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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

L'elusivo James Hillman e la quest psicologica alchimistica e mitopoietica dell'anima.   Agosto 2011

 

Come in un laboratorio alchimistico affinità simboliche si spargono e diramano nella mitopoietica hillmaniana.

In Puer Aeternus, Hillman eccede in un estetica che più che "estetica" è una radiografia dell'anima scolpita nello spirito mercuriale. Mai il puer era stato così coerentemente descritto e controtendenzialmente interpretato. Mai l'anima ha trovato ristoro migliore se non in quel fondo archetipico in cui il genio di Hillman ha fatto confluire i molteplici miti.

I salti logici del puer aeaternus, le sue mete come scorciatoie, come ostacoli, come barriere, il poetare metafisico, metapoietico e narrativo dell'anima immaginale che in Henry Corbin vedeva uno dei suoi propiziatori, è in Hillman nel solco di una tradizione che dà pieno significato all'imaginatio degli alchimisti più che in un inutile fantasticare. Il lapis oro della svolta Hillmaniana è nello schiudersi poetico della metafora simbolica che "fissa" come il sale e rimescola psyche e anima in un perfetto hierogamos sublimato nell'irredente mithopoiesis alchimistica.

Hillman come un artigiano dell'anima alleggerisce la pesantezza di un mondo che nella chiave postmodena di lettura incontra i suoi incredibili paradossi. Paradossi che invece nella chiave hillmaniana di lettura aprono l'anima alle origini del mito. Quasi una tendenza neoplatonica restia nell'analista americano che non sdegna la dimensione umana ma la rinfranca nel solve etgoagula degli alchimisti, il tutto in una distillatio simbolica ed ermeneutica, vera e propria gemma del pensiero hillmaniano. Outsider della tradizione, Hillman gioca nell'irriverente elusività del suo simbolismo mitico ed alchimistico e sfidando i dogmi della tradizione analitica imperniata nel setting clinico, la metafora hillmaniana si dirige in una trascendenza del temenos, portandosi via dal setting analitico, nelle strade, nei marciapiedi, nelle metropoli illuminate di notte. Hillman ricostruisce e rimmodella una magia che riconformatasi alla tradizione mitica ne costella la pluralità e l'ulteriorità. Ma le metanarrazioni hillmaniane sono auree nel simbolismo, nel rispetto di una tradizione quella alchimistica, riscoperta pionieristicamente da Jung e riportata da Hillman alle origini della mythopoiesis, lì dove pulsa la vera anima del mito. Hillman usa vere radiografie in profondità per indicare quel telos dove si sta svolgendo un progetto esistenziale che vuoi nell'archetipo scisso di pueretsenex vuoi nella tendenza controsessuale opposta di Anima ed Animus, sta li per attuare la quest del puer in psyche. E' lei, psyche che conosce i segreti del percorso, del gioco e muove i fili della quest. E' lei che danza coinvolta con puer. Ed è psyche il pharmacon che Hillman ci propone per alleggerire e redimere l'anima nel bagno mercuriale, la medicatrix ma anche la panacea che riconduce l'uomo alle sue origini ancestrali, all'anima del mondo.

Se il gibbone hillmaniano, la simia dei farà breccia nell'umanità senza incontrare ostacoli non c'è che aspettarsi una nuova aurora. L'eredità hillmaniana è un tesoro arduo e difficile da custodire. La danza di metafore hillmaniana è come un cervus fugitivus, uno spirito mercurio troppo elusivo, ma ben fissato nella pluridimensionalità di aspetti dell'Anima. James Hillman è un figlio della tradizione ma anche un ribelle, un eretico, un giocoliere della tradizione, un fedele regista dell'anima, un estetico esaltatore del mito. Ebbene si, Hillman è anche questo. Ma è nella perfetta coerenza e verità che l'esplorazione e l'analisi hillmaniana si fa dynamis ed apre strada alla liminalità, alla logica verticale dello spirito mercurio. Una logica che reclama ben altre altezze che la mediocre mimesis orizzontale. Hillman si fa promotore di un anticonvenzionalismo che come in Neumann, prima di lui, trova nell'outsider il suo eroe oltre-mondano, il puer messaggero, poeta pensoso, il fanciullo divino, il Briccone, il Figlio del Re, lo psicopompo, il guerriero itifallico, il Messia. Archetipi che denotano l'irriverenza hillmaniana nello spirito dell'anticonvenzionalità. E se puer scende nell'arena pubblica per affrettare il passo alla storia è nello stesso spirito anticipatore hillmaniano il risultato di questa controtendenza. Così Hillman non è un figlio della storia ma di una ierostoria per dirla con Corbin, ed è lì in quel luogo dell'anima, in quella dimensione invisibile, geografia visionaria che si avvolgono le straordinarie metafore immaginali incredibilmente vive e pulsanti nel metalinguaggio hillmaniano.

 

      Diego Pignatelli Spinazzola

 

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