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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

Colonialismo Post-Junghiano: Paternità e Fedeltà.  Agosto 2012

 

E' destino di ogni pioniere che dopo aver colonizzato un territorio nuovo, questi venga a sua volta "colonizzato". E' il destino di C. G. Jung, da quando nel 1909, fu nominato Professor honoris causa dalla Clarke University in Massachusetts, nel suo primo sbarco tra gli esponenti della Associazione Psicoanalitica Internazionale di Sigmund Freud.

Il coloniatore, pioniere della psicologia del profondo, non rimase confinato nella sola Europa, ed è perciò che gli Stati Uniti, attingendo l'impresa pionieristica di Jung e Freud, a loro volta, profondamente influenzati da un colonialismo psicoanalitico oltre-Europa destinato a sbarcare il lunario internazionale, misero mano sui lavori di questi due "colonizzatori". E' nello stesso destino però, che gli Stati Uniti, a sua volta "colonizzati" dal pionierismo freudiano e junghiano oltre-oceano, che rimpiazzava negli americani un certo "spiritismo" di movimenti mediumistici che avevano visto un ondata crescente di occultismo e ipnotismo dal 1847-1850 (Hellenberger, 1970, La Scoperta dell'Inconscio), tentare un avvicinamento all'opera di questi due maestri. Se attualmente Jung sia stato colonizzato dagli statunitensi e dai circoli anglofoni del post-junghismo, e dal femminismo lesbico-ideologico oltre-oceano, si può dire senz'altro che è stata la sua eredità a far breccia nel fenomeno new age, post teosofico, e nel monomitismo americano (Campbell 1970), per riposizionarsi in ambiti accademici ed università varie del nordamerica. Gli Stati Uniti devono certo molto a Jung, come tutti i visionari più avanti di molte, molte generazioni. Senz'altro l'America ha ottenuto il patronato culturale di questo grande autore, scienziato e psicoanalista. Ma è tutto da decidersi, se sicuri del loro primato coloniale su Jung, essi abbiano anche un esclusiva delle sue idee. Non è un caso, che la giovane America si sia fondata su un certo pragmatismo, cosa che non è del tutto riscontrabile nei lavori di Jung. Sarebbe piuttosto supponente e naive pensare ad una "Jungian citizenship" culturale coerente e fedele alle idee classiche di Jung, quando poi lo slancio delle idee e della tensione culturale junghiana non si può dire che avesse proprio carattere pragmatico. Il pragmatismo va per l'estroversione, e questo credo sia un aspetto del tutto indifferente allo Jung pioniere, della 2 personalità, giacché il Libro Rosso ed altre sue Opere, dimostrano la profonda introversione di Jung sui delicati aspetti della psiche inconscia. Anche se Jung si avvaleva però di certo di un pragmatismo "svizzero", questo non è l'aspetto in toto della sua personalità. E' ancora da stabilire se gli statunitensi, siano fedeli alle idee originali del padre della psicologia analitica, o se forse il movimento post-junghiano, non vada per strade traverse che deviano dalla via regia del maestro, non cogliendone aspetti che di certo esulano dalla visione pragmatica e pragmacentrica dello stesso modello  mono-referenziale americano. Dobbiamo supporre che molte delle idee e visioni dello psicologo svizzero, siano di pertinenza di una Weltanschauung europea e di una visione antica classica, che non è data ad una coscienza collettiva pragmaticamente giovane come l'America. E' di certo impatto psicologico, osservare tra Jungofili e psicanalisti devoti a Jung, una convizione di essi stessi come depositari delle idee originarie del maestro. Non cerco di declassare il mito americano, ma soltanto affermare Jung come spirito di una visione classica europea. Una visione che ha cercato nella versatile America, un modello congeniale al fine di rendere incisivo il suo impianto teoretico, ma se oggi vediamo che la "normativa" scientifica, clinica ed accademica in certi uffici junghiani, ha preso il posto alle genuine teorie creative dello psichiatra svizzero, potremmo dedurre che la paternità in merito ad esse, non sia esclusiva agli Anglo-Americani che controversalmente impattano il lavoro junghiano e post-junghiano con il solito pragmatismo democratico,tecnicistico e matematico, alieno ad un certo Jung nelle personalità 1 e 2. Personalità 1 che coglieva la figura di Jung nella carriera accademica e socio-realizzativa delle sue idee scientifiche; La personalità n 2, colse Jung nell'aspetto profondo ed introverso della sua psiche creativa. Nei due tipi di personalità, è la n. 2 che ha avuto una certa influenza nella visione americana, come dall'ultima esibizione e lancio promozionale del Liber Novus, che ci svela un interessante retrospettiva della 2 personalità di Jung, avvolta dallo spirito del profondo (Shamdasani 2009). Paradossalmente il tentativo di far dischiudere lo Jung esoterico e di farne un lancio commerciale nelle sale e nelle librerie (The Red Book, Norton/London 2009) e (The Dangerous Method, Cronenberg 2011), ha suscitato l'indiretto e compensatorio tentativo statunitense di occuparsi di un aspetto che non per tiene ne’ all'industria cinematografica, né ad una Weltanschauung  prettamente americana. Cercando di scavare nei relitti della personalità di Jung, gli americani hanno trovato la controparte nella personalità n. 2: Il lato mistico, esoterico e profondo. Ma mi chiedo se non sarà poi questa un'altra imitatio animae controculturale?

 

     Diego Pignatelli Spinazzola

 

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Bibliografia

Campbell, Hero with a Thousand Faces, World Publishing Co., Cleveland, OH,1970.

Hellenberger H., (1970), La Scoperta dell'Inconscio, Bollati Boringhieri,Torino 2003.

Jung C. G., Scritti scelti, a cura di J. Campbell, Edizioni Red Milano 2007.

Jung C. G., The Red Book, (ed) Sonu Shamdasani, Norton/London 2009.

Kerr John, The Dangerous Method, (by John Kerr, 1993), A Most Dangerous Method: The story of Jung, Freud, and Sabina Spielrein.

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