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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

ESz Rouge non solo HAIKU  - Marzo 2014
Recensione di Diego Pignatelli Spinazzola al libro di Maria Romeo ESz Rouge.

 

Un'antica destillatio che consustanzia il passaggio del chicco d'uva ed il suo acino in un percorso di fermentazione attuato nella prima materia. Percorso che l'autrice vuole volutamente e sensualmente lasciare intatto come transitus di un decorso psichico che ricava in essere le immagini interiori dell'anima. Percorsi quindi immaginali attinti da quel bacillo mercuriale dell'immaginazione attiva che come opus terapeutico guidano e compongono sottili versi Haiku in un'estetica delle immagini che richiamano altresì simboli ed allegorie viventi, pregnanti di un significato simbolico che ritroviamo sovente in letteratura. Immagini cardini della psicologia del profondo rivestono così in un percorso lucido di sponde dell'autrice imbevuta di trance mistica, la pulsante mitologia che Maria Romeo disvela agli occhi del lettore, proiettandolo verso immagini alchemiche e creatrici che nel darsi preconscio dell'autrice trovano una loro contestualizzazione nello stesso percorso di ricerca interiore teso verso l'individuazione. Destillatio e fermentatio, processi consoni nell'alchimia atti a ricavare quel grano fecondo che l'autrice rincorre nel suo mondo immaginale come fragranza e paesaggio subliminale di pregressi istinti dell'anima.

Nei tracciati poetici dell'autrice scorgiamo colori che ricoprono il manto di una natura tellurica, di un opus che svela gli arcani come il verde mantida che attraverso un attenta rilettura alchemica e della psicologia dell'inconscio sembra richiamare la viriditas, il verderame, simbolo ctonio del verdeggiante spirito Mercurio altresì visto come natura viridans. Quel "grano fecondo" per la "pace dell'anima" che l'autrice intende esplorare è la mietitura del grano, la "moltiplicatio", l'oscuro segreto dell'opus alchymicum, il granello di senape divenuto regno dei Cieli che nel tormentato poetare di Maria Romeo trova una peculiare sintesi nel processo di individuazione. Sembra in qualche modo che il fecondo granello rappresenti una Gerusalemme celeste ritrovata, una sconfinata prateria di chicchi di grano che inseguono la facoltà immaginale dell'autrice collocata non più nella fulvida luce del locus convenzionale, ma nell'oscuro campo di grano della virgo terra. "Illa terra virgo nondum pluviis irrigata" leggiamo in Tertulliano (adeversus Iudaeos XIII) ed in C. G. Jung che fondava in essa il parallelo con la Sophia gnostica e con l'anima mundi dell'alchimia. Questi paralleli che tendono a rappresentare l'inconscio si ritrovano in altri versi della poetessa Maria Romeo quando ella stessa identifica il patto con l'oscurità "E’ oltre l’amore il mercurio, un’ala nera stringe il patto". E da questo momento l'autrice riceve l'iniziazione del lumen luminum, l'oscura luce del Sé che rivela il suo mercurius duplex, giacché da quelle tenebre dell'inconscio emerge a poco a poco una luce che dissipa l'oscurità. Ed anche l'oscurità ha una propria luce per l'appunto il novum lumen, quell'atto miracoloso e portentoso di mediazione dell'inconscio, l'oscura valle dell'anima come direbbero Hillman, il Tao e l'alchimia. E nel Libro Rosso questa portentosa immagine viene evocata da Jung nell'oscuro figlio della terra, mediatore di quella sintesi trascendente che lo psicologo svizzero intendeva identificare nel simbolo mediatore degli opposti (mercurius est mediator congiungendi). "Il gioco di due estremi dove tutto s'intravede", il prologo di apertura, è la sintesi di quella dynamis, di quella lacerazione intrapsichica che l'autrice intravedeva al sovrapporsi della funzione trascendente, di quel problema di una complexio oppositorum che veniva solo e soltanto risolta da un integrazione del Terzo (tertium non datur). Si risolleva così l'antico assioma di Maria prophetissa della quaternità:

 

“(“L’Uno diventa Due, i Due Diventano Tre, e per mezzo del Terzo il Quarto compie l’Unità”)". Un’unità che l'autrice non osa separare dalla duplicità del Mercurio filosofico ed ecco che "l'ala stringe il patto" e si tinge di nero. Percependo difatti le profondità della psiche inconscia e dell'intendimento euristico nonché il potenziale terapeutico, l'autrice diviene consapevole del suo processo di trasformazione e dell'atto stesso della therapeia, l'atto stesso del fare anima. Un anima che deve sporcarsi dell'inconscio del lumen naturae. Una luce brilla nelle tenebre della materia che intende riscattarsi. E quella stessa luce le infonde l'intimo significato redentivo liberandola dai suoi ceppi angusti. Così nell'opera del poeta come dell'alchimista l'oscurità dirama la sua luce perpetua illuminando e dissipando le tenebre dell'ignoranza. Come l'autrice porta agli ingressi del numinosum che pervade antiche soglie e templi ma anche allegorici simboli cristici come il giglio rosso, la primula e la rosa, il diramante pulsare del poetare mistico si apre incredibilmente a quel giardino di delizie del roseto che nello stesso luogo immaginale della poetessa Maria Romeo precorre antichi mitemi cristiani e rosacrociani culminando poi nel rupestre poetare nell'hortus conclusus di Maria. E nell'orto immaginale della Maria Romeo poetessa, nella sua fermentazione degli elementi scorgiamo quelle antiche sostanze alchemiche come il sangue che stringe il patto con l'invisibile degli stessi elementi che ripropongono al contempo complessità e sintesi. L'autrice ancora ci illumina in quanto nel tendere l'intricato arazzo di questa simbolistica scorge quella luce perfetta al di là del conflitto psichico. Il "giglio rosso ", "l'aquila "e la "spada" sono il trionfo di una luce regale emersa dalla nigredo dell'oscurità. Una luce che "acceca menti". Quella stessa luce del Cristo che si fa forza macrocosmica per i viventi ed i mortali.

Il segreto di vedere nel buio, quel segreto dell'alchimia è acceso solo dal vibrare poetico e dal penetrante itinerario che guida la luce dentro la stessa oscurità. Una luce, un raggio più potente perché imbevuto della stessa matrice su cui l'inconscio tesse gli infiniti orditi.

 

     Diego Pignatelli Spinazzola

 

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Bibliografia

Jung C.G. (1955-1956), Mysterium coniunctionis, a cura di M. A. Massimello, in Jung C.G., Opere, vol. XIV, Bollati Boringhieri, Torino 2008;

Jung C.G., Studi sull’alchimia, in Opere, vol. XIII, Bollati Boringhieri, Torino 2002;

Jung C.G. (1951), Aion: Ricerche sul simbolismo del Sé, in Opere, vol. IX, Bollati Boringhieri, Torino 2005;

Jung C.G. (1944), Psicologia e alchimia, in Opere, vol. XII, Bollati Boringhieri, Torino 2006;

Jung C.G., The Red Book, a cura e con introduzione di S. Shamdasani, Norton, New York/London 2009 (tr. it. Il Libro Rosso, a cura e con introduzione di S. Shamdasani, Bollati Boringhieri, Torino 2010).

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