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Declonazione

Breve racconto futuribile

Di Riccardo Rossi Menicagli - Giugno 2016


 

NOTE INTRODUTTIVE

 

Epoca:

Tra gli anni a vario genere citati, quelli più significativi e che creano l'arco temporale centrale e più importante del racconto, sono il 2120 ed il 2200.

 

Ambientazione:

Sofisticata tecnologia, luoghi iperreali quasi virtuali, con accentuate colorazioni tonali.
Mezzi di spostamento collettivo forzatamente promiscui.

 

Protagonisti:

John Esmar, brillante neuro scienziato.
Mary Beltran, compagna di John, impiegata di una delle biblioteche delle tracce cartacee prima ed addetta al controllo generale delle stesse dopo.
Ruben Arbace, professore di matematica e di musica molto anziano, unico vero amico di John Esmar.
Paul Vern, giovane studioso di storia della musica che beneficia della riapertura delle biblioteche delle tracce cartacee avvenuta nel 2162, frequentandole assiduamente per tutto il 2169.
Joan X, figlia di Mary Beltran e John Esmar.

 

Dettagli fattuali e descrittivi non marginali:

Nel 2080 viene segretamente fondata la setta dei Declonatori, un setta che rifugge e combatte ogni tipo di uniformità ed omologazione.
Nel 2120 John Esmar entra nella setta dei Declonatori.
Nell'anno 2200 anche Joan X riceve l'invito ad entrare nella setta dei Declonatori.

 

Data la travolgente espansione demografica alla quale la tecnologia ha posto solo parziale rimedio, vi è una grandissima promiscuità.
Per indispensabili ragioni di igiene e salute pubblica, sia gli uomini che le donne si sottopongono a completa depilazione e costanti rasature dei capelli.
II vestiario è omogeneo ed unisessuale, ma di grande cura e bellezza estetica.

 

La vicenda, pur riguardando la gestione complessiva della zona tecnocratica che consta di 30 quadranti, si snoda nel quadrante 23.

 

- Le Biblioteche delle tracce cartacee, altro non sono che sterminati, giganteschi depositi del materiale cartaceo del passato e, per quanto concerne la contemporaneità rispetto agli avvenimenti di cui trattasi, dell'ormai rarissima utilizzazione della carta e della scrittura amanuense. -

 

Declonazione

o morte

o forse

declonarsi

è la morte

 

(Frammento cartaceo ascrivibile a John Esmar e datato 2120)

 

 

      Cara Joan X, figlia mia, mentre ti scrivo è il dicembre 2170, sei nata da pochi mesi.
Quando invece nel 2186 leggerai queste mie poche righe, io, oramai da sedici anni, non sarò più niente e forse non sono mai stata niente.
Eppure, ora che sono ad un passo dalla mia necessaria e volontaria fine, come del resto prima di me e per causa mia, ha dovuto ugualmente fare tuo padre, John Esmar, posso affermare inconfutabilmente che proprio attraverso di te, e devi assolutamente credermi, ho capito che soltanto l'amore avrebbe potuto realmente salvarmi.
Solo l'amore avrebbe potuto prepararmi adeguatamente alla morte, sì è questo che ti voglio dire, è solo questo, è l'amore, è solo l'amore che prepara alla morte.
Joan non dimenticartelo mai, non scordarlo mai.
E' l'amore l'unica possibilità reale che abbiamo di prepararci alla morte.
Di questo, peraltro molto prima di me, era fermamente convinto pure tuo padre John Esmar.
Ma lui faceva anche parte di una segretissima setta, la setta dei Declonatori.
Nessuno conosceva e, mentre ti scrivo, nessuno conosce i fondatori di tale setta, ne i membri passati, ne quelli contemporanei a queste mie righe si conoscevano e si conoscono tra di loro.
Semplicemente vengono invitati ad appartenere e loro, una volta compiuta questa immodificabile scelta, appartengono.
Per lui, tuo padre, come Declonatore è stato
quindi impossibile amarti, non ha potuto concepirti con un atto di amore, come lui avrebbe voluto, come lui desiderava... .
Le occasioni ci furono ugualmente, ma a quel punto fui io a non volerlo... .
In realtà allora non desideravo fisicamente tuo padre... .
Il rammarico adesso è invece enorme, il peso di questo mio errore mi accompagna anche adesso, ma con mia grande sorpresa mi sta rendendo più forte in questo mio estremo, indispensabile momento ed atto finale.
Indispensabile, irrevocabile atto da compiere anche per darti una vera occasione di vita futura... .
Tu però non compiere mai, non arrivare mai nemmeno nei momenti di maggiore sconforto e solitudine a pensare, ad ipotizzare di porre in essere la drammatica decisione presa dai tuoi genitori.
Noi fummo consapevolmente costretti, indotti
a farlo.
Tu cerca invece di vivere con splendore la tua vita... .

 

Addio Joan... .

 

Tua madre

 

Mary Beltran

12  Dicembre 2170

 

 

 

Siamo nell'anno 2141.

 

   La popolazione terrestre è di circa 22 miliardi di unità, di cui 8 miliardi residenti nella zona ad altissima tecnologia che copre soltanto il 25% della superficie globale.
La vita media in questa specifica area (a sua volta divisa geograficamente in 30 quadranti) è salita a 98 anni per entrambi i sessi; infatti quasi tutte le forme tumorali sono state sconfitte e le patologie di origine virale sono in pratica interamente sotto controllo o scomparse.
Tuttavia, nonostante le precedenti unanimi previsioni, non si è riusciti a protrarre la  durata media della vita umana oltre i cento anni.
E’ come se ci fosse una inibizione psicologica, una irrazionale volontà di non protrarre oltre quella soglia il limite temporale della singola esistenza.

 

Una piaga misteriosa ed antica, ma nuova per le notevoli proporzioni assunte e diffusissima soprattutto nel quadrante 23, rimane l'incidenza delle malattie mentali, con un notevole ed ingiustificabile incremento della catatonia, al cui studio si dedica il medico neurologo trentottenne John Esmar.
Molti ritengono che tutto questo proliferare di disturbi mentali di vario genere sia in parte causato dalla fortissima irreggimentazione delle esistenze individuali in ogni suo aspetto, situazione che non scaturisce dall'affermarsi di sistemi dittatoriali o coercitivi, ma proprio dalla verificata necessità di un piano generale
che imponga e garantisca per il singolo individuo lo spazio vitale altrimenti difficilmente ricavabile.
La patologia psichica dilagante, che tra l'altro sta colpendo gli individui a più alto quoziente intellettivo, è appunto la catatonia, a cui decine di anni di ricerche farmacologiche hanno apportato soltanto lievissimi benefici.

 

Il dottor John Esmar è da oltre dieci anni che si dedica con profonda quasi morbosa passione, più che alla cura, allo studio delle misteriose cause di questa malattia, dirigendo un ufficiale e complessivo lavoro di ricerca sulla catatonia, un progetto da lui siglato “Progetto C.”
Alcuni intuitivamente ritengono, con più o meno accettabile plausibilità, che questo progetto si muova e si sviluppi anche e soprattutto su di una non dichiarabile istanza e richiesta specifica della setta dei Declonatori,una setta che avversa la imposizione di ogni tipo di uniformità ed omologazione e nella quale John Esmar è entrato giovanissimo: difatti appartiene alla setta dei Declonatori fin dal 2120, una appartenenza che possiede una rigida e vincolante clausola di immodificabilità.

 

Nella sua appassionata e rigorosa ricerca John scopre, seguendo le registrazioni dei tracciati cerebrali dei catatonici e mettendo in evidenza, mediante una colorazione computerizzata, i loro impulsi psichici, una inspiegabile ma costante sequenza lineare che il neuro ricercatore trasforma in una sequenza numerica.
Lo scienziato successivamente comprime in nano-misure tale sequenza numerica, ripetendola, così compressa, miliardi e miliardi di volte e la inserisce all'interno di un infinitesimale frammento temporale e visivo.
Il dottor Esmar convince l'autorità dell'apparato di gestione centrale (nome dell'organizzazione di casta che guida tecnocraticamente la società) ad ottenere il volontario assenso in cambio della possibile libertà di cinquanta (uomini e donne) condannati/e al carcere a vita, per sottoporli alla visione di un filmato in cui sia inserita, a  livello subliminale, la sequenza da lui sintetizzata.
Viene dato corso all'esperimento.

 

Tutti i volontari diventano immediatamente catatonici ed il loro stato appare da subito irreversibile, come e più della patologia spontanea nella sua forma di grave, stupita ed annichilita immobilità.
John Esmar rimane sconvolto.
Pensava, non senza una strana e sorprendente ingenuità che come risultato scientifico più estremo dell'esperimento si sarebbe sviluppata una temporanea confusione intellettuale e psicomotoria, con al massimo possibili successivi duraturi strascichi di minore lucidità cognitiva, anche se, per precauzione, aveva dato al frammento subliminale un'autonomia di 72 ore prima di autocancellarsi ed autodistruggersi.
Si rifiuta quindi di svelare ai tecnocrati dell’apparato di gestione centrale l'accesso computerizzato alla sequenza, che in più risulta schermata quando la si voglia isolare dal filmato.
Ma l’apparato, comunque possiede il filmato stesso.
Esso è ancora attivo e, con intenzione intimidatoria verso John, viene inserito nei visori del circuito multimediale privato della donna compagna della sua vita, l'impiegata di una delle biblioteche delle tracce cartacee, Mary Beltran.
Mary diventa immediatamente catatonica.
Questa spietata mossa costringe Esmar ad insistere con drammatico impegno nella sua ricerca neurologica, per tentare adesso di riportare alla normalità psichica soprattutto Mary, continuando però a sottrarsi alle pressioni persecutorie dell’apparato che, per questo motivo, ordina la sua immediata cattura fisica.
Egli fugge, ma è braccato e si rende conto di non avere a disposizione più molto tempo.
La situazione ha assunto caratteristiche di prevaricazione e violenza sorprendenti per lui: l’apparato difatti, utilizzando le duplicazioni del filmato immesse nei singoli circuiti multimediali individuali domestici, sta trasformando in catatonici molti tra gli effettivi o anche solo presunti, potenziali avversari della gestione globale e della sua casta dominante.

 

John comprende finalmente di essere stato usato per un disegno ben diverso da quello della pura ricerca scientifica e certamente un disegno pure ben diverso, anzi agli antipodi, degli intendimenti riconducibili ai Declonatori, ma a questo punto il centro dei suoi pensieri è solamente ed unicamente Mary.
Deve assolutamente salvarla.
John Esmar, inseguito, riesce a sfuggire all’arresto, rimanendo sempre in movimento e mimetizzandosi nelle frequentatissime linee collettive dei trasportatori di massa, ma alla fine decide di rifugiarsi nella casa del suo vecchio professore di matematica e musica, Ruben Arbace, classe 2044, perciò al crepuscolo della vita e gli descrive le sue vicissitudini.
L'anziano insegnante lo ascolta con attenzione ed alla fine del racconto chiede ad Esmar di conoscere la sequenza numerica.
Non senza ulteriori titubanze John gliela svela.
Per ore ed ore dissertano sul meccanismo luce-colore-numeri-immagine; meccanismo da cui Ruben Arbace, come fa notare a John, rileva la misteriosa assenza dell'elemento suono. Immediatamente dopo, in virtù di questa del tutto istintiva intuizione, trasforma su un pentagramma la logica portante dei numeri della sequenza in note di una musica feroce e dissonante.
Indica a John di accendere il registratore e suona con un violino questo stupefacente motivo.

 

I due amici si accomiatano ed Esmar porta via con sé la registrazione, precipitandosi verso l'edificio dove aveva lavorato al suo progetto, il "Progetto C.”

 

Mary Beltran è nella sala dove sono presenti, insieme a molti malati naturali, gli altri cinquanta volontari divenuti catatonici.
John digita l'ascolto della musica in sala.
Vi è subito un rapido sbandamento, Mary Beltran ed i cinquanta volontari escono immediatamente dallo stato catatonico artificiale, i restanti malati invece hanno solo un piccolissimo fremito.
Mary è salva.
I computer elimineranno via etere la sequenza numerica dai filmati entro le prossime trentasei ore, ma Esmar non può utilizzare la musica per salvare gli altri numerosi catatonici artificiali, resi nel frattempo tali dall’apparato di gestione centrale nelle ore precedenti e nemmeno può salvare quelli che rischiano di diventarlo nelle successive trentasei ore, perché, diffondendone l'ascolto, da essa i tecnocrati potrebbero sempre ricavare l'intera sequenza numerica con un procedimento inverso.
Distrugge quindi la registrazione musicale.
Narcotizza Mary affinché non possa risvegliarsi prima di almeno due giorni: solo così è sicuro che non le potranno sottoporre nuovamente la visione del filmato, se non dopo che tutto quanto sia diventato definitivamente inerte.
L'edificio del "Progetto C." è bloccato e circondato, deve decidere in fretta.
John Esmar scende allora nella sala visori, conscio che la sequenza è frutto del suo intelletto e che direttamente da lui riuscirebbero certamente in qualche modo ad ottenerla, si infila una cuffia iperreale per velocizzarne l'effetto e si sottopone alla sequenza filmata, diventando catatonico.

 

     Sono trascorsi ventotto anni da quel giorno del 2141, John Esmar è ricoverato presso uno dei particolari ospedali che raccolgono i catatonici di quel tragico anno.
La scienza medica ufficiale, nel 2169, ancora non riesce a spiegare perché nel 2141 vi furono oltre 208.000 casi di catatonia nel quadrante 23 (quello più evoluto fra i trenta della zona tecnocratica) a fronte di una media, nei dieci anni precedenti e nei dieci anni successivi, di circa 14.000 casi annui verificatisi nel medesimo quadrante.

 

Nel quadrante 23 i catatonici artificiali del 2141 tuttora in vita sono solo 8.618, uno di questi è John Esmar che intanto ha raggiunto i 66 anni di età.
La mortalità tra i catatonici di questo atipico, particolarissimo anno è stata dunque altissima.
 - Non si può non ipotizzare che siano stati scientemente, progressivamente eliminati -.

 

    Nel 2142 le biblioteche delle tracce cartacee erano state chiuse per poi essere riaperte venti anni dopo, nel 2162, ma molte nel frattempo erano andate distrutte in sistematici e furiosi incendi.
In ogni caso alcuni giovani studiosi da qualche anno avevano di nuovo chiesto ed ottenuto il permesso di frequentarle.
Uno di questi, il giovane storico della musica Paul Vern casualmente si imbatte, durante la sua ricerca che sviluppa nella Biblioteca Centrale delle Tracce Cartacee, nel lascito musicale del Professore Ruben Arbace e, fra i tanti, rimane colpito da un pentagramma vergato a mano datato pochi giorni prima della morte del valente insegnante, avvenuta alla fine del 2141.
La misteriosa dura dissonanza di quel brano musicale lo affascina, il giovane studioso non ha esitazioni di sorta e si adopera con grande impegno ed efficacia perché, adeguatamente strumentato, quel motivo venga presentato all'ascolto collettivo contemporaneo, lo ritiene più che attuale.
Il brano del lascito di Ruben Arbace, edito da Paul Vern, incontra subito un notevole favore di ascolto, difatti è continuamente digitato nei sistemi multimediali e proposto per tutto il 2169 dal programma musicale collettivo.

 

      Una sera di novembre di quello stesso anno, una infermiera dell'ospedale dove è ricoverato John Esmar, dai visori della sala controllo osserva la grande stanza dei catatonici (quelli della sezione completa immobilità), tutto è tranquillo e regolare, d'altronde proprio con loro non potrebbe essere diversamente.
Abbassa leggermente la luminosità del loro ambiente, torna a dedicarsi ad un gioco virtuale di incastro fluorescente e per alleviare ancora di più il previsto tedio delle successive, lunghe ore notturne, collega la sala controllo con l'intrattenimento musicale collettivo, lasciando però, inavvertitamente, inserito l'interfono di servizio della stanza dei catatonici.
Alcune melodie si susseguono, finché viene sottoposto all'ascolto anche il brano musicale proveniente dalla collezione di Ruben Arbace, il pezzo più richiesto nell'ascolto collettivo del 2169.
Più tardi, quasi all'alba poco prima di terminare il suo turno, l'infermiera attiva un'ultima volta i visori e, con suo enorme stupore, vede che il dottor John Esmar sta camminando liberamente tra i catatonici della grande stanza e li sta osservando con evidente attenzione.
Con gesti imprecisi, perché frenetici, l'infermiera interrompe il flusso musicale nella sala controllo e comanda l'allarme medico generale, aprendo tutti i collegamenti audio e video, ma non accorgendosi che l'interfono dei catatonici era rimasto collegato con la sala controllo per tutte quelle lunghe ore, riversando così anche la musica ascrivibile a Ruben Arbace.

 

  Di quella stanza, sezione catatonia annichilente ad immobilità cronica, solo Esmar era uno dei catatonici artificiali del 2141 ed i medici attribuiscono alle peculiarità non chiarite del fenomeno di quell’anno, anche il sorprendente ritorno alla normalità psichica e comportamentale del dottor Esmar; non hanno nessun elemento per associare John con l'ascolto della musica di Ruben Arbace.
Egli, appare fisicamente integro, ma mostra ai suoi sconosciuti ex colleghi una certa lentezza nel parlare e l’apparente perdita della sua non comune brillantezza intellettuale.
Viene comunque presa la decisione di dimetterlo, perché su di lui c'erano sì direttive precise e molto restrittive della vecchia casta dell’apparato di gestione centrale, ma la casta era stata sostituita nel 2142, alla conclusione e nell’alternarsi del turno di potere trentennale e, da allora, siamo appunto nel 2169, le direttive non sono state ufficialmente rinnovate dalla casta subentrata; anzi, adesso sembra esserci un completo disinteresse riguardo al destino di John Esmar.

 

John manifesta ai dottori che lo stanno dimettendo, come unica intenzione, quella di rivedere Mary Beltran.
Dal computer dell'ospedale viene informato che Mary Beltran è viva e che era stata nuovamente assunta dopo il 2142 dal nuovo apparato di gestione centrale ed ora ricopriva la funzione di controllo generale, dopo la riapertura del 2162, delle biblioteche delle tracce cartacee, di cui prima della chiusura del 2142 era stata soltanto una semplice impiegata.
Riesce a mettersi in contatto con lei.

 

      L'incontro tra John e Mary avviene nella Biblioteca Centrale delle Tracce Cartacee, ma non si svolge nella maniera in cui John lo aveva desiderato ed immaginato.
Mary Beltran infatti per tutto il difficile colloquio non sembra assolutamente ricordarsi di lui.
Poi improvvisamente, quando stanno per reciprocamente accomiatarsi, con voce impersonale e metallica Mary chiede a John se può fare qualcosa per gli altri ottomila catatonici artificiali ancora sempre in vita.
John Esmar non era pronto a ricevere da lei questa inaspettata domanda.
Tutto ciò lo sta rapidamente e completamente confondendo.
Perché Mary è così interessata a questi particolari catatonici?
Perché se all'inizio addirittura mostrava di non rammentarsi di niente e tanto meno di lui?
O vuole forse soltanto fargli capire qualcosa? In ogni modo decide di risponderle con chiarezza: le dice che è troppo rischioso salvarli.
I tecnocrati potrebbero ancora impossessarsi del meccanismo od anche solo dei suoi algoritmi e principi logici, con conseguenze inimmaginabili.
Mary, che appare come il personaggio più sfuggente e contraddittorio, annuisce e con una leggera, impercettibile esitazione, senza più dire una parola, porge a John una fiala.

 

Cala tra di loro un freddo ed angosciante silenzio.
John Esmar fa cenno di comprendere, chiude gli occhi e con un rapido gesto beve il contenuto della fiala, per poi allontanarsi lentamente nella penombra degli scaffali.
Sono trascorsi appena pochi secondi, Mary Beltran si avvicina ad un visore, apre il contatto con l’apparato  di gestione centrale e digita:
Impossibile proseguire.
John Esmar si è tolto la vita.
Date corso all'ultimo comma, direttiva 2141, “Progetto C.”

 

Nelle successive ventiquattrore gli ultimi 8.617 catatonici artificiali del 2141 si spengono dolcemente nel sonno.

 

      Mary Beltran pensa che, dopo così tanto attendere, ormai tutto sia veramente finito.
E' convinta che quella misteriosa, lunga pagina della sua esistenza debba proprio essersi definitivamente conclusa.
Eppure solamente ora Mary sembra iniziare a ricordare con nitidezza il forte sentimento che molti anni prima aveva provato per John Esmar.
Non era sicurissima di questo, ma guardandosi allo specchio, se pensava a John i suoi lineamenti, di solito rigidi ed impersonali, sembravano addolcirsi leggermente.
Forse poteva essere stata una passione.
II corpo e la mente di Mary Beltran appaiono insensibili alle pulsioni, ma ancora un poco vulnerabili dinnanzi ai ricordi.
Ma non v’è molto tempo per indugiare sui ricordi: l’apparato di gestione centrale comunica seccamente a Mary Beltran che con l’approssimarsi dell’anno 2170 ed al più tardi con il suo terminare, si interromperà nuovamente il riversamento informatico dei dati cartacei, di conseguenza da quel momento in poi ella sarà messa a riposo a tempo indefinito.
Mary non appare sorpresa dalla subitanea immediatezza di questa comunicazione.
Si rende conto che per l’apparato, Mary Beltran ha assolto al suo fondamentale compito, perciò il suo potere sta ora rapidamente scemando.

 

Mary richiama con il suo visore, un'ultima volta, gli schemi riassuntivi di tutto il corso del “Progetto C.” ma forse è troppo tardi.
Infatti il computer illustra perentorio l'avvenuta distruzione degli schemi, essendo stati ottemperati tutti i comma previsti, compreso il comma discrezionale riguardante la soppressione fisica di John Esmar.
Mary è profondamente delusa.
Tuttavia si accorge che il computer non chiude il messaggio e dopo alcuni istanti aggiunge:
Il totale utilizzo del comma discrezionale a chiusura del “Progetto C.” impone l'applicazione della soluzione zeta/zero entro la fine del 2169, quale appendice collaterale ma necessaria alla conclusione del progetto medesimo.
Segue descrizione soluzione zeta/zero.
Mary intanto è travolta dallo sconcerto.
Tale soluzione zeta/zero ordina la distruzione degli embrioni umani ottenuti attraverso le donne e gli uomini del “Progetto C.”
Dai catatonici artificiali del 2141 erano stati ricavati e conservati in 28 anni, 40.000 embrioni umani.
Di un solo maschio catatonico artificiale era invece stato conservato il liquido seminale senza averlo immesso in alcun ovulo femminile.
La provetta che lo conteneva era siglata zeta/zero.
Il seme era quello del neuro scienziato John Esmar.
Questo liquido seminale sarebbe stato distrutto per ultimo, mentre era velocemente iniziata l'eliminazione completa dei contenitori dei 40.000 embrioni umani e di ogni altra indicazione dell'avvenuto svolgimento del “Progetto C.” e della sua conseguente soluzione zeta/zero.

 

    Conoscere la soluzione zeta/zero e decidere che il liquido seminale di John deve essere salvato, è per Mary Beltran un atto istintivo, immediato ed automatico.
Ella non sa spiegarsi razionalmente il perché, ma avverte che deve assolutamente agire in questo senso.
Per gli altri quarantamila embrioni non può fare più niente, non ha il potere necessario; ha provato, è vero, una strana ed inaspettata sensazione di distaccata pietà al pensiero di quelle migliaia di potenziali esseri umani la cui sintesi già formata veniva cinicamente annientata.
Vi era in tutto questo l'ulteriore tragica beffa del destino che diventava ancor più doloroso per le inconsapevoli madri e per gli inconsapevoli padri, i catatonici artificiali del 2141.
Ma Mary rapidamente si accorge che si sta disperdendo in inutili considerazioni, perché di una sola cosa è assolutamente certa ed è nelle sue possibilità effettuarla: deve sottrarre all’apparato di gestione centrale la provetta siglata zeta/zero.
Mary Beltran si introduce così, autorizzata dalla sua carica e funzione non ancora scaduta, nel Deposito Inseminale Globale ove è custodito il seme di John Esmar e con sorprendente facilità sì impossessa della provetta siglata zeta/zero, lasciandone al suo posto una dal liquido inconsistente.
Nasconde la provetta dentro un piccolo contenitore ad azoto liquido e riesce, sempre con altrettanta, apparente facilità a portarla fuori dal Deposito e si precipita, nel Centro Innesti Autorizzati del quadrante 23.
In questo luogo, con la complicità di un giovane medico praticante, sensibile alla matura, fredda avvenenza di Mary Beltran, ma dalla quale soprattutto riceveva vecchi, introvabili libri cartacei di medicina del lontano diciannovesimo secolo, in una anonima e rigida sera di dicembre del 2169 Mary Beltran viene resa gravida con il seme dell'unico uomo che un tempo molto lontano aveva probabilmente amato, ovvero il Declonatore John Esmar.

 

    Siamo all'epilogo.

 

    Corre l'anno 2186.

 

   Nel quadrante 23 vive tra gli altri una giovane donna di sedici anni nata nel settembre del 2170 da madre e padre non catalogati.
II suo aspetto esteriore è bellissimo ma inquietante, in quanto appare come una fanciulla non completamente formata.
I lineamenti del suo volto sono duri, inespressivi, contraddetti però dagli occhi il cui sguardo è acuto e profondo.
Il nome registrato della giovane donna è Joan X.
Consultando il computer dell’apparato di gestione centrale si rileva che il DNA analitico retroattivo di Joan X è schermato, inibito ed inaccessibile alla lettura ed analisi per i prossimi 90 anni.
Le note caratteristiche ed inusuali di Joan X mettono soprattutto in evidenza due elementi particolarmente atipici rispetto ai comportamenti usuali dei suoi coetanei.

 

Joan X infatti rifugge la visione oculare di ogni tipo di video.

 

Joan X ama ascoltare ripetitivamente la musica, ma non tutta.
II suo trasporto è insolito ed eccessivo verso le raccolte musicali curate da Paul Vern, musicologo studioso delle rarissime stesure amanuensi del ventunesimo e ventiduesimo secolo.
Il motivo per lei ricorrente, il suono preferito è un vecchio, dissonante brano di mano ignota proveniente dalla collezione di Ruben Arbace, edito da Paul Vern nel, per lei già lontano, 2169.
Joan lo ascolta per ore ed ore in maniera ossessiva ed ossessionante.
Esiste altresì su Joan X la rigorosa imposizione di applicare la massima sorveglianza su di lei per la durata intera della rotazione dei tre prossimi apparati di gestione centrale trentennale, in pratica quindi per la sua intera futura esistenza.
La direttiva di controllo su Joan X esiste, ma se interpellato il computer centrale dichiara che non è più rintracciabile il motivo dell'esistenza di tale direttiva.
Essa verrà comunque mantenuta in essere.
Non tutti gli accordi tra umani possono essere codificati e poi decodificati dal computer centrale dell’apparato di gestione, questa è la sommaria giustificazione addotta.

 

      Nessuno, dalla fine dell'estate del 2170, da quando avevano visto Mary recarsi al Centro Recapito Posticipato per programmare la consegna di una missiva postdatata (2186, sedici anni più tardi), ha più visto Mary Beltran.
Le poche persone che manifestano con chiarezza di ricordarsi di lei, ritengono che possa aver posto termine alla sua esistenza o per lo meno abbia abbandonato per sempre il quadrante 23 e molto probabilmente abbia abbandonato anche gli altri 29 quadranti tecnocratici.
In realtà soltanto la casta dominante dell’apparato di gestione centrale e forse la setta dei Declonatori, conosce perfettamente il compiuto destino di Mary Beltran.
Ed il suo destino appunto non è codificabile e tanto meno decodificabile.
Esso deve rimanere indescritto.
E Mary lo ha accettato incondizionatamente, in cambio di ciò che le premeva più della sua stessa vita, ossia che la casta mantenesse e perpetuasse per i tre turni trentennali l'accordo di tutela e di salvaguardia stipulato con lei nei riguardi di sua figlia Joan X.

 

Per Mary Beltran questo è sufficiente ed ai suoi occhi sembra dare un senso più logico al ricordo dell'esistenza e del sacrificio di John Esmar e forse può dare un piccolissimo senso anche al feroce, spietato destino di tutti gli altri catatonici artificiali del 2141.

 

      E così, in un giorno della fine del 2170, Mary Beltran sparì per sempre, nella generosa e fiduciosa speranza che almeno la giovane donna Joan X, sua figlia ma anche figlia di John Esmar, in seguito avrebbe potuto capirla e magari, leggendo quelle poche righe che le aveva lasciato, avrebbe anche potuto veramente comprendere la intollerabile, insopportabile, non svelabile complessità di ciò che sua madre aveva dovuto sopportare.
Ma soprattutto Mary sparì nella ferma convinzione che lei, Joan, avrebbe avuto davanti a se un futuro fulgido e luminoso.

 

      Il 12 dicembre 2200 Joan X, invitata, entrava definitivamente, a distanza di ottanta anni dalla medesima decisione assunta da suo padre, nella setta dei Declonatori.

 

Anche lei ora, finalmente e fatalmente, apparteneva.

 

 

Riccardo Rossi Menicagli

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