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di Davide Ragozzini   indice articoli

 

Pornografia

Luglio 2014

 

La pornografia viene considerata, e spesso a giusta ragione, come uno dei mali della società odierna, uno dei risultati della decadenza morale dei nostri tempi.
In questo capitolo tenterò di approfondire l’argomento tracciando una linea di difesa della pornografia come espressione umana e prendendo le distanze da un’attività priva di contenuti che sta velocemente, se non lo ha già fatto, diventando il costume che è stato capace di defraudare i primi e veri intenti che quest’espressione proponeva.
Iniziamo dal termine: pornografia - dal greco πόρνη, porne, = prostituta  e γραφή, graphè, = disegno, scritto o documento, quindi letteralmente significa scrivere su prostitute o disegnare prostitute che diventa più generalizzato: immagini raffiguranti nudi o scene hard.
L’etimologia lascia anche la possibilità di includere dentro il termine la scrittura, infatti in letteratura è possibile descrivere e raccontare scene molto hard con un linguaggio esplicito fino all’estremo ma paradossalmente la letteratura erotica difficilmente è stata presa così di mira dalle censure come lo è stato per i linguaggi visivi che propongono scene hard.
Il testo scritto, per quanto scadente, non viene quasi mai classificato come pornografico.
Questo da un lato è rassicurante in quanto conferisce alla letteratura, tra gli altri, anche il merito di essere intrinsecamente poco o nulla incline a scandalizzare.
Tuttavia ho sempre considerato curioso questo fenomeno in quanto se traspongo in parole il film hard più censurato della storia omettendo deliberatamente artifici letterari propri dell’arte della scrittura, cercando di ottenere un linguaggio scadente e asettico, il risultato sarà comunque un prodotto molto meno scandalizzante della sua versione nel linguaggio visivo.
Con queste poche righe non voglio fare un tributo alla scrittura, anche se involontariamente emerge, voglio porre l’accento sulla differenza di impatto che creano questi due diversi linguaggi nonostante comunichino gli stessi identici contenuti.
Quindi se ne deduce che è solo l’immagine che turba i delicati equilibri morali di coloro che urlano allo scandalo.

Anche con la pittura succede lo stesso effetto: il dipinto “L’origine del mondo” di Gustave Courbet del 1866 ne è l’esempio più clamoroso, se facessimo una fotografia ad una modella somigliante alla donna dipinta in un contesto identico, ci troveremmo di fronte ad un prodotto con molte più probabilità di creare disapprovazione, ma questo dipinto è considerato un’importantissima opera d’arte.
Sarebbe interessante approfondire e domandarsi come mai l’immagine genera molto ma molto più scandalo di altri linguaggi.
Partendo dal significato etimologico della parola “pornografia”, dobbiamo sapere che immagini prodotte dall’uomo raffiguranti nudi o scene di sesso, ci arrivano da molto tempo prima dei video, della fotografia e della pittura stessa come la intendiamo oggi.

 

Dal sito: ilsessoelamore.it
“...la prima rappresentazione erotica conosciuta risale a 30.000 anni fa: gli esseri umani del Paleolitico producevano piccole statue di donne incinte, in pietra e legno.
 (Gli archeologi tuttavia dubitano che queste Veneri siano state destinate alla eccitazione sessuale. Più probabilmente, le statuette sono state utilizzate come icone religiose o simboli di fertilità).
Gli antichi Greci e i Romani hanno realizzato molte sculture pubbliche e affreschi raffiguranti l’omosessualità, il sesso a tre, la fellatio e il cunnilingus.
In India, nel corso del secondo secolo, il Kama Sutra era un manuale che stabiliva le regole sia della relazione affettiva sia del rapporto sessuale.
Il popolo Moche dell’antico Perù ha dipinto invece scene sessuali su ceramica, mentre l’aristocrazia giapponese nel sedicesimo secolo era appassionata di xilografia e stampe erotiche.”
-
Walter La Gatta, Psicologo – Psicoterapeuta

 

L’uomo ha sempre sentito il bisogno di produrre e contemplare immagini relative al sesso.
Ci si può spingere fino a constatare che le immagini pornografiche iniziano nella mente dell’uomo; dicendo questo mi ricollego al capitolo dedicato alle fantasie erotiche; la nostra mente, se libera da influenze educative e/o indottrinamenti morali e religiosi, produce spontaneamente immagini/fantasie che portano all’eccitazione.
La radice più profonda della primissima rappresentazione erotica, risiede dunque nella mente umana.
Certo, direte voi, niente di più scontato, ma con questo voglio affermare che la nostra mente è in grado di creare un collegamento tra l’immaginazione e la sessualità intesa come funzione vitale.
Da questo punto di vista l’importanza dei messaggi e dei contenuti della pornografia sono correlati con il "grado di civiltà" del genere umano. L’uomo, immaginando e successivamente producendo immagini erotiche, ha dato inizio al suo rapporto consapevole con la propria sessualità.
Se, come sostengo io, il percorso evolutivo che ancora ci aspetta passerà attraverso l’acquisizione profonda e consapevole del potere della sessualità che è uno degli elementi e forse il più importante sulla strada che ci porterà alla conoscenza del vero amore, l’origine della pornografia è l’inizio di questo percorso evolutivo.
Per comprendere pienamente quello che ho appena detto, bisogna aver chiari tutti i concetti espressi fino a qui in questo libro.
Continuando da un punto di vista storico, gli antropologi sostengono che il valore simbolico delle rappresentazioni erotiche nell’antichità, abbraccia anche significati più estesi, ad esempio religiosi o simboli di fertilità o virilità.
Solo nel 1800 viene a crearsi un fenomeno pornografico fine a sé stesso e non a caso in pieno Romanticismo.
La corrente di pensiero di quell’epoca contrappone la spiritualità, l’emotività, la fantasia, l’immaginazione, e soprattutto, da un punto di vista artistico, si cerca una fusione di questi aspetti per giungere all’affermazione dell’individualismo.
Se le radici della pornografia risalgono a tempi remoti, l’inizio del suo sviluppo è segnato proprio dal Romanticismo.
Qualcuno potrebbe ribattere sostenendo che il motivo di tale sviluppo è ragionevolmente imputabile soltanto alle prime invenzioni tecniche come il dagherrotipo (l’antenato della fotografia, Louis Daguerre 1839) con i quali era più facile creare immagini.
Ma io credo che quando l’uomo ha scoperto e inventato degli strumenti più efficaci li ha usati come mezzi per esprimere bisogni che già sentiva dentro di sé.
In altre parole, trovandosi tra le mani strumenti in grado di fare cose impensate fino a poco prima, l’uomo è stato immediatamente e semplicemente ispirato a creare prodotti dei quali ne sentiva il bisogno, sia artistico, che puramente fisiologico concretizzando le proprie fantasie.
 Infatti, nel momento di questo cambiamento netto da una pornografia con significati più ampi a una pornografia più fine a se stessa, anche la letteratura ha subìto il medesimo cambiamento con opere e romanzi erotici che portavano un ‘taglio’ nuovo e moderno: esplicito e spinto.
Non serve dire che la scrittura esisteva già da prima e che quindi il suo cambiamento, o meglio, la nascita di un filone praticamente nuovo come quello erotico, è stato influenzato da un movimento sottostante e impaziente di emergere e che non ha niente a che fare con le nuove invenzioni.
La ricerca dell’individualismo che ho citato poco fa, a mio avviso, è la risposta alla domanda: “quando è perché nasce la pornografia fine a se stessa?” e in più mi sento di aggiungere che a soffiare sul fuoco dei nuovi cambiamenti c’era un inconscio bisogno di contrapporsi al nuovo e crescente sviluppo industriale che se da una parte contribuì a migliorare la qualità della vita (eventualità discutibile), dall’altra toglieva spontaneità e il sano piacere dell’esistenza infatti la proiezione di quel periodo la troviamo oggi nelle stesse proporzioni ma con valori notevolmente aumentati.
Ai benpensanti voglio comunicare il concetto che se la pornografia di oggi ha anche un lato osceno e degradante, la causa è nella struttura socio – economica - industriale che forse loro stessi difendono e conservano.
Dopo questa analisi storica, continuo con un focus sulla situazione attuale.
Gli esperti sostengono che la pornografia oggi subisce un andamento di mercato in termini di proposte di contenuti sempre più aggressivi e violenti affiancati da una capillarizzazione crescente dei diversi tipi di sessualità che inevitabilmente sfociano nelle parafilie più patologiche.
L’esempio più estremo è la produzione e la distribuzione di filmati a contenuto pedofilo, a seguire troviamo la zoofilia (sesso con animali).
Ovviamente urlo più fortemente possibile, qui e ovunque se ne presenti l’occasione, per denunciare tali fenomeni, anche se per gran parte delle tipologie, quando sono innocue hanno tutta la mia approvazione.
Ma per quanto riguarda l’aumento della violenza trovo che questo sia molto  preoccupante.
È chiaro che in questi casi non siamo di fronte a gusti sessuali ma a morbosità che hanno poco a che fare con il SESSO.
Qui il sesso e la pornografia nello specifico, diventano uno sfondo su cui poggiare il bisogno di trasgredire, di rompere gli schemi, che va oltre il nostro bisogno di immagini sessuali, divenendo così una distorsione del piacere vero e proprio che ricopre il bisogno di andare “oltre” perché la nostra realtà non riesce più a contenerci.
Dalle statistiche sembra che sia una tendenza molto diffusa e non stento a crederci, ma bisogna anche chiedersi quale ne sia il motivo.
In questo capitolo difendo la pornografia con un atteggiamento mentale in linea al pensiero di tutto questo libro ma prendo decisamente le distanze da un tipo di pornografia creato da produzioni attuali e spiccatamente occidentali.
Gli studi in proposito dicono che per il fatto che il pubblico ha bisogno di cose sempre nuove, i pornografi tendono a includere sempre di più immagini violente e in generale contenuti che si allontanano sempre più dal buon vecchio sesso.
Ma non è tutto. Anche all’interno di contenuti più tollerabili la produzione massiccia di pornografia utilizza uno stereotipo di donna che non rientra assolutamente nel modello di donna da “tutti i giorni”, sono attrici o meglio dire perfomer depilate e completamente rifatte che ricordano molto di più le bambole gonfiabili incoraggiando la finzione e l’illusione di un piacere virtuale, in contesti, a mio parere, privi di energia seducente ed eccitante.
Mi chiedo se davvero il pubblico apprezzi quelle immagini e quelle finzioni.
Oggi la pornografia è quasi tutta in video.
Fortunatamente in internet, è facilissimo trovare filmati “vintage” degli anni settanta e ottanta che offrono molte più possibilità di eccitazione per moltissimi motivi: scelte registiche e trame, che, anche se spesso ridicole e prive di senso, contestualizzano i personaggi e gli attori, bravi o meno, tentando, e talvolta riuscendoci, di inserire, sulle immagini chiaramente forti, anche aspetti come la sensualità, la seduzione e l’eccitazione;  emozioni queste completamente scomparse dalla produzione attuale.
Nei film anni settanta/ottanta venivano descritti personaggi della vita di tutti i giorni, dal modo di fare all’aspetto e il look e anche se oggi vediamo in quei film un costume sorpassato, questo non ci impedisce di provare eccitazione.
È proprio questo che manca alla produzione attuale che spinge invece verso modelli che non fanno parte della vita di tutti i giorni ma ricalcano l’iconografia stessa del mondo hard.
Mi spiego meglio: gli attori ma sopratutto le attrici, non entrano in nessun personaggio, sono se stesse, cioè attrici porno, con un look specifico, direi quasi “tecnico” da scena hard fatto di abiti e accessori propri dei set o da performance live tipo il famoso palo della lap dance.
Non esiste quasi più l’intenzione di inserire il sesso in contesti di tutti i giorni che a mio avviso sono molto eccitanti perché sono la realtà in cui viviamo e nella quale quotidianamente la nostra fantasia prende spunti.
La pornografia moderna sta creando un gap tra la realtà e la fantasia, inibendola quasi completamente. Con queste riflessioni, è la prima volta che faccio intravvedere il concetto che “prima era meglio”.
Ma vediamo cosa ne pensano le donne.
Molti movimenti femministi, nel corso del secolo scorso, si sono schierati contro la pornografia attribuendo ad essa le cause di una maggiore decadenza della figura della donna nonché di un incoraggiamento sociale ai maltrattamenti.
Credo che i fatti di oggi smentiscano completamente tali accuse; le donne fortunatamente non corrono più nessun pericolo o almeno non li corrono a causa della pornografia.
Anche il maschio più ignorante riesce a fare una distinzione tra le donne come la propria madre e le prostitute e/o le pornostar a meno che uno non sia figlio di una o dell’altra...
Se di degrado si vuole parlare (e se ne parlava molto di più negli anni ’70 e ’80 quando la pornografia era ancora un’espressione sana) bisogna togliere dal microscopio la donna e sostituirla con la società in genere.
Oggi un certo tipo di pornografia è accettata e apprezzata anche da parte di molte donne, sopratutto all’interno della propria intimità di coppia.
L’emancipazione femminile non l’ha messa soltanto al sicuro da un maschio che contemporaneamente evolveva a sua volta, ma ha creato un’apertura mentale più incline a sperimentare e a curiosare in una dimensione di per sé sana ed eccitante.
Infatti parallelamente a una produzione degradante, si sta facendo strada una produzione hard tutta al femminile, dalla regia alla produzione diretta ad un pubblico femminile.
Tanto per citare alcuni nomi, Erika Lust svedese, all’attivo una mezza dozzina di film, Mia Engberg, svedese anche lei.
Sembra che a tagliare la testa al toro in certi ambienti culturali e intellettuali sia stata la pubblicazione di un breve saggio sull’argomento scritto da Ovidie Becht, francese, porno attrice e regista, dal titolo: Porno Manifesto.
L’obiettivo di Porno Manifesto non vuole essere quello di “proporre una revisione completa del femminismo moderno, ma piuttosto di proporre un’analisi femminista in favore della pornografia visiva” (Ovidie Becht).
Giunti a questo punto dello studio mi sento di affermare che la pornografia oggi meno che mai può essere classificata in un concetto generalizzato ma se si vuole affrontare il problema bisogna riuscire a scindere le diverse filosofie che la sorreggono, perché è un dato di fatto, ad esempio, che i film diretti da donne hanno minori probabilità di contenere scene aggressive dei film diretti da uomini e in più hanno il tocco femminile che vede il sesso in un’ottica molto più romantica.
È un porno di qualità, intelligente colto, preparato e profondo.
Riflette davvero i desideri intimi e li elabora per creare eccitazione su una scala di valori non solo presente ma predominante.
E gli interpreti, uomini, donne, trans, etero, gay o lesbiche che siano, sono semplicemente esseri umani.
Un porno, insomma, che diventa un inno ad una delle dimensioni più VIVE della vita.
Ritornando alla mia affermazione di poco fa: “prima era meglio”, sento il bisogno di specificare e sostenere che questo è semplicemente impossibile.
È un concetto questo che ho già espresso in questo libro: nel passato c’era il germe del male di oggi.
Nello specifico, la pornografia in sé non era “meglio prima”; attualmente si sta dividendo in due filoni: uno segue il suo cammino intrapreso fin dall’inizio che è passato da espressioni che oggi consideriamo accettabili perché le confrontiamo con il prodotto attuale, l’altro è un concetto nuovo e in linea con i cambiamenti mentali e spirituali che sentono già milioni di persone in tutto il pianeta.
Mi riferisco alle già citate produzioni femminili ma non solo.
Esiste parallelamente una produzione alternativa, che esce dai flussi massici e dal business che vi sta dietro e offrono possibilità di fruire dell’immagine erotica, spinta ed esplicita ma contestualizzata e ricca di contenuti emozionali che vanno al di là dell’immagine fine a se stessa.
Sta nascendo, o meglio è già nata, una produzione consapevole nella ricerca di un messaggio sano, eccitante che sfida i falsi moralismi e sostiene la sessualità in tutti i suoi aspetti dal corteggiamento all’atto in sé non tralasciando nulla, nemmeno la proposta di una visione integrale e coraggiosamente esplicita.
La differenza è data soltanto dall’intento dei suoi autori.
Spesso sono artisti che puntano deliberatamente a creare un’alternativa al degrado che, degenerando, è arrivato al suo capolinea.
È questo nuovo filone che sta creando una svolta capace di avvicinare sempre di più un pubblico, anche femminile, che si avvicina al porno con una sana ricerca del piacere senza considerarlo più una cosa proibita ma al contrario che ci appartiene in tutto e per tutto.
Quindi, “prima era meglio” è falso e vero al tempo stesso: il primo filone era meglio prima ma per sua natura è destinato a peggiorare, il secondo filone è nuovo e soddisfa i bisogni di un’umanità sempre più presente a se stessa e quindi si può affermare che oggi è meglio il contesto intero: autore, prodotto e fruitore.
Per fare un esempio, oltre a quelli già citati, è doveroso in questo testo nominare Andrew Blake, regista americano che negli anni ottanta dirigeva film porno di livello medio ma in seguito ha dato inizio ad una ricerca personalissima e originale capace di rompere gli schemi e, a mio avviso, il suo merito maggiore è quello di essere riuscito a coniugare la pornografia più esplicita all’arte.
Tra poco affronteremo proprio questo confronto ma prima volevo proporvi parte di un articolo di Fabrizio Quattrini, psicologo, sessuologo, psicoterapeuta psicoanalitico, dal sito: www.benessere.com

 

“L’idea di una “libera sessualità” è importante e necessaria allo stesso tempo come pure pericolosa se non impostata in modo “filogeneticamente” educativo nei confronti del contesto socio-culturale di appartenenza.
Ognuno è libero di pensare ed esprimere le proprie opinioni. Credo però, che imparare a rispettare la libertà degli altri limitando i giudizi ed evitando la formazione di false credenze, nonché di invalidanti stereotipi, possa rappresentare non solo il vero senso del rispetto, ma anche l’umiltà di appartenere al genere umano.
In quanto psicoterapeuta e sessuologo sono convinto che molte delle forme di dipendenza oggi associate ad Internet e alla pornografia siano l’espressione di una sessuofobia interiorizzata, regolarmente stimolata dalla visione collettiva di una società impoverita, estremamente direzionata da un potere inafferrabile e difficile da contrastare, che costantemente impone, ingannando, una falsa apparente “libertà”.
La sessualità e tutto quello che vi appartiene sono l’espressione fondamentale e “naturale” di un’energia “interna” all’individuo che, se repressa o canalizzata in modo non chiaro, porta lo stesso a forme disfunzionali e/o invalidanti.
Educare alla sessualità diventa l’unico vero spiraglio di luce, dove la pornografia non può essere oscurata, ne tantomeno negata e relegata a semplice espressione stereotipata della “sessualità”.

 

Da sempre si è dibattuto sul confine tra erotismo e pornografia e il confine tra questa e l’arte.
I più illustri intellettuali sono sempre stati dell’idea che i primi due termini si riferiscono a concetti molto diversi tra loro.
In questo sito: www.psicoterapie.org sempre il Dott. Fabrizio Quattrini, propone questa definizione:
“L’erotismo è l’espressione più “tollerata” della nudità quando riferita all’atto sessuale, l’eccitazione nasce e si manifesta semplicemente perché scatenata dall’immaginazione del semplice contenuto erotico. La pornografia, invece è la rappresentazione esplicita dell’atto sessuale, dove i genitali hanno ampio spazio nello scenario visivo lasciando poche possibilità all’immaginazione.
Io propongo una visione più ampia: l’erotismo può essere espresso intelligentemente fino all’esplicito, non togliendo nulla all’immaginazione ma al contrario esaltando aspetti come la sensualità e l’eccitazione.
Per l'appunto, nell’erotismo la nudità è superflua perché spesso emerge da particolari apparentemente lontani dalla nudità e dal sesso.
Ad ogni modo, secondo la definizione di “pornografia” non è detto che l’immagine debba essere per forza esplicita nei particolari degli organi sessuali.
Qualsiasi immagine di nudo è considerata per definizione “pornografia”.
Per citare ancora Andrew Blake, le sue pellicole sono pornografiche ma lo sono in un modo estremamente erotico e artistico.
Nigel Warburton, filosofo, nel suo saggio “La questione dell’arte - 2003” ridiscute teorie di critici e filosofi che hanno tentato di definire l’arte ma sopratutto hanno tentato di tracciare un paradigma come mezzo per stabilire se un prodotto o un’espressione sia o meno un’opera d’arte.
Warburton sostiene che questo sia semplicemente impossibile. Non è possibile stabilire esattamente cosa sia l’arte e sopratutto cosa rientri in questo concetto e cosa no.
La soggettività, affermo io, è l’unica via d’uscita alla questione. Come ho già affermato non possono esistere confini assoluti. La pornografia può essere erotica e l’erotismo può essere pornografico ma sopratutto menti geniali come Andrew Blake ci illuminano sulla possibilità che anche la pornografia più esplicita possa essere un’opera d’arte.
Walter La Gatta sostiene che “anche la Venere di Milo infatti potrebbe suscitare in un uomo pensieri erotici, inducendolo all’autoerotismo, mentre un altro potrebbe guardare quelle stesse forme apprezzando l’opera artistica e l’ideale di bellezza del mondo classico”.
Ma dice anche che: “In generale, nel mondo scientifico, si definisce “pornografia” quel materiale erotico che è stato appositamente progettato e prodotto per l’eccitazione sessuale, senza ulteriori meriti artistici.”
Qui emerge il concetto che ciò che viene considerato arte viene separato da quello che consideriamo pornografia. Quindi un’opera d’arte in grado di eccitare sessualmente non esiste? Perché se esistesse non la considereremmo arte, dunque? E chi lo stabilisce?
Qui torniamo al primo capitolo di questo libro (Il confine tra erotismo e volgarità) dove mi chiedo quale sia il confine tra erotismo e arte e ora qui a questo punto mi chiedo anche chi e perché stabilisce che debba esistere necessariamente un confine.
La differenza tra pornografia, (nell’accezione del termine che la vede come una cosa aberrante) e tutto il materiale che tratta il sesso esplicito nelle varie forme artistiche, si trova solo nelle persone, in quello che cercano e in quello che trovano, nell’usufruire tale materiale.
In altre parole ci si potrebbe spingere a NON classificare il materiale esistente prodotto dall’ uomo fin dai secoli più antichi, nelle due categorie: accettabile e non accettabile, ma piuttosto tentare di educare le masse ad un sano approccio alla sfera sessuale che fa parte della nostra vita, traendone solo piacere.
Il bello e il non bello, l’erotismo e la volgarità dovrebbero essere lasciati dove sono, ovvero nei gusti individuali, perché sono concetti che non hanno un valore assoluto, ovvero uguale per tutti.
Poco prima ho preso le distanze da messaggi violenti e da un degrado che impoverisce la sessualità dai suoi aspetti più importanti ma non ho preso le distanze dalla volgarità e nemmeno dal non bello perché sono concetti che non esistono in modo assoluto.
In un forum di estremisti del pensiero (www.stormfront.org) mi sono imbattuto in una strisciante e preoccupante tendenza a censurare ma forse ancor più a debellare ogni forma di espressione che tratti di sesso come fosse il male del mondo.
Il male del mondo è nelle teste che vivono ed interpretano i messaggi che nella gran parte dei casi non sono né pericolosi né offensivi e non nel messaggio stesso.
Se quella fosse la strada giusta allora bisognerebbe debellare, ad esempio anche il calcio, che costantemente imbambola milioni di persone.
Bisognerebbe debellare ogni espressione umana che attira e influenza milioni di persone e così facendo ci ridurremmo ad una condizione vegetale che non pensa e non agisce, impedendo in questo modo lo sviluppo di una delle nostre fortune: la comunicazione e la condivisone, valori tra i più grandi che abbiamo che ci consentiranno, forse, di arrivare ad una evoluzione sana e consapevole.
Il calcio di per sé non può essere un problema, visto che è uno sport meraviglioso, la pornografia di per sé non può essere il problema, visto che è espressione e documento della nostra vita.
Sono le teste ad essere pericolose.
In merito cito il capolavoro di Ray Bradbury - Fahrenheit 451.
Per chi non l’avesse letto, ci troviamo in un molto probabile futuro dove un potere centrale manipola le menti degli uomini e come deterrente principale ad ogni possibile indipendentismo socio-individuale, tale potere si adopera per distruggere, bruciandoli, tutti i libri esistenti.
Fahrenheit 451 è la temperatura a cui arriva la carta che brucia.
In quel forum mi ha colpito in particolare una frase:
“La pornografia così come è concepita e diffusa tende veramente a corrompere i nostri costumi, ad alterare la percezione di quello che dovrebbe essere un normale rapporto uomo-donna e ad assuefarci a commistioni sessuali con individui di razze diverse.”
Mi chiedo: cos’è un normale rapporto uomo-donna?
Io stesso non so dare una risposta.
Chiedo a voi prima di tutto: esiste una risposta? Forse l’autore dell’intervento ha una sua personalissima idea del concetto “normale rapporto uomo-donna”.
La famiglia? Da quel che segue in quel Post sembrerebbe di sì.
La famiglia come la intendiamo noi qui in Italia? In Europa? In occidente?
Sappiamo tutti che non è un concetto uguale per tutte le culture esistenti in questo pianeta.
Ma anche ammesso che lo sia, come può la pornografia interferire con la famiglia?
Avete mai visto registi, attori, fotografi, scrittori e fumettisti che buttano giù le porte delle case ed entrano nelle famiglie e obbligano tutti dalla nonna a i bambini a guardare o a leggere i loro prodotti?
La pornografia, se ti interessa, te la devi andare a cercare.
La TV non è cambiata poi così tanto dalla fine degli anni settanta, quando cominciavano ad apparire tette e culi.
Ok, oggi c’è internet ed è pieno di pornografia, è vero, ma anche lì te la devi andare a cercare.
È più facile certo e il materiale che si può trovare è notevole ma non credo che sia il problema.
Quando avevo circa dieci, undici anni, i ragazzini più grandi ci facevano vedere, a noi più piccoli, le riviste porno. Ho scoperto a quell’età e grazie ad una rivista come nascono i bambini.
Nessuno, sia a casa che a scuola ha mai affrontato l’argomento.
La nostra informazione ed educazione sessuale è passata attraverso il tabù.
Abbiamo imparato tutto da soli senza che nessuno si preoccupasse di aiutarci.
E in fondo credo che alla fine non sia andata poi così male, visto il risultato.
Il rapporto della mia generazione con il sesso, a livello sociale, ha le basi per divenire sempre più sano, emancipato e sempre più privo di tabù. Al limite, oggi, si potrebbe incorrere nel rischio opposto: i ragazzini della mia età a quel tempo, andavano alla ricerca dei giornalini e ne facevano oggetti preziosi dai quali traevano i primi desideri e il riconoscimento dei primi istinti, grazie anche al fatto che si viveva la cosa come proibita.
Oggi, con la facilità con la quale si possono reperire immagini hard, potrebbe accadere che i ragazzini perdano interesse proprio perché le immagini diventano, forse, troppo inflazionate.
Che sia questa la preoccupazione di fondo che ha mosso il nostro autore del post citato sopra a pubblicarlo? Il suo scopo ultimo potrebbe essere quello di salvaguardare un certo proibizionismo tale da mantenere sempre vivo l’interesse delle nuove e future generazioni nei confronti della sessualità?
Voi cosa ne pensate rileggendolo? Io credo di no, visto anche come conclude, esponendo esplicitamente concetti razzisti.
E qui tralascio e non entro nel merito perché andrei fuori tema ma da quel che segue in quel forum mi sono accertato della pericolosità che sta alla base anche degli altri interventi successivi ma penso che in fondo, un pensiero simile sia oltremodo controcorrente.
La pornografia c’è e esiste da quando l’uomo ha raggiunto una cognizione di se stesso tale da sentire il bisogno di vivere la propria sessualità come aspetto integrante della vita stessa e non solo finalizzata ad essa (riproduzione).
La soluzione al problema “pornografia” inteso come un male moderno, esiste in una ricerca di un’espressione artistica perché solo la sensibilità capace di creare Arte può mettere il sesso sotto la sua vera luce.

 

   Davide Ragozzini

 

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