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di Diego Pignatelli Spinazzola     indice articoli

 

Mercurio: Il Simbolo Unificatore dell'Alchimia  Maggio 2012

 

Mercurio: Il Simbolo Unificatore dell'AlchimiaUn ordine dal profondo Caos, il mercurius philosophorum, il figlio dei filosofi nell'alchimia, individuato così dalla psicologia analitica di C. G. Jung come forza sintitezzatrice degli opposti, un simbolo unificatore. Nell'immagine dello speculum viatorium, il mercurio è poggiato su un uovo, il punctum solis. Il mercurio tiene e sorregge il caduceo. Questo simbolo è nell'interpretazione di Jung una sintesi di forze differenziatrici che si integrano. Coscienza ed inconscio sono in possesso nell'opera di Mercurio. La veritas sapienziale ermetica è detenuta da questo messaggero che si impersonifica in una coincidentia opposituromum. Eleggendo mercurio a funzione sintetica della coscienza e dell'inconscio, Jung provò ad elevare l'aureo simbolo dell'alchimia alla sua personale ermeneutica dell'inconscio. Il mercurio è un argentum vivum che riporta ad epoche pregresse in cui simbolismo pagano e cristiano convivevano non solo nel vulgus e nelle credenze popolari, ma anche nei processi dell'alchimia. Dio dei mercanti, ma anche messaggero dell'Ade, il parallelo del mercurio è il Cristo, cervus fugitivus ed unicorno. Mentre il caduceo richiama all'antico Naas, il serpente gnostico, veleno e rimedio,che nell'imago lapis alchimistica, è avvolto alla croce, il Cristo per l'appunto.

Lo spirito mercurio subì ogni sorta di allegorie ecclesiali, nel percorso dell'alchimia fino a ricomparire come monstrum hermaphroditum.Jung diede un ulteriore significato in Psicologia e Alchimia all'immagine del Cristo-lapis in affinità con Mercurio (Psicologia e Alchimia, Op. Vol. 12). Lavorando sul tertium, appunto la funzione che integra i contrari, Jung stava elaborando teorie endo-psichiche sulla via dell'alchimia, che in ultima analisi fornì ulteriori premesse alla sua via regia per l'inconscio. La funzione meno differenziata e quella differenziata, per l'appunto opposti che non comunicano se non per via di una funzione trascendente, il tertium non datur. Rappresentando il mercurio come simbolo unificatore di queste due istanze opposte, Jung dava nome alla sintesi costruttiva della sua psicanalisi, diametralmente opposta al metodo riduttivo di Freud.

L'immagine del Valentinus Duodecimum Claves (1678) o della Philosophia reformata di Mylius (1622), mercurio sul caos rotondo simile all'oro, che rappresenta la prima materia e l'ultima trasmutazione. Queste raffigurazioni rendono l'immagine del mercurio e del caduceo simile al crocifisso. La coscienza si paralizza di fronte ad un fenomeno sovraliminale; non può essa stessa risolverlo ma spetterà al tertium, il mercurio lapis, risolvere la complexio oppositorum.

Mercurio è quindi un contenuto psichico autonomo alla coscienza ed all'inconscio e per Jung, che fa derivare questo contenuto da una dynamis di sintesi tra forze contrapposte. Mercurio è sintesi par excellence, ma ciò non vuol dire che esso non abbia il potere di dividere, di separare. L'alchimia era tesa ai processi di elementorum separatio e divisio,e potremmo dire che essa intendesse rappresentare le istanze stesse del mercurium philosophorum.

Figlio dei filosofi, mercurio è un infans noster, un puer nella tradizione. E' vicino al punto solare e liquefa il sole stesso. Nella sua forza di espressione è un leone verde e nel cui grembo della vergine giace come unicorno. Ferito al costato è un wounded healer e nella viriditas della sua pietà cristica, guarisce come pharmacon.

Il pharmacon mercuriale è quel ritorno all'anima mundi, che si prefiggeva la stessa all'alchimia nell'interazione di cosmo e microcosmo, nell'attualizzazione del lapis, pietra scartata dai costruttori perché angolare, fine e raggiungimento individuale dell'opus. Ma oltre che individuale, l'opus, generato da forze mercuriali, era più che altro un opus sovra-individuale perché reo di essere un filius macrocosmii, l'alchimista operava contra naturam. Il suo artifex, era la sintesi di forze cosmiche e sovra cosmiche, di notte e giorno, luna e sole mercuriali e come per Marduk, l'eroe doveva passare per molteplici eclissi tra combattimenti che prefiguravano antichi contenuti simbolici. L'utero di Tiamiat era uno scenario, la materia prima, che l'alchimista doveva sventrare (separatio) e redimere (coniunctio). Dalla sintesi del giorno e della notte, veniva promanato il figlio dei filosofi, il filius noster che nuotava nell'argentum vivum lunare e mercuriale. Mercurio, aleggia sul caos sferico del rutundum, e come enigma regis, rappresenta la sintesi dell'unus et trinus, al di sopra del drago mercuriale e tricefalo (Rosarium philosophorum, Artis Auriferae vol. 2, 1953). Ma come alchimista in possesso del mana mercuriale, essa era una sintesi teologica non solo della trinità ma come si rivela dall' antica Maria prophetissa detta l'Ebrea: "Uno diventa due, il due il Tre e per mezzo del terzo, il Quarto compie l'unità" (Artis auriferae Vol. 1). Le quattro funzioni elaborate dalla psicologia del profondo di Jung, compiono l'unità, vale a dire che la differenziata e le meno differenziata, raggiungono la trinità imperfetta,trovando sintesi in un Quattro, che la trascende. Il paradigma teologico della trinità, era riduttivo per gli alchimisti dell'epoca che si avvalevano dell'imago rebis, per elevare il trinus et unus alla tetraktys dell'ermafrodito, la coniunctio di re e regina, sol et luna, coscienza ed inconscio, giorno e notte, luce e oscurità. In conclusione, Jung dedusse che la complexio oppositorum poteva avvalersi del magistero dell'alchimia per descrivere e teorizzare quella funzione sintetica che integrava le antinomie e che come il caduceo di mercurio, si poneva dinanzi al conflitto intrapsichico, quale supremo simbolo unificatore.

 

     Diego Pignatelli Spinazzola

 

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Bibliografia

C. G. Jung, Scritti scelti , a cura di J. Campbell, Edizioni Red Milano, 2007.

C. G. Jung, Gli Archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 1977.

C. G. Jung, Tipi Psicologici, Newton Compton editori, Roma 2009.

C. G. Jung, La psicologia dell’inconscio, Newton Compton editori, 1989 Roma.

C. G. Jung, La libido, simboli e trasformazioni, Newton Compton Editori, 2006 Roma.

C. G. Jung, Aion: Ricerche sul Simbolismo del Sè, in Opere Vol. 9**, Bollati Boringhieri, Torino 2005.

C. G. Jung, Psicologia e Alchimia in Opere Vol. 12, Bollati Boringhieri, Torino, 2006.

A. Robb, Alchimia e Mistica., Taschen Koln, 2011.

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