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Il nostro tempo.
Una dimensione che non ci appartiene più.

di Cristina Tarabella - marzo 2009
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Io per otto anni mi ero privata del suo contatto, cieca alle sue evoluzioni, così mi ero privata anche di otto anni di vita, poiché ormai erano trascorsi, senza che io li avessi vissuti con un minimo di coscienza.
Ma il Tempo è inesorabile. Egli non aspetta certo chi lo ignora!, Egli deve scorrere..
Mi ritrovai con il mio ritratto ancora  tra le mani e, mi resi conto, con otto anni perduti!
Ad un tratto capii che cosa era quella sottile angoscia che mi portavo dentro; era la non-consapevolezza del mio tempo che scorreva. Il mio tempo, il mio unico tempo. La mia unica possibilità di passaggio nella vita. L’unica mia vita, che stavo vivendo così superficialmente da non considerarne il susseguirsi inesorabile che porta alla Fine.
Quello che avevo perduto era grande cosa, ma ormai niente me l’avrebbe reso, nemmeno il prenderne coscienza adesso.
Mi angosciai all’inverosimile.
Ormai però potevo solo riacquistare qualche frammento di ricordo, poche sensazioni e sparuti sprazzi di vita di quegli otto anni così malamente buttati nella non-coscienza.
La mia mente vagava alla ricerca di un po’ di conforto. Mi soffermai a pensare a quando, ogni tanto, mi stupivo di come i giorni si susseguissero impetuosamente e a ritmi sempre più frenetici, tanto che mi ritrovavo sempre a domenica; sempre ad una domenica di una qualche settimana, di un qualche mese.
Io non avevo avuto considerazione cosciente del tempo. Lo avevo lasciato scorrere da solo, senza scandirlo io stessa, con la mia vita, con le mie azioni. Per questo ogni giorno era simile al precedente ed al successivo.
Io avevo scisso da me il tempo; esso quindi si portava avanti senza essere fissato nello spazio, da azioni, sensazioni, avvenimenti.
mi resi conto che il Tempo deve essere riempito da noi stessi, altrimenti si perpetua nel suo corso da solo e vuoto.
In questo modo il Tempo ci appare ‘accorciato’, perché, pur essendo riempito all’inverosimile di tutto, ci dimentichiamo dei contenuti nel suo essere cui fare riferimento.
Riappesi il quadro al suo posto, adesso guardando quel volto, il mio volto, con tanta nostalgia. E non nostalgia di otto anni di giovinezza passata, perduta, bensì nostalgia di otto anni accorciati quasi a zero.
Mi guardai intorno fortemente cosciente di ciò che avevo capito.
Passai gli occhi ora qua, ora là. Il divanetto, il carrello rosso, la libreria: la mia casa: La mia casa! Ancora mi resi conto di essere dentro il mio sogno realizzato e di averlo vissuto superficialmente. Erano già cinque mesi che ero sposata e che avevo e vivevo in massima libertà nella mia casa con l’uomo che amo. E ancora capii che quei cinque mesi erano trascorsi troppo in fretta.
Eppure non mi sembravano passati già cinque mesi; mi sembrava pochissimo.
Ma i cinque mesi erano lì che mi ammiccavano agonizzanti dal calendario. Mi indussi a pensare a prima del matrimonio. L’angoscia e la tristezza che mi avevano dilaniato per cinque lunghi anni, perché non potevo vivere sempre con l’uomo che amavo. La disperazione di non avere uno spazio nostro, qualcosa che fosse solo mio e suo e di nessun altro. La rabbia di doverci dividere dopo ogni incontro. La frustrazione ed il vuoto che provavo standogli lontana.
Ed ora erano già cinque mesi che vivevo il nostro sogno; la nostra più grande aspirazione!, ed io li avevo vissuti esattamente come tutti gli altri momenti. Senza prendere coscienza di ogni giorno che veniva, senza capire che ogni mese si avvicendava. Che assurdo spreco!
Ognuno di noi ha ricevuto il suo Dono: il proprio Tempo, capii, e sta a ciascuno goderne i frutti. Mi sforzai di pensare a chi, fra coloro che conosco lo facesse.
Dopo aver passato in rassegna tutti i conoscenti, gli amici, i parenti, non ne avevo trovato nemmeno uno che sapesse sfruttare il suo Dono!
Ognuno di noi dedica tutto il proprio tempo ad escogitare qualcosa per tenersi ‘occupato’. Chi lavora, chi studia, chi legge, chi guarda la televisione. Ognuno tende comunque fortemente a ‘riempire’ di una miriade di attività il Proprio Tempo. Mai nessuno che si fermi su una poltrona a fare niente altro che rendersi conto del passare del Tempo! Nei momenti che noi chiamiamo impropriamente ‘di riposo’, facciamo, in realtà, sempre qualche cosa. Ci sediamo su una poltrona e leggiamo un giornale. Ci aggiriamo per casa inconcludenti e corriamo a mangiare una mela, ad accenderci una sigaretta.
Quando non siamo al lavoro, o occupati nello studio, usciamo per andare ‘a giro’, a ‘divertirci’. Andiamo in un Locale, ad un Cinema; in palestra, a fare una partita di tennis.
Mi girava la testa nel constatare che in realtà nessuno di noi si ferma mai un momento!
Facciamo di tutto per ‘riempire’ e ‘stipare’ di cose  il Nostro tempo.
Ma così non lo viviamo. In questo modo riusciamo solo ad annientarlo, ad azzerarlo, nel vorticoso e spasmodico singulto di attività frenetiche. Siamo noi che ci alieniamo il Nostro tempo: tutto quanto! non ne lasciamo libero nemmeno una piccola, piccolissima, infinitesimale parte. Lo riempiamo tutto quanto.
Per questo ci sfugge; perché non  lo consideriamo.
Perché non ne siamo coscienti.

 

E adesso che di anni ne ho quarantaquattro, che ho ritrovato questi fogli ingialliti da un tempo che è sicuramente trascorso, ma di cui ho ancora meno coscienza di prima, ho solo passato altri venti anni, così, come un battito di ciglia, come un ‘niente’…
La tristezza non è nemmeno più adeguata a descrivere lo sconforto.
Forse c’è anche un senso di vergogna adesso.
Ma le cose stanno ugualmente così.
Venti anni mi separano da questo scritto, ritrovato su fogli vergati a mano, ripiegati e ‘vecchi’. Venti anni dispersi nel nulla di un quotidiano sempre uguale e pure sempre diverso.
Di cose ne sono successe, certo.
Ho adottato un figlio andandomelo a prendere in Amazzonia Equatoriale; undici anni fa… e aveva solo 18 ore, quando l’ho avuto. Ora ha undici anni e mi domando dove sono questi suoi undici anni…
Ho avuto un cancro, cinque anni fa… Cinque anni fa!
Tante cose sono accadute, ma tante davvero, e, ciò non ostante, sono ‘volate’ via, disperse sulle ali del Tempo, così, leggere come foglie…

 

Cristina Tarabella

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Altre opere dell'autrice:
- Discorsi intorno agli enigmi (della vita)

- Stefano e Marco (Un amore)
- Skyatos "Riflessioni sull'Ignoto"

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