Questa massima è attribuita a Solone, il grande legislatore e poeta greco vissuto nel VI secolo avanti Cristo ad Atene. Finché non è sopraggiunta la morte non si può essere definiti felici, perché il saggio ateniese pensa che nel frattempo allo sventurato definito “felice” possano accadere eventi catastrofici.
Il detto ha però un corollario inquietante: evidentemente morire è un passo indispensabile per la felicità. E poi, se uno è morto, perché dovrebbe interessargli essere “felice”?
L’unica soluzione sarebbe concludere che non esistano uomini felici o, detto altrimenti, che l’espressione “uomo felice” non abbia senso. Ma, nel mio piccolo, posso affermare di avere incontrato qualche persona felice sebbene non fosse ancora morta.
"I proverbi sono brevi detti popolari, solitamente molto diffusi, che contengono massime, norme, insegnamenti desunti dall'esperienza. Ma di solito la loro origine è lontana e frutto di culture passate e per questo spesso si rivelano inattendibili"