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L'autoerotismoPregiudizi sul Sesso

di Davide Ragozzini   indice articoli

 

Parafilia

Dicembre 2013

 

Arrivati a questo capitolo, ho sentito il dovere di inserire uno spazio scientifico in grado di dare una visione corretta di tutto ciò che si avvicina al sesso e che spesso sconfina in qualcosa che in un’opinione diffusa non riguarda la sessualità, e, contemporaneamente, l’obiettivo è anche quello di far evaporare un po’ di ignoranza collettiva affinché, e nella speranza, che ciò che potrà essere rintracciato e ritenuto come sano, pur tra gli eccessi, possa essere accolto e accettato dall’opinione comune come gli ingredienti che concorrono a formare un meraviglioso mondo fatto di sfaccettature interessanti e divertenti.

Che cosa sono le parafilie?

Sono tutti quei comportamenti e manifestazioni che in termini psicologici e sessuologici arricchiscono (permettetemi la forzatura) la dimensione sessuale allontanandosi dall’atto prettamente finalizzato alla riproduzione e/o alla ricerca del piacere fisico tradizionale.

Intervengo subito dicendo che per quanto riguarda l’aspetto della ricerca del piacere tradizionale siamo di fronte ad un concetto che varia nel tempo e nello spazio e anche all’interno delle diverse culture.

Es. fino a un centinaio di anni orsono la sodomia era considerata una perversione, oggi non più, quindi attualmente molti esperti, forti della consapevolezza che i costumi e “il sentir comune” sono in costante evoluzione e spesso, nel tempo, diventano “normali”, si astengono dal considerare le loro odierne valutazioni come “intoccabili” e definitive.

Quindi non sono definizioni statiche e assolute ma sono soggette a variazioni.

Questo termine ci arriva dal greco, è una parola composta da para, che significa accanto, presso e filia che significa amore, affinità o attrazione, quindi il concetto è: amore o attrazione per quello che sta intorno al sesso.

È un termine che è stato introdotto dalla scienza nel momento in cui si è sentito il bisogno di cercare un’alternativa sia concettuale che terminologica al concetto e alla parola perversione e deviazione sessuale.

Di per sé, quindi, non sono perversioni ma lo diventano quando i soggetti tendono a praticarle sia su soggetti non consenzienti e sia se caratterizzate da un dipendenza ossessiva-compulsiva.

In altre parole quando smettono di essere un gioco, una variazione accettata a quella che viene considerata “monotonia”, provocando lesioni o traumi psicologici, sia su di sé che su altre persone, e quando sono necessarie per creare eccitazione sessuale nel soggetto che le propone e le esercita.

Senza questi due aspetti ovviamente molto gravi, sono soltanto comportamenti se vogliamo inusuali, soggettivi, che caratterizzano la sfera sessuale personale e che risultano sia per chi li cerca o li vive, e sia per chi li studia o li contempla, molto interessanti e divertenti, rimanendo semplicemente dei gusti sessuali che molto spesso ricalcano le fantasie erotiche.

Certo, non è facile fare una distinzione tra gusti e patologie.

Abbiamo avuto modo di notare, in qualche post, come alcune persone, sopratutto giovani, si domandano se le loro tendenze o fantasie o abitudini possano essere o meno deviazioni e scrivono in un blog per cercare conferme.

Chi cerca confronto, talvolta ha soltanto una personalità non comune, anzi, oserei dire molto libera e disinibita che, proprio per questo, non trova nel suo ambiente, che si autodefinisce “normale”, una corrispondenza.

Altre volte, e forse più spesso, sono persone consapevoli di soffrire di un disturbo piuttosto che di godere di una caratteristica e confrontandosi, in realtà cercano aiuto.

Ognuno di noi, specialmente chi è consapevole di “superare” i confini ritenuti “normali” dovrebbe domandarsi se la propria sessualità sia sana oppure no, ma anche molti che ritengono di avere comportamenti vissuti come “regolari” dovrebbero analizzarli per verificare se la loro “normalità” non sia resa “ossessiva” proprio per la spasmodica ricerca di non infrangere regole e comportamenti dettati dalla “morale comune”.

Infatti, cari miei, la patologia, la troviamo anche tra i “normali” quando la loro “normalità” diventa un bisogno.

Per queste persone, ricalcare in maniera ortodossa i modelli standardizzati della sessualità, spesso è un modo per trarne delle sicurezze che altrimenti non avrebbero.

Infatti, dietro alla socializzazione dello schema, vivono la certezza di essere nel giusto e questo conferisce loro la possibilità di giudicare e di emarginare chi invece vive la propria sessualità all’interno dei propri confini ma che non ricalcano quelli standard.

È difficile stabilire cosa sia normale e cosa no.

Questa difficoltà di “giudizio” dovrebbe diventare una regola che la società dovrebbe far propria nell’intendere i vari modi che la sessualità ha per esprimersi, e che molto probabilmente sono, numericamente, tanti quanti gli individui stessi.

Voglio ricordarvi che insegnare o “pretendere” nette separazioni sulla sessualità, sulla religione, o anche solamente sulla squadra di calcio, sono uno degli strumenti che il potere usa per esercitare il suo controllo su tutti noi.

Che ci crediate o meno, siamo schiavizzati e questo lo permettiamo perché non siamo per niente ancora uniti in un UNICO popolo mondiale capace di riconoscere ed accettare le meravigliose diversità che lo compongono.

Se in un individuo riconosciamo una patologia, non dovrebbe esserci alcun bisogno di emarginarlo e neanche di giudicarlo; l’unico bisogno che socialmente e individualmente dovremmo sentire dovrebbe essere quello di aiutarlo.

La scienza ha fatto un gran bel passo in avanti nello studio delle parafilie, sottolineando che di per sé queste non sono considerate patologie.

Ripeto, lo diventano quando procurano lesioni e umiliazioni a soggetti non consenzienti e quando sono necessarie per l’eccitazione sessuale nel soggetto che ne soffre.

Nel 2004 un autore con lo pseudonimo di Ayzad ha pubblicato un libro intitolato: “BDSM guida per esploratori dell’erotismo estremo” in cui afferma che “il Bdsm è un grande parco giochi per adulti liberi e consenzienti.

Non è un vicolo cieco per maniaci e frustrati, ma una via di autoconoscenza da esplorare senza preconcetti e pregiudizi.”

BDSM è un acronimo che sta per: Bondage, che in inglese significa “tenere in schiavitù”, quindi pratiche con corde, nodi, lacci e catene, Domination chiaramente legato al piacere di dominare il partner ma anche di lasciarsi dominare, Sadismo termine che deriva dal Marchese de Sade, autore di narrativa erotica e di saggi.

Qui troviamo il piacere nell’infliggere dolore al partner ma che in un contesto ludico si limita ad una sottile percezione più che altro psicologica della sofferenza la quale, come dicono i praticanti, procura sia un’eccitazione che un piacere erotico notevole.

Infine abbiamo il Masochismo, il termine deriva dallo scrittore austriaco Leopold von Sacher-Masoch, autore del romanzo “Venere in pelliccia” dove viene trattato appunto il tema del piacere nel provare dolore sia procurato dal partner che auto inflitto.

Il masochismo può essere una pratica considerata diametralmente  opposta al sadismo.

Questi quattro comportamenti sono detti parafilie; ciascuna ha caratteristiche proprie, e sono state raccolte in un’unica pratica con tanto di esperti che scrivono libri e che insegnano ai principianti le regole per poter vivere fino in fondo e senza rischio il possibile piacere che ne può derivare.

Il concetto del “parco giochi” che arriva dalle parole di Ayzad, mi piace molto ed è possibile applicarlo a tutte le parafilie sempre, ripeto, all’interno di una condotta sana.

Non vi è dubbio che potremmo analizzare quei comportamenti e tentare di capire i motivi che spingono molte persone a sentire il desiderio di vivere situazioni erotiche utilizzando oggetti o facendo azioni inusuali al limite della “normalità” ma credo che il risultato che otterremmo non sarebbe molto diverso da quello che potremmo avere nel cercare di capire come mai a qualcuno piace il pistacchio piuttosto che la stracciatella.

Per quanto comunque possa essere interessante da un punto di vista antropologico, personalmente non sono interessato ai dati che se ne potrebbe ricavare sopratutto all’interno delle informazioni che voglio dare con questo libro il quale vuole liberare la sessualità dai preconcetti fino ai suoi più lontani confini.

 

Ma vediamole più da vicino. Qui di seguito riporto esattamente la pagina dedicata alle parafilie di Wikipedia - l’enciclopedia libera.

http://it.wikipedia.org/wiki/Parafilia

 

Classificazione
Le parafilie possono essere classificate in base all’atto che sostituiscono o all’oggetto verso cui si indirizzano. Una ulteriore suddivisione riguarda il canale sensoriale che viene sollecitato.

  • Nella devianza dell'atto vi è una sostituzione del coito o dell’attività sessuale, con pratiche di altro tipo.
  • Nella devianza d'oggetto vi è una surrogazione dell'oggetto normativo o uno spostamento della meta:
    • l’oggetto normativo è costituito dal partner sessuale (etero o omosessuale).
    • la meta è rappresentata dal raggiungimento del piacere sessuale (orgasmo).
  • I canali sensoriali implicati nelle parafilie:
    • canale visivo, l'eccitazione sessuale viene ricercata nell'esibizione del corpo o parti di esso (esibizionismo), nell'osservazione di altri soggetti impegnati in attività sessuali (voyeurismo, mixoscopia) o di funzioni corporee fisiologiche (coprofilia, urofilia);
    • canale acustico/verbale, l'eccitazione è ottenuta mediante la pratica del turpiloquio, l’ascolto o il pronunciamento di parole scurrili o volgari attinenti alla sessualità (scatologia telefonica, coprolalia, pornolalia, mixacusi);
    • canale olfattivo, esistono collegamenti neurofisiologici tra l’organo vomero-nasale e determinate aree del cervello, quali il sistema limbico (emozionale) e il nucleo BNST (nucleo della stria terminale); l'eccitazione sessuale è data dalla percezione di odori, anche sgradevoli, come l’urina, le feci, le flatulenze (flatulofilia), il sudore (ospressiofilia), ciò può essere connesso ai feromoni escreti con queste sostanze;
    • canale gustativo, l’eccitazione sessuale è perseguita tramite l’ingestione/irrorazione di escrezioni corporee (coprofagia, spermatofagia, pissing);
    • canale tattile, il piacere sessuale è dato dalla pratica di attività corporeee inusuali: stuffing (penetrazione con oggetti), percossofilia, spanking (sculacciare con violenza), clismafilia (pratica del clistere), nasofilia, rinolagnia, uretrolagnia (stimolazione di parti del corpo non classicamente erogene, come le narici o l'uretra).

Forme clinicamente riconosciute

Clinicamente sono riconosciute otto maggiori forme di parafilia. Secondo l'ultima edizione del DSM-IV, per essere considerata effettivamente come patologia, tale condizione deve ricorrere per almeno sei mesi e devono manifestarsi come la forma di sessualità esclusiva o prevalente del soggetto, interferendo in modo rilevante con la sua normale vita di relazione e causandone un disagio clinicamente significativo.

  • Esibizionismo: il bisogno o il comportamento che porta all'esposizione dei propri genitali ad una persona ignara.
  • Feticismo: l'uso esclusivo di oggetti non direttamente attinenti alla sessualità (es. scarpe, indumenti) o parti del corpo di una persona, al fine di innescare o aumentare l'eccitamento sessuale;
  • Frotteurismo: il bisogno o il comportamento che porta a toccare o palpeggiare il corpo di una persona non consenziente;
  • Pedofilia: l'attrazione sessuale verso ragazzi in età prepuberale o bambini prossimi a questa età;
  • Masochismo: bisogno o comportamento sessualmente eccitante ricercato nel voler essere umiliati, provare dolore o soffrire in altri modi;
  • Sadismo: bisogno o comportamento sessualmente eccitante nel produrre dolore o umiliazione della vittima;
  • Feticismo di travestimento: eccitazione e/o piacere sessuale nell'indossare abiti del sesso opposto;
  • Voyeurismo o scopofilia (più raro scoptofilia): il bisogno o il comportamento che porta a spiare persone ignare mentre sono nude, in intimo o impegnate in attività/rapporti sessuali;

Altre forme meno comuni sono raggruppate sotto la dizione Disordini Sessuali, quali:

  • acrotomofilia (attività sessuali con persone artrolese o con handicap),
  • apotemnofilia (desiderio sessuale di avere uno o più arti amputati o di apparire come se così fosse),
  • catafilia (sottomissione al partner),
  • cateterofilia (uso di cateteri),
  • clismafilia (clisteri),
  • coprofilia (feci),
  • dendrofilia (attrazione sessuale per gli alberi)
  • efebofilia (adolescenti o soggetti efebici),
  • efefilia (feticismo della stoffa),
  • flatulofilia (flatulenze),
  • fobolagnia (situazioni di paura),
  • gerontofilia (persone anziane),
  • iconolagnia (immagini pornografiche),
  • mixacusi (ascoltare rumori di una coppia impegnata in attività sessuali),
  • necrofilia (cadaveri),
  • ospressiofilia (sudore),
  • parzialismo (attenzione esclusiva per una parte del corpo), ad esempio:
    • crurofilia (osservare o accarezzare gambe nude),
    • rinofilia (eccitazione esclusiva da contatti con il naso),
    • tricofilia (feticismo del capello, eccitazione esclusiva nel toccare peli o capelli altrui),
  • patofilia o nosofilia (persone portatrici di malattie, anche trasmissibili come le MST, v. Sindrome di Samo),
  • pluralismo o partouze in francese (orgia o sesso di gruppo),
  • scatologia telefonica (telefonate oscene),
  • triolismo o triolagnia (osservare il proprio/a partner in attività sessuali con un'altra persona),
  • saprofilia (attrazione verso cibi o sostanze organiche putrefatte o marcescenti),
  • urofilia o pissing (urina),
  • zooerastia o zoofilia erotica (animali).

Immagino che le reazioni nel leggere questo elenco siano state moltissime, dallo scandalo alla risata a crepapelle sopratutto se state leggendo il libro insieme al partner o con un amico/a.

Ma queste sono solo alcune e probabilmente stilarne un elenco completo è impossibile.

Molte sono comunissime come il pluralismo, o l’attrazione verso il sudore.

Altre sono molto particolari come l’attrazione verso i cadaveri.

Quella a cui mi oppongo in modo deciso è l’attrazione verso gli animali, essendo un animalista convinto, ma bisogna ricordare che ognuna di esse quando non vengono realizzate, sono solo fantasie.

Anais Nin, nel suo “Delta di Venere” affronta in due racconti proprio il tema dell’attrazione nei confronti dei cadaveri e del sesso con animali.

Nel primo caso, Pierre (il protagonista) si trova nella terribile situazione di aiutare un uomo a tirare fuori da un fiume il corpo completamente nudo di una giovane donna morta. Poi l’uomo lo lascia solo e va a cercare le guardie e Pierre si ritrova a contemplare il giovane corpo scoprendosi a desiderarlo proprio attraverso la sua mollezza e l’abbandono che la morte gli causa.

Nel secondo caso, durante un pic-nic, Bijou si trova a lottare per gioco con due amici i quali la immobilizzano sull’erba e la spogliano; in quel momento dal bosco esce un grosso cane, sano e pulito, e le infila il muso proprio tra le gambe e lei sperimenta un cunnilings da un animale il quale è capace di procurarle un intenso piacere con la sua lingua robusta e ruvida.

Questa è Anais Nin, la scrittrice di erotismo per antonomasia.

Solo lei con la sua meravigliosa arte è stata capace di scrivere con delicatezza e raffinata eleganza anche di argomenti molto estremi come questi.

Nella rete si possono vedere filmati con animali, sopratutto cani e cavalli. In molti di questi gli animali si eccitano davvero e compartecipano al rapporto con apparente trasporto, in alcuni casi invece sono praticamente stuprati e qui non esito ad esprimere condanna.

Voglio sottolineare, e ripetere, che diventano disturbi solo quando sono vissuti in un modo assoluto e sono necessari al raggiungimento dell’eccitazione.

Nell’elenco viene riportata anche l’attrazione per la pornografia e addirittura il piacere nell’accarezzare le gambe, nell’annusare il partner o toccare i capelli.

Tutte queste cose sono normalissime se non diventano un’ossessione, e va tenuto conto che potremmo inserirne ancora delle altre, come assumere sempre certe posizioni particolari, oppure descrivere come ossessioni anche pratiche molto più tradizionali o azioni che apparentemente non hanno nulla a che fare con il sesso come ad esempio farlo sempre e solo con la luce accesa o al contrario spenta, ecc ecc.

Come vedete i confini non sono tracciati in modo molto definito quindi non è possibile stabilire niente al riguardo. L’unica attenzione da avere è sulla possibilità o meno che tali moltitudini di possibilità non sfocino nella violenza e nell’ossessione.

Un focus più preciso lo voglio dedicare al feticismo.

Questo termine, storicamente, ha un significato molto diverso da quello attribuitogli oggi.

In alcuni contesti religiosi e sopratutto tribali il feticcio è rappresentato da un oggetto che riceve l’adorazione dei praticanti del culto.

Oggi il termine indica una parafilia.

O meglio, sotto alcuni aspetti i due termini potrebbero essere sinonimi: la definizione di feticismo lo spiega come una forma di attrazione assoluta verso oggetti, parti anatomiche, secrezioni umane, una razza, condizioni fisiche o psichiche, situazioni, ecc.

Questo concetto è stato dilatato non solo ad oggetti o a parti del corpo ma anche a determinate situazioni o condizioni.; praticamente tutte le parafilie elencate sopra.

La definizione, in sostanza, specifica che il feticista è un soggetto disturbato perché essendo la sua attrazione assoluta, il suo pensiero è costantemente rivolto all’oggetto senza il  quale non arriva all’eccitazione.

Quindi, per contro, chiunque tra i propri gusti, è attratto da una o più parafilie senza esserne ossessionato, non può essere definito feticista tantomeno disturbato o deviato.

Infatti il feticismo si differenzia dalla semplice preferenza dettata dai gusti personali, che tutti hanno, per il fatto che la presenza del feticcio diviene una condizione indispensabile per raggiungere l'orgasmo.

Il feticismo può manifestarsi nei confronti di un reggiseno, di un assorbente o di una forcina per capelli... oppure per una parte del corpo come il collo, l’ascella, la caviglia, possono essere il sangue, lo sperma, le feci, insomma qualunque cosa. Tra i più diffusi c’è l’adorazione del piede femminile con il collegamento alle scarpe con il tacco e le calze.

Ma questa parte anatomica suscita l’interesse di molto maschi, rimanendo circoscritto alla manifestazione di un gusto.

Infatti molte donne, consapevoli più o meno di quanto possano essere sexy i loro piedi, curano e mostrano le loro estremità come qualsiasi altra parte del corpo che sia legata all’attrazione sessuale, aiutate anche dalla moda che vede stilisti impegnati a disegnare scarpe sempre più eccitanti.

Molto spesso, nell’ignoranza collettiva, un amante dei piedi viene definito feticista ma un amante dei piedi è e rimane solamente un amante dei piedi.

Concludendo, non conoscere, ignorare o peggio ancora non accettare le diversità soggettive e i vissuti intimi delle persone può condurre la società a definire con termini forti e giudicanti i comportamenti e i modi di fare che non rientrano in uno schema tradizionale.

 La società ha sempre dimostrato una precisa attitudine ad entrare in pericolosi giudizi e preconcetti ogni volta che il comportamento sessuale si dilata in sfere inusuali, dimostrandosi disinibito, originale e, quindi, mosso da una vivace fantasia.

Un concetto paradossale che emerge nei trattati ma anche in letteratura, da Paulo Coelho (Undici minuti), Anais Nin, de Sade e da moltissimi altri che non affrontano specificatamente il sesso o i suoi estremi, è che la libertà che ogni persona cerca e che si concede nel rispetto di se stessi e degli altri, trova la sua più ampia comprensione e realizzazione proprio attraverso l’esperienza dei propri limiti.

Il punto è che la maggior parte di noi è convinta di vivere in un recinto molto più piccolo di quello in cui si ritrova realmente.

E proprio questa limitatezza di orizzonti e di consapevolezze tiene, spesso, l’individuo all’interno di un circuito che viene ritenuto essere “la normalità” impedendogli di guardare oltre, con gli occhi dell’anima, della mente e dei desideri, non scoprendo ed non accettando, quindi, sogni e desideri spesso leciti e piacevoli.

E a volte il desiderio di andare oltre, senza averne il coraggio, è proprio la molla che fa scattare il giudizio nei confronti di chi, al contrario, osa di più.

Questo, ad ogni modo, non significa che bisogna intraprendere percorsi verso un estremo che non si sente.

Ognuno di noi deve essere solamente libero di concedersi una dilatazione dei suoi vissuti qualora ne senta il desiderio e l’impulso.

I limiti e i confini devono essere solo quelli naturali dettati dai nostri gusti e dalla nostra indole, ma cercare il più possibile, in direzione dell’estremo, è un modo per dare alla luce aspetti celati della nostra stessa personalità.

Questo percorso può condurci ad una maggiore indipendenza dai “luoghi comuni” e dalle “convenienze” nei comportamenti, oppure ci può far sconfinare in patologie ossessive.

Quando e se ciò accade abbiamo la possibilità di riconoscerne l’esistenza e questa è la condizione principale che può permetterci attraverso la volontà, ad impegnarci per affrontarla.

Essere malati, in generale, è uno dei modi più estremi che la vita ci riserva per capire che da qualche parte non stiamo vivendo in armonia con l’energia dell’Amore.

Essere malati non è una colpa, è  un’occasione per “crescere”, perché per capire che cosa è l’Amore, talvolta è necessario sperimentare che cosa l’Amore non è.

La conoscenza di noi stessi è un modo per arrivare all’Amore.

Come mi è già capitato di accennare, l’Amore è una dimensione che, nonostante sia l’energia di cui siamo fatti, abbiamo molte difficoltà a raggiungere.

I due più grandi ostacoli sono l’Inconsapevolezza e la Paura, l’acquitrino putrescente dove galleggiano è l’Ignoranza.

 

   Davide Ragozzini

 

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