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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

Lumen naturae: Un antica via Regia.  Marzo 2013

 

Il compromesso che si propinò al cospetto degli antichi scienziati alchimisti, maestri della moderna psicologia del profondo, fu brutalmente conseguito come la più abominevole delle ipotesi, da quella scienza naturalistica che prese in essere il nome di positivismo. L'abominio fu proprio a sua volta quel tam ethiche quam physice che non ha avuto precedenti nella storia del percorso scientifico occidentale se non con l'intrusione di quel paradigma sperimentale che soleva chiamarsi empirico vantandosi allo stesso ruolo di dogma scientifico. Se c'è stata una vera e propria indagine empirica, è senz'altro per il contributo naturalistico che l'alchimia ha preservato sino a quel momento per la scienza millenaria del lumen naturae. Un lumen a noi riscoperto dai contributi preziosissimi ed inestimabili di C. G. Jung che aprì nuovi ponti all'indagine empirica senza seguire una metafisica opinabile alle sue brillanti idee. Percorrendo la via degli antichi, Jung diresse il suo centro di indagine non solo sull'Alchimia, ma su tutta quella branca esoterica e dal sapere sapienziale che prende il nome di Gnosticismo. Da Clemente Alessandrino a Tertulliano fino a Basilio Valentino ed Origene, i sistemi valentiniani e neoplatonici per poi inoltrarsi nell'Unus Mundus dello spirito Dorniano, Jung ha senz'altro aperto il centro misterioso di quella cripta che faceva capo ai valevoli figli di Ermes il cui arcanum thesaurus era ben altro dogma, la stessa vivus lapis come pietra vivente ed oro filosofico dei saggi. Su robuste fondamenta Jung implementò quell'arcanus alchymicum che pavimentò la strada alla moderna psicoterapia del profondo junghiana ed ai suoi metodi teorico-clinici e di indagine. Il valido supporto dell'Alchimia all'analisi junghiana fungeva nella metafora ben insistita da Jung dello "stercore invenitur", il reliquario tratto in salvo come quel "tesoro difficile da raggiungere" che nel descensus dell'immaginazione attiva del paziente/analista che scorge l'antica malattia del metallo, l'antica afflictio animae e da un Uno prodotto dalla quaternità più perfetta intravede quel bronzo verderame che come ruggine antica nella moneta la riveste di aureo splendore. E' questo forse il più incommensurabile dei segreti alchemici da cui Jung aveva tratto la teoria del processo di individuazione. Per essere completa la perfezione deve raggiungere l'unità attraverso quel telum passionis e quella pietas di Cristo che affligge e redime, scinde ed unisce, polarizza e depolarizza per ripristinare l'unità alchemica. Era proprio il Cielum di Dorn, alchimista del XVI sec. a cui Jung ha dedicato numerosi scritti, il misterioso centro dell'essere incommensurabile, un Unus Mundus prodotto dalla collisione di due mondi, di due istanze psichiche, coscienza ed inconscio, a formare quell'unio mentalis, appunto un terzo elemento che sopravviene come quel paradigma che non osa incontrare ostacoli di nessun genere perché infuso della sua pistis (fede psicologica), la fiducia nel suo Sè come la piccolissima remora narrata da Plinio il Vecchio nell'Historia naturalis, l’Echeneis che non si arresta davanti alle navi militari dell'Impero Romano di Caligola. La tendenza esplorativa di Jung rivestì in un certo senso un indagine delle archai quasi come un archeologo salvi antichi derelitti greco-romani e di qualchè si voglia tradizione classica, dall'avanzare inarrestabile monoteistico del materialismo e del positivismo scientifico. Va a Jung il merito di aver combattuto Freud su un terreno sperimentale ed empirico che mise in seria discussione l'impianto stesso del maestro della psicoanalisi propinandosi un percorso che ha per molti junghiani avvicinato la psicologia del profondo alla sua matrice numinosa rinsaldando l'idea di quello spirito classico che il razionalismo scientifico sentiva come un abominevole minaccia al punto da depistare l'autenticità e la veridicità di quello stesso spirito con una sopravvalutazione dell'indagine empirica quale altare dell'ego e del super-ego freudiano. Jung d'altro canto riposizionò l'anima al centro della dialettica tra eros e logos e così facendo ebbe una personale vittoria su Freud che i posteri hanno incoronato e decisamente rivalutato a scapito di Jung. A scapito di quello stesso Jung che fornì ipotesi e dubbi sufficienti per non proseguire quell'inaudito cammino del progresso scientifico e medico che privilegiando l'empiria della physis, snobbò quasi completamente la via regia degli antichi. Le opere di Jung restaurano nella coscienza moderna quella Sapientia Dei che il naturalismo scientifico avrebbe volutamente o non volutamente eclissato promuovendo quegli aspetti personalistici ed oggettivistici che il moderno percorso della ricerca psicologica e scientifica ha ormai attuato a più di due secoli dominando quella visione del mondo meccanicistica che non osa più ormai interrogare o predire a mo’ degli antichi quel divino Serapeum che fungeva da aurea matrice e pantheon privilegiato per ogni archetipica divinità.

 

     Diego Pignatelli Spinazzola

 

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Bibliografia

Jung C. G., Op. Volume 9** Aion: Ricerche sul Simbolismo del Sé, Bollati Boringhieri, ristampa 2005 (pp. 129-135).
Jung C. G., Scritti scelti, a cura di J. Campbell, Edizioni Red, Milano 2007.
Jung C. G., Gli Archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 1977.
Jung C. G., L’inconscio collettivo in RCS libri 2011, Milano.
Jung C. G., Ricordi, Sogni, Riflessioni, raccolti ed editi da Aniela Jaffè, Bur 2008.
Jung C. G., Tipi Psicologici, Newton Compton editori, Roma 2009.
Jung C. G., La psicologia dell’inconscio, Newton Compton editori, 1989 Roma.
Jung C. G., La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton, Editori, 2006 Roma.
Jung C. G., Psicologia e Alchimia in Opere Vol. 12, Bollati Boringhieri editore, 2006, Torino.
Jung C. G., Opere Vol. 14 (1955/56)/ Mysterium coniunctionis., (pp. 532-542) Curato da: Massimello M. A., Editore: Bollati Boringhieri., Collana: Gli archi 19.
Hillman J., Puer Aeternus; Adelphi Edizioni, 1999 Milano.

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