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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

L'Alchimia ed il processo mercuriale di illuminazione: La via regia alla psicologia dell'inconscio di C. G. Jung.

 

C. G. Jung riconobbe nell'alchimia e nel pensiero gnostico il riflesso della sua psicologia dell'inconscio.

Era quel pensiero in cui Jung riconobbe le dinamiche inconsce di proiezione psichica, che alchimisti dell'epoca riproducevano macrocosmicamente come riflesso di un retroscena psichico e di un dramma simbolico, percorso individuale dell'alchimista stesso.

Jung, conscio di quell'antico sapere, retaggio dell'alchimia medievale, identificò la vita simbolica dell'alchimia alla psicologia dei processi inconsci, l'analisi del transfert e l'analisi dei sogni.

Quel retroscena simbolico narrava ricchi mitologemi e gesta di eroi che nella nigredo della materia, il Sol Niger (Marlan,The BlackSun: the Art ofDarkness, Norton 2005), percorrevano l'antico sentiero verso la luce (Splendor Solis, Solomon Trismosin 1532).

Come ci raccontano gli alchimisti, la trasformazione del metallo in oro, le quattro fasi del processo di cottura che finivano nella projectio sulla materia grezza trasformata in Lapis Philosophorum o pietra filosofale e mercuriale, erano queste le premesse di cui si servivano gli alchimisti per sublimare la materia, la physis e infonderne il Nous primigenio.

La realizzazione dell'opus era per l'alchimista un percorso pregno di motivi simbolici: nei motivi si narrava del combattimento con un pericoloso drago, metaforicamente la prima materia da cui l'alchimista esploratore veniva ingoiato oppure aveva la meglio su di esso ma non prima di venir morso dal lupus o dal leone, averli combattuti, ed aver condotto a nozze chimiche la regina, antico simbolo della luna passionale ed incestuosa in regale coniunctio con il fratello sole adolescente, re e poppante (Fabricius: L' Alchimia: L'arte Regia del Simbolismo Medievale Edizioni Mediterranee 1997).

Tutto il processo di queste nozze chimiche era la trasformazione dei metalli, un percorso psichico che avveniva nell'alchimista, il creator del processo. Se poi l'ignis della nigredo veniva trasformato in argentum vivum, nello sfondo dell'acqua permamens sgorgata dalla fontana mercuriale, simbolo di trasformazione e rinnovamento, ma anche di avvelenamento ed intossicazione, il tutto stava a identificare questa trasformazione alchemica con la duplice natura del mercurio: evasivo, pericoloso, ma anche panacea dei peccati della materia.

La medicina catholica, la panacea era il fine dell'alchimista che nella quattro fasi del processo: nigredo, albedo, rubedo e rebis o lapis, produceva il mercurio, la sostanza arcana dei filosofi trasformatasi in oro. Questo processo necessitava di una coniunctio tra zolfo e sale. Venivano così consacrate le nozze dell'ermafrodito o homo totus, le nozze tra Sole e Luna. Era nel laboratorio "chimico" dell'alchimista che tutto questo prendeva atto e si svolgeva nelle aspettative stesse dell'alchimista, nel filosofico tentativo di redimere la materia e tutto il macrocosmo del creato. Jung in questo caso parlerà del filius macrocosmii, filius regi, il Salvator a cui spettava il supremo opus redentivo. Non era un deo concedente come per la Chiesa dogmatica dell'epoca, giacché in quello stesso atto di redimere, era il divino che doveva essere liberato dalla stretta della physis o hyle. Il lapis philosophorum o come sottolinea Jung, il Cristo lapis, era quella stessa pietra arcana dei filosofi, ultimo atto della trasformazione e della transustanziazione, opera inconscia dell'alchimista (C. G. Jung, op Vol 12, Psicologia ed Alchimia, Bollati Boringhieri ristampa 2006 Torino).

Inconscia perché mai per un momento, nell'identificazione con il lapis, l'alchimista pensava di essere egli stesso quel Cristo redentore a cu spettava l'opus magnum. No, perché come envidenzia Jung, erano i processi inconsci che si svolgevano nella psiche dell'alchimista e nel suo artifex, che facevano si che egli proiettasse i suoi contenuti psichici autonomi nella meteria inerte e la animasse attraverso fasi di nerezza, nigredo, calcinatio, putrefactio, mortificatio, divisio, coniunctio, e projectio della sostanza mercuriale del lapis. L'esigenza di redenzione e di esplorazione del proprio dramma psichico, costituiva per l'alchimista un percorso indispensabile per la trasformazione del lapis in oro, e per Jung un percorso necessario dell'analista ai fini di comprendere i processi che avvenivano nella psiche dell'analizzando. Percorsi che guidano lo stesso analista alla via regia verso l'inconscio. Alchimia è inconscio come simbolo, arte e magia ma anche svolgimento di dinamiche psichiche, retaggio di un mitologema ancestrale ripercorribile nella psiche dell'individuo. La realtà psichica non è divisa da processi di proiezione ed introversione dell'anima ed è ciò che più si avvicina all'alchimia della psiche ed al suo potenziale processo di crescita, illuminazione e trasformazione.

Il Sol niger o Sole Nero, lo stato inconscio della materia dovrà attraversare le fasi alchemiche di putrefactio, decomposizione, inbiancatio ed albedo per poi trasformarsi all'alba nella rubedo o rosso porpora ed al tramonto nella fase del rebis, sposare la luna-Regina nelle nuptiae chymicae e compiere alla fine di quest'avventura, quel Selbst della totalità ermafroditica rappresentata dal Re a due teste, il filius regis.

La conunctio tra Re e Regina, Sole e Luna, alchimista e soror mystica, accompagnatrice ed aiutante dell'alchimista nelle fasi del processo dell'opera, erano il lieto finale svoltosi nel laboratorio chimico dell'alchimista stesso. Il lapis si rivelerà nella sua bellezza del Sè ermafroditico e mercuriale, simbolo della totalità.

Quel mercurio evasivo e pericoloso, quel drago ouroboros della prima materia non era altro che il lapis della luce mercuriale e volatile dello Spirito, lo spiritus il cervus fugitivus. E' per questo che gli alchimisti usano il motto: aurum nostrum non est aurum vulgi. Il volgo può comprendere le cose del volgo, ma lo spirito mercurio filosofico è un opus che sebbene il popolo invischiato nella trappola materialistica ardente nella hyle della materia, potrebbe sottovalutare ed ignorare, l'individuo in auto-eslplorazione alchemica, che sia un analista o un analizzando, deve compiere e re-integrare come Splendor Solis oppure oro dei filosofi, nella sua stessa psiche. L'alchimia era per Jung la via regia alla psicologia dell'inconscio non solo per il metodo costruttivo di amplificazione che ne aveva dedotto per l'interpretazione analitica dei sogni, ma anche come sublime e nobile percorso psichico rivestito di arcaici simboli e di un antichissima saggezza patrimonio dell'occidente. L'analisi dei processi inconsci era per Jung ed intorno agli ultimi anni in cui scrisse Psicologia ed Alchimia (Jung, Op. Vol 12, 1944) e Mysterium Coniunctionis (C. G. Jung,1950), l'aouvre maximum del suo opus individuale, la propria esigenza interiore e psichica individuatesi nei misteri gnostici e nella tessa produzione di simboli alchemici.

 

      Diego Pignatelli Spinazzola

 

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Riferimenti
E. Neumann, Storia delle Origini della Coscienza, Astrolabio Ubaldini Editore 1978 Roma.
E. Neumann, La Grande Madre: fenomenologia delle configurazioni femminili dell’inconscio; Astrolabio-Ubaldini Roma 1981.
C. G. Jung, Scritti scelti , a cura di J. Campbell, Edizioni Red Milano 2007.
C. G. Jung, Gli Archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 1977.
C. G. Jung, Tipi Psicologici, Newton and Compton editori Roma 2009.
C. G. Jung, La psicologia dell’inconscio, Newton and Compton editori 1989 Roma.
C. G. Jung, La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton Editori 2006 Roma.
C. G. Jung, Aion: Ricerche sul Simbolismo del Sè, in Opere Vol 9**, Bollati Boringhieri, Torino 2005.
C. G. Jung, Psicologia e Alchimia in Opere Vol 12, Bollati Boringhieri editore 2006 Torino.
C. G. Jung, Opere / Mysterium coniunctionis, Curato da: Massimello M. A.,Editore: Bollati Boringhieri, Collana: Gli archi 19.
C. G. Jung, The Red Book (liber novus) edited by Sonu Shamdasani, Norton publication New York/London 2009.
C. G. Jung, La Psicologia del Kundalini Yoga: seminario tenuto nel 1932.
J. Fabricius: L' Alchimia: L'arte Regia del Simbolismo Medievale, Edizioni Mediterranee 1997.
Stanton Marlan, The BlackSun: the Art ofDarkness, Norton 2005.
Stanton Marlan, a review on Henderson, Joseph L. & Sherwood, Dyane N. Transformation of the Psyche: The Symbolic Alchemy of the Splendor Solis. New York: Brunner-Routledge, 2003. Pp. xix + 227. n.p.
Salomon Trismosin, Splendor Solis 1532.

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