine di evitare guerre e favorire gli scambi.

Questo bisogno, per i sostenitori di questa teoria, portò all’inevitabile divieto di creare unioni all’interno del gruppo.

Questa teoria parte dal presupposto che il matrimonio fosse considerato uno scambio e non un’unione basata sull’amore, quindi è logico che questo dovesse avvenire tra gruppi diversi (esogamia), in cui ci fosse spazio per un'azione reciproca sia in senso socio-economico, sia in senso culturale, preferendo allargare i rapporti piuttosto che rimanere circoscritti all'interno degli stessi gruppi (endogamia).

Il bisogno sociale dell’esogamia è legittimo e comprensibile, anche se è un archetipo del pensiero sociale ma non credo che venga messo a rischio se una piccolissima percentuale di unioni si basa sull’endogamia, sopratutto oggi, dove sicuramente la coscienza collettiva non sente più questo bisogno e di conseguenza non prova coscientemente la paura dei pericoli dell’endogamia.

Era comprensibile all’interno delle tribù ma oggi queste piccole comunità sono praticamente sparite sopratutto negli stati organizzati nei quali, però, si trovano ancora leggi che puniscono l’incesto indipendentemente che si tratti di rapporto sessuale o di unione come coppia.

Questa teoria è alquanto infondata o ampiamente sorpassata, sembra piuttosto un alibi sul quale appoggiarsi per giustificare dei bisogni che rispecchiano delle paure collettive non tanto diverse dalle molle che fecero scattare le leggi applicate dall’inquisizione più di cinquecento anni fa.

Un’altra teoria si basa su considerazioni biologiche e genetiche.

È scientificamente provato che unioni tra consanguinei siano ad alto rischio per l’origine di malattie genetiche.

Perché? Ognuno di noi è portatore sano di un certo numero di mutazioni del Dna responsabili di malattie genetiche ereditarie.

Essendo appunto ereditaria, nell’accoppiamento tra consanguinei, raddoppia la probabilità che i geni difettosi, incontrandosi (omozigosi), generino un individuo affetto da quel tipo specifico di malattia, perché entrambi i genitori, hanno un’altissima probabilità di essere portatori sani dello stesso gene malato.

Se non c’è rapporto di consanguineità, il rischio non è nullo, è semplicemente ridotto.

Questo potrebbe essere un buon motivo per spiegare il tabù dell’incesto anche se credo che molta gente che prova repulsione al pensiero di “giacere”con un familiare, non conosce questi rischi genetici.

Una branchia della scienza genetica sostiene che l’accoppiamento tra due portatori sani di un difetto genetico darà origine a figli concretamente affetti da quel difetto ma al contrario, i geni sani, incontrandosi (omozigosi) si rafforzano diminuendo la frequenza delle malformazioni quindi il risultato in proiezione di rapporti tra consanguinei è la diminuzione della frequenza del gene difettoso nella popolazione.

Ad ogni modo, osservando gli allevamenti di animali nei quali l’uomo incrementa accoppiamenti tra consanguinei allo scopo di fissare determinate caratteristiche desiderate, si nota alla lunga un indebolimento generale nelle generazioni successive.

Questo è dovuto al fatto che l’accoppiamento tra consanguinei ha la conseguenza di un indebolimento del patrimonio genetico.

La mescolanza delle razze e quindi del patrimonio genetico, produce una popolazione più sana anche se con una sempre presente percentuale di rischio di un’omozigosi difettosa.

Questo potrebbe essere un motivo che contribuisce all’aumento della durata media della vita degli esseri umani che ormai da secoli vede un aumento esponenziale degli intrecci razziali.

Questi dati scientifici sono sufficienti per scoraggiare l’accoppiamento tra consanguinei ma mi chiedo: sono altresì sufficienti per punire nei casi che si verificano?

Rapporto incestuoso non significa necessariamente prole! Perché non se ne tiene conto?

Se è proprio vero che siamo sensibili alla salute della popolazione, da questo punto di vista, la società dovrebbe intervenire solo nel caso che da un rapporto incestuoso venga generata una discendenza, anche se non conosco un modo da proporre.

E, nel caso, dovrebbe essere chiaro che tale tipologia di intervento dovrebbe essere ricercata ed applicata anche a tutti quei casi dove la discendenza subisce influenze negative a causa di alterazioni dell’ambiente in cui nasce e cresce.

Un’altra teoria ancora, è quella che a mio avviso si avvicina molto di più alle cause per le quali tra consanguinei normalmente non c’è attrazione sessuale.

Nello specifico premetto e sottolineo che le prime due teorie tentano di spiegare il TABU’ DELL’INCESTO e non le cause antropologiche o psicologiche che determinano la repulsione tra consanguinei; non è la stessa cosa.

Se non vi è chiaro vi rimando all’inizio del capitolo dove spiego cosa sia un tabù.

Allora, la domanda che mi viene da fare a chiunque sia in grado di dare una risposta è: come mai tra consanguinei c’è una repulsione sessuale?

Una risposta ce l’ha data (e siamo alla 3° teoria)  Edvard Westermarck (1862 - 1939) con l’elaborazione della sua teoria che prende il nome di Effetto Westermarck e che pone l’attenzione sulla “naturale repulsione sessuale che si sviluppa nell’età matura tra individui cresciuti insieme durante l’infanzia”.

Questo effetto si sviluppa tra gli individui cresciuti insieme sia che siano fratelli naturali o meno, ad esempio adottivi; ed egualmente avviene nel rapporto genitori-figli; anche in questo caso, sia naturali che adottivi; e la elaborazione sostiene che “quando due persone vivono insieme per i primi cinque anni di vita sono esenti da future attrazioni sessuali.

Infatti due bambini, maschi e femmina possono crescere insieme senza essere fratelli  naturali e sviluppano ugualmente questa naturale repulsione sessuale, ma non occorre essere fratelli adottivi, si può essere anche amici e avere passato gran parte dell’infanzia insieme o compagni di scuola e psicologicamente è la stessa cosa.

Infatti si sente spesso dire l’affermazione: “è come se fosse mio fratello” quando ci si riferisce ad un rapporto che non potrebbe mai trasformarsi in una relazione sia sessuale che di coppia.

Tuttavia, nonostante sia un concetto di cento anni fa e più, non è stato a mio avviso preso nella giusta considerazione, tanto è vero che le teorie d’avanguardia della psicologia evoluzionista continuano a dare una risposta che avvicina le cause genetiche all’Effetto Westermarck e addirittura molti antropologi affermano che potrebbe essere proprio il tabù stesso la causa di una repulsione, di fatto, solo psicologica.

Non credo perché molte persone non sanno nemmeno che esiste il TABU’ DELL’ INCESTO eppure, provano “naturalmente” un normale distacco sessuale verso i loro parenti.

Secondo Debra Lieberman (Dipartimento di Psicologia Università di Miami): “Quando le persone vedono la propria madre allattare un neonato lo registrano automaticamente come fratello”

Ma c’è di più: vi sono stati casi di fratelli naturali separati alla nascita che in età adulta, per caso, si sono rincontrati e si sono innamorati.

Di casi simili in Europa se ne sono registrati molti  e chi sa quanti non sono emersi.

Il più eclatante è il caso di Patrick e Susan:

 

Il caso d'incesto che divide la Germania Patrick e Susan Stübing chiedono l'abolizione della legge che definisce criminale il matrimonio fra fratello e sorella.

LIPSIA - Sono fratello e sorella ma si amano e sono pronti a portare il loro caso davanti alla Corte Costituzionale tedesca affinché l'antica legge che proibisce l'incesto sia abolita. E' la storia di Patrick Stübing e di sua sorella Susan, entrambi di Lipsia, rispettivamente 29 e 24 anni, che in questi giorni sono sulle pagine di molti giornali tedeschi: Patrick e Susan hanno iniziato una relazione nel 2000 e oggi hanno 4 figli, tre dei quali adesso sono in affidamento.

STORIA - La loro storia d'amore non è così chiara e lineare, come potrebbe apparire in un primo momento: i due infatti hanno vissuto la loro infanzia divisi nella Germania dell'Est comunista e si sono conosciuti quando erano già grandi. Patrick fu adottato da un'altra famiglia e conobbe i suoi parenti biologici non prima del suo diciottesimo anno di età. Il suo vero padre era già morto, ma egli riuscì a trovare la madre, Annemarie e sua sorella Susan solo nel 2000. Sei mesi dopo la riunione la madre Annamarie morì per un attacco di cuore. Presto Susan e Patrick s'innamorarono e cominciarono ad avere una relazione.

AMANTI - Adesso però i due amanti sono stanchi di essere trattati come criminali e hanno annunciato domenica scorsa che porteranno il loro caso davanti alla Corte costituzionale tedesca per cercare di far abolire una legge «vecchia di 100 anni» che dichiara crimine l'incesto: «Vogliamo che la legge che presenta l'incesto come un crimine sia abolita» ha specificato Patrick Stübing che ha passato due anni in carcere e adesso rischia un ulteriore pena proprio perché non ha messo fine alla relazione con sua sorella. «Non ci sentiamo colpevoli di quello che è accaduto» hanno affermato tutti e due in una dichiarazione rilasciata ai media locali.

DIVISIONE - La storia ha diviso non solo la Germania, ma anche i Paesi vicini, come il Belgio, l'Olanda e la Francia, dove l'incesto non è proibito per legge. La maggior parte dei dottori che si è interessata al caso però ha sottolineato che sebbene la loro storia sia comprensibile è giusto rispettare le regole della natura: infatti come dimostra la loro storia i figli nati da fratelli e sorelle hanno maggiori possibilità di presentare malformazioni e malattie. Due dei figli di Patrick e Susan sono disabili.

Tuttavia alcuni politici e esperti legali sono critici nei confronti della legge che era parte della politica «dell'igiene razziale» promossa dai nazisti: «Noi dobbiamo abolire una legge che appartiene al secolo scorso e che non ha più senso» ha detto Jerzy Montag, portavoce del Partito verde tedesco VITA –

«Vogliamo vivere come una famiglia normale» hanno dichiarato i due amanti, mentre il loro legale, Endrik Wilhelm, che porterà il loro caso davanti alla Corte Costituzionale, dice che i due hanno buone possibilità di vincere la loro battaglia.

Egli imposterà la sua linea di difesa specificando che nessuna legge tedesca proibisce a persone anziane o disabili di avere bambini, anche se queste corrono seri rischi di generare figli con malformazioni fisiche e mentali. Anche i fratelli e le sorelle, a questo punto, dovrebbero avere gli stessi diritti e non essere discriminati: «Questo è una questione che interessa sia i diritti della famiglia sia la libertà sessuale» afferma l'avvocato Wilhelm. «Susan e Patrick non hanno fatto del male a nessuno».

 

Francesco Tortora - 28 febbraio 2007
www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/02_Febbraio/27/incesto.shtml

 

Come è andata a finire?

 

“Patrick e Susan, amore proibito La Corte: «L'incesto resta reato».

Nati dagli stessi genitori e cresciuti separatamente, hanno 4 figli. Già condannato, lui tornerà in carcere.

BERLINO — La questione è tra le più complicate che l'umanità abbia dovuto affrontare. E, naturalmente, continua a suscitare divisioni, come in questi giorni in Germania. L'incesto, antico tabù. La Corte Suprema tedesca ha dichiarato in linea con la Costituzione la legge che lo considera un reato penale, punibile con il carcere. Con un solo voto contrario, i giudici hanno sostenuto che il paragrafo 173 del Codice Criminale tedesco «protegge l'ordine familiare punendo gli effetti dannosi dell'incesto». In particolare, dicono che è una difesa per il partner più debole della relazione. Inoltre, citano i rischi di malattie genetiche che possono colpire il figlio di un rapporto incestuoso.

Il caso su cui la Corte di Karlsruhe ha dovuto esprimersi è ormai famoso, in Germania. Riguarda Patrick S. e Susan K., due fratelli di Lipsia — stessi genitori — cresciuti separatamente e ricongiunti nel 2000. Una storia d'amore nata sulle macerie di una vicenda familiare drammatica, ma finita con la nascita di quattro figli. A causa di questa relazione, Patrick (che alla fine si è sottoposto a una vasectomia volontaria) ha già scontato due anni di prigione e ora tornerà in carcere per altri 30 mesi. Susan è stata sotto la vigilanza dell'assistenza sociale per sei mesi.

La storia dei due ragazzi — lui oggi ha trent'anni, lei 23 ma ne aveva 16 all'inizio della relazione — ha suscitato profonde divisioni nell'opinione pubblica. In Germania, ogni anno vengono condannate non più di una decina di persone per il reato di incesto. E per lo più si tratta di padri che abusano delle figlie.

I sostenitori della legge, dunque, dicono che la norma e la pena vanno mantenute per limitare questi casi. In realtà, l'abuso di un genitore è punito da altre leggi e da ben altre pene, controbattono coloro che vorrebbero l'abolizione del paragrafo 173.

Nel caso di due fratelli adulti consenzienti — sostengono — non ci sono ragioni sociali per una legge del genere, solo la difesa di un tabù sulla base di considerazioni morali contrarie alla libertà sessuale. Winfried Hassemer — il giudice costituzionale, di orientamento liberale, che ha espresso parere opposto agli altri sette colleghi della Corte Costituzionale tedesca — ha sostenuto che «allo stato attuale le regole sono basate esclusivamente su un credo morale invece di avere l'obiettivo di una protezione legale».

L'altra argomentazione della Corte — secondo la quale l'incesto può causare malattie genetiche nel figlio — è scientificamente fondata (non ne è una prova, ma tre su quattro dei figli di Patrick e Susan hanno malattie ereditarie).

Gli oppositori del divieto, però, sottolineano che questa non può essere una ragione per criminalizzare l'incesto, altrimenti andrebbero puniti tutti i soggetti a rischio di provocare malattie genetiche nella prole, cosa che ovviamente non avviene.

Su questa base, per dire, l'avvocato di Patrick e Susan sostiene che, in fondo, il divieto confina con l'eugenetica.

Raramente fratello e sorella sviluppano un desiderio incestuoso. Se rimangono separati alla nascita e si ricongiungono in età adulta, però, hanno buone probabilità di sviluppare «un'attrazione sessuale genetica».

Fatto sta che l'incesto è fuori legge in moltissimi Paesi. L'eccezione fu introdotta da Napoleone nel 1810 per la Francia, dove ancora oggi non è reato se tra adulti consenzienti.

La Svezia, invece, è l'unico Paese europeo dove fratelli con un solo genitore in comune possono anche sposarsi. In Italia è curiosamente punito quando ne «derivi pubblico scandalo».

 

Danilo Taino - 15 marzo 2008”
www.corriere.it/esteri/08_marzo_15/incesto_taino

 

 

Poi ci sono i casi di Jacqueline e André in Francia, degli spagnoli Daniel e Rosa che hanno due figli ormai grandi.

Anche loro separati in giovanissima età, si sono incontrati per caso in un bar dopo vent'anni e si sono innamorati.

La loro storia è diventata un film, Mas que hermanos, "Più che fratelli".

Di fronte a questi casi delle teorie cosa ne facciamo? Certo gli esperti risponderebbero indignati che le teorie servono per “tentare” di spiegare un fenomeno. Una teoria non è un concetto assoluto, provato da esperimenti dal risultato dei quali è possibile dimostrarla come un’asserzione, è per questo che una teoria non può per definizione dare una spiegazione a tutti i casi possibili di quel fenomeno.

Molto bene, ma allora se non si conosce fino in fondo, tale fenomeno, perché in moltissimi stati viene punito? E ancora: punire risolve qualcosa? Se non c’è violenza, si amano davvero e vogliono fare dei figli, mi chiedo: CHI PUO’ METTERSI NEI PANNI DI DIO E DECRETARE CHE QUESTO E’ INGIUSTO O ADDIRITURA IMMORALE?

Credo che la società si dovrebbe assumere l’impegno di informare la coppia circa i rischi e responsabilizzare le loro azioni, ma più di questo cosa si può fare? Vietarlo?

Attraverso l’amniocentesi è possibile verificare se ci sono malattie genetiche.

Un modo potrebbe esserci dunque e potrebbe essere obbligatorio per le coppie formate da consanguinei in modo da informare i genitori del futuro del loro figlio.

È solo un’idea, questo libro non si prefigge lo scopo di risolvere i problemi ma solo di sollevarli.

Certo è che agire applicando leggi vecchie di cento anni, automaticamente, non si tiene minimamente conto degli aspetti psicologici ed emotivi della coppia che peraltro continuerà a stare insieme e non solo, questo accanimento ottuso finisce per danneggiare i sopratutto i loro figli.

In Italia, dal punto di vista legale, “la ratio della punizione dell’incesto sta nella sua particolare riprovevolezza morale.” (Antolisei)

Ci sono moltissime realtà nelle quali le persone si danneggiano fisicamente e psicologicamente e sono liberissime di farlo senza che nessuno, società, legge o quant’altro se ne occupi o se ne preoccupi, anzi in moltissimi casi, certe situazione vengono incoraggiate perché rientrano in comportamenti dettati da un costume considerato moralmente giusto, come ad esempio sposarsi anche se lo si sta facendo con la persona più sbagliata o fare dei figli quando non si è pronti a fare i genitori o perché si è troppo giovani, immaturi o afflitti da gravi patologie sia fisiche che ancor peggio mentali e/o sopratutto li si mette al mondo con la persona sbagliata (vedi sopra) creando condizioni dove la prole vivrà in contesti estremamente dannosi.

In questo non esiste nessuna legge, fortunatamente, dico io, ma non esiste neppure una sensibilità almeno a livello di informazione e/o educazione.

Nell’ambito dei delitti contro la morale familiare, la legge sull’incesto prevede il reato qualora  ne derivi “pubblico scandalo”.

Cos’è il pubblico scandalo?

Considerando solamente questo argomento, lo si può ritenere un sentimento collettivo o sociale basato innanzi tutto sull’ignoranza perché non credo che le opinioni “soggettive” che “creano” il “pubblico scandalo ” siano prodotte da una corretta informazione su tutti gli aspetti biologici, antropologici e psicologici in modo preciso e approfondito tale da sapere ESATTAMENTE di cosa ci si debba davvero scandalizzare; credo, piuttosto, che ci si scandalizzi sulla base di una MORALE ignorante che a sua volta si basa su convinzioni estratte da una falsa cultura, normalmente assegnata ai “benpensanti”e sul costume che ne deriva.

Ma un’altra domanda mi sorge: come è possibile basare una condanna sul “pubblico scandalo” quando gli eventuali danni sono a carico dei diretti interessati...è ovvio che questa legge andrebbe rivista.

Il “pubblico scandalo” che è richiesto per la punibilità dell’incesto “va ravvisato nella reazione morale della coscienza pubblica, accompagnata da senso di disgusto e sdegno contro il turpe fatto” (Antolisei) cioè, viene punito un atto solo perché procura un senso di disgusto e sdegno alla coscienza pubblica?

Ma scherziamo?

Non è che ci si accanisce tanto contro l’incesto perché tocca qualcosa che tutti abbiamo dentro e ne abbiamo paura? Ma paura di che cosa? Dei danni che può provocare? Del fatto che potremmo perdere forza sociale andando contro alla teoria antropologica?

Siamo ancora al punto delle tribù? Proviamo simili paure senza esserne coscienti?

E mi sembra evidente che oggi, se i motivi del tabù sull’incesto si basano sulla teoria antropologica, nessuno di noi ne è cosciente.

Quella delle malattie genetiche è una conseguenza che rende comprensibile un giudizio molto negativo nei confronti dell’incesto ma bisogna fare un distinguo: prima di tutto un rapporto sessuale, come ho già detto, non implica necessariamente prole; in secondo luogo molte persone non conoscono neanche l’esistenza di tali rischi e vivono la loro repulsione o al contrario l’attrazione verso i componenti della famiglia indipendentemente dalle loro informazioni.

Ma allora come mai ci scandalizza tanto?

Certo, in molti casi siamo di fronte a patologie e spesso gravi, anche se non c’è violenza manifesta e sembra che ci sia consentaneità, in realtà sotto sotto, scavando, qualche problemino salterebbe fuori.

Ebbene, in simili casi credete davvero che tali problemi si possano risolvere PUNENDO? Io non credo proprio. Chi ha vissuto l’incesto in un contesto privo di violenza e di cause o conseguenze patologiche, ne parla come una esperienza molto piacevole per tutti i soggetti coinvolti.

Ma se sono loro i primi a dichiararsi felici di questo come può la società giudicarli e addirittura PUNIRLI?

Possiamo spingerci a pensare che non sanno quello che fanno, ma noi chi siamo per saperlo, invece?

Mi sembrerebbe intelligente domandare agli esperti in diritto e/o alla magistratura quali siano i motivi che spingono una comunità ad avere 1) il bisogno dell’esistenza di una legge simile 2) il bisogno di applicarla.

Credo che nessuno abbia una risposta concreta basata su argomentazioni scientifiche perché non ne esistono e sopratutto non ne esiste una che sia appoggiata all’unanimità da tutti gli esperti e studiosi.
Allora anche l’omosessualità rischia di mettere in pericolo una comunità perché attraverso di essa viene meno la procreazione; infatti un tempo era punita e in molti stati ancora oggi, ma fortunatamente molti sistemi giuridici evolvono o stanno evolvendo e per quanto riguarda l’omosessualità, la coscienza collettiva non la sente più come un pericolo e nemmeno ne trae più sdegno o scandalo quindi non viene più punita, ma la contrario la si sta accettando sempre di più.

Quindi: perché l’incesto è punito anche se i soggetti coinvolti sono consenzienti e nell’atto non c’è violenza alcuna?

Io credo che una società dovrebbe avere una risposta concreta per certe domande che non sia basata su teorie antropologiche che per quanto possano essere vere non sono più applicabili ad una società moderna.

Tanto meno il bisogno di avere una legge simile e applicarla non dovrebbe essere costruito su una morale che non poggia su una scienza precisa ma che, al contrario, ha tanto il sapore di uno strascico dell’influenza cattolica.

Qui sotto riporto molti post interessanti.

Mi son chiesto il motivo di tanto interesse sopratutto da parte di molti protagonisti ad uscire allo scoperto in confessioni dalle quali emerge il disperato bisogno di trovare conferme da persone che come loro vivono o hanno vissuto le medesime situazioni e anche conferme da parte del mondo “normale”.

A primo acchito una risposta l’ho trovata nella possibilità che queste persone, sospettando di vivere una cosa fuori dalla normalità, e in questi termini voglio dire insana, cerchino il confronto di cui parlavo poco fa; in altri termini cercherebbero aiuto.

In seguito a riflessioni e studi più profondi ho iniziato a sospettare che queste persone, invece, cerchino conferme perché le loro vicende si scontrano con regole dettate dalla cultura dominante.

A farli sentire “fuori” quindi non sono presunte e inconsce consapevolezze di sbagliare e sospetti di non essere sani ma al contrario non si identificano in un modello precostituito.

Queste persone non si sentono normali ma forse non perché non lo sono ma perché subiscono l’influenza di una cultura che ha la pretesa di decidere cosa sia normale e cosa no.

Quindi la domanda è: si può affermare che tutti gli incestuosi non sono sani o rivediamo il modello precostituito sulla base di studi profondi che dovrebbero partire proprio dall’ ascoltare i protagonisti?

È ovvio che per fare questo bisogna riconsiderare il concetto di “morale” assegnandogli valori costruiti sulla libertà degli individui e, quindi, conseguenza inevitabile, occorre cancellare i tabù considerandoli veli, se non addirittura drappi sugli occhi della coscienza.

 

Ecco qui il link dove poter accedere alle testimonianze e alle riflessioni di chi ha vissuto l’esperienza in prima persona. Se siete arrivati fin qui, consiglio di leggere tutto quanto perché molto interessante:
http://davideragozzini.blogspot.it/p/post_30.html

 

   Davide Ragozzini

 

Indice  Pregiudizi sul Sesso

Utenti connessi


Cerca nel sito

Iscriviti alla Newsletter
Un solo invio al mese

Iscriviti alla Newsletter mensile


seguici su facebook
I contenuti pubblicati su www.riflessioni.it sono soggetti a "Riproduzione Riservata", per maggiori informazioni NOTE LEGALI

Riflessioni.it - ideato, realizzato e gestito da Ivo Nardi - P.IVA 09009801003 - copyright©2000-2016

Privacy e Cookies - Informazioni sito e Contatti - Feed - Rss
RIFLESSIONI.IT  -  Dove il Web Riflette!  -  Per Comprendere quell'Universo che avvolge ogni Essere che contiene un Universo...