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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

La Libido, simboli e trasformazioni di C.G. Jung Maggio 2011

 

In "La Libido, Simboli e trasformazioni", il genio creativo di Jung lascia intravedere superbamente ciò che diventerà il suo corpus letterario di prim'ordine: i miti ed i motivi mitologici di tutti i tempi e di tutti i luoghi, l'inconscio collettivo quale patrimonio universale dell'umanità.

Differenziatosi chiaramente da Freud, Jung usa come chiave di lettura di quest'inestimabile tour de force, il concetto di libido, e la investe prepotentemente di un ricco materiale mitologico, passando in rassegna le tappe fondamentali delle visioni di una sua paziente, Miss Miller, col pretesto di gettare un ampio sguardo sui miti e sul simbolismo del percorso evolutivo ed umano.

Percorso che vedrà nella differenziazione dell'io-eroe dal grembo originario della Madre, il combattimento con il drago al fine di individuarsi nella nascita del sacrificio e nella rinascita dell'eroe stesso.

Da questo travagliato processo involutivo che vede una primordiale tendenza a regredire nella madre poi si configura il riattivarsi della libido verso l'imago materna e quindi una vera e propria discesa nelle Madri o nell'Ade.

In tale modo Jung intende quelle primordiali forze che nella riattivazione regressiva e nei vari investimenti libidici del primitivo hanno dato vita ai grandi simboli religiosi di tutti i popoli fin dai primi culti tribali. La regressio nella madre è un attivazione simbolica della libido incestuosa. La madre è la prima contendente dell'io, dell'eroe, che esige la propria morte affinché l'eroe si rigeneri da se stesso, rinasca e ritorni infine nel grembo procreativo della madre, ingoiato dal mare notturno di mezzanotte. Jung individua questo tratto nella lotta per liberarsi dal nevrotico infantilismo del vincolo materno. Il nevrotico tende inconsciamente alla regressione nella madre, all'inconscio, nel principio che da la vita e se la riprende, ma d'altro canto è combattuto perché vuole anche liberarsene. E come accenna Jung ogni liberazione dalla madre è anche un entrata nel mondo autonomo e collettivo della società.

Oggi sappiamo che la psicologia dell'inconscio è andata ben oltre questo concetto perché ne ha trasposto il contenuto religioso, elevandolo su di un piano spirituale e transpersonale. La psicologia primitiva e l'antropologia hanno individuato nei riti di passaggio, questo bisogno del bambino, di liberarsi del vincolo materno ed in esso si lascia ravvedere la prepotente rivendicazione del patriarcato sul matriarcato che aveva dominato fin in antichità (J.J. Bachofen). Così l'origine inconscia dell'eroe, splendidamente introdotta da Jung nei miti indiani e nelle fiabe polinesiane del Frobenius richiamano al viaggio nella mezzanotte ed alla rinascita del dio solare (Horo- Osiride). In questa fase l'eroe dovrà essere ingoiato dal Drago-balena per poi precipitare nel suo ventre (Madre divoratrice) e da lì essere smembrato e risorgere ad oriente.

Ma il primo Jung di "Libido, Simboli e trasformazioni" non avrebbe mai potuto percepire il grande mutamento perturbativo che avrebbe fatto irruzione nella sua vita di lì a poco. Di questa crisi psicotica che Jung affrontò vis a vis, ne è conservato un abbondante materiale simbolistico e figurativo in cui Jung riordinò i suoi principali concetti che diverranno premessa per le sue ulteriori elaborazioni e speculazioni filosofiche. (C. G. Jung, The Red Book, Ed. Shamdasani, Norton 2009).

Tralasciando l'importanza del Libro Rosso quale pietra miliare del viaggio archetipico di Jung, addentriamoci nel fondamentale approccio transpersonale di Jung al mito. Impregnando la libido di contenuti simbolistici e mitologici Jung non fa altro che desessualizzare la teoria Freudiana. Il distacco dal maestro è l'affondamento mitologico del sistema Junghiano che non solo cerca di non prendere in considerazione il concetto di Edipo, ma lo disinveste sessualmente.

I miti sono la base culturale e teoretica per quest'operazione.

Miti che diverranno la base universale per l'inconscio collettivo junghiano e cioè quella disposizione ereditaria di archetipi e di modelli a priori, fondamento culturale ed universale del ricco deposito dell'esperienza umana come patrimonio collettivo dell'umanità.

Nei capitoli finali del libro, Jung dirige la sua attenzione sul concetto di sacrificio che segue la lotta per la liberazione dalla madre. Seguendo l'esempio di vari miti autoctoni e non, Jung disvela il simbolismo della nascita dell'eroe. Ben lungi dall’essere un complesso edipico, per Jung l'eroe è colui che tenta di auto-rigenerarsi da solo. Il ritorno al grembo è un conseguimento di questo processo introversivo che concorre alla rinascita. Oltre ai motivi Greci, alle Epopee di Gilgamesh e Sigfrido, all'Empedocle di Holderlin, alle Upanishad, alle Madri Faustiane, ed alle fiabe dei Grimm, Jung raccoglie materiale religioso e simbolistico in Curmont e Dieterich come nella religione e liturgia Mitraica di Mitra e del sacrificio taurino nel corrispettivo di Cristo, in cui l'eroe sacrifica la componente infantile egoica per rinascere come redentore spirituale e mito salvifico per l'umanità.

Il sacrificio delle origini è nella proiezione mitologica ciò che eleva il mito dell’eroe come immagine e simbolo sopraordinato. Ma solo a posteriori Jung arriverà a carpire questo concetto che ruoterà intorno al processo di individuazione, uno dei maggiori contributi dello stesso analista. In Libido,simboli e trasformazioni, egli non si è ancora del tutto staccato dalla matrice freudiana ed il quadro concettuale di riferimento sembra essere ancora la libido ed il coito.

L'imago transferenziale tra Jung e Freud, ed il complesso paterno è ormai ben noto nel ruolo edipico che lo stesso Jung ha dovuto attraversare nel tentativo di liberarsi dalla stretta autoritaria del Maestro.
L'indipendenza in contrasto con Freud è nel difficile viaggio spirituale ed individuativo di Jung che sceglie come tutti gli eroi di deificarsi per opera di una profonda introversione spirituale.

La libido materna potrebbe essere interpretata come la tendenza regressiva di Jung nel rimanere nelle grazie di Freud, ma è al tempo stesso un desiderio attivo nel portare avanti le sue teorie e le sue idee divergenti dal maestro e rivelarle al mondo.

Lo Jung-eroe si avvierà a conclusioni che poco hanno a che vedere con l'incestuoso concetto di libido Freudiana. Il materiale mitologico sarà lo spunto per sublimare la natura della libido in orizzonti che sono ben lungi da un ristretto quadro familiare. La mitologia apre un contesto nuovo in cui vari culti assumono un contenta religionum che forniranno un ulteriore chiave di lettura simbolica, lì dove simbolo e mito diverranno premesse per uno Jung a posteriori intento a svelarne gli elementi e le configurazioni archetipiche.

Gli archetipi e non la libido, sono stati individuati posteriormente da Jung quali modelli organizzatori della psiche, ed in questo l'odierna psicologia transpersonale ha molto da dirci (Wilber 2000,Grof 1988). In Libido, Simboli e trasformazioni l'esteso materiale archetipico patrimonio dell'umanità si rende vivo e pulsante come una storia mitologica in cui i sogni di una visionaria paziente divengono il pretesto per Jung per intraprendere un lungo viaggio ai confini del mito, e rivelare simbolisticamente il percorso di un intera umanità.

 

      Diego Pignatelli Spinazzola

 

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