Home Page Riflessioni.it

        DOVE IL WEB RIFLETTE!  16° ANNO

Menu sito

Riflessioni sulla Psicologia TranspersonaleRiflessioni sulla Psicologia Transpersonale

di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

La Medicatrix: L’Universale Panacea Alchemica   Aprile 2013

 

La medicatrix o medicina catholica figurava come la grande panacea nell'alchimia. Il carattere duplice del veleno e dell'antidoto, l'alessifarmaco erano gli ingredienti necessari al fine di ripristinare quell'unità alchemica deo concedente che si proponeva come antidoto stesso all'afflictioanimae, all'inderogabile elementorumseparatio.

Come grande panacea universale la medicina era cattolica per un Dorneus, alchimista del XVI secolo allievo di Paracelso (1493-1541).

Come alessifarmaco era il solvensetcoagulans di cui la Mater Alchimia avrebbe dovuto beneficiare. Era l'antidoto stesso ai mali ed i peccati della materia, il suo stato irredento e maculato. Contrapposto alla macula peccati era il Cristo-Lapis, il Jesous ho makarios che possedeva le caratteristiche della pietra perché angularisetrejecta. Era questa infatti la dicotomia che accompagnò l'alchimia in quei secoli di rivolta teologica: da una parte la sua veste di segretezza, di mysterium seculorum e dall'altra la cattiva fama di pseudo-eresia perché significato duplice della pietra incomparabile degli alchimisti era anche quello di essere scartata, disprezzata dai profani. Non a caso Mercurio, simbolo alchemico par excellence, nell'immagine dello speculum veritatise delValentinusDuodecimumClaves(1678), imposta il caduceo ed il glifo rivelatore sapienziale come istanza numinosa dinanzi a seguaci profani. E Jung rammentò in Psicologia e Alchimia Op. Vol. 12 di non essere responsabile a sua volta dell'inadeguatezza e dell'insufficienza di conoscenze psicologiche dei profani, vedendosi avanzare accuse di misticismo dai più scettici (Psicologia e Alchimia Op. Vol. 12 p. 9).

Si capiva che l'alchimia non era materia per profani, al contrario rispondeva di una segretezza iniziatica ed intrasmissibile che privilegiava per così dire l'alchimista che ostentava quel rigore quasi accademico per dei testi e dei trattati che lo allontanavano sempre più dalla materia profana. Se il profano guarda con scetticismo i dictumsapienziali alchemici, al contrario l'alchimista abbraccia l'Unus Mundus di quell'antica sapientia (denominata prisca sapientiae dai tardo alchimisti) riverberandola nelle sue opere. L'analisi teologica e teleologica dell’Alchimia puntava per certi versi non tanto la figura storica del Cristo quanto quella sua natura archetipica. Il Lapis philosophorum è l'emblema di una quintessenza archetipica paragonata a quel lapis invisibilitatis perché angolare ed universale. La tensione tra cosmo e microcosmo era per gli alchimisti un qualcosa che riproduceva escatologicamente l'ascesa e la discesa di Cristo-Lapis. Simboli ed immagini come l'ascensus, il descensus, la rotatio circulatoria, l'alexipharmakon e la medicatrix, andavano a costituire le fasi finali dell'opera alchemica redentiva. Il re malato doveva essere redento e con lui la sua compagna, la regina. Il sottile rapporto tra nouse physis ed il conseguente hieros gamos, costituivano le nuptiaechimicae tra Rex e Regina, tra Sol e Luna, coscienza maschile ed inconscio femminile, Spirito e Materia. Si rivelò anche un duplice rapporto, un mercurius duplex in cui i due per homoousia mettevano in gioco istinti pulsionali. E Jung ha magistralmente illuminato la natura degli istinti che in ultima istanza è archetipica. Gli alchimisti individuavano i symbolae in toto e perciò erano più prossimi ad una sorta di teologia olistica più che naturalistica. Ed in questa therapeia olistica rientrava il concetto di grande panacea cosmica che nell'archetipo del filius macrocosmi, il filius noster, soleva rappresentare quelle forze non solo naturalistiche, ma messianiche all'opera. E ci si aspettava quasi la venuta di un secondo messia che però aveva la capacità di vivere nella stessa istanza di Cristo come lapis vivensin quel segretissimo laboratorio alchemico che intanto produceva forze e sostanze magiche come il monstrum hermaphroditum, il Leone Verde, il cervus fugitivus, il pellicanus, allegoriae christi e mostri soprannaturali che si animavano e si muovevano regalmente come istanze salvifiche e guaritrici negli stessi abissi e fondi oscuri della materia.  Gli elementi venivano proiettati come sostanze miracolose dal potere salvifico costituendo così quel retroscena psichico in seno all’alchimista stesso. Era la proiezione inconscia e preconscia sulla materia a riprodurre lo stato di redemptio animae o redemptio physis, al sopravvenire di quel terzo elemento che corrispondeva sempre più all’immagine del filius macrocosmi e del Salvator mundi, l’universale panacea alchemica. Il crogiolo alchemico ribolliva di elementi che avrebbero dovuto costituire l’ultima materia: la perfettissima materia universale del Lapis philosophorum, il Cristo-Lapis che simbolicamente ed allegoricamente formava lo spiritus sancti della materia vegetale alchemica. L’unione dei due formava una quintessenza, la magnesia, la famosa substantia caelestis o Veritas di Dorneus, che in ultima istanza costituiva lo stesso rimedio universale come entità extra-proiettata quale Sal sapientiae, il Centrum misterioso ma incommensurabile del Sé, del vivus lapis promanante quel nucleo più piccolo dalla vastità indefinibile, in altre parole il misterioso centro archetipico del Sé.

 

     Diego Pignatelli Spinazzola

 

Altri articoli di Diego Pignatelli Spinazzola


Bibliografia

C. G. Jung, Op. Volume 9** Aion: Ricerche sul Simbolismo del Sé, Bollati Boringhieri, ristampa 2005.

C. G. Jung, Scritti scelti, a cura di J. Campbell, Edizioni Red, Milano 2007.

C. G. Jung, Gli Archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 1977.

C. G. Jung, L’inconscio collettivo in RCS libri 2011, Milano.

C. G. Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni, raccolti ed editi da Aniela Jaffè, Bur 2008.

C. G. Jung, Tipi Psicologici, Newton Compton editori, Roma 2009.

C. G. Jung, La psicologia dell’inconscio, Newton Compton editori, 1989 Roma.

C. G. Jung, La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton, Editori, 2006 Roma.

C. G. Jung, Psicologia e Alchimia in Opere Vol. 12, Bollati Boringhieri editore, 2006, Torino.

C. G. Jung, The Red Book (Liber Novus) edited by Sonu Shamdasani, Norton New York/London 2009.

C. G. Jung, Opere Vol. 14 (1955/56) Mysterium coniunctionis, Curato da: Massimello M. A., Editore, Bollati Boringhieri, Collana: Gli archi 19.

Utenti connessi


Cerca nel sito

Iscriviti alla Newsletter
Un solo invio al mese

Iscriviti alla Newsletter mensile


seguici su facebook


I contenuti pubblicati su www.riflessioni.it sono soggetti a "Riproduzione Riservata", per maggiori informazioni NOTE LEGALI

Riflessioni.it - ideato, realizzato e gestito da Ivo Nardi - P.IVA 09009801003 - copyright©2000-2016

Privacy e Cookies - Informazioni sito e Contatti - Feed - Rss
RIFLESSIONI.IT  -  Dove il Web Riflette!  -  Per Comprendere quell'Universo che avvolge ogni Essere che contiene un Universo...